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Manovra anti crisi attuale

12/07/2010 Autore : Dott. Roberto Pelagalli Altri articoli dell'autore

In merito alla manovra anticrisi attuale si ritiene:

  1. vi è (giusto o sbagliato) l’ attuazione di un piano di privatizzare tutto. Su questa via va pure lo smembramento del demanio statale.

Peggio, senza federalismo politico, è il viatico per una divisione dello Stato; nascosto. Vi sono dei beni demaniali inalienabili. Si è scelto peraltro il federalismo comunale, senza accorpare questi a danno delle regioni. E questo si vede dalle contestazioni delle regioni.

  1. in questi casi di crisi profonda, l’ informazione libera è la prima cosa, per vedere dove andare a parare i colpi, per monitorare la lotta alla mafia
  2. la riforma della giustizia, lo capisce anche un bambino, ha al primo posto la lotta alla mafia
  3. il sistema delle revisioni contabili, è inutile negarlo, è inesistente.

Senza santi in paradiso, non si prendono revisioni. E’ un sistema impenetrabile. Il marcio viene fuori solo da revisioni indipendenti.

Questa crisi finanziaria tra l’ altro nasce (2005) dalla norma sul falso in bilancio pasticciato sulla tutela del risparmio sanzioni amministrative per i manager calcolate per quote. E non saranno applicabili per mancanza di qualsiasi valore di riferimento. Gli amministratori delle società non pagheranno per il falso in bilancio. Il sistema di quote immaginato dal ddl sul risparmio infatti non può funzionare. Vi si prevede che quando l’ illecito è al di sotto delle soglie di punibilità scatta comunque la sanzione amministrativa per amministratori e sindaci.

Invece che essere fissata in misura fissa dovrebbe essere calcolata da 10 a 100 quote. Non sono stabiliti valori di riferimento, con la conseguenza di far venire meno la possibilità di sanzionare l’ illecito.

  1. la scuola, era una delle migliori al mondo, è al primo posto
  2. i bambini e gli anziani sono la nostra risorsa

e veniamo alle contribuzioni

il datore di lavoro ogni mese redige sulla busta paga:

 

SALARI / STIPENDI a DIVERSI

                            a BANCA

                            a CONTRIBUTI C/LAVORATORI

                            a ERARIO

 

CONTRIBUTI a INPS C/CONTRIBUTI

 

INPS C/CONTRIBUTI a BANCA

 

Ora mettiamo 3.000 euro annui di contributi per 40 anni (sic.) la capitalizzazione.

Quanto dovrebbe prendere questo di pensione! Trattasi, lo insegniamo a scuola, di matematica attuariale e speranza di vita.

Ma va la! L’ inps non ci rimette.

Quindi totale rispetto per chi perde il lavoro e magari si vede pignorata la casa. In sostanza si tratta di non far passare il principio del profitto a scapito del lavoro. Lavoro e competività dei prodotti nel mercato nazionale e internazionale. Cosa che l’ Italia ha sempre fatto e che ora sta venendo meno.

Cultura d’ impresa.

Bilanci efficienti con la partecipazione è ora, anche azionaria dei lavoratori.

Ma senza cultura come si recepiscono questi messaggi?

In sintesi si può riepilogare. L’ offerta dei beni è superiore alla domanda. Subdolamente si indirizza la domanda in beni superflui. I prodotti contraffatti sono pure pericolosi.

Il carrozzone dello Stato è insopportabile. Troppe bollette da pagare per un reddito medio. La casa, invero, per oltre la metà dei casi, è della banca.

I risparmi vengono depredati.

Scriveva una laureata all’ Università (dal sottoscritto seguita per la tesi di laurea in diritto tributario – autonomia finanziaria e podestà impositiva dei comuni con parte sperimentale – un caso – i BOC i buoni ordinari del tesoro) “in teoria a seguito della sempre maggiore concessione dell’ autonomia agli enti territoriali minori, si sta arrivando alla creazione di una Italia dei comuni, ovvero quella delle regioni.

Due poteri forti locali sono onerosi, di impiccio, l’ uno con l’ altro. Ma il problema vero è che la finanza locale non è integrata con il fisco centralizzato, che esiste in ogni Paese che si chiami tale; ma d’ altronde la partecipazione dei comuni è indispensabile perché la macchina del fisco funzioni.

Pertanto i sindaci nel loro operare sono ostacolati dalle seguenti problematiche:

  1. non è previsto il controllo da parte dei comuni del gettito fiscale ivi prodotti
  2. la tassazione locale di solito non è gestita neanche direttamente dai comuni
  3. la tassazione si deve integrare con quella delle imposte dirette altrimenti il carico fiscale porta alla rivolta fiscale.

Pertanto le entrate fiscali non possono che essere conteggiate sul reddito prodotto in quel territorio.

Anno accademico 1996-1997 Università di Cassino – facoltà di economia.

E per finire – sul risparmio – il sottoscritto scriveva il 18 agosto 1999

- l’ inchiesta – reddito procapite di frusinati surclassano sorani e scassinati.

Il risparmio nelle banche in Ciociareia va sempre più scemando.

La tendenza è nazionale. Per contro aumentano gli impieghi che le banche fanno del denaro avuto in deposito.

Impieghi superiori ai risparmi.

Naturalmente tutto a favore di investimenti alternativi.

Il problema del prestito dei soldi è inquietante quando pensiamo che le grandi fortune sono tutte basate su un buon rapporto con la banca.

Ma c’ è bisogno di un maggior richiamo al concetto di risparmio.

Insomma anche in provincia di frosinone la strada della ripresa economica va disegnata basandosi su una corretta strategia degli impieghi del risparmio favorendo sempre più gli investimenti nel sistema delle piccole e medie imprese locali.

Solo così può innestarsi il tanto atteso circolo virtuoso in grado di creare nuova ricchezza e nuova occupazione e restituire una prospettiva di crescita ai vari comparti economici della provincia (e diciamo oggi: del Paese).


Dott. Roberto Pelagalli
Dottore Commercialista
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