Alcune riflessioni in tema di giudizio immediato
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Articolo del 01/04/2011 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


In via del tutto preliminare, osservo che il giudizio immediato si caratterizza  per la cd. “immediatezza” procedurale della fase dibattimentale rispetto a quella investigativa. Infatti, nel giudizio immediato il dibattimento viene anticipato e si elimina l’udienza preliminare. Lo scrivente ritiene il giudizio immediato come un rito alternativo che si pone in una via di mezzo tra il rito direttissimo e quello ordinario.

Tuttavia, a differenza del giudizio direttissimo, in esso non manca la fase degli atti preliminari al dibattimento. In particolare, il giudizio immediato(1)  può essere instaurato in seguito alla richiesta del pubblico ministero oppure in seguito alla richiesta dell’imputato.

Inoltre, osservo che il presupposto del rito immediato(2)  non è  la sussistenza di un accertamento di responsabilità ma la  consistenza della  fondatezza  dell’accusa che escluda la possibilità di  particolari sviluppi, sino a pervenire al proscioglimento dell’imputato, in virtù degli apporti argomentativi consentiti alle parti nell’udienza preliminare, la cui celebrazione appare, quindi, a priori, superflua. Cassazione  penale,  sezione  III,  sentenza  9  gennaio  2008, n. 579

Lo scrivente sottolinea che il giudizio immediato(3)  è espressione della c.d.  “giustizia  autoritaria”  che attribuisce alla pubblica accusa la possibilità di assumere, in maniera unilaterale, scelte in ordine allo sviluppo  del procedimento penale idonee  ad influire e a condizionare le facoltà difensive generalmente offerte all’imputato. Il predetto procedimento speciale non è un rito premiale, tanto che non è prevista una contestuale riduzione della pena. Inoltre, nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica il giudizio immediato è ammesso solo nei casi in cui sia prevista l’udienza preliminare, cioè quando la “vocatio in ius” non avviene tramite il meccanismo della citazione diretta a giudizio. (Cassazione  penale,  sezione  I,  sentenza  23  giugno  2010, n. 24170)

La richiesta del giudizio immediato(4) (art. 455 c.p.p.) viene effettuata al giudice delle indagini preliminari, il quale, entro cinque giorni, deve emettere un decreto con cui dispone il giudizio immediato oppure deve rigettare la richiesta ordinando la trasmissione degli atti al pubblico ministero. Preciso, altresì, che il predetto decreto deve contenere anche l’avviso che l’imputato può chiedere il giudizio abbreviato ovvero l’applicazione della pena ex art. 444 c.p.p(5). Di conseguenza, l’omissione o l’insufficienza dell’avviso circa la facoltà di richiedere i riti alternativi è in grado di determinare una nullità di ordine generale ex art. 178 comma 1° lett.c) c.p.p. (proprio in tal senso, Corte Costituzionale 25 maggio 2004, n. 148).

In tema di giudizio immediato, l’omesso espletamento del preventivo interrogatorio dell’imputato in ordine ad un reato connesso, per il quale non sussiste il requisito dell’evidenza della prova, dà luogo ad una nullità a regime intermedio del relativo decreto, la quale, a norma dell’art. 180 c.p.p., non può essere rilevata, né dedotta dopo la sentenza di primo grado. (Cassazione  penale,  sezione  VI,  sentenza  7  luglio   2010, n. 25968)

In tema di notifica degli atti processuali,  merita di essere qui riportata la seguente massima della Suprema Corte che afferma:  “La declaratoria di nullità del decreto di giudizio immediato per difetto di notifica all’imputato rende invalidi gli atti successivi, e pertanto anche gli atti del giudizio abbreviato incardinatosi su tale procedimento”.  Cassazione  penale,  sezione   VI,  sentenza  9  giugno  2009,  n. 23783

