L’avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari, di cui all’art. 415 bis c.p.p.
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Articolo del 10/02/2011 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


L’articolo 17 della legge 16 dicembre 1999 n. 479 ha introdotto, all’interno del codice di procedura penale,  l’art. 415 bis che disciplina l’istituto giuridico dell’avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari. Secondo il modesto parere  dello scrivente  la predetta norma ha inserito un ulteriore segmento di controllo dell’esercizio dell’azione penale all’interno del  procedimento.

Ritengo che l’avviso all’indagato di conclusione delle indagini preliminari rappresenta  una  novità  assoluta  per  il  diritto processuale  penale. Infatti, proprio a tal proposito, osservo che nell’originaria impostazione del codice era possibile che l’indagine preliminare  potesse chiudersi  con l’esercizio dell’azione  penale senza che l’indagato fosse mai stato informato dell’esistenza del procedimento a suo carico e senza che gli fosse stata concessa l’opportunità di offrire il proprio contributivo argomentativo e conoscitivo alla ricostruzione dei fatti a lui imputati.

Con la disposizione in oggetto  il legislatore ha voluto  garantire all’indagato  la  possibilità di esercitare concretamente  il proprio diritto di difesa in un momento antecedente rispetto all’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero.

In sintesi, l’art. 415 bis c.p.p. assolve ad una funzione informativa, di tutela del diritto di difesa e risponde alla necessità di garantire la maggior completezza possibile delle indagini.  Infatti, l’indagato in virtù di tale norma è posto nella condizione di approntare una difesa tecnica e personale, prima che il pubblico ministero eserciti l’azione penale.

L’avviso di cui all’art. 415-bis c.p.p. si applica esclusivamente nelle ipotesi in cui il pubblico ministero esercita l’azione penale mediante la richiesta di rinvio a giudizio oppure attraverso citazione diretta a giudizio innanzi al tribunale in composizione monocratica. Invece, si esclude che il giudizio direttissimo   (artt. 449 e 558 c.p.p.)  ed il giudizio immediato (art. 453 c.p.p.) debbano essere preceduti dall’avviso di conclusione delle indagini. Ovviamente, l’applicabilità dell’istituto viene esclusa anche nell’ipotesi del procedimento per decreto (art. 459 c.p.p.) in ragione della celerità e della speditezza che distingue tale procedimento, così come sul rilievo che, in sede di opposizione, la difesa del condannato può essere comunque esercitata pienamente. Proprio su quest’ultimo punto gli ermellini hanno stabilito quanto segue: “L’avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari, previsto dall’art. 415 bis c.p.p., non è dovuto nel caso di procedimento per decreto e ciò manifestamente non si pone in contrasto con gli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione”. (Cassazione  penale, sezione I, sentenza 17 settembre 2001, n. 33751)

Anche nel procedimento davanti al giudice di pace, analogamente a quanto si verifica nei procedimenti speciali previsti dal codice di rito, non trova applicazione il disposto di cui all’art. 415-bis c.p.p., dovendosi osservare, per la citazione a giudizio dell’imputato, la disciplina dettata dagli art. 20 o 20 bis oppure 20 ter del  decreto legislativo 28 agosto 2000 n. 274, in cui l’adempimento anzidetto non è previsto. Inoltre, il predetto disposto  non trova applicazione nei procedimenti penali contro i minorenni.

L’avviso della conclusione delle indagini preliminari di cui all’art. 415-bis non è suscettibile di delega alla polizia giudiziaria, in quanto rientrante nell’ambito delle attività riservate al diretto espletamento da parte del pubblico ministero procedente, unico legittimato a sottoscriverlo.

