Premio Vincenzo Fuccia - relazione
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Articolo del 29/03/2011 Autore Michela Traistaru Altri articoli dell'autore


OGGETTO: “Per avere un giudizio sulla legittimità da parte della Corte Costituzionale il cittadino, deve sollevare la questione sulla legittimità costituzionale di una legge soltanto nell’ambito di un processo, può tale previsione essere  inteso dal cittadino come una compressione dei suoi diritti fondamentali”.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione”

 (Pietro Calamandrei - Discorso ai giovani tenuto alla società Umanitaria, Milano 26 gennaio 1955)

 

LA NASCITA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

PREMESSA: dalla Costituente alla Costituzione. Dalla Costituzione alla Corte costituzionale

Così come ogni prodotto culturale, la Corte costituzionale ha una sua genesi riconducibile ai lavori preparatori in seno all’Assemblea costituente: iniziare un qualsiasi discorso su di Essa,  significa rivivere il travaglio faticoso dei secoli.

Un travaglio durato più di vent'anni di dittatura conclusosi con una sconfitta militare nella più sanguinosa guerra che la storia dell'umanità ha mai conosciuto e di cui lo stesso fascismo italiano ne è stato corresponsabile.

Dopo la caduta del fascismo avvenuta il 25 luglio 1943, la monarchia tentò di ripristinare l’assetto istituzionale precedente, gestendo le fasi di transazione con un governo autoritario, che tuttavia rese però impossibile un automatico ripristino del previgente regime(1).

Superate le tensioni più forti fra monarchia e forze repubblicane, in nome dell’unità della lotta al nazifascismo, il 12 aprile 1944, Vittorio Emanuele III si ritirò alla vita privata, affidando ad un Assemblea Costituente, da eleggersi appena possibile, il compito di scegliere fra monarchia e repubblica(2).

Tuttavia, il  decreto luogotenenziale del 16 marzo 1946,  non ritenne di affidare all’Assemblea Costituente la scelta sulla “questione istituzionale”,  optando  per un coinvolgimento diretto del popolo attraverso un referendum popolare contemporaneamente all’elezione della Costituente,  il 2 giugno 1946.

     La consultazione popolare diede esito favorevole alla Repubblica, ed il 22 giugno si tenne la prima seduta dell’Assemblea formata da 556 membri.

 L'Assemblea nominò al suo interno una  Commissione(3) composta di 75 membri, con il compito di proporre il progetto generale della Costituzione.

     In quel contesto storico-politico si  trattava di porre le basi di un'Italia diversa,  in cui gli stessi valori della democrazia, della libertà, della giustizia e della solidarietà, diventassero i principi cardine di un nuovo Stato a cui la maggioranza degli italiani aspirava.(4)

Si trattava, dunque, di affidare la sovranità al popolo, attraverso la nascita di una futura Costituzione, elaborata da una Assemblea costituente.

     Si trattava di creare i  principi fondamentali ed inviolabili  strettamente custoditi in una sorta di legge suprema - Carta costituzionale- che garantisse eguale libertà e dignità a tutti i cittadini – quale regola e limite al potere stesso .

E’ significativo notare, come  in seno all’Assemblea furono volutamente omessi i termini “ redigere e presentare”  un  progetto di costituzione, che a giudizio di alcuni rappresentanti potevano lasciar intendere una delega definitiva  alla commissione o quantomeno l’incarico di una formulazione minuziosa e precisa  che avrebbe svuotato di contenuto il dibattito in aula.

Se la democrazia – come ha detto Noberto Bobbio(5) - è “il potere pubblico in pubblico” allora non c’è democrazia senza controllo dei governanti su chi governa, e non c’è controllo senza cultura costituzionale.

Solo in un simile contesto,  non vi è il rischio che vengono violati i principi e le libertà fondamentali, introdotte irragionevoli differenze, scavalcate competenze e attribuzioni costituzionalmente garantite.

Del resto, non va sottaciuto che”  la nascita dello stato moderno, liberale e democratico è stata accompagnata da teorie politiche il cui proposito fondamentale è di trovare un rimedio all’assolutezza del potere(6).

Eco perché è nata l’esigenza di difendere la Costituzione, anche,  dalla stessa legge,  sia essa statale che regionale.

Eco perché è nata l’esigenza  di avere un organo di garanzia costituzionale - la Corte Costituzionale- che può abrogare tutte le norme di legge che contrastino con la Costituzione, saldamente collocata al vertice di tutto il diritto italiano come una sorta di "legge delle leggi", a massima garanzia e tutela del patrimonio ideale della lotta antifascista da cui essa nacque e degli altissimi valori con essa espresse, contenuti nelle diverse disposizioni costituzionali.

La Corte(7) è uno dei principali istituti che i Padri costituenti ritennero imprescindibile mezzo di garanzia della nascitura Costituzione, e per comprenderne appieno il significato non possiamo che  partire da un punto obbligato: i lavori della Costituente che hanno condotto alla formazione dell’art 134 Costituzione, ripercorrendo il pensiero che ha animato le grandi idee,  rievocando i dibatti sollevati in Adunanza Plenaria e Assemblea a difesa delle proprie posizioni.

1. La Corte Costituzionale nei lavori preparatori della Costituente.

     Dopo un lavoro di diciotto mesi compiuto dall’Assemblea Costituente eletta il 2 giugno 1946, il 22 dicembre1947 fu approvato il testo definitivo della Costituzione elaborato dalla “Commissione dei settantacinque”, promulgata da Enrico De Nicola ed entrata in vigore il primo gennaio 1948.

