Cani che abbaiano e reato ex art. 659 c.p. (disturbo alla quiete pubblica)
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Articolo del 08/05/2011 Autore Avv. Massimiliano Gallone Altri articoli dell'autore


I proprietari che lasciano abbaiare i propri cani sono suscettibili di contravvenzione per disturbo della quiete pubblica. Lo stabilisce la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la sentenza 2 dicembre 2010 - 14 gennaio 2011, n. 715 secondo cui se il cane abbaia anche di notte arrecando disturbo ai vicini, ne risponde penalmente il padrone dello stesso.

La Suprema Corte precisa infatti che il proprietario di un cane deve evitare che sia arrecato disturbo ai vicini di casa, impedendo i rumori notturni molesti. Diversamente risponderà del reato previsto e punito ex 659 c.p., "Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone".

La Sentenza si riferisce ai casi in cui gli amici a quattro zampe si dimostrano troppo vivaci e il loro abbaiare va oltre la normale tollerabilità. In tal caso secondo la Suprema Corte il disturbo c’è sempre e non solo in un contesto cittadino, ma anche se il cane è tenuto in aperta campagna.

Il c.d. “danno da latrato” era già stato riconosciuto dalla Prima sezione penale della Corte sentenza 29375/2009 che confermava una multa di 200 euro per disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone con tanto di risarcimento del danno ai vicini che per lungo tempo avevano dovuto sopportare il continuo abbaiare dei cani accuditi da una cinofila. Nelle motivazioni della sentenza si leggeva che gli animali spesso abbaiavano anche di notte disturbando due famiglie che vivevano nella zona. Gli ululati si sentivano anche a distanza di 100 metri.

La difesa del proprietario degli animali,  videnziando il proprio amore per gli animali che accudiva gratuitamente, sosteneva invece che trovandosi in aperta campagna i vicini non potevano lamentarsi La Suprema Corte, si  pronunciava affermando che l’amore per gli animali “non discrimina la condotta”.

Il fatto poi che ci si trovasse in campagna “resta irrilevante poichè anche le persone che abitano in campagna hanno diritto al rispetto del riposo e chi vuole tenere dei cani nei pressi di altre abitazioni, sia in città che in campagna, deve usare gli accorgimenti necessari per evitare il disturbo dei vicini”.

Quanto al criterio della “normale tollerabilità” la Corte scrive che “Il criterio va riferito alla media sensibilità delle persone che vivono nell’ambiente ove i rumori fastidiosi vengono percepiti, mentre e’ irrilevante la eventuale assuefazione di altre persone che abbiano giudicato non molesti i rumori”.

L’illecito consiste, quindi, nel disturbo alla quiete pubblica, ed è caratterizzato da un elemento psicologico che consiste nella natura volontaria della condotta posta in essere, cosa che può essere desunta dalle circostanze oggettive del fatto: non occorre l'intenzione di arrecare fastidio al riposo o alle altre attività delle persone (Cass., Sez. I, 26/10/1995, n. 11868), mentre elemento essenziale della fattispecie di reato in esame è l’idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone e non già l’effettivo disturbo alle stesse (Cass., Sez. I, 13/12/207, n. 246)

Nella predetta sentenza, la Suprema Corte ha specificato che la funzione dell'indagine di legittimità sulla motivazione non è quella di valutare l’attendibilità dei risultati delle prove bensì quella, di verificare se gli elementi probatori su cui si fonda la decisione siano stati valutati secondo logica in modo da giustificare le conclusioni finali. Pertanto, “ad una logica valutazione dei fatti operata dal giudice di merito, non può quello di legittimità opporne un'altra, ancorché altrettanto logica (Cass. 5.12.02; Cass. 6.05.03).”

Infine, per quanto riguarda i requisiti del reato, la Prima Sezione Penale ha così concluso:“per la sussistenza dell'elemento psicologico della contravvenzione di cui all'art. 659 c.p., attesa la natura del reato, è sufficiente la volontarietà della condotta desunta dalle obbiettive circostanze di fatto, non occorrendo, altresì, l'intenzione dell'agente di arrecare disturbo alla quiete pubblica (Cass., Sez. I, 26/10/1995, n. 11868) mentre elemento essenziale della fattispecie di reato in esame è l'idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone e non già l'effettivo disturbo alle stesse (Cass., Sez. I, 13/12/2007, n. 246) di guisa che rispondono del reato di cui all'art. 659 comma 1 c.p. gli imputati per non aver impedito, nonostante le reiterate proteste delle pp.ll., il molesto abbaiare, anche in ore notturne, dei due cani di loro proprietà, custoditi nel cortile della loro abitazione (per una fattispecie simile: Cass., Sez. 1^, 19/04/2001).”


Avv. Massimiliano Gallone
Avvocato

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