Inoltre, osservo che l’avviso di conclusione delle indagini preliminari risponde ad una finalità eminentemente informativa, sicché non può essere ritenuto equipollente agli atti interruttivi della prescrizione individuati tassativamente dalle disposizioni dell’art. 160 c.p., che sono insuscettibili di applicazione analogica. Proprio su quest’ultimo punto la Suprema Corte ha affermato quanto segue: “Fra gli atti interruttivi della prescrizione non può annoverarsi, attesa l’impossibilità di ampliare, mediante un’interpretazione analogica in malam parte, l’elencazione contenuta nell’art. 160 c.p., l’avviso di conclusione delle indagini preliminari previsto dall’art. 415 bis c.p.p.”. (Cassazione penale, sezione IV, sentenza 14 giugno 2006, n. 20262  e   Cassazione  penale,  sezioni  unite,  sentenza  5  giugno  2007, n. 21833)

L’avviso(1)  deve essere notificato nelle forme ordinarie, nell’ipotesi in cui il pubblico ministero intenda esercitare l’azione penale  e cioè con la richiesta di rinvio a giudizio  o con il decreto di citazione diretta a giudizio(2). L’avviso di conclusione delle indagini preliminari, previsto dall’art. 415 bis c.p.p., va notificato, oltre che alla persona sottoposta alle suddette indagini, anche al difensore e pertanto, alla luce del fondamentale principio di cui all’art. 24, comma secondo, della Costituzione, il pubblico ministero, ove fino a quel momento non vi sia stata nomina di alcun difensore, deve nominare un difensore d’ufficio al quale possa quindi essere effettuata la notifica dell’avviso in questione.

In particolare, l’omessa  notifica  dell’avviso  determina la nullità di quella richiesta o di quel decreto, secondo quanto previsto espressamente dagli articolo 416 comma 1 ed 552, comma 2, c.p.p.

La nullità(3) (4)(5)   conseguente all’inosservanza delle prescrizioni concernenti l’avviso di conclusione delle indagini preliminari come fissate all’art. 415 bis c.p.p. va catalogata tra quelle cd. a regime intermedio e deve dunque essere eccepita o rilevata d’ufficio prima della deliberazione della sentenza di primo grado.

 

Per completezza espositiva, merita di essere  qui riportato il principio di diritto enucleato da una sentenza della Cassazione  penale, Sezioni Unite,  26 marzo 2009 (depositata il 22 giugno 2009), n. 25957. In particolare, la Suprema Corte, nella predetta sentenza, ha affermato quanto segue:  “Non è abnorme il provvedimento con cui   giudice del dibattimento – rilevata l’invalidità della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini di cui all’art. 415- bis c.p.p., in realtà ritualmente eseguita – dichiari  erroneamente la nullità del decreto di citazione a giudizio, disponendo la trasmissione degli atti al pubblico ministero, trattandosi di provvedimento che, lungi dall’essere avulso dal sistema, costituisce espressione dei poteri riconosciuti al giudice dall’ordinamento e che non determina la stasi del procedimento, potendo il pubblico ministero disporre la rinnovazione della notificazione del predetto avviso”.

Il termine di venti giorni previsto dall’art. 415-bis c.p.p. per la presentazione delle memorie e delle richieste difensive dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, non è perentorio ma solo ordinatorio(6), atteso che i menzionati diritti difensivi possono essere esercitati sino a quando il pubblico ministero non richiede il rinvio a giudizio ai sensi dell’art. 416 c.p.p.

Inoltre, è inammissibile, in conformità del principio di tassatività delle impugnazioni, il ricorso per cassazione avverso l’avviso  di conclusione delle indagini preliminari, in quanto nessun mezzo di impugnazione è previsto avverso tale provvedimento, dal quale non deriva alcun effetto sulla posizione soggettiva dell’indagato.

Ritengo che l’istituto giuridico, di cui all’art. 415-bis c.p.p., rappresenta e costituisce una garanzia ulteriore per i diritti della persona all’interno del procedimento penale.

Osservo, inoltre, che l’avviso deve essere necessariamente tradotto nella lingua dell’indagato, in ossequio al disposto dell’art. 143 c.p.p. e dell’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

In ultima analisi, la finalità dell’art. 415 bis c.p.p. è proprio quella di garantire un’adeguata possibilità di difesa dell’indagato e l’esercizio del suo diritto alla prova, ciò prima che il pubblico ministero si determini ad esercitare l’azione penale con la richiesta di rinvio a giudizio ed eventualmente per convincerlo a chiedere l’archiviazione.

