Legittimazione passiva e litisconsorzio alla luce del D. Lgs. n. 209/2005 (Codice delle Assicurazioni)
Condividi su Facebook | Discuti nel forum | Consiglia | Scrivi all'autore | Errore |

Articolo del 18/03/2010 Autore Dott. Vito Meltonese Altri articoli dell'autore


L’entrata in vigore del D. Lgs. 7/09/2005, n. 209 (Codice delle Assicurazioni), applicabile ai sinistri verificatisi dal 1.02.2007, ha stravolto l’intero sistema dell’assicurazione di r.c.a. modificando abitudini di liquidazione e ponendo agli operatori del diritto controverse questioni processuali.

La normativa in esame ha introdotto nel nostro ordinamento tre diverse procedure di risarcimento per i danni da sinistri stradali, in luogo di quelle previste dalla previgente legge n. 990/1969.

Procedura c.d. standard (Art. 144 e 148) che si applica a:

  1. sinistri che coinvolgono più di due veicoli;
  2. sinistri in cui uno dei due veicoli coinvolti non sia a motore;
  3. sinistri che si verificano in assenza di collisione;
  4. sinistri con lesioni al conducente di entità superiore al 9%.

Procedura di risarcimento del terzo trasportato (Art. 141).

Procedura di indennizzo diretto (Art. 149) che si applica nei casi di:

  1. danni al veicolo del danneggiato coinvolto in una collisione tra due veicoli a motore;
  2. danni alle cose trasportate di proprietà dell’assicurato o del conducente;
  3. danno alla persona del conducente entro il limite del 9%.

Orbene, appare opportuno esaminare il profilo della legittimazione passiva e del litisconsorzio in relazione a ciascuna delle ridette procedure risarcitorie con particolare attenzione verso le problematiche connesse al tema in esame.

L’applicazione della procedura “standard” non presenta aspetti controversi, atteso che l’art. 144 C.d.a., riproponendo fedelmente quanto prescritto dalla previgente Legge n. 990/1969, stabilisce che “il danneggiato ha azione diretta per il risarcimento del danno nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile civile…” e che “Nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione è chiamato anche il responsabile del danno”.

In altri termini, la norma in parola prevede una ipotesi di litisconsorzio necessario processuale tra il responsabile civile e la propria impresa di assicurazioni con la precisazione che, in tal caso, responsabile del danno deve intendersi esclusivamente il proprietario del veicolo e non anche il conducente, in ragione della tesi esposta dalla Cassazione a Sezioni Unite per risolvere un contrasto giurisprudenziale esistente nella vigenza della previgente normativa.

“In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, il responsabile del danno che deve essere chiamato nel processo dal danneggiato…è unicamente il proprietario del veicolo o natante….la partecipazione al giudizio del conducente, potrebbe perseguire solo scopi di natura probatoria, estranei all’istituto del litisconsorzio necessario” (Cass. SS. UU. N. 4055/1984)  

In ordine alla fattispecie del terzo trasportato, la vigente normativa ha introdotto importanti innovazioni atteso che nel sistema pregresso tale soggetto aveva la facoltà di convenire in giudizio una pluralità di responsabili, la cui colpa era presunta ex lege e cioè: i conducenti, i proprietari dei veicoli e le compagnie di assicurazione dei medesimi, dai quali si poteva pretendere il risarcimento.

L’art. 141 C.d.a. ha, invece, previsto che “L’azione diretta avente ad oggetto il risarcimento è esercitata nei confronti dell’impresa di assicurazione del veicolo (vettore) sul quale il danneggiato era a bordo al momento del sinistro..”.

In sintesi, la suddetta norma individua a priori il soggetto obbligato al risarcimento del danno, prescindendo dall’accertamento della responsabilità delle parti circa il verificarsi del sinistro, con la conseguenza che il trasportato deve fornire in giudizio la sola prova di essersi trovato sul veicolo vettore e di non essersi rese nessun modo corresponsabile dell’evento e/o dei danni subiti.

Dunque, applicando tale procedura, unico legittimato passivo è l’assicuratore del veicolo vettore e tanto nell’ottica di favorire la pretesa risarcitoria del terzo trasportato che viene esonerato dall’onere di fornire la prova in merito alla responsabilità del sinistro in quanto la legge mette a disposizione un soggetto obbligato al risarcimento.

Invero, la giurisprudenza ha inteso l’azione prevista dall’art. 141 C.d.a. in senso facoltativo e non obbligatorio, affermando che il terzo trasportato ha la facoltà di avvalersi della ridetta procedura ovvero potrà ricorrere alla azione generale di risarcimento ex art. 2054 c.c.