 Nella sua dizione attuale, l’art.134(8) costituzione recita:“La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni; sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica a norma della Costituzione”, ma la formulazione originaria ad opera dei relatori nominati in seno alla seconda sottocommissione dell’Assemblea Costituente, gli onorevoli Leone e Calamandrei era differente:

«La Corte di giustizia costituzionale garantisce la costituzionalità delle leggi, dei regolamenti e degli atti amministrativi emanati dagli organi centrali o regionali(9)»;

«Il controllo sulla costituzionalità delle leggi in via incidentale e con efficacia limitata al caso deciso spetta ai giudici ordinari e in ultima istanza alla prima sezione della Suprema Corte costituzionale; in via principale e con efficacia generale ed astratta spetta soltanto alla Suprema Corte costituzionale a Sezioni unite(10)»

Fu il presidente Conti a mettere in discussione il tema della Suprema Corte costituzionale, nella seduta del 13 gennaio 1947 quando la seconda Sezione della seconda Sottocommissione della Commissione(11) per la Costituzione iniziò la discussione sulla Suprema Corte costituzionale, rilevando come  secondo il progetto Calamandrei, a tale organo potrebbe essere deferito il giudizio sulla incostituzionalità delle leggi e decreti, mentre secondo altre proposte gli sarebbe solamente riconosciuta la facoltà di esame di singoli atti e provvedimenti e non il sindacato su leggi e decreti.

Il dibattito(12) sin dall’inizio si mosse entro argini precisi: decidere innanzi tutto la necessità di costituzione di un simile organo,  stabilire quali debbano esserne le funzioni e quale l’efficacia delle decisioni; fissarne i rapporti con le Camere; decidere quali debbano essere gli attori nel procedimento davanti alla Corte, in particolare, se qualsiasi cittadino(una specie di azione popolare) ovvero se debba essere un organo od ente legittimato ad agire; stabilirne  la composizione e   la sua natura, cioè se tale debba essere politico, tecnico, oppure misto.

Il primo problema(13) che si pose fu legato all’istituzione della Suprema Corte da giustificare solo con una costituzione rigida, quale appunto quella che si stava  preparando. Partendo da questa premessa al vertice della gerarchia delle norme starebbero le leggi costituzionali. E se la Costituzione deve essere rigida vi deve  essere qualche organo che accerti se le leggi sono conformi o no alla Costituzione.

     Nella sua relazione accompagnatoria al progetto presentato alla II sottocommissione On Leone osservò: “ E’universalmente riconosciuto che la rigidità di una Costituzione costituisce un vano strumento di difesa dei principi fondamentali d’organizzazione della vita di un popolo se non è accompagnata della creazione di un apposito organo che vigili alla osservanza della stessa e la garantisca  contro ogni tentativo d’annullamento”.

     Ambrosini(14) tenne a precisare  che, se si vuole che siano sindacate le leggi emanate dal Parlamento  è necessario che il giudice sia investito di tutti i poteri di controllo, onde,  il suo giudizio si estenda alla corrispondenza della legge ai principi generali fissati dalla Costituzione. L’essenza della Costituzione rigida sta appunto nel principio fondamentale che il legislatore ordinario non possa dipartirsi dalle norme e dai principi in essa fissati.

     Di Giovanni fece notare che la necessità di istituire la corte sorge anche dalla necessità della costituzione dell’ente regione e della conseguente necessità di risolvere i conflitti che potrebbero nascere tra Regione e Stato e fra le Regioni stesse.

     Vi fu, anche, chi si opposte fermamente all’istituzione di una Suprema Corte costituzionale: Bulloni non mancò di affermare che la Corte costituzionale anche se istituita non avrebbe mai ragione di essere chiamata a decidere. D’altronde trattandosi di una sorte di organo  a carattere tecnico o tecnico politico, non emanate dal popolo, non potrebbe mai controllare leggi formulate dagli organi che sono espressione della volontà popolare.

E’ significativo notare che, tuttavia,  in tale sede si percepii l’importanza di imprimere alla nascitura Costituzione  il carattere della rigidità, collocandola al vertice di tutto l'ordinamento giuridico. Una caratteristica propria di quasi tutte le Costituzioni democratiche del novecento legata, appunto, al valore di patto fondamentale tra le diverse forze politiche .

     All'opposto, lo Statuto Albertino, come in genere le Costituzioni liberali dell'ottocento, era una Costituzione flessibile, modificabile cioè dal Parlamento con il normale procedimento di approvazione delle leggi ordinarie; ma si trattava di un Parlamento in parte di nomina regia e in parte eletto a suffragio ristretto, che rappresentava gli interessi della Corona e dell'alta borghesia e che mai avrebbe potuto minacciare modifiche radicali a una Costituzione decisamente moderata.

     Quanto poi alla natura  giuridica o politica della Corte,  tanti aspetti del dibattito hanno oggi per il lettore il sapore antico, e più che attuale.

     Per  l’On. Cappi, tale organo, non poteva che essere politico oltre che tecnico, mentre per Ambrosini la ragion d’essere di una Corte costituzionale consisterebbe soltanto nella possibilità di dar vita ad un organismo simile a quello esistente negli Stati Uniti, il quale, ai tempi della presidenza Roosevelt, invalidò la politica del «New Deal» e i codici del lavoro adottati dal Congresso, senza con ciò determinare alcuna reazione popolare. Ove non si concedessero tali attribuzioni sovrane alla Corte, essa non avrebbe ragione di esistere, in quanto il suo fine sta nel sindacare le leggi del legislatore ordinario per stabilire se rispondano o meno ai principî costituzionali.

On. Bulloni, contrario all'istituzione di una Suprema Corte costituzionale, rilevò che se l'orientamento della Commissione tende ad una Costituzione di tipo rigido, non modificabile se non con una procedura straordinaria, allora il procedimento per la formazione delle leggi è circondato da tali garanzie, cosi che appare un'aberrazione il pensare che il Parlamento possa violare i principî costituzionali.

La discussione, sul punto, si concluse senza un esplicita posizione in relazione natura giuridica, tecnica o politica della nascitura Corte Costituzionale.

Fu nella seduta del 14 gennaio 1947 che  il presidente Conti invitò la Commissione a pronunciarsi sulla pregiudiziale, se sia opportuno o meno l’istituto della Corte.

