Competenza consulenza fiscale aziende
Condividi su Facebook | Discuti nel forum | Consiglia | Scrivi all'autore | Errore |

Articolo del 27/04/2011 Autore Rag. Angelo Saitta Altri articoli dell'autore


Sulla competenza in materia di consulenza fiscale la Cassazione è intervenuta più di una volta ,ma  le relative decisioni non sono state convergenti,ma al contrario si è registrata divergenza  nelle  posizioni  di un collegio delle  Sezioni civili e di uno delle Sezioni penali.

Per quanto riguarda quest’ultimo,si evidenzia che  è dei giorni scorsi la pubblicazione della sentenza della sesta sezione penale della Suprema Corte n. 10100 dell’11 marzo 2011, secondo cui integra gli estremi del reato il comportamento di chi, non essendo iscritto all’albo dei commercialisti, presta assistenza fiscale alle imprese e ai professionisti. ,rigettando così   il ricorso di un consulente del lavoro, condannato per esercizio abusivo della professione.

 La Corte è arrivata alla decisione sulla base dell’art. 348 del c.p., con cui si prescrive per l’esercizio di una professione, una speciale abilitazione della Stato ,spiegando   che  per integrare il reato d in questione   è sufficiente un accertamento comprovante che la prestazione erogata costituisce un atto tipico e caratteristico di una professione per il cui esercizio manca l’abilitazione.

  Infine la  Corte ha concluso   sottolineando  che il consulente del lavoro può ben prestare la sua attività nell’ambito della liquidazione e del pagamento delle imposte ,ma non può occuparsi di assistenza fiscale e contabile anche a lavoratori autonomi e imprese, attività per la quale è necessaria l’abilitazione.

 La decisione della Sezione penale però appare in contrasto con quelle precedenti emesse da sezioni civili ,tra cui la più recente  è   la sentenza della Sezione II  Civile n. 14085/2010 ,che ,occupandosi   della consulenza fiscale in libertà ispirata alla concorrenza e alla interdisciplinarietà ,ha affermato che Il lavoratore autonomo che fa consulenze fiscali ha diritto a essere retribuito e ha titolo per agire contro il cliente per riscuotere la parcella.

 Peraltro la decisione sopra ricordata conferma l’indirizzo già  espresso dalla Cassazione qualche anno prima  e precisamente nel  2008  attraverso la sentenza della medesima Sezione II civile  n.15530 in cui si legge tra l’altro quanto segue.

l’esecuzione di una prestazione d’opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell’apposito albo previsto dalla legge, dà luogo, ai sensi degli articoli 1418 e 2231 cod. civ., a nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, privando il contratto di qualsiasi effetto, sicché il professionista non iscritto all’albo o che non sia munito nemmeno della necessaria qualifica professionale per appartenere a categoria del tutto differente, non ha alcuna azione per il pagamento della retribuzione, nemmeno quella sussidiaria di arricchimento senza causa. Peraltro, al fine di stabilire se ricorra la nullità prevista dall’art. 2231 cod. civ., occorre verificare se la prestazione espletata dal professionista rientri in quelle attività che sono riservate in via esclusiva a una determinata categoria professionale, essendo l’esercizio della professione subordinato per legge all’iscrizione in apposito albo o ad abilitazione.

Nella specie, tale indagine non è stata affatto compiuta dai giudici di appello, che si sono limitati ad escludere che l’attività espletata dal ricorrente rientrasse nelle attribuzioni dei consulenti del lavoro secondo quanto al riguardo previsto dalla legge n. 12 del 1979.