Inoltre, osservo che il  ricorso al giudizio immediato viene  subordinato al  raggiungimento di una  evidenza della prova in ordine ai fatti che sono oggetto delle indagini. Ciò  determina la  non  necessarietà  del vaglio giurisdizionale  sull’opportunità del dibattimento a cui è  dedicata l’udienza preliminare e si consente l’accesso immediato alla fase del giudizio. La giurisprudenza di legittimità ha stabilito che:  “L’evidenza della prova, richiesta per il giudizio immediato, non può essere ritenuta insussistente per il solo fatto che nel successivo dibattimento il tribunale abbia proceduto all’assunzione di altri mezzi di prova. Infatti, una cosa è l’evidenza della prova, necessaria perché il pubblico ministero possa richiedere il rinvio a giudizio immediato e sulla cui sussistenza è sempre possibile il sindacato del collegio giudicante, mentre altra cosa è la  definitività della prova stessa posta a base dell’affermazione di responsabilità. Cassazione  penale,  sezione   III,  sentenza  6   maggio   1993, n. 4653

Lo scrivente afferma, nuovamente, che il primo requisito del giudizio immediato è costituito dalla evidenza della prova in merito ai fatti in relazione ai quali si svolgono le indagini. Tuttavia, osservo che la pubblica accusa deve riconoscere all’indagato la facoltà di interloquire sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova  (art. 453 c. 1 c.p.p.). Molto significativa ed importante al fine di una compiuta analisi dell’argomento è la seguente sentenza della Cassazione  Penale il cui contenuto si riassume come segue: “In tema di giudizio immediato, l’evidenza della prova non va intesa nel senso della  definibilità del processo allo stato degli atti e, pertanto, non impedisce in dibattimento, l’acquisizione di ulteriori prove o lo sviluppo di ulteriori approfondimenti, giacché l’unico presupposto di ammissibilità  del giudizio immediato è l’inutilità dell’udienza preliminare per la prevedibile mancanza di elementi che possano condurre alla pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere. Cassazione  penale,  sezione   III,  sentenza  17 aprile   2001, n. 15833

Successivamente, sempre in tema di evidenza della prova, la Cassazione penale, sezione VI, 1 luglio 2003 – 8 agosto 2003, n. 34079 ha enucleato il seguente principio di diritto: “L’arresto in flagranza di reato con interrogatorio dell’imputato e successiva convalida possono determinare l’evidenza della prova che legittima il giudice a disporre il giudizio immediato su richiesta del p.m. che a sua volta non è obbligato ad agire con rito direttissimo, essendo la scelta del rito rimessa alla sua decisione. Né tale scelta viola i diritti dell’imputato potendo egli richiedere ai sensi dell’art. 458 c.p.p. il rito abbreviato”.

In sintesi, osservo che il presupposto di ammissibilità del rito costituito dall’evidenza della prova deve essere inteso nel senso che, sulla base di tutte le risultanze delle indagini preliminari, deve essere escluso che il contraddittorio tra le parti possa condurre alla pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere nell’udienza preliminare.

Invece, il secondo requisito del giudizio immediato viene rappresentato dalla contestazione dei fatti mediante interrogatorio o notifica dell’invito a presentarsi. Più in dettaglio, occorre, in altri termini, al fine di consentire il salto dell’udienza preliminare, che le fonti raccolte dimostrino in maniera non equivoca la sussistenza del reato e l’attribuibilità del medesimo all’imputato, anche nel caso in cui il medesimo non sia stato colto in flagranza.

L’art. 454 c.p.p. è di preliminare importanza nella ricostruzione dell’istituto giuridico processual penalistico preso in esame. Infatti, il predetto articolo fissa in novanta giorni dalla iscrizione della notizia di reato nel registro, di cui all’art. 335 c.p.p., il termine entro il quale il pubblico ministero deve chiedere il giudizio immediato, a pena di inammissibilità.