On Leone rimase fermo sulle proprie posizioni: la Corte di garanzia costituzionale è  indispensabile qualora si parte dal presupposto della formazione di una costituzione rigida. Lo Statuto Albertino che non aveva la necessaria rigidità era stato oggetto di così frequenti violazioni che dal punto di vista formale costituzionale potevano considerare legittime perfino le leggi fasciste.

La principale obbiezione degli oppositori fu che la creazione di una nuova Corte costituirebbe una limitazione della sovranità popolare.

A queste obbiezioni rispose il Relatore On Leone che osservò: E chiaro che il popolo eleggendo i suoi rappresentanti alla Costituente, ha loro conferito il mandato di creare una Costituzione che ne rispecchi la volontà e che sia la base della vita futura del Paese. L’aver posto una Costituzione rigida non impedisce alla sovranità popolare di evolversi attraverso la sua revisione; si impedisce bensì che con una legge ordinaria si possa violare il tessuto organico della Costituzione e allora più che parlare di limitazione,si deve parlare di interpretazione della volontà popolare”.

     L’idea dominante che si venne a delimitare in seno alla Seconda sottocommissione, fu che l’Alta Corte costituzionale debba essere istituita in quanto è stata prevista non solo la possibilità di conflitti tra Stato e Regione, ma anche la possibilità che una legge violi la costituzione . da ciò si giunse a riconoscere la necessità di un organo superiore che possa ristabilire l’ordine costituzionale violato.

Così, ritenuta la necessità più che l’opportunità della creazione di un apposito organo costituzionale, al di là infatti del confronto tra  le posizioni dei principali esponenti delle ''scuole'' politiche (la democristiana, la comunista, la socialista e la liberale) si passò poi ad esaminare uno dei problemi più discussi: l’accesso al giudizio della Corte.

Si diede, quindi, lettura agli articoli  dei progetti presentati, rispettivamente art. 1 del progetto Leone e art. 27 del progetto Calamandrei.

Art. 1 La Corte di giustizia costituzionale garantisce la costituzionalità delle leggi, dei regolamenti e degli atti amministrativi emanati dagli organi centrali o regionali(15)»;

Art. 27 «Il controllo sulla costituzionalità delle leggi in via incidentale e con efficacia limitata al caso deciso spetta ai giudici ordinari e in ultima istanza alla prima sezione della Suprema Corte costituzionale; in via principale e con efficacia generale ed astratta spetta soltanto alla Suprema Corte costituzionale a Sezioni unite

Secondo l’on Leone il controllo di costituzionalità anche se interviene in sede incidentale in un giudizio che si svolge dinanzi ad un organo giudiziario, spetta sempre alla Corte di garanzia Costituzionale. Questo per evitare,  ciò che avverrebbe con il progetto Calamandrei, che una legge sia dichiarata non costituzionale dal giudice, soltanto per il caso concreto, e sia poi impugnata davanti alla Corte, dando luogo ad un giudicato in conflitto con quello del giudice ordinario;conflitto la cui soluzione non si presenterebbe facile.

Calamandrei, insistette nel dire  che il sistema del controllo sulla costituzionalità delle legge -come funziona da un tempo ultrasecolare negli Stati Uniti – è basato puramente  sulla via incidentale(16).

      Non fu accolta in quella sede la convinzione di affidare un controllo di legittimità diffusa ad opera di ogni giudice ne si riputò opportuno concedere a quisque de populo, a titolo di azione popolare  il diritto di agire/17) la Corte,  giacché – a parte il rilievo che  dell’opinione pubblica devono farsi interpreti gli organi legittimati ad agire e lo stesso pubblico ministero- e chiaro che tale principio potrebbe condurre ad un eccesso di lavoro per la corte tale da paralizzare quasi il funzionamento(18).

 La discussione represse nella seduta del 15 gennaio 1947, in particolare si pose il problema se il controllo sulla costituzionalità si debba istituire:

A)soltanto in via incidentale

B)soltanto in via principale

C) oppure insieme in via incidentale e in via principale.

Le differenze fra i due controlli, furono illustrate dal On. Calamandrei: il controllo in via  incidentale si ha quando venuta in questione davanti al giudice, civile o penale, l’applicazione di una legge che sembri contraria a qualche principio contenuto nella costituzione la parte interessata o il giudice sollevi l’eccezione di incostituzionalità - il controllo in via principale, invece, si ha quando si stabilisce un apposito meccanismo, per cui un qualsiasi cittadino o ente, possa indipendentemente dal venire in questione l’applicabilità di una legge ad un caso concreto, provocare direttamente e immediatamente il giudizio di un organo apposito sulla costituzionalità di una legge(19).

Cappi concorda con l’onorevole Calamndrei cricca l’opportunità di ammettere sia il ricorso in via principale che quello in via incidentale.

Mannironi sostenne che si voglia fare della Suprema Corte costituzionale più che altro un organo di interesse privatistico, il quale si dovrebbe preoccupare soltanto di decidere,o in via incidentale o in via principale sulla costituzionalità delle leggi.

Targetti darebbe alla sola Corte costituzionale il diritto di decidere sulla incostituzionalità di una legge limitando però l’effetto della dichiarazione.

Laconi osserva come non crede che possa essere accettata la lunga elencazione dei possibili promotori del procedimento, prevista  dall’art. 2 del progetto Leone, ma sarebbe favorevole a riservare ogni iniziativa a ciascuna delle due camere.

 Così, nella seduta del 22 gennaio si decise di risolvere la questione dell’istituzione dei due sistemi dell’impugnazione in via incidentale e in via principale, prima di esaminare il problema di chi sia legittimato ad agire davanti alla Suprema Corte.

