Variante strutturale: necessita’ dell’assenso comunale
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Articolo del 16/05/2011 Autore Dott. Giovanni La Banca Altri articoli dell'autore


Una variante strutturale, qualora venga approvata dagli Organismi Regionali e non dall’Ente Comunale, è illegittima e non consente il compimento di lavori previsti in difformità al progetto originario.

In primis, si sottolinea come la competenza ad autorizzare una variante ad un progetto edilizio ( prescindendo, per il momento, dalla considerazione di un suo rilievo essenziale o meno sulla struttura dell’opera ), interessante la sfera giuridica del privato cittadino, sussista solo ed esclusivamente in capo all’Ente Comunale, in quanto risulterà illegittima qualsiasi avocazione ( a meno di esplicite previsioni normative e/o regolamentari ) di potere in capo agli Enti territorialmente sovraordinati.

Invero, la competenza generale in materia edilizia è riconducibile al Comune sulla base delle disposizioni del T.U. dell’Edilizia, d.P.R. n. 380 del 2001: in particolare, sia per quanto attiene al permesso di costruire, sia per quanto attiene alla DIA, il privato cittadino deve rivolgere la propria domanda al competente Ufficio Comunale, in particolare allo Sportello Unico dell’Edilizia ( artt. 20 e 22 d.P.R. 380/2001 ).

E’ previsto, in particolare all’art. 22, un potere residuale della Regione, qualificato come “sostitutivo”, solo in caso di mancata adozione, da parte dell’ente comunale, del provvedimento conclusivo del procedimento relativo al permesso di costruire.

La competenza del Comune si evince, più in generale, dall’art. 5 comma 2 lett. A) del medesimo d.P.R., nel momento in cui statuisce che lo Sportello Unico comunale è competente “alla ricezione delle denunce di inizio attività e delle domande di permesso di costruire e di ogni ulteriore atto di assenso comunque denominato in materia edilizia”.

La variante ad un progetto può sicuramente essere considerata come un atto che rientra nella competenza comunale, in quanto si tratta di un provvedimento di assenso in materia edilizia: comportando delle modifiche urbanistiche ad un progetto già approvato, è necessario che esse siano conformi alla disciplina edilizia comunale prevista e, tale accertamento, è facilmente riconducibile in capo al Comune.

La stessa giurisprudenza amministrativa sottolinea tale competenza, evidenziando, anche se in maniera implicita, la necessità che la variante di un progetto edilizio privato venga autorizzata dall’Ente Comunale: in particolare, quando si afferma che “ in sede di esame di una domanda di variante a precedente concessione, il Comune non può procedere a un complessivo riesame del progetto per verificarne nuovamente la compatibilità con le disposizioni urbanistiche vigenti, ma deve limitarsi a considerare se la variante in sé considerata sia o meno assentibile”, il Collegio evidenzia, chiaramente, come il Comune debba provvedere ad una verifica di compatibilità tra le modifiche proposte nella variante e le prescrizioni legislative vigenti. (T.A.R.  Latina,  Lazio,  sez. I, 29 agosto 2008, n. 1011)

In particolare, la nozione di "variante” deve ricollegarsi a modificazioni qualitative o quantitative, anche di non rilevante consistenza rispetto all'originario progetto, e gli elementi da prendere in considerazione, al fine di discriminare un nuovo permesso di costruire dalla variante ad altro preesistente, riguardano la superficie coperta, il perimetro, la volumetria, le distanze dalle proprietà viciniori, nonchè le caratteristiche funzionali e strutturali, interne ed esterne, del fabbricato. ( giurisprudenza costante, valga C. Stato, Sez. 5^, 11 maggio 1989, n. 272 )

Sottolineando la distinzione tra varianti essenziali e non, la stessa Cassazione Penale ha evidenziato, in entrambi casi,  la necessità che l’intervento modificativo del progetto originario venga assentito a livello comunale, sia che comporti modifiche minori, sia che determini un cambiamento essenziale.

Infatti, la Suprema Corte asserisce, in tema di reati edilizi, che, in ogni caso sia necessario un atto di assenso dell’autorità comunale, non solo per le modificazioni sostanziali ma anche per gli interventi minori: la Corte, in particolare, afferma che tali modifiche rientrano nella nozione di "varianti" e, in quanto tali, possono costituire oggetto del cosiddetto "permesso in variante”. ( Cass. Pen.,  sez. III, 20 gennaio 2009, n. 9922 )

Da quanto evidenziato si evince, chiaramente, come gli interventi in variante necessitano, in ogni caso, siano esse modifiche essenziali, siano essi interventi minori, di un atto autorizzatorio che deve essere emesso dalla competente autorità comunale, a norma delle disposizioni del d.P.R. 380/2001, a meno di esplicite previsioni normative e regolamentari che prevedano un’avocazione a livello sovra comunale di tali competenze.


Dott. Giovanni La Banca
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