Delitti dei privati contro la pubblica amministrazione : l’interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessita'
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Articolo del 11/10/2010 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Il reato dell’interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, previsto e punito dall’art. 340 c.p., è stato inserito dal legislatore del 1930 nel libro II, Titolo II (Delitti contro la pubblica amministrazione), Capo II (Dei delitti dei privati contro la pubblica amministrazione) del codice penale.

Pertanto, ai sensi e per gli effetti del primo comma dell’art. 340 c.p. : “Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge, cagiona una interruzione o turba(1)  la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, è punito con la reclusione fino a un anno”.

Il secondo comma del predetto articolo stabilisce che: “I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni”. Il predetto secondo comma costituisce un titolo autonomo di reato e non una circostanza aggravante.

In via preliminare, osservo che il delitto in esame è un reato comune che può essere commesso da chiunque, anche da pubblici ufficiali o da un dipendente pubblico o della stessa ditta che esercita il servizio.

Il bene giuridico tutelato dalla fattispecie penale incriminatrice in oggetto viene rappresentato dal buon andamento della pubblica amministrazione che viene messo in pericolo da comportamenti illeciti atti(2) ad impedire il regolare espletamento dell’attività amministrativa(3).

Il reato in esame si consuma nel momento in cui l’ufficio o il servizio vengono interrotti o turbati ed il tentativo è configurabile.

L’elemento materiale è fatto in una condotta che si sostanzia nel:

Interrompere la regolarità di un ufficio o servizio di pubblica utilità. Più in dettaglio, l’interruzione consiste nel provocare, con qualsiasi mezzo, la cessazione definitiva o temporanea, per lungo o per breve periodo, dell’ufficio o del servizio.

Turbare la regolarità di un ufficio o servizio di pubblica utilità. Per turbamento si intende quella alterazione del regolare funzionamento del servizio che, pur senza comportare la cessazione dell’attività, pregiudica in maniera apprezzabile il conseguimento dei fini che la pubblica amministrazione si propone.

Il concetto di turbamento si riferisce alla regolarità dell’ufficio o del servizio, per la cui realizzazione è sufficiente anche la provocata discontinuità di un solo settore dell’attività coinvolta nell’azione delittuosa. Secondo il modesto parere dello scrivente, anche il mero ritardo nello svolgimento del servizio, purché apprezzabile sul piano temporale e pregiudizievole per il regolare andamento dello stesso, integra gli estremi della condotta punibile ex art. 340 c.p.

Inoltre, osservo che in tema di interruzione del pubblico servizio la regolarità del servizio stesso è turbata anche nel caso di cessazione o discontinuità parziale dell’attività ad esso inerente. Più in dettaglio, la fattispecie incriminatrice, di cui all’art. 340 c.p. è configurabile anche se l’interruzione o il turbamento della regolarità dell’ufficio o del servizio pubblico o di pubblica necessità siano temporalmente limitati e coinvolgano solamente un settore e non la totalità dell’attività. Infatti, sul punto la Cassazione ha specificato quanto segue: “Integra il reato di interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità anche la condotta che causi una temporanea alterazione, purché  oggettivamente apprezzabile, della regolarità dell’ufficio o del servizio. Cassazione  penale,  Sezione  V,  sentenza  7  luglio  2009, n. 27919

Il reato in oggetto è di evento, istantaneo con effetti eventualmente permanenti, di danno, sussidiario, a forma libera  per cui l’ufficio o il servizio può essere interrotto o turbato nella regolarità in qualunque modo, sia con un’azione che con una omissione.

Pertanto, anche una condotta omissiva può dar luogo al reato, se ed in quanto esista un obbligo giuridico di impedire l’interruzione o il turbamento della regolarità della funzione o del servizio,  ciò che può ravvisarsi  soltanto a carico dei soggetti interni all’amministrazione o all’impresa che lo gestisce.

Ai fini dell’integrazione del reato non è necessario il dolo intenzionale essendo sufficiente che l’agente operi con la consapevolezza che il proprio comportamento, anche in via di mera possibilità, determini l’interruzione o il turbamento di un pubblico servizio o di un servizio di pubblica necessità.

