Nuovo termine per impugnare i contratti a tempo determinato illegittimi nel cd collegato lavoro (L. 183/2010)
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Articolo del 15/04/2011 Autore Avv. Massimiliano Gallone Altri articoli dell'autore


Con la Legge 4 novembre 2010 n. 183, c.d. Collegato lavoro (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 9 novembre 2010 ed entrata in vigore il 24 novembre 2010) il legislatore ha modificato in maniera rilevante la materia dei contenziosi aventi ad oggetto la dichiarazione di nullità del termine apposto ai contratti a tempo determinato, compresi i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e i contratti a progetto.

In particolare l’art. 32 della legge, modificando l’art. 6, c. 1 e 2 della legge n. 604/1966 (contenente Norme sui Licenziamenti Individuali), prevede che il lavoratore che intende far valere l’illegittimità di uno o più contratti a termine in successione, anche al fine di chiedere la trasformazione del contratto in rapporto a tempo indeterminato, nonché il risarcimento del danno, debba farlo improrogabilmente entro 60 giorni dalla scadenza degli stessi.

Il lavoratore precario che non impugna nei suddetti termini decade da ogni diritto.

In particolare, il legislatore ha disposto, per la prima volta nel nostro ordinamento, un termine per l’impugnativa dei contratti a tempo determinato, così come avviene per il licenziamento.

Dal punto di vista pratico-operativo, si prevede l’impugnazione della legittimità del termine in tutti quei casi nei quali l’utilizzo del lavoratore nell’ambito di uno o più contratti a termine si sia protratta oltre il limite dei trentasei mesi, anche rispetto a forme d’impiego formalmente di collaborazione autonoma (co.co.co.), ma, di fatto, sviluppatesi secondo i caratteri tipici della subordinazione, da individuare e dimostrare caso per caso.  

A tal fine la legge prevede termini e precise attività, da svolgere a pena di decadenza. In particolare il lavoratore deve:

a)impugnare la nullità del termine apposto al contratto di lavoro a tempo determinato entro 60 giorni dalla scadenza del contratto medesimo;

b)entro i successivi 270 giorni dall’impugnazione di cui al precedente punto a) depositare il ricorso presso il Tribunale del lavoro competente territorialmente;

c)lo stesso art. 32 della legge 183/2010 ha poi previsto una norma transitoria relativa ai contratti a tempo determinato (ovvero i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e i contratti a progetto) che siano conclusi prima dell’entrata in vigore della legge, in pratica prima del 24 novembre 2010. In tal caso la norma prevede che l’impugnazione deve essere effettuata entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, quindi entro il 23 gennaio 2011, fermo restando che entro i successivi 270 giorni il lavoratore deve proporre il ricorso presso il Tribunale del lavoro territorialmente competente.

L’impugnazione deve essere fatta secondo le forme e modalità previste dall’art. 6 della L. n. 604/66, cioè “con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso”.

In altre parole per  l’impugnazione, è sufficiente che il lavoratore invii una raccomandata con ricevuta di ritorno indirizzata al datore di lavoro o all’amministrazione datrice, in cui manifesti la volontà di voler impugnare i contratti a tempo determinato o il rapporto di lavoro parasubordinato stipulati con lo stesso.

Nell’impugnazione inoltre, il lavoratore può richiedere la trasformazione del contratto in rapporto a tempo indeterminato, nonché, in via subordinata, il risarcimento del danno in termini economici, così da evitare in ogni caso il rischio della soccombenza, nel senso che laddove la tesi della conversione non dovesse incontrare il favore del giudice, residuerebbe pur sempre la domanda soltanto risarcitoria.

È opportuno precisare che, nel settore del lavoro pubblico, per esempio, l’uso abusivo del contratto a termine comporta il solo risarcimento del danno, con esclusione della possibilità di conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, dato ribadito dalla Corte Costituzionale e dalla giurisprudenza di merito.

Precisamente la Corte Costituzionale, con  sentenza n. 89 del 27 marzo 2003, ha ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 36 del Dlgs. 165/2001 (nella parte in cui esclude la sanzione della trasformazione del rapporto a tempo indeterminato), richiamando la necessità del concorso come metodo di selezione del lavoratore pubblico.

Tale orientamento sembra confermato dalla nostra giurisprudenza di merito.

Di diverso orientamento è invece la giurisprudenza comunitaria secondo cui la tutela del lavoratore a tempo determinato deve essere duplice, “effettiva” e “persuasiva”. Da un lato, quindi, deve assicurare al lavoratore a termine illegittimamente impiegato un adeguato, effettivo e sostanziale ristoro; dall’altro, deve essere tale, per entità, natura e tipologia, da dissuadere la reiterazione di pratiche abusive dell’impiego a termine (Corte di Giustizia, sentenze c. 180/04 del 7 settembre 2006, e c. 53/04 del 7 settembre 2006).


Avv. Massimiliano Gallone
Avvocato

www.studiolegalegallone.it
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