Il diritto di visita del coniuge non affidatario
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Articolo del 27/09/2011 Autore Avv. Pina Caiazzo Altri articoli dell'autore


Il diritto di visita rappresenta uno degli aspetti più problematici e controversi nelle cause di separazione e divorzio; a questo riguardo, l’art. 155 comma 2 del Codice Civile prevede che, anche in caso di separazione personale dei genitori, il giudice “… stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore…”

Il diritto di visita rappresenta non solo l’espressione della facoltà del genitore che non vive più con il figlio ad esercitare il diritto – dovere costituzionalmente garantito di mantenere, istruire ed educare i figli (art. 30 Costituzione), ma risponde soprattutto al diritto di ogni minore di conservare rapporti personali e contatti diretti con entrambi i genitori.

Il diritto di visita, però, non ha carattere assoluto, in quanto esso non deve mai essere in contrasto con il preminente interesse del figlio, e può essere limitato o addirittura disconosciuto dal giudice qualora possa arrecare danni al minore.

Si tratta, ovviamente, di situazioni eccezionali: ad esempio la Cassazione, con sentenza n. 9606 del 25.09.1998 ha stabilito che lo stato di tossicodipendenza del genitore non affidatario non può rivelarsi, di per sé, ostativo al diritto di tenere con sé il minore in tempi stabiliti, qualora risulti accertata l’utilità di tali rapporti per il minore medesimo.

Un problema che si verifica spesso nella prassi, poi, è quello dell’esercizio del diritto di visita quando il minore è malato. Anche in questo caso, l’interesse primario da tutelare è quello del minore, per cui la Cassazione ha più volte stabilito che gli incontri fra figli e coniuge non affidatario sono appuntamenti importanti, ma che essi, in qualche occasione, possono essere saltati, e questo è proprio il caso della temporanea malattia del bambino: infatti, il bene principale da tutelare è il benessere psicofisico del bambino, ed esso sarebbe indiscutibilmente compromesso se lo si portasse fuori casa in stato di indisposizione fisica, quale ad esempio febbre o vomito (Cass. Pen, Sez. VI, sentenza n. 10701 del 18.03.2010).

Succede spesso, inoltre, che il genitore affidatario trasferisca altrove la propria residenza, portando con sé il figlio. In questi casi, ovviamente, tale iniziativa non può essergli impedita, essendo garantito dall’art. 16 della Costituzione il diritto di ogni cittadino di circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, nonché di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi. Va detto che, di fronte a tali ipotesi, in passato i giudici sono intervenuti valutando caso per caso le diverse situazioni (ad es. riducendo il numero degli incontri ma aumentando la durata degli stessi oppure prevedendo un periodo di permanenza più lungo con il genitore non affidatario durante le ferie).

Oggi la lacuna normativa è stata colmata dall’art. 155 quater ultimo comma del Codice Civile, introdotto dalla Legge 54/2006, secondo il quale “nel caso in cui uno dei coniugi cambi la residenza o il domicilio, l’altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell’affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici”.

Infine, prima della riforma era facoltà discrezionale del giudice prevedere il diritto di visita dei nonni o altri prossimi parenti: ora l’art. 155 comma 1 del Codice Civile ha sancito il diritto alla biparentalità, prevedendo espressamente che il minore, anche in caso di separazione dei genitori, ha diritto a “conservare rapporti significativi con gli ascendenti  e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.


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