Definizione delle liti attraverso la conciliazione
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Articolo del 30/10/2010 Autore Mazzaraco Mariagrazia Altri articoli dell'autore


Ancora poco conosciuto, dal 2011 il tentativo di conciliazione diventerà obbligatorio per dirimere, con un accordo tra le parti, gran parte delle controversie oggetto della Giustizia Ordinaria.

Il procedimento stragiudiziale di cui trattasi, a cui i cittadini ricorrono per il tramite delle Camere di Commercio, delle Istituzioni ed Associazioni di Consumatori – in tal caso si parla di conciliazione paritetica – di volta in volta aditi, è stato introdotto a seguito della riforma del Processo Civile con lo specifico scopo di rispondere alle lungaggini e cavillosità burocratiche con la celerità e la gratuità del servizio: è difficile che si superino gli importi di €. 1000.

Si calcolano mediamente 60 giorni per definire le liti, che si riducono a 45 giorni in materia di telecomunicazioni e addirittura a 30 giorni nei trasporti contro i 3-4- anni (se non di più) della Giustizia Civile.

Se nel settore bancario (38% dei casi a far data dal 2009) ci si sta sempre più orientando verso la “conciliazione” – il valore della controversia è di circa €. 5000 ed il procedimento conta circa 80 giorni per la definizione, nelle telecomunicazioni, invece, il tentativo di conciliazione è obbligatorio.

Ciò significa che l’utente che ha visto l’attivazione di servizi non richiesti, l’applicazione di tariffe poco vantaggiose, scarsa trasparenza da parte delle compagnie di comunicazione, per vedersi risarcito del diritto leso non può adire direttamente, in primo grado quindi, il Giudice di Pace competente a patrocinare le cause, se non prima di aver esperito il tentativo di conciliazione.

Le istanze, inoltrate dal titolare del diritto leso vengono, attraverso gli organi sopra descritti, presentate al CORECOM (comitato regionale per le comunicazioni) competente per regione che, unitamente all’Autorità Garante per le comunicazioni sono gli unici organi deputati e legittimati ad emanare provvedimenti d’urgenza e di sospensione di una certa attività posta in essere dalla compagnie di telecomunicazioni che se proseguita comprometterà certamente gli interessi dell’utente. Di tale facoltà possono avvalersi anche senza che sia stato preventivamente esperito il tentativo di conciliazione.

Qualora l’accordo stragiudiziale conseguito nel primo grado del giudizio di conciliazione non dovesse essere soddisfacente è possibile ricorrere in appello – 2° grado della conciliazione, adendo l’Autorità per le comunicazioni. Da quest’anno la procedura si snellisce in quanto è possibile ricorre in appello anche presso gli stessi CORECOM senza rivolgersi quindi, all’Autorità garante.


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