Questo il testo dell’articolo su cui si discusse:”l’impugnativa di incostituzionalità di una legge statale o regionale è ammessa in via principale da qualunque elettore entro un anno della sua promulgazione. In caso di impugnativa incidentale,il giudice,qualora non la respinga per manifestata infondatezza o per irrilevanza,  sospende il giudizio e trasmette gli atti alla Corte costituzionale,la quale decide con valore assoluto

 Una legge dichiarata incostituzionale rimane sospesa. Il Governo dovrà, con procedura d’urgenza proporne alle camere l’abrogazione o la modifica. In caso di rigetto della proposta,il Governo dovrà promuovere la revisione costituzionale.”

Il principio che il controllo debba istituirsi in via incidentale  fu posto a votazione ed   approvato, mentre sul principio dell’istituzione del controllo in via principale stante le numerose obbiezioni formulate si decise di rinviare la discussione  in modo che i relatori e gli altri membri della sezione concordassero un testo di articoli da sottoporre all’esame dei colleghi.

La discussione riprese nella seduta del 23 gennaio 1947 sul testo elaborato dal comitato di redazione, testo cosi formulato:” la Corte costituzionale giudica della costituzionalità delle leggi ,degli atti amministrativi e dei conflitti di attribuzione tra i poteri della stato. Ha, inoltre competenza a conoscere dell’azione di responsabilità penale e civile contro il Presidente della repubblica e i Ministeri”.

I contrasti tra le varie concezioni sul sindacato degli atti amministrativi da affidare alla Corte costituzionale/Consiglio di Stato non tardarono di manifestarsi.

L’inciso “atti amministrativi “aggiunto ad opera dei relatori Leone -  Calamandrei non trovò consenziente l’on Ambrosini, il quale espresse il timore che possa creare una certa confusione tra la competenza della Corte costituzionale e quella del Consiglio di Stato-

Leone, spiegò che d’accordo con L’on. Calamandrei, l’impugnazione degli atti amministrativi per incostituzionalità sarebbe una impugnazione  in ultima istanza potendosi gli atti amministrativi sempre impugnarsi per le vie ordinarie.

Calamndrei, fece come esempio l’ipotesi di un cittadino al quale venga negata, ingiustamente, l’autorizzazione a pubblicare un giornale e di cui non siano accolti i ricorsi al prefetto e al Consiglio di Stato. In questo caso l’atto amministrativo ha violato un diritto garantito dalla Costituzione,onde si può ricorre alla Corte Costituzionale.

Si osservò(29) in proposito  che il fatto stesso che il relatore debba ricorre ad un esempio per chiarire la disposizione dimostra che questa non è chiara.

Mannironi ricorda che in precedente disposizioni fu stabilito che, contro il giudicato di tutte le giurisdizioni è ammesso ricorso in cassazione. Col ricorso alla Corte costituzionale si stabilirebbe un quarto grado di giurisdizione.

Il presidente Conti messe ai voti l’inciso “ degli atti amministrativi” che fu respinto,  mentre,  venne approvata la prima parte restante  dell’articolo.

Si votò invece con riserva sull’ultima parte della norma “giudica sulla responsabilità penale(e civile) del presidente della repubblica e dei Ministri”, lasciandosospesa la questione se la Corte Costituzionale debba giudicare anche sulla responsabilità civile, oltre che penale del Presidente della Repubblica e dei Ministri, ciò per la necessaria coordinazione con le disposizioni che saranno prese circa il potere esecutivo.

 Il progetto di costituzione approvato dalla II sottocommissione nella parte riferita alle garanzie costituzionali fu presentato all’Assemblea nella seduta del 1 febbraio 1947,

Fu in quella sede che l’On. Einaudi propose di sostituire i primi  quattro articoli proposti dal Comitato di redazione coi seguenti:“Il magistrato ordinario è giudice della costituzionalità delle leggi. La corte di cassazione a sezioni riunite risolve i conflitti di attribuzione fra i poteri della Stato, fra lo Stato e la regione e fra Regioni. L’assemblea nazionale giudica il presidente della repubblica ed i Ministeri accusati, a norma della Costituzione”.

In Assemblea emersero dei contrasti.: Einaudi , osservò che per decidere sulla costituzionalità delle leggi vi sono due sistemi: quello della Corte e quello del magistrato ordinario. Quello della Corte non ha dietro di se nessuna esperienza: e qualche cosa di cui si è scritto molto nei libri, si è scritto anche nella Carta costituzionale che, o sono andate male o non hanno avuto applicazione concreta. Il solo metodo applicato per lungo tempo e con grande efficacia, è il metodo del magistrato ordinario. I due esempi principali sono quelli del tribunale federale svizzero e della Corte suprema americana.

Mastrojani si dichiarò contrario all’emendamento proposto dall’Onorevole Einaudi. poiché tali argomentazioni dimostrano che il sottoporre questioni  di così grave importanza al giudice ordinario costituisce una diminuita garanzia per il popolo.

Targetti ricordò che l’emendamento proposto dall’Onorevole Einaudi  ripropone le stesse ragioni che condussero la maggioranza della seconda sottocommissione  a respingere analogo emendamento proposto dall’On. Calamandrei. L’emendamento dell’onorevole Einaudi  fu sottoposto a votazione e respinto.

Non si ritenne  in quella sede di riconoscere un simile potere al giudice comune  in maniera diffusa, sia per il timore che il raffronto tra una costituzione fortemente innovativa rispetto alla legislazione ereditata dal regime precedente, avrebbe determinato un’eccessiva esposizione da parte della magistratura, sia per una generale sfiducia nella sensibilità ai nuovi valori costituzionali da parte dei magistrati formati sulla base di principi assolutamente diversi, sia infine per il timore che la mancanza del carattere vincolante del giudizio avrebbe potuto arrecare pregiudizio al principio della  certezza del diritto per l’ipotesi di una legge forse ritenuta contrastante con i principi costituzionali da parte di alcuni giudici e non da parte di altri(21).