Su quest’ultimo punto la Suprema Corte ha stabilito che: “Il termine di novanta giorni(6) dalla notizia di reato, entro il quale il pubblico ministero deve trasmettere alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari la richiesta di giudizio immediato, decorre non già  dall’iscrizione della notizia solo oggettivamente qualificata ma dal momento in cui è iscritto il nome della persona alla quale è attribuito. Cassazione  penale,  sezione  II,  sentenza  6  ottobre  2006, n. 33836    In particolare, il termine di novanta giorni stabilito dall’art. 454, comma primo, c.p.p. per la richiesta di giudizio immediato da parte del P.M. ha carattere tassativo per quanto attiene al compimento delle indagini, mentre ha natura ordinatoria quanto alla materiale presentazione della richiesta del rito. Cassazione  penale,  sezione  III, sentenza  12  novembre  2007, n. 41579

Tuttavia, con la legge n. 125 del 24 luglio 2008 il legislatore ha introdotto nell’art. 453 del codice un comma, il numero 1-bis, per il quale  “il pubblico ministero richiede il giudizio immediato, anche fuori dai termini di cui all’art. 454, comma 1, e comunque entro centottanta giorni dall’esecuzione della misura, per il reato in relazione al quale la persona sottoposta alle indagini si trova in stato di custodia cautelare, salvo che la richiesta pregiudichi gravemente le indagini”. La predetta norma si indirizza a chi  “si trova in stato di custodia cautelare” e, pertanto, l’attenzione non va condotta all’arresto o al fermo, ma, invece, all’esistenza di provvedimenti cautelari personali. In particolare, va messo in evidenza  che la detenzione deve esistere (deve essere attuale) al momento in cui si emette il decreto di rinvio a giudizio. Inoltre, l’art. 453, comma 1bis, c.p.p. deve essere letto ed interpretato insieme ad un’altra disposizione che è proprio l’art. 455, comma 1bis, c.p.p.  A tal proposito, osservo che il testo del comma 1bis dell’art. 455 c.p.p. è proprio il seguente: “Nei casi di cui all’articolo 453, comma 1 bis, il giudice rigetta la richiesta se l’ordinanza che dispone la custodia cautelare è stata revocata o annullata per sopravvenuta insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza”.

Secondo lo scrivente,  il giudizio immediato si caratterizza per essere un procedimento speciale estremamente articolato e complesso al suo interno. Più in particolare, la richiesta di giudizio immediato viene avanzata dal Pubblico Ministero; quest’ultimo deve chiedere al giudice l’emissione del decreto che dispone il giudizio immediato. In sintesi, lo scrivente torna, nuovamente, a ribadire che una delle peculiarità del giudizio immediato è rappresentata proprio dall’assenza dell’udienza preliminare. Osservo, inoltre, che l’ammissione del giudizio immediato è sempre insindacabile da parte del giudice del dibattimento. Infatti, non è consentito al giudice del dibattimento alcun sindacato sulla valutazione del Gip circa l’evidenza della prova, così come non è previsto l’annullamento del decreto di giudizio immediato per la mancanza di una prova evidente.

A differenza del giudizio direttissimo, in cui l’imputato viene presentato direttamente al giudice dibattimentale, nel giudizio immediato è il G.I.P. a dover emettere il decreto di citazione a giudizio, a seguito della richiesta di una delle parti  (P.M. o imputato), senza alcun preventivo contraddittorio nel merito dell’accusa. Il decreto con cui il giudice per le indagini preliminari rigetta la richiesta del pubblico ministero di giudizio immediato, ai sensi dell’art. 455 c.p.p. avverso il quale non è prevista alcuna forma di impugnazione non presenta i caratteri dell’abnormità, in quanto rientra nello schema procedimentale previsto da tale norma e non determina alcuna irrisolvibile paralisi processuale, sicché non è soggetto a ricorso per cassazione. Cassazione  penale,  sezione  II,  sentenza  9  novembre  2001, n. 40093

Il giudizio immediato differisce da quello direttissimo in quanto attivabile entro un più lungo termine temporale, e non solo ad iniziativa del P.M., bensì anche dallo stesso imputato.

Inoltre, si deve rilevare che nel rito immediato il  G.I.P.  ha  una  funzione  di  verifica  solo  procedurale, che lo rende idoneo ad  accertare  la  prova  di  reità, solamente ai fini dell’impulso  processuale,  ma non per dichiarare  la colpevolezza o l’innocenza.  In sintesi, il  G.I.P.  è  investito  soltanto  del  potere  di  accogliere  o  di  rigettare(7)  la  richiesta  di  giudizio  immediato.

