Un problema notarile ma non solo: la tassazione degli atti nel diritto agrario montano
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Articolo del 27/07/2011 Autore Nicolo' Giordana Altri articoli dell'autore


Cosa sia l’imposta di registro lo sapranno tutti, ma, come recitava un detto latino: reperita iuvant, preferisco ricordarlo al lettore di questo articolo. L’I.R. è un onere regolato dal Testo Unico dell'Imposta di Registro (TUIR), approvato con il d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 dovuta al momento della registrazione di determinati atti giuridici presso l'Agenzia delle Entrate. Si presenta dunque come tributo avente natura di tassa, quando è correlata all'erogazione di un servizio da parte della pubblica amministrazione, oppure di imposta, quando è calcolata in rapporto al valore economico dell’oggetto.

Il legislatore pone quale presupposto dell'imposta la richiesta della registrazione dell'atto o del negozio. Secondo tale premessa dunque gli atti rilevanti si articolano in: atti soggetti a registrazione in termine fisso (per i quali è obbligatorio presentare la richiesta di registrazione entro trenta giorni per le locazioni, venti per gli atti redatti in Italia e sessanta per quelli redatti all’estero tra cui i presenti nel tariffario, e gli aventi per oggetto operazioni societarie e trasferimento di diritti reali di godimento); atti soggetti a registrazione in caso d'uso (in questo caso la registrazione non è obbligo ma onere e si ha in contesti quali le scritture private esenti da iva non autenticate con oggetto la cessione di beni o prestazione di servizi, ed atti formati mediante corrispondenza); atti non soggetti a registrazione (ove la registrazione è volontaria ed è eseguita da chiunque abbia interesse a fornire certezza dell'esistenza dell'atto e della sua data).

La legge, in base alla tipologia dell'atto che deve essere registrato, prevede un'imposta: fissa, ovvero tale a prescindere dal valore dell’atto; minima, importo uguale all’imposta fissa da versare alla prima registrazione; predeterminata (dalla legge in base alla tipologia del bene oggetto dell'atto) e proporzionale, importo percentuale sul valore dell'atto da registrare la cui base imponibile è sul valore dell'atto.

La novità normativa del 1º giugno 2007 è che tutti i notai in Italia devono registrare in via telematica ogni atto di loro competenza. Ed è qui che possono sorgere alcuni problemi.

Oggetto dell’imposta è un atto di compravendita di una vasta area rurale in territorio montano. Ora, facendo riferimento alle numerose tabelle presenti in ogni dove si legge che per l’alienazione di terreni agricoli le aliquote dell’imposta del registro sono del 15%, quella catastale del 1% e quella ipotecaria del 2%, a meno che ad acquisire sia un imprenditore agricolo o una cooperativa od ancora un’associazione agricola che, ex artt. 12 e 13 l. 153/1975, si vedono applicato l’8% (rimanendo invariati i valori di catastale e ipotecaria). Le altre situazioni particolari che poi possiamo prendere in esame (In Guida pratica fiscale 1/2010 de Il Sole24Ore p.312)  sono la vendita di terreni non situati in Italia, che vedono l’applicazione della sola imposta di registro e pari al fisso di € 168,00 e così pure per il trasferimento di terreni agricoli allo Stato, mentre se la cessione avviene a favore di Enti pubblici (escluse regioni, province, comuni, fondazioni, onlus ed ogni altro soggetto il cui scopo è l’assistenza, lo studio e la ricerca) l’imposta di registro rimane invariata e le imposte catastali e ipotecaria la seguono ad € 168,00 ciascuna.

In tutto ciò manca appunto il caso di specie: l’impresa agricola che aliena ad altra impresa agricola la quale già possedeva una piccola parte di terreno in quell’area, e che vuole coltivarla in compendio unico, tutto ciò rientrante nella legislazione comunale di un paese di quota 1560 metri sopra il livello del mare.

Dato l’alto gap dal livello del mare la nostra zona può dirsi montana così come vuole l'art. 1 l. 25 luglio 1952, n. 991 che, introducendo una definizione generale di zona montana valida per tutto il territorio nazionale, definisce "montani" i comuni posti per almeno l'80% della loro superficie al di sopra dei 600 metri di altitudine sul livello del mare e quelli nei quali il dislivello tra la quota altimetrica inferiore e quella superiore del territorio comunale non è minore di 600 metri, e

nei quali il reddito imponibile medio per ettaro non supera le 2400 lire (in base ai prezzi del 1937-1939). Rientriamo dunque in questo dictat.

Per esaminare correttamente tale situazione occorre poi analizzare due norme fondamentali: anzitutto il d.lgs. 29 marzo 2004, n. 99 disciplinante soggetti ed attività, integrità aziendale e semplificazione amministrativa in materia di agricoltura, e poi il piano di agevolazioni previste dal d.P.R. 29 settembre 1973, n. 601 in particolare all’art. 9 riguardante in specifico i territori montani appunto. Da tale disamina capiamo che, così come già evidenziato nello studio 17/2007T del Consiglio Nazionale del Notariato, l’imposta di registro è esente, cioè pari allo 0% e così pure quelle catastale ed ipotecaria.


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