La discussioni dei Costituenti videro al centro del dibattito due diversi modi di intendere l’attività del futuro giudice costituzionale, uno centrato sulla natura oggettiva che il controllo di legittimità avrebbe dovuto assumere mirando all’eliminazione delle leggi incostituzionali, l’altra invece che vedeva la Corte come principale garanzia dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione ai cittadini, da tutelare quindi direttamente e non come risultato indiretto della eliminazione di leggi incostituzionali.

Non vennero infatti approvate le proposte a favore di un ricorso diretto del cittadino come tale o come portatore di un interesse qualificato.

Il 20 dicembre 2007 il Comitato di redazione(22) distribuì ai deputati presenti il progetto di costituzione nella parte relativa alle garanzie costituzionali con riferimento all’art.134  cosi  riformulato :“La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni; sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica ed i Ministri, a norma della Costituzione”.

 Sulla proponibilità del giudizio d’incostituzionalità innanzi alla Corte, il progetto si presentò con due soluzioni contrapposte, che testimonia il lungo dibattito e la grande difficoltà incontrata dai Costituenti sull’accesso alla Corte, rimettendo all’Assemblea in sede di votazione finale  la scelta ; quella dell’art. 128 del Progetto di Costituzione “ quando nel corso di un giudizio,  la questione d’incostituzionalità di una norma legislativa è rilavata d’ufficio o quando è eccepita dalle parti, ed il giudice non lo ritiene manifestamente infondata,  la questione è rimessa per la decisione alla Corte Costituzionale. La dichiarazione d’incostituzionalità può essere promossa in via principale dal Governo,da cinquanta deputati,da un Consiglio regionale, da non meno di diecimila elettori o da altro ente ed organo a ciò autorizzato dalla legge sulla Carta Costituzionale. Se la Corte, nell’uno e nell’altro caso, dichiara l’incostituzionalità della norma, questa cessa di avere efficacia. La decisione della Carta è comunicata al Parlamento, perché ove lo ritenga necessario, provveda nelle forme costituzionali”, .e quella dell’art.137 Cost. «Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme e i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, nonché le garanzie d'indipendenza dei componenti la Corte. Con legge ordinaria sono stabilite tutte le norme necessarie per il funzionamento della Corte».

Come ha affermato il Presidente della Commissione Ruini Meuccio, nella sua relazione che accompagna il progetto di Costituzione: “ Istituto nuovo è la Corte costituzionale; e scarsi ne sono i precedenti e le prove: così che non è facile risolvere i suoi problemi. Non è stata accolta l'idea di affidare un controllo di costituzionalità, che è giurisdizionale, ma su materie anche politiche, alla magistratura ordinaria. È sembrato opportuno un organo speciale e più alto, come custode supremo della costituzione. Ed ecco il triplice problema dei compiti, della composizione, del funzionamento.

 Si è ritenuto di riunire al sindacato di costituzionalità la risoluzione dei conflitti di attribuzione ed il giudizio sul Presidente della Repubblica e sui Ministri accusati dal Parlamento.

Si è dubitato se eguale portata debba avere sempre la decisione della Corte; che, promossa in via incidentale, potrebbe, si è sostenuto, limitarsi a disapplicare la legge nel caso giudicato; mentre nell'altra via, più diretta e più larga, dovrebbe dichiarare la legge invalida e priva di ogni effetto. Si è ritenuto che, una volta sollevata, in un modo o nell'altro, la questione sia da risolvere con portata generale. La legge costituzionale resta priva di ogni efficacia, ed il Parlamento prenderà le misure di sua competenza: o sostituire quella legge con un'altra costituzionalmente corretta, o addivenire alla sua regolarizzazione con procedimento di revisione costituzionale. Si è cercato di semplificare, e forse non si poteva di più per  questa materia per sua natura aggrovigliata.

 

 L’Assemblea, scelse è votò, l’art. 137 mentre buona parte del contenuto  di cui all’art 128  del Progetto di Costituzione, confluirà un anno più tardi nel testo della legge costituzionale n.1 del 1948. 

Il testo cosi approvato e con esso la  Corte Costituzionale entrò non senza fatica nella nostra Costituzione.

Il giudizio in via incidentale o d’eccezione.

 Dall’esame del dibattito che precedette l’approvazione dell’art.134 e seguenti della  Costituzione, emerge il conflitto sulla legittimità ad agire nel giudizio innanzi alla  Corte in relazione al giudizio di incostituzionalità.

Quando il Costituente decise di istituire la Corte costituzionale aveva come riferimento due modelli ben precisi: quello anglosassone, in cui il controllo di legittimità era riconosciuto in capo ad ogni giudice(controllo diffuso) e veniva attivato nel corso del giudizio( sindacato incidentale) e quello austriaco in cui tale controllo era riservato ad un apposito organo( controllo accentrato) attivato con ricorso diretto( sindacato in via principale).

Come è stato illustrato, L’assemblea Costituente quando giunse ad esaminare il problema non lo risolse(23) ma rinviò la soluzione ad una successiva legge costituzionale che fu approvata nel febbraio del 1948 ( legge  costituzionale n. 1  del  1948) dalla stessa Assemblea Costituente.

                 Così, la  nostra Costituzione ha dato  vita ad un sistema misto, in cui il controllo su leggi ed atti ad essa equiparati è accentrato in un unico organo,che viene attivato sia mediante la rimessione ad esso delle questioni di costituzionalità sollevate nel corso del processo da una delle parti,sia attraverso la diretta impugnazione di atti ritenuti incostituzionali da parte dello Stato e delle Regioni.

                 Un strumento questo come dimostrato anche dalle esperienze degli altri paesi tendente principalmente a sottoporre al giudizio della Corte costituzionale una legge vista nella sua applicazione concreta e nell’ottica di quanto necessario al giudice per risolvere il giudizio comune, sicuramente sulla carta,  più idoneo a realizzare la funzione di tutela dei diritti fondamentali, che non quella oggettiva di costituzionalità delle leggi.

