Donazione e cessione del diritto di usufrutto
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Articolo del 06/09/2010 Autore Avv. David Di Meo Altri articoli dell'autore


L’usufrutto è il diritto riconosciuto all’usufruttuario di godere ed usare della cosa altrui, traendo da essa tutte le utilità che può dare, con l’obbligo di non mutarne la destinazione economica.

L’usufrutto è un diritto reale di godimento su cosa altrui a contenuto generale, subordinato soltanto ai limiti della temporaneità e dell’obbligo di rispettare la destinazione economica del bene.

Tale diritto non può eccedere in nessun caso la vita dell’usufruttuario, se si tratta di persona fisica; i trenta anni se si tratta di persona giuridica.

Esso è intrasmissibile agli eredi ed in caso di cessione il diritto si estingue nel cessionario alla morte del cedente (primo usufruttuario).

La temporaneità del diritto, pertanto, esclude che esso possa formare oggetto di disposizione testamentaria o ricadere nell’ambito di una successione mortis causa; tuttavia, una volta che l’usufrutto sia stato ceduto per atto inter vivos, esso, fino alla morte dell’originario e primo usufruttuario, si rende suscettibile di successione mortis causa ove l’originario cessionario deceda prima del cedente, e, se il cessionario in questione non ne abbia disposto per atto di ultima volontà, esso si trasmette per legge agli eredi dello stesso (ed è suscettibile di successive trasmissioni mortis causa), non essendosi estinto e continuando a far parte del patrimonio relitto fino alla sua estinzione per morte del primo usufruttuario (Cass., sez. II, 27 marzo 2002, n. 4376, Giur. It., 2003, 1380).

Tra le modalità di estinzione dell’usufrutto si individuano: (i) la morte dell’usufruttuario; (ii) la prescrizione; (iii) il totale perimento del bene; (iv) l’abuso del diritto da parte dell’usufruttuario; (v) la rinuncia dell’usufrutto; (vi) la scadenza del termine (se indicato); (vii) la consolidazione, ovvero la riunione nella stessa persona della titolarità dell’usufrutto e della nuda proprietà.

Si rileva, inoltre, come la donazione sia quel contratto mediante il quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra (donatario), disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione.

* * *

L’art. 796 c.c. non consente al donante di riservare l’usufrutto dei beni donati a suo vantaggio e, dopo di lui, a vantaggio di altri soggetti, in ordine successivo.

È, invece, ammesso l’usufrutto congiuntivo (ex art. 678 c.c.) in cui il godimento del diritto di usufrutto alla morte di ognuno passa ad altri chiamati, le cui quote si accrescono; tale accrescimento si concentra nella persona che sopravvive: solo alla morte dell’ultimo usufruttuario, l’usufrutto si estingue.
La donazione con riserva di usufrutto in favore di un terzo dà luogo a due distinti negozi: un trasferimento della nuda proprietà in favore del donatario, ed un’offerta di donazione dell’usufrutto in favore del terzo, improduttiva di effetti fino a che non intervenga l’accettazione del terzo medesimo, prima della morte del costituente, nella prescritta forma dell’atto pubblico. (Cass., 24 luglio 1975, n. 2899).

In caso di donazione con riserva di usufrutto a favore del donante e dopo di lui di un’altra persona, trattandosi di un’ulteriore donazione a favore del terzo, questo ultimo è tenuto ad accettare con le forme previste per tale tipo di contratto, ancorchè in un momento successivo, purchè in data anteriore al decesso del donante. (Trib. Napoli, 17 maggio 2006, Corr. Merito, 2006, 14, 1393 ss.).

Si rammenta, ancora, come il diritto di usufrutto possa essere costituito anche mediante disposizione testamentaria, purché nei limiti di cui all’art. 698 c.c., che prevede: “La disposizione, con la quale è lasciato a più persone successivamente l’usufrutto, una rendita o un’annualità, ha valore soltanto a favore di quelli che alla morte del testatore si trovano primi chiamati a goderne”. 

Da quanto fino qui dedotto emerge che seppur non sia da escludere la possibilià di disporre tramite donazione del proprio diritto di usufrutto, questo non potrebbe eccedere la durata della vita del donante.

È invece possibile che il proprietario di un immobile possa donare la nuda proprietà riservando l’usufrutto per sé e successivamente nei confronti di un singolo soggetto. In tal caso il diritto di usufrutto seguirà la vita dell’ultimo usufruttuario, rientrando la piena proprietà, alla morte di questo, in capo al nudo proprietario.

La dottrina dominante ritiene che l'unica eccezione al divieto di usufrutto successivo (cfr. artt. 698 e 979 c.c.) sia rappresentata dalla donazione di nuda proprietà con riserva di usufrutto in favore del donante e dopo di lui in favore di una o più persone congiuntamente (Torrente 1956, 401).

In questa ipotesi, l’usufruttuario che dispone per atto inter vivos ed a titolo oneroso del proprio usufrutto, cede un diritto che non potrà mai eccedere la durata della propria vita.

In ogni caso si deve tenere conto che nel contratto aleatorio è incerto – al momento della stipulazione – il rapporto fra il sacrificio e il vantaggio derivante dal negozio, la vendita del diritto di usufrutto è un contratto commutativo, atteso che il valore del diritto, seppure con valutazione probabilistica, è determinato in modo obiettivo sulla base di coefficienti rapportati alla vita dell’usufruttuario e secondo un meccanismo stabilito dalla legge. (Cass., sez. II, 20 agosto 2004, n. 17399, Giust. Civ. Mass., 2004).

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Si può quindi concludere ritenendo che la donazione del diritto di usufrutto sia ammissibile, e tuttavia la durata del diritto non potrà eccedere la vita del donante. È invece possibile, nell’ambito di una donazione circa un bene immobile, riservare il diritto di usufrutto a favore di un soggetto specifico.

In ogni caso, chi gode del diritto di usufrutto può disporne tramite atto inter vivos ed in tal caso il diritto si estinguerà alla morte dello stesso cedente; tuttavia, nell’ipotesi in cui il cessionario sia anche nudo prorietario, si verificherà l’estinzione immediata del diritto di usufrutto per c.d. consolidazione, talchè il nudo proprietario diverrà da subito pieno proprietario del bene in questione.


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