In conclusione, con l’entrata in vigore dell’art. 415 bis c.p.p. viene per sempre alterata l’iniziale impostazione del codice di procedura penale del 1989 che  permetteva al pubblico ministero di esercitare l’azione penale senza che l’indagato fosse  messo in condizione di offrire il proprio contributo argomentativo e conoscitivo alla ricostruzione dei fatti oggetto dell’investigazione. Infatti, l’indagato  poteva venire a sapere di essere stato oggetto di un procedimento penale solo al momento della citazione a giudizio o della notifica dell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare.

 

 

Schema illustrativo dell’avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari

 

PROCURA  DELLA  REPUBBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI …………

 

AVVISO ALL’INDAGATO DELLA CONCLUSIONE

DELLE INDAGINI  PRELIMINARI  E  CONTESTUALE

INFORMAZIONE SUL DIRITTO DI DIFESA

(artt. 415-bis e 369-bis c.p.p.)

 

Il  Pubblico  Ministero, dott……;

  1. Letti gli atti del procedimento penale in epigrafe iscritto nei confronti di:

……………………………….

  1. Difeso di ufficio dal difensore di seguito indicato come da avviso ex art. 369-bis c.p.p.;

 

indagato  per  il seguente reato:

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….

  1. Concluse le indagini preliminari a norma degli artt. 405 e segg.  c.p.p. e ritenuto di non dover formulare allo stato richiesta di archiviazione a mente degli artt. 408 e 411 c.p.p.;
  2. Visto  l’art. 415-bis c.p.p., come introdotto dalla Legge 16 dicembre 1999 n. 479;

AVVISA

la sopraindicata persona sottoposta alle indagini nonché il difensore che:

  1. la documentazione relativa alle indagini sin qui espletate è depositata presso la segreteria del Pubblico Ministero, con facoltà di prenderne visione ed estrarne copia;
  2. l’indagato ha facoltà, entro il termine perentorio di giorni 20 dalla notifica del presente avviso, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore ex art. 38 att. c.p.p., chiedere al Pubblico Ministero il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni  (art. 374 c.p.p.) ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.

 

  1. Visto l’art. 369-bis c.p.p., come introdotto dalla Legge 6 marzo 2001 n. 60;
  2. Considerato che la stessa alla data odierna risulta priva di un difensore di fiducia e che occorre procedere alla nomina di un difensore di ufficio in relazione al compimento di attività investigativa che prevede la presenza o comunque la partecipazione del difensore;

COMUNICA

All’indagato che gli viene nominato difensore di ufficio l’Avv………………………….del Foro di…………………..con studio in…………………..(telefono……………….)

 

INVITA

il  suddetto, qualora non vi abbia già provveduto a dichiarare o eleggere domicilio per le notificazioni relative al presente procedimento, con dichiarazione resa nella Segreteria di questo ufficio o del Tribunale del luogo ove l’interessato si trovi, o con telegramma o lettera raccomandata con sottoscrizione autenticata da Notaio, da persona autorizzata o dal difensore. Con l’avvertimento che, in caso di mancata comunicazione di ogni mutamento del domicilio eletto o dichiarato, di mancanza, di insufficienza o di inidoneità della dichiarazione o della elezione, tutte le notificazioni saranno eseguite nel luogo in cui il decreto viene notificato (art. 161, comma 2, c.p.p.) e, per le altre parti private, mediante deposito nella Segreteria (art. 154, comma 4, c.p.p.);

INFORMA

  1. che la difesa tecnica nel procedimento penale è obbligatoria;
  2. che gli sono assicurati i diritti e le facoltà previsti dall’ordinamento vigente;
  3. che ha la facoltà di nominare un difensore di fiducia con l’avvertimento che, in mancanza, sarà assistito da quello nominato di ufficio;
  4. che ha l’obbligo di retribuire il difensore di ufficio ove non sussistano le condizioni per accedere al beneficio del patrocinio a spese dello Stato con l’avvertimento che, in caso di insolvenza, si procederà ad esecuzione forzata;
  5. che potrà avvalersi del beneficio del patrocinio gratuito a spese dello Stato se è titolare del reddito previsto dall’art. 3 della legge 30 luglio 1990 n. 217 e successive modificazioni;
  6. Manda alla Segreteria affinchè si proceda alla notifica del presente avviso all’indagato nonché al difensore come sopra indicati.