Una scelta di fondo che L’assemblea Costituente ha fatto con la legge costituzionale n. 1 del 1948, escludendo che il controllo di costituzionalità delle leggi può essere direttamente impugnato davanti alla Corte a opera di qualunque soggetto, prevedendo invece che i dubbi di costituzionalità delle leggi possono essere sollevati solo in occasione della loro applicazione da parte dei giudici comuni.

 Quando un giudice – qualsiasi autorità giudiziaria - si trovi a risolvere una controversia, per decidere la quale dovrebbe fare applicazione di una norma di legge,e dubiti della conformità di questa norma alla Costituzione.

                 Così, le vie di accesso alla Corte sono dunque tante quanti sono i giudici comuni, di qualunque grado. Si può dire, in sintesi, che nessun giudice è obbligato ad applicare una legge della cui incostituzionalità egli dubiti, ma che solo la Corte costituzionale può liberarlo definitivamente dal vincolo, dichiarando l'incostituzionalità della legge e così consentendogli di decidere la causa senza tener conto di essa(24).

LA CORTE COSTITUZIONALE E I CITTADINI

Si è cercato fino qui di esporre  quando  e come  i precetti costituzionali relativi alle garanzie costituzionali sono entrati a far parte della nostra Carta costituzionale.

      In tutte le critiche variamente formulate, su ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto  ancora essere inserito nella Carta,  esistono molti elementi di verità.

     Tuttavia,  questa considerazione non può però spingersi fino al punto di considerare un mancato ricorso diretto da parte del cittadino come una comprensione dei suoi diritti fondamentali.

      

Abbiamo posto in evidenza come al dettato costituzionale siano state tentate o proposte varie letture, come all’epoca delle votazioni si decise di rinviare il controllo sulla costituzionalità delle  leggi ad una legge  successiva, seppur non sono mancati voci a favore dell’introduzione di un ricorso diretto alla Corte(25),  su impulso di un cittadino che ritenesse violato un proprio diritto o interesse legittimo da una disposizione legislativa incostituzionale

     Gli esempi sono a conoscenza di tutti e mancherebbe spazio per rievocarli.

      La persona costituisce nella nostra Costituzione il soggetto attorno al quale si incentrano diritti e doveri.  Nell’uso corrente(26), diritti umani,  diritti inviolabili,  diritti costituzionali e diritti fondamentali sono termini utilizzati in modo promiscuo ma equivalente e stanno ad indicare ciò che dovrebbe essere riconosciuto ad ogni individuo in quanto tale.

I principi fondamentali descritti negli articoli (1-12) della  parte  prima relativa ai diritti e doveri dei cittadini della costituzione, caratterizzano, strutturandolo in profondità, l’ordinamento costituzionale: questo verrebbe letteralmente meno - trasformandosi in un ordinamento diverso - nel caso in cui detti principi non fossero osservati e fatti oggetto di specifica tutela.

L’attenzione in Assemblea costituente era rivolta alla persona umana(27), al suo sviluppo ai suoi diritti, che necessariamente richiede il ripristino del quadro ordinamentale indispensabile a realizzarla. In primo luogo il ripristino dello stato di diritto e dei suoi principi: separazione dei poteri eguaglianza, legalità subordinazione di governo e amministrazione alla legge, diritto di agire in giudizio, magistratura indipendente, la ricostruzione delle strutture organizzative, a cominciare da un Parlamento liberamente eletto, la predisposizione di solide garanzie: una Costituzione di cui la maggioranza non possa disporre,un organo neutrale e indipendente la Corte  costituzionale a difesa della costituzione.

     Forse,  la  Costituzione italiana non è perfetta ed è segnata dal periodo storico in cui è stata approvata.

Ogni costituzione è un’ opera di circostanze più che di logica giuridica. Più spesso è frutto di transazioni, di compromessi, ma la transizione è lo stato finale dell’opera costituente.

In quel determinato momento storico,  la scelta   di istituire la  Corte nacque da diverse esigenze di garantismo, fu sancita a difesa dei diritti e delle libertà fondamentali, non a preclusione di progressi ulteriori del popolo italiano, in vista di una sempre maggiore dignità dell’uomo, del cittadino del lavoratore (28).

     Su alcune questioni non fu possibile realizzare un accordo ma molte altre, malgrado le diversità di opinioni sottolineiate anche in Assemblea, dal susseguirsi di voti e contro voti,  l’esito finale fu positivo.

 

Da ciò discende “che la Costituzione non è intangibile, ed immodificabile ma occorre porvi mano col medesimo studio e con lo stesso spirito che animo i padri fondatori della Repubblica(29), forse, per  molte norme della nostra Costituzione occorrerebbe  ricordare come venero formulate; quali dubbi e discussioni si svolsero alla Costituente e se  e come almeno alcuni punti hanno ancora motivo di essere esaminati; se e quali questioni venero dopo la Costituente, o soltanto ora sollevate e discusse; e se vi sono ragioni ed esigenze di essere per ora o per domani considerate.

 

Pertanto, se è vero che fu scartata l’ipotesi di assegnare direttamente ai giudici il ruolo di controllo diffuso delle leggi, è altresì innegabile che risultando quello incidentale l’unica via generale d’accesso e passando questa necessariamente attraverso la decisione del giudice comune finisce per  essere un sistema accentato ma ad iniziativa diffusa.

Ciò che conta a garanzia del cittadino è  il fatto che vi sia un organo neutrale a garanzia e rispetto delle norme costituzionali e che a tale controllo il cittadino possa accedervi in un momento successivo e non preventivo. Il cittadino non è privo di tutela, solo che questa tutela viene attivata  in un momento di concreta lesione del diritto che si ritiene violato, e tale diritto deve essere accertato in un processo.

Con ciò non si vuole affermare che non possono essere previsti dei miglioramenti che il sistema, non va rivisto, ed adattato alle esigenze e mutamenti sociali.

