L’affidamento dei figli
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Articolo del 03/05/2011 Autore Avv. Pina Caiazzo Altri articoli dell'autore


La Legge dell’8 febbraio 2006, n. 54 –meglio nota come Legge Paniz- ha operato una vera e propria rivoluzione nel nostro diritto di famiglia disponendo, in caso di separazione e divorzio dei coniugi, l’affidamento condiviso dei figli.

L’art. 155 del codice civile, così come modificato dalla legge 54/06 dispone  che “anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione ed istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Si tratta di un principio fortemente innovativo nel nostro ordinamento giuridico. Fino al 2006, infatti, vigeva in Italia il principio predominante della monogenitorialità, che si realizzava attraverso l’affidamento esclusivo dei figli ad un solo genitore, e nella quasi totalità dei casi, tale genitore coincideva con la madre; ebbene, il legislatore del 2006 ha inteso salvaguardare il valore della bigenitorialità, cioè il diritto di ogni bambino di mantenere rapporti costanti e significativi con entrambe le figure genitoriali.

Il principio della bigenitorialità si concreta nel diritto di ogni bambino di avere un rapporto completo e stabile non con uno, ma con entrambi i genitori, anche quando la famiglia attraversa la fase patologica della disgregazione, nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, sulla base dell’incontestabile verità che si resta genitori per tutta la vita, nonostante il venir meno del vincolo matrimoniale ed in ossequio a quanto stabilito dall’art. 30 della Costituzione, che riconosce ad entrambi i genitori il diritto – dovere di mantenere, istruire ed educare i figli.

 Oggi l’affidamento condiviso è considerato la regola, e non è escluso neppure in casi di forte conflittualità fra i genitori (Cass. 16593 del 19.06.2008), mentre quello esclusivo è relegato a rare ipotesi eccezionali, qualora l’affido condiviso sia contrario all’interesse del minore.

Nelle cause di separazione fra coniugi, infatti, il Giudice all’udienza presidenziale, sceglie il genitore presso il quale i figli vivranno stabilmente (sempre la madre, salvo rare eccezioni), con conseguente assegnazione della casa coniugale e contributo al mantenimento a tale coniuge.

Ma, ad una lettura attenta dell’art. 155 c.c. 1 comma , notiamo che, accanto al principio della bigenitorialità, viene espressamente riconosciuto il diritto alla biparentalità, ossia il diritto dei figli di genitori separati a mantenere rapporti significativi con il ramo parentale di entrambi i genitori. Questo concetto stabilisce un principio molto innovativo secondo cui al minore deve essere assicurato il diritto di mantenere i rapporti non solo con il genitore che è stato penalizzato nella scelta dell’affido  (generalmente il padre), ma anche con la famiglia di quello, al fine di godere ampiamente delle relazioni familiari e degli affetti di persone - come ad esempio quelle dei nonni- che rappresentano  figure importanti nella crescita di un bambino.

Va detto, inoltre, che l’art. 155, così come modificato dalla legge 54/06  fa espressamente riferimento alla separazione personale “dei genitori”, e non dei coniugi: il legislatore intende, cioè, tutelare in ogni caso i figli minori, a prescindere dalla pendenza di procedimenti di separazione o divorzio ed anzi –addirittura- dall’esistenza o meno di un vincolo matrimoniale tra il padre e la madre. Intende, altresì, tutelare in ogni caso il genitore in quanto tale, anche se non unito in matrimonio all’altro.
Si chiede, in contropartita, ad entrambi i genitori, di sostituire alla conflittualità, la cooperazione al fine di ridurre le problematiche dei figli, già segnati dalla separazione dei genitori e dai probabili conflitti che l’hanno preceduta.


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