Vanno qui richiamati i principi elaborati dalla Corte Costituzionale, secondo cui il sistema degli ordinamenti professionali di cui all’art. 33, quinto comma, della Costituzione, deve essere ispirato al principio della concorrenza e della interdisciplinarità, avendo la funzione di tutelare non l’interesse corporativo di una categoria professionale ma quello degli interessi di un società che si connotano in ragione di una accresciuta e sempre maggiore complessità : il che porta ad escludere una interpretazione delle sfere di competenza professionale in chiave di generale esclusività monopolistica (Corte Cost. 345 del 1995). Ed alla luce di tali principi ancora la Consulta (sentenza n. 418 del 1996), nel ritenere manifestamente infondata la questione di illegittimità dell’art. 1, primo e ultimo comma del D.P.R n. 1067 DEL 1953 e dell’art. 1, primo e ultimo comma, del D.P.R n. 1068 del 1953 in relazione all’art. 76 Cost., ne ha rilevato la conformità alla precisa prescrizione contenuta nell’articolo unico, lettera a), della legge 28 dicembre 1952, n. 3060 (Delega al Governo della facoltà di provvedere alla riforma degli ordinamenti delle professioni di esercente in economia e commercio e di ragioniere), secondo cui “la determinazione del campo delle attività professionali non deve importare attribuzioni di attività in via esclusiva”. _ Nelle norme delegate-hanno sottolineato i giudici delle leggi- non si rinviene alcuna attribuzione in via esclusiva di competenze, ma viene riaffermato che l’elencazione delle attività, oggetto della professione disciplinata, non pregiudica nè “l’esercizio di ogni altra attività professionale dei professionisti considerati nè quanto può formare oggetto dell’attività professionale di altre categorie a norma di leggi e regolamenti”. In altri termini la disposizione comporta, da un canto, la non tassatività della elencazione delle attività e, dall’altro, la non limitazione dell’ambito delle attribuzioni e attività in genere professionale di altre categorie di liberi professionisti. L’espressione “a norma di leggi e regolamenti”, di cui all’ultimo comma di entrambe le disposizioni impugnate, dei D.P.R. nn. 1067 e 1068 del 1953, deve doverosamente essere intesa non con esclusivo riferimento a professioni regolamentate mediante iscrizione ad albo, ma anche, con riferimento agli spazi di libertà di espressione di lavoro autonomo e di libero esercizio di attività intellettuale autonoma non collegati a iscrizione in albi. Al di fuori delle attività comportanti prestazioni che possono essere fornite solo da soggetti iscritti ad albi o provvisti di specifica abilitazione (iscrizione o abilitazione prevista per legge come condizione di esercizio), per tutte le altre attività di professione intellettuale o per tutte le altre prestazioni di assistenza o consulenza (che non si risolvano in una attività di professione protetta ed attribuita in via esclusiva, quale l’assistenza in giudizio, cfr.Cass. 12840/2006), vige il principio generale di libertà di lavoro autonomo o di libertà di impresa di servizi a seconda del contenuto delle prestazioni e della relativa organizzazione (salvi gli oN. amministrativi o tributari). Pertanto, erroneamente la Corte di appello ha escluso il diritto al compenso, non rientrando le attività professionali svolte dal N. (consulenza e valutazione in materia aziendale; redazione di un atto di transazione) in quelle riservate solo a soggetti iscritti ad albi o provvisti di specifica abilitazione (iscrizione o abilitazione prevista dalla legge come condizione di esercizio della professione). Il ricorso va pertanto accolto; la sentenza va cassata, con rinvio, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di Venezia. Il giudice di rinvio dovrà attenersi al seguente principio di diritto: “Nelle materie commerciali, economiche finanziarie e di ragioN.a, le prestazioni di assistenza o consulenza aziendale non sono riservate per legge in via esclusiva ai dottori commercialisti, ai ragionieri e ai periti commerciali, non rientrando fra le attività che possono essere svolte esclusivamente da soggetti iscritti ad apposito albo professionale o provvisti di specifica abilitazione “.

Come era da aspettarsi la sentenza n.10100/2011 non risulta commentata  favorevolmente dai rappresentanti dei consulenti del lavoro ,che hanno dichiarato di  ritenerla una decisione sbagliata e che assolutamente non va  condivisa ,richiamando a supporto delle proprie ragioni i numerosi provvedimenti legislativi che esplicitamente riconoscono  alla categoria  competenza nella consulenza fiscale per le   aziende ed hanno  minacciato   di autodenunciarsi per esercizio abusivo della professione ,se necessario a vedere confermate le proprie ragioni professionali.

A questo punto va da sè che per  superare il contrasto  appare  confacente   ,   per non   arrivare alla pronuncia del legislatore ,un intervento delle Sezioni Unite della  Cassazione,che  definisca una posizione unica    sulla questione.

 


Rag. Angelo Saitta
Consulente del Lavoro

angelosaitta.tk/
^ Vai all' inizio


Articoli correlati

Articoli su Overlex per l'argomento: civile

» Tutti gli articoli su overlex in tema di civile

Siti di interesse per l'argomento: civile





Concorso miglior articolo giuridico pubblicato su Overlex
Clicca qui
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading