Insegne e tabelloni pubblicitari sotto accusa
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Articolo del 16/08/2010 Autore Mazzaraco Mariagrazia Altri articoli dell'autore


Guadagnare con la propria casa si può: basta sfruttare le impalcature delle ristrutturazioni - permanenti per almeno un anno, un anno e mezzo - ed i muri ciechi per approvi tabelloni pubblicitari.

E’ prassi che oggetto di particolare interesse per gli operatori pubblicitari siano le strade adiacenti ai centri storici, in prossimità dei centri commerciali, delle zone fieristiche, le gradi arterie di scorrimento dove la visibilità è maggiore.

I pubblicitari hanno ripiegato in tal senso attesi gli elevati costi da sopportare (vgs. tasse pubblicitarie imposte dai Comuni strettamente connesse e proporzionate al rispetto del decoro delle zone interessate e della sicurezza stradale).

E’ frequente intravedere insegne pubblicitarie luminose collocate sui tetti di edifici ubicati in posti “privilegiati” dove all’aumento delle visibilità corrisponde un aggravio di costi.

Anche le compagnie di telefonia mobile fino a qualche tempo fa “piazzavano” le proprie antenne radiotrasmittenti sui palazzi o sui tetti delle villette. Il “modus operandi” descritto è perdurato fin quando sul mercato delle antenne non si sono affacciate le aziende di gestione dei pubblici servizi per la gestione degli acquedotti sospesi o dei tralicci per l’alta tensione.

La procedura d’installazione merita l’assenso della maggioranza “regolamentare” che nei condomini si identifica con la maggioranza dei condomini i quali, oltre a partecipare all’assemblea, detengono i 2/3 dei millesimi.

E’ richiesta una maggioranza particolarmente qualificata in quanto l’installazione di antenne, insegne o tabelloni luminosi potrebbe arrecare seri rischi alla salute pubblica. Infatti qualche attento studioso del fenomeno afferma che, causa la pericolosità degli aspetti trattati, sarebbe auspicabile sostituire la maggioranza regolamentare con l’unanimità perchè trattasi di una servitù piuttosto che di semplice locazione.

Eventuali ricavi derivanti dall’installazione sono imputabili ai singoli condomini proprietari dell’immobile e trascritti nella categoria “redditi diversi” del Mod. 730 o del Mod. Unico ai fini della tassazione.


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