In conclusione, con il giudizio immediato (procedimento speciale di tipo dibattimentale non premiale) il legislatore ha voluto evitare l’udienza preliminare, facendo assumere al processo un passo più  veloce  rispetto allo  schema ordinario. È del tutto evidente, però, che la soppressione dell’udienza preliminare, quando voluta dal pubblico ministero, priva inevitabilmente la difesa di un’occasione per ostacolare il cammino dell’accusa verso il dibattimento.

In ultima analisi, considero che nel procedimento speciale in oggetto la presunzione di non colpevolezza trova un suo significativo temperamento. Infatti, con il giudizio immediato il cittadino può essere assoggettato a procedimento penale, in quanto sussistano indizi di reato a suo carico. In particolare, si può correttamente affermare che la legge processuale ha introdotto una cd. discriminazione accettabile, allorquando risulti basata su stati di fatti, standardizzabili con sufficiente precisione dalla legge (come, ad esempio, la sorpresa di flagranza di reato), che rendono di per sé palese la fondatezza dell’accusa. Secondo lo scrivente, la cd. discriminazione razionale nel rito immediato si traduce, quindi, con la volontà del legislatore di concedere  all’imputato minori  possibilità di  difesa per contrastare l’organo accusatorio del processo penale.

 

(1) Il d.l. 23.05.2008, n. 92  (c.d. pacchetto sicurezza”), convertito con modifiche nella legge 24 luglio 2008, n. 125, ha introdotto una nuova forma di giudizio immediato, che trova il suo presupposto sostanziale nella sottoposizione dell’indagato ad una misura custodiale in riferimento alla quale sia intervenuto il c.d. giudicato cautelare. In particolare, con la conferma della misura da parte del tribunale del riesame, ovvero con la inutile decorrenza dei termini per l’impugnazione (art. 453 c. 1-ter c.p.p.) si determina un riconoscimento implicito della sussistenza e della fondatezza dei gravi indizi di colpevolezza posti alla base della misura. Pertanto, i predetti indizi prendono una forza tale da giustificare l’omissione dell’udienza preliminare.

(2) Il  giudizio  immediato, insieme al giudizio direttissimo ed al procedimento per decreto, rappresenta il nucleo più antico dei procedimenti speciali nell’ambito dell’ordinamento giuridico italiano.

(3) Ai sensi dell’art. 2 Decreto Legislativo 28 agosto 2000, n. 274, le disposizioni relative al giudizio immediato non si applicano ai procedimenti di competenza del giudice di pace.

(4) Il giudizio immediato è anche il procedimento che si determina a seguito dell’opposizione al decreto penale di condanna, qualora l’opponente non scelga di accedere ad altri riti speciali  (art. 464 c. 1 c.p.p.).

(5) Il giudizio abbreviato ed il cosiddetto patteggiamento sono incompatibili tra di loro per radicali differenze ontologiche, strutturali, funzionali e procedimentali; ne consegue che, ove l’imputato abbia scelto uno dei due procedimenti, non può successivamente ricorrere all’altro. Cassazione  penale,  sezione  VI,  sentenza  20  gennaio  1992, n. 476

(6) Il termine di novanta giorni stabilito  dall’art. 454, comma primo, c.p.p. per la richiesta di giudizio immediato da parte del P.M. ha carattere tassativo per quanto attiene al compimento delle indagini, mentre ha natura ordinatoria quanto alla materiale presentazione della richiesta di rito. Cassazione  penale,  sezione  III,  sentenza  12  novembre  2007, n. 41579

(7) Non è abnorme, seppure possa essere illegittimo, il provvedimento di rigetto della richiesta di giudizio immediato, pur quando avanzata dall’imputato per rinuncia all’udienza preliminare, posto che il diniego dell’accesso al rito rientra nei poteri attribuiti dalla legge al giudice. Cassazione   penale,  sezione  I,  sentenza  15  novembre  2007, n. 42295


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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