Infatti, l’elemento psicologico è il dolo(4) generico, inteso come la coscienza e la volontà di interrompere e di turbare l’attività che viene espletata dagli organi competenti. Sul punto, di recente, la Suprema Corte ha affermato che: “Ai fini della configurabilità dell’elemento psicologico del delitto di cui all’art. 340 c.p., è sufficiente che il soggetto attivo sia consapevole che il proprio comportamento possa determinare l’interruzione o il turbamento del pubblico ufficio o servizio, accettando ed assumendosi il relativo rischio”. Cassazione  penale,  sezione  VI, sentenza  5  marzo  2010, n. 8996

Per completezza espositiva restano ancora da analizzare gli aspetti procedurali del reato in oggetto. Si tratta di un reato di competenza del Tribunale monocratico (art. 33 ter c.p.p.) dove il fermo di indiziato di delitto non viene consentito. Invece, la misura pre-cautelare dell’arresto, facoltativo in flagranza di reato, viene consentita soltanto nell’ipotesi di cui al secondo comma dell’art. 340 c.p.  Inoltre, l’azione penale, nella sola ipotesi di cui al comma 1° dell’art. 340 c.p., si esercita con il decreto di citazione diretta a giudizio.

È un reato procedibile d’ufficio dove le misure cautelari personali non sono consentite nell’ipotesi di cui al primo comma dell’art. 340 c.p. mentre, invece, possono essere consentite nell’ipotesi di cui al secondo comma del predetto articolo.

In riferimento ai rapporti con altri reati la Suprema Corte ha stabilito che: “Tra la norma che sanziona l’interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.) e quella che punisce l’inadempimento di contratti per pubbliche forniture (art. 335 c.p.) esiste un rapporto di sussidiarietà, posto che la seconda, pur mirando in via principale alla tutela patrimoniale della P.A., comprende nel proprio oggetto l’interesse concorrente alla continuità del servizio pregiudicato dall’inadempimento, ed esaurisce  dunque l’intero disvalore del fatto. Ne consegue che non sussiste concorso di reati, e si applica la sola previsione dell’art. 335 c.p., nei casi in cui l’interruzione di un pubblico servizio dipenda da un inadempimento contrattuale dell’agente”. Cassazione  penale,  sezione  VI,  sentenza 6 dicembre  2004, n. 47194

 

ESEMPI DI CAPI DI IMPUTAZIONE CORRISPONDENTI AL REATO IN OGGETTO

Del delitto previsto e punito dall’art. 340 c.p.  poiché Tizio, in qualità di medico della ASL, si rendeva irreperibile durante il proprio turno di lavoro, tanto da costringere la struttura sanitaria a sostituirlo, dopo circa due ore di tempo, con un altro medico addetto ad altro servizio.

(Luogo e data)

 

Oppure

Del delitto previsto e punito dall’art. 340 c.p. poiché Caio, ponendosi alle spalle del giornalista, turbava la regolarità del servizio giornalistico RAI  ed, inoltre, spintonava le persone intervistate, tanto da dover costringere l’operatore della telecamera a restringere il campo visivo alla sola persona della giornalista, così da vanificare di conseguenza il significato della ripresa in diretta.

(Luogo e data)

(1) Integra il reato previsto dall’art. 340 c.p. la condotta di colui che turbi la regolarità di un servizio giornalistico trasmessa in diretta dalla RAI, ponendosi alle spalle della giornalista e spintonando le persone intervistate, così da costringere l’operatore della telecamera a restringere il campo visivo alla sola persona della giornalista, vanificando di conseguenza il significato della ripresa in diretta. Cassazione  penale,  Sezione  VI,  sentenza 2 luglio 2008, n. 26569

(2)  Non risponde del reato di cui all’art. 340 c.p. colui che si sia limitato a fotografare le operazioni di perquisizione all’interno della propria abitazione, senza arrecare intralcio al loro svolgimento. Cassazione  penale,  Sezione  VI,  sentenza 19 luglio 2006, n. 25064

(3) Costituisce reato di interruzione di un ufficio o servizio il fatto di incatenarsi alla porta di una cella, perché in tal modo si impedisce agli agenti di custodia di entrare ed uscire dalla cella stessa, così come è loro compito. Cassazione  penale, Sezione VI, sentenza 1 ottobre 1981, n. 150

(4) In tema di delitti dei privati contro la P.A., non è configurabile, per difetto del dolo normativamente richiesto, né il delitto d’interruzione di pubblico servizio né quello di minaccia a pubblico ufficiale nella condotta di chi effettui reiteratamente richieste insistenti d’intervento alla forza pubblica, minacciando di sporgere denuncia per omissione d’atti d’ufficio in caso di mancato espletamento dei compiti istituzionali. Cassazione penale, sezione  VI,  sentenza 10 luglio 2008, n. 28738


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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