E pur vero che il sistema legale si muove meno rapidamente dei rapporti sociali:la legge come è stato dedotto è necessariamente in ritardo sui fatti, sicché  dai criteri ispiratori di essa possono non risultare soddisfate le nuove esigenze(30).

 

Così, ad attuare la Costituzione risulta obbligato non solo il Legislatore ma anche il giudice ed ogni operatore di diritto, nel insegnamento del grande Maestro(31) ”  Ciò che conta è rendere una testimonianza di verità nella vita è questa buona fede non la nego a nessuno di coloro che sono venuti dopo di me”.

 

CONCLUSIONI

Conoscere i propri diritti costituzionali è premessa per poterli esercitare: le libertà e i valori fondamentali della persona ed il loro esercizio non può essere limitato dai pubblici poteri  se non temporaneamente e con il rispetto delle precise garanzie fissate dalla Costituzione.

 

A difesa della loro garanzia è stata istituita la Corte Costituzionale.

Per assistere al passaggio dalla situazione del cittadino garante a quella del cittadino garantito attraverso la predisposizione di appositi organi e procedure, non è stato previsto solo il controllo da parte della Corte costituzionale, ma altrettanti diritti e garanzie che vanno necessariamente correlati in quanto uno completa l’altro.

  1. Valore condiviso, l’eguaglianza ha percorso un difficile cammino insidiata da interessi potenti: nella stessa Francia della rivoluzione, la borghesia, arrivata al potere, non volendo dividerlo con altri, escluse subito che tutti avessero il diritto di votare. Nell’esperienza italiana l’eguaglianza perse ogni valore durante il fascismo. Le violazioni furono continue. Alle discriminazioni contro i non iscritti al partito, contro le donne e i celibi, seguirono le discriminazioni drammatiche nei confronti dei cittadini di razza ebraica, sottoposti a limiti o esclusioni in tutti i settori: dai diritti politici alla scuola, dalle professioni all’attività industriale e commerciale, fino alla sfera privatissima della libertà di sposarsi. Oggi,  non è possibile e non è accettabile una legge  che, nonostante il divieto, introduca una disciplina  differenziata  a favore di un ceto ristretto di persone,  essa sarà sempre illegittima, salvo che la Costituzione stessa lo consenta.
  2. La Sovranità del popolo si esplica, mediante il voto nell’elezione del Parlamento e del referendum. Il sindacato di costituzionalità delle leggi come alternativa agli strumenti della democrazia rappresentativa  Questo suo ruolo, storicamente esercitato, di Giudice dei diritti fa della Corte costituzionale e del suo sindacato di legittimità delle leggi una possibile modalità di partecipazione dei cittadini, alternativa ai più consueti canali della democrazia rappresentativa. Davanti ad una legge costituzionalmente ingiusta che la maggioranza parlamentare non intende abrogare o novellare, il cittadino non è disarmato: con la propria iniziativa (collettiva o individuale) può creare le condizioni processuali necessarie perché quella legge venga sottoposta al sindacato di costituzionalità e, se viziata, rimossa dall’ordinamento con effetti generali nello spazio e retroattivi nel tempo
  3. Il giudice deve conoscere ed applicare la legge che deve essere sempre uguale per tutti.

 Non basta che il Giudice delle leggi definisca una certa interpretazione come costituzionalmente obbligata e la sola compatibile con le norme della Costituzione perché questa possa imporsi all'osservanza dei giudici, essendo questi tenuti autonomamente a verificare, con l'uso di tutti gli strumenti ermeneutica dei quali dispongono, se la norma possa realmente assumere quel significato e quella portata. Con buona pace infatti delle teorizzazioni degli anni sessanta e settanta che rivendicavano la legittimità di una giurisprudenza “alternativa” e politicizzata, i giudici cui rimanda l’art. 101, non possono sconfessare e disconoscere apertis verbis le disposizioni normative approvate dalla assemblea rappresentativa(32).

 

La nostra è una Costituzione garantistica e democratica che tutela il cittadino, ma il contenuto della democrazia – diceva Carlo Esposito, costituzionalista illustre  “non è che il popolo costituisca la fonte storica o ideale del potere, ma che abbia il p o t e re ”; non che “abbia la nuda sovranità (che praticamente non è niente), ma l’esercizio della sovranità (che praticamente è tutto)”.

I cittadini sono il popolo e ciascuno di essi esercita la propria sovranità mediante i diritti, fondamentali riconosciuti. Ecco perche si può affermare che la Carta del 1948 non ha certo una chiara ascendenza giuridica non è il prodotto riconoscibile di un determinata corrente del pensiero costituzionalistico.

La nostra Costituzione è programmatica, cioè  contenete un vero e proprio programma di trasformazione sociale della società,i cui capisaldi sono quelli del diritto al lavoro,  della effettiva a partecipazione dei lavoratori al governo,del diritto al salario. Questo programma è un  proposito di riforme:il governo deve seguire l’indirizzo politico che porta a queste riforme. Vi è dunque una doppia serie di vincoli: non può fare contro la Costituzione; deve fare secondo la Costituzione: deve legiferare e governare, rammenta il Testamento di Piero Calamandrei.

A garanzia di queste limitazioni ci sono due organi: la Corte costituzionale, che ha il potere di annullare le leggi contrarie; il Presidente della Repubblica che ha il potere di garantire la continuità costituzionale in tre modi: rifiutandosi di firmare i progetti di legge, rimandando le leggi contrarie, rifiutandosi di promulgarle”

Coloro che non accettano l’indipendenza di un organo a garanzia  della collettività, coloro che pensano ad una reintegrazione ideale del precetto giuridico violato, svincolato da forme di controllo, coloro che sono scettici, coloro che richiedono una riforma organica del intero testo costituzionale, a tutti è concesso di restare liberi nelle loro convenzioni giuridiche o politiche, ma tutti sappiamo che per quanto attiene alla ricostruzione del diritto positivo la verità è in mezzo, salvo” ad ogni uno la libertà di tracciare un diritto ideale”(33).

