Firma elettronica: profili generali della normativa comunitaria
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Articolo del 11/07/2005 Autore Dott.ssa Federica Ascione Altri articoli dell'autore


L’Unione europea si è posta il problema dell’introduzione della firma elettronica all’interno dei singoli stati europei partendo dal principio di voler instaurare uno spazio europeo senza frontiere interne per i sevizi della società dell’informazione, anche attraverso strumenti quali le firme elettroniche che garantiscono la sicurezza , la segretezza e la autenticità dei dati che viaggiano su reti telematiche.
Il legislatore comunitario, nella consapevolezza di non riuscire a disciplinare l’intera realtà economica presente su Internet, limita l’ambito di applicazione delle norme che si riferiscono alla materia, in questione, a determinati aspetti giuridici.
L’obiettivo che si è posto il legislatore italiano è il raccordo tra le diverse legislazioni nazionali, partendo dal principio di voler favorire la libera circolazione dei servizi on –line; infatti, lo sviluppo del commercio elettronico porterà alla necessità di migliorare la sicurezza delle reti pubbliche per prevenire fenomeni di criminalità così facili da diffondersi per via elettronica.
La normativa comunitaria nasce dall’esigenza di prevenire ed eliminare sul nascere gli ostacoli determinati dalle normative nazionali divergenti e di mettere loro a disposizione un quadro normativo comunitario, definendo alcune minime regole in materia di sicurezza e responsabilità , miranti a garantire il riconoscimento delle firme elettroniche in tutta l’Unione Europea, sulla base dei principi del mercato unico:
- libera circolazione dei servizi,
- il controllo da parte del Paese di origine ed il mutuo riconoscimento.

Partendo dal presupposto che il commercio elettronico può essere la chiave dello sviluppo della economia mondiale , si deve puntare a rendere le transazioni on-line il più sicure possibile .
La normativa comunitaria 1999/93/CE pone le condizioni per i servizi di autenticazione relativi alla autenticità dell’origine ed integrità dei dati, e garantisce al contempo il riconoscimento giuridico alle firme elettroniche.
Le firme elettroniche consentono a chi riceve i dati per via telematica di determinare l’identità del mittente e di verificare l’integrità del contenuto.
Il messaggio viaggia su rete telematica, accompagnato da un certificato , rilasciato da una terza parte fidata, ente certificatore, che consente al destinatario del messaggio di controllare l’identità del mittente.
Il progresso giuridico mira ad ottenere che le firme elettroniche vengano riconosciute giuridicamente nel quadro di prescrizioni di forma e come prove in giudizio, ed in particolare anche per il riconoscimento transfrontaliero di firme e certificati.
I requisiti essenziali per i certificati relativi alla firma elettronica e per i relativi servizi di certificazione hanno l’obiettivo di garantire i livelli minimi di sicurezza , al fine di consentire la libera circolazione in tutto il mercato unico; tutto questo deriva dalla necessità di garantire le libera circolazione dei certificati e dei servizi di certificazione all’interno del mercato unico, consentendo di conquistare la fiducia dei consumatori e di stimolare gli operatori del mercato a sviluppare sistemi di firma sempre più sicuri, senza la necessità di una normativa che disciplini in maniera restrittiva ed inflessibile i sistemi informatici da adottare.
La normativa comunitaria prevede il riconoscimento della firma elettronica indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, non ponendo alcun tipo di paletto al sistema tecnologico da adottare per la generazione delle firme elettroniche.
Le linee guida della normativa comunitaria prevedono che potranno essere offerti sistemi di generazione di firme elettroniche senza una necessaria autorizzazione preventiva; la sicurezza dei sistemi adottati nasce dalla consapevolezza che essendo tecnologia e mercato in continua evoluzione , saranno le stesse forze di marcato ad incoraggiare lo sviluppo di elevati sistemi di sicurezza al fine di rispondere alle esigenze dei consumatori di maggior sicurezza.
Agli stati membri è però lasciata la possibilità di istituire sistemi di accreditamento facoltativi per i fornitori dei servizi di certificazione con il fine di indicare misure di sicurezza speciali.
Tale accreditamento non dovrà ridurre la sicurezza tra servizi di certificazione.
La direttiva comunitaria prevede che per svolgere l’attività di certificatore non sia necessaria alcuna autorizzazione preventiva , e che non debbano sussistere in capo all’ente che vuole svolgere tale attività requisiti particolari .
La normativa comunitaria, inoltre, non si preoccupa di disciplinare il problema soltanto da un punto di vista europeo, ma con la consapevolezza di agevolare il commercio elettronico su scala mondiale, prevede meccanismi di cooperazione con i paesi terzi in materia di reciproco riconoscimento dei certificati, sulla base di accordi bilaterali o multilaterali.
I certificati extra- comunitari sono considerati equivalenti a quelli emessi dall’Unione europea, soltanto nel caso in cui il certificatore possieda quei requisiti imposti dalla Direttiva Comunitaria e se esistono accordi bilaterali o multilaterali in proposito tra Unione Europea e Paesi Terzi o organizzazioni internazionali; l’adozione di regole comuni sulla responsabilità darebbero maggiore fiducia agli utenti e in tal modo si consentirebbe una più ampia accettazione delle firme elettroniche.

Dott.ssa Federica Ascione

Dott.ssa Federica Ascione
Praticante avvocato
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