(Luogo e data)

 

Il Pubblico Ministero

                                                                                      __________________

 

DEPOSITATO  IN  CANCELLERIA

Timbro

 

 

 

Schema illustrativo di una memoria difensiva ex art. 415 bis c.p.p.

 

MEMORIA DIFENSIVA E  RICHIESTE DELL’INDAGATO

IN CONSEGUENZA DELL’AVVISO DA PARTE DEL PUBBLICO MINISTERO

DI CONCLUSIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI

(art. 415 bis c.p.p.)

ILL.MO SIGNOR PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI . . .

R.G. n. . . .

Il sottoscritto Avvocato, difensore di . . . …….., nato a………..il………….e residente in………………(Codice fiscale : ………………) indagato nel procedimento a margine, a seguito del ricevimento dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, ai sensi e per gli effetti  dell’art. 415 bis c.p.p., notificato in data . . . espone quanto segue.

(p.e.: Le indagini sino ad ora condotte hanno dimostrato la totale estraneità  di . . . dal reato per cui si procede. Infatti . . .

A ulteriore conferma della totale ’infondatezza dell’addebito nei riguardi  di . . . il sottoscritto difensore fornisce tutta la seguente documentazione . . .

Il sottoscritto difensore fa, oltre a ciò, presente che il Sig. . . . è disponibile a presentarsi dinanzi alla S.V. per fornire ogni utile spiegazione e, pertanto, chiede di essere sottoposto ad interrogatorio/di presentarsi  per rendere  ogni opportuna dichiarazione).

(1)   Invece, nessun avviso deve essere dato alla persona offesa.

(2) L’emissione, da parte del pubblico ministero, del decreto d’irreperibilità ai fini della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari previsto dall’art. 415 bis c.p.p. non può dirsi avvenuta  “nel corso delle indagini preliminari” e pertanto detto decreto conserva validità anche ai fini della notifica del decreto di citazione emesso dallo stesso pubblico ministero. Cassazione  penale,  sezione  II,  sentenza  9  febbraio  2010, n. 8029

(3) La nullità conseguente all’omessa notifica all’imputato dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari prima della richiesta di rinvio a giudizio rientra tra quelle di ordine generale, quantunque non sia insanabile, sicché può essere eccepita fino alla deliberazione della sentenza di primo grado. Cassazione   penale,  sezione  I,  sentenza  18  luglio  2003, n. 30270

(4) La nullità  conseguente all’omessa notifica all’imputato dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, prima della richiesta di rinvio a giudizio, rientra tra le nullità a regime intermedio, posta a garanzia dei diritti di difesa, e non tra le nullità assolute, non potendo il disposto di cui all’art. 415 bis c.p.p. ritenersi funzionale all’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero. Cassazione  penale, sezione  I,  sentenza  30  settembre  2004, n. 38662

(5) La nullità del decreto di citazione a giudizio per l’omesso avviso di conclusione delle indagini preliminari previsto dall’art. 415 bis c.p.p. è di natura relativa e, pertanto, deve essere eccepita a pena di decadenza entro il termine di cui all’art. 491 c.p.p. subito dopo compiuto per la prima volta l’accertamento della costituzione delle parti. Cassazione  penale,  sezione  III,  sentenza  20  giugno  2008, n. 25223

(6) Il deposito degli atti delle indagini preliminari ex art. 415-bis c.p.p. e la facoltà per il difensore di prenderne visione ed estrarne copia costituiscono il presupposto per esercitare efficacemente le attività difensive previste nel comma 3 della medesima disposizione, in particolare la facoltà di chiedere nuove indagini. Peraltro, poiché il termine di venti giorni previsto per tali attività difensive non è stabilito a pena di decadenza, qualora esse non siano state espletate per mancanza di una condizione essenziale, quale la facoltà di estrarre copia degli atti depositati, l’indagato ed il suo difensore hanno diritto ad esercitare le citate facoltà sino a che il pubblico ministero non eserciti l’azione penale con la richiesta di rinvio a giudizio. Cassazione  penale,  sezione  III,  sentenza 17  febbraio 2005 – 14 aprile 2005, n. 13713


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

www.avvocatoamaolo.com
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