 

(1) Costituzione - La Carta Fondamentale, spiegata articolo per articolo, Edizioni giuridiche Simone,2006 pag..5

 

(2) Costituzione - La Carta Fondamentale, spiegata articolo per articolo, Edizioni giuridiche Simone,2006, pag. 6

(3) Si trattava di una Commissione che a sua volta si  suddivise in tre Sottocommissioni:

        I Sottocommissione-  Diritti e doveri dei cittadini, presieduta da  Umberto Tupini (DC);

        II Sottocommissione - Organizzazione costituzionale dello Stato, presieduta da  Umberto Terracini (PCI);

        III Sottocommissione - Rapporti economici e sociali, presieduta da  Gusatvo Ghidini (PSI).

Successivamente ,  il 27.11. 1946  la Commissione in seduta  plenaria, approva la costituzione di due Sezioni in seno alla Seconda Sottocommissione, così da permettere la suddivisione del lavoro.

 

(4) Graziano Galassi,  La costituzione e le vicende politico istituzionali italiane dal 1946 al 1994, .in www.liberliber.it.

(5) In onore di Noberto Bobbio, La concezione della democrazia di Noberto Bobbio, scritti di Antonio Chiocchi, in www.coperweb.it.

(6) Noberto Bobbio, I principi della democrazia. Una Raccomandazione, commentata da Gustavo ZagrebleskY, 1958.

(7) È anche il meno noto fra gli organi costituzionali, Gustavo Zagrebelsky , Principi e voti. La Corte Costituzionale e la politica, Einaudi, Torino, 2005 “a dispetto dei suoi vastissimi poteri(..) la Corte  costituzionale, tra tutte le istituzioni del nostro Paese è forse quella meno conosciuta e quindi più spesso travisata”.

(8) Articolo modificato dalla legge costituzionale n. 1 del 1989.

(9) articolo 1° del progetto Leone: Assemblea Costituente seduta del 14 gennaio 1947

(10)articolo 27 del progetto Calamandrei : Assemblea Costituente seduta del 14 gennaio 1947

(11) Discussine sul progetto

(12) Assemblea Costituente, Commissione per la Costituzione – Seconda Sottocommissione. Resoconto sommario della seduta di lunedì 13 gennaio 1947.On Bozzi senza esprimere per ora la sua personale opinione,indica i punti sui quali ritiene che dovrebbe svolgersi la discussione sulla Corte Costituzionale.

(13) Onorevoli Uberti e Bozzi

(14) Assemblea Costituente:discussione della Commissione per la Costituzione seduta 13 gennaio 1947.

(15) articolo 1° del progetto Leone: Assemblea Costituente seduta del 14 gennaio 1947

(16) Assemblea Costituente - discussione sulla Corte Costituzionale –seduta del 14 gennaio 1947; Calamandrei, sostenne  come nel suo progetto Egli ha aggiunto, a complemento,  anche un impugnazione  ideale ed astratta mentre nel progetto dell’Onorevole Leone vi è solo questa impugnazione ideale ed astratta; ma allora si dovrebbe aggiungere una disposizione che vietasse ai giudici di esaminare la costituzionalità delle leggi, ciò che non gioverebbe certo ad elevare il prestigio della Magistratura.

(17) Pietro Calamandrei – progetto presentato alla secondo  sottocommissione in WWW.camere.it

(18) Si stabili tuttavia, di rinviare alla prossima riunione i punti fondamentali, così i criteri che ne risulteranno saranno poi fissati  in pochi e brevi articoli, i quali dovranno stabilire in primo luogo che cosa è la Corte Costituzionale, quali sono le sue funzioni, la sua competenza.

(19) Nel sistema che Egli a proposto si fondano i due tipi di controllo. Il controllo in via incidentale appartiene a tutti i giudici, con efficacia limitata al caso singolo incidenter tantum e con facoltà di decidere o sospendere in ultimo grado. Il controllo in via principale spetta esclusivamente alla Corte Suprema Costituzionale avanti alla quale un cittadino o il Pubblico Ministero può portare la questione di incostituzionalità di una legge.

(20) On. LACONI

(21) Roberto Romboli, i rapporti tra giudici comuni e Corte costituzionale nel controllo sulle leggi in via incidentale in Italia. In www.juridicos.human.it

(22) Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947

(23)www.cortecostituzionale.itChe cosa è la Corte costituzionale - Nascita, struttura, funzioni e modalità di lavoro della Corte costituzionale.

(24) www.cortecostituzionale.itChe cosa è la Corte costituzionale - Nascita, struttura, funzioni e modalità di lavoro della Corte costituzionale.

(25) su tutte, quella di Costantino Mortati, atti Assemblea Costituente. www.camere.it

(26) I diritti fondamentali nella giurisprudenza della Corte Costituzionale, Relazione predisposta in occasione dell’incontro della delegazione della corte costituzionale con il tribunale costituzionale della repubblica di Polonia, Varsavia, 30-31 marzo2006

(27)Lorenza Carlassare - DIRITTI E GARANZIE NEL RIAFFIORARE DEI MODELLI AUTORITARI.

(28) Atti Assemblea Costituente,  seduta 22 dicembre 1947 presidente  Terracini.

 

(29)  Meuccio Ruini , postille: se e come si può e si deve ripensare e rivedere la nostra costituzione, appunti bozze corrispondenza, archivio Meuccio Ruini, in www.cronologialeonardo.it.

 

(30) Costantino Mortati, la costituzione in senso materiale ristampa del 1998,Milano p.63-64.

(31) G. Bettiol, ultima lezione ,6 maggio 1982, in Pietro Nuvolose, Ultimi Scritti, Padova, Cedam, 1987,p.126.

(32) Ugo Pagalo, Testi e contesti dell’ordinamento giuridico, Cedam, Padova, 1998, pag.73.

(33) Giuliano Vassalli, Scritti Giuridici, Giuffrè, Milano,  1997


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