Sul punto si segnala la seguente sentenza:

“ In virtù del fatto che il legislatore non ha voluto escludere le azioni esperibili ai sensi degli artt. 2043 e 2054 c.c., il ricorrente terzo trasportato ha la facoltà di esercitare l’azione anche nei confronti del responsabile civile, conducete proprietario dell’altro veicolo….In ipotesi di danno subito dal terzo trasportato in seguito a sinistro stradale, il regime di indennizzo diretto applicabile ex art. 141 C.d.a. non preclude al danneggiato la possibilità di evocare in giudizio esclusivamente il titolare conducente del veicolo antagonista, quale responsabile del danno, e la relativa compagnia assicuratrice…” (Tribunale Torino, Sez. IV, 11 ottobre 2007)   

Anche la Corte Costituzionale, con l’intento di fornire una interpretazione costituzionalmente orientata della norma,  si è espressa nel senso di ammettere il carattere facoltativo della procedura ex art. 141 C.d.a., nell’ottica di un rafforzamento della tutela in favore del terzo trasportato: “…le norme impugnate si limitano a rafforzare la posizione del trasportato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo senza peraltro togliergli la possibilità di far valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile, nei confronti dell’autore del danno ai sensi degli artt. 2043 e 2054 c.c.” (C. Cost., Ordinanza n. 205/2008).

Quanto al c.d. indennizzo diretto, la disciplina della nuova procedura deve ricavarsi dalla lettura in combinato disposto degli artt. 145 e 149 C.d.a. e del regolamento attuativo di cui al D.P.R. 254/2006.

Nei casi in cui la procedura in parola risulta applicabile, “il danneggiato può proporre l’azione diretta nei soli confronti della propria impresa di assicurazione”(Art. 149, VI co. C.d.a)  che, pertanto, assume la veste di “sostituto ex lege” dell’impresa del responsabile civile ed appare quale unico soggetto esposto alle pretese risarcitorie dell’attore.

Invero, l’interpretazione letterale della disciplina in esame non sembrerebbe porre problemi interpretativi in ordine al litisconsorzio atteso che la ridetta norma prevede espressamente che il danneggiato agisca esclusivamente nei confronti della propria compagnia di assicurazioni e tanto, secondo la ratio legis, nell’ottica di una semplificazione delle procedure di risarcimento danni e di una riduzione dei costi a carico delle compagnie che dovrebbe determinare anche una riduzione dei premi assicurativi.

Tuttavia, l’indennizzo diretto è stato oggetto di vivaci critiche da parte degli operatori del diritto, che hanno evidenziato problemi di coordinamento con il sistema della responsabilità civile oltre che profili di incostituzionalità della disciplina.

Sulla questione è intervenuta, recentemente, la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 180 del 19 Giugno 2009, a seguito di giudizio di legittimità costituzionale promosso dal Giudice di Pace di Palermo rispetto all’art. 149 C.d.a. che, seguendo la tendenza inaugurata con l’Ordinanza n. 205/2008, si è espressa nel senso di ritenere facoltativa la procedura dell’indennizzo diretto, introdotto per rafforzare la posizione del danneggiato.

L’oggetto d’esame della pronuncia è dato dalla espressione”…nei soli confronti della propria impresa di assicurazione..”, con la quale al VI comma dell’art. 149 si individua il soggetto passivo dell’azione diretta del danneggiato, espressione che il Giudice a quo, interpreta come prescrizione di una via esclusiva.

La Consulta, tuttavia, offre una differente prospettiva di analisi del tenore letterale della norma che si richiamerebbe non tanto il rapporto tra soggetti, quanto l’azione stessa quale specifico rimedio prescelto.

In altri termini, qualora il danneggiato decida di agire attraverso il risarcimento diretto dovrà rivolgere la domanda alla propria compagnia di assicurazione ma tale obbligo non attiene al piano stesso della possibilità di scelta tra vari percorsi di tutela, nel senso che il danneggiato può ma non deve agire attraverso l’azione in esame e soltanto nella ipotesi in cui opterà per questa via sarà obbligato a rispettare l’indicazione del dettato normativo.

Orbene, in questa pronuncia interpretativa di rigetto, è stata sancita l’unica interpretazione della norma costituzionalmente compatibile, nel senso di ammettere il carattere alternativo e non esclusivo dell’azione diretta che viene concepito come strumento di ulteriore tutela per il danneggiato, nella misura in cui si traduca in una via semplificata e più celere, sulla scorta di una scelta discrezionale di tale soggetto.

Alla luce di questa sentenza, appaiono opportune alcune considerazioni utili a fornire una ricostruzione coerente del sistema normativo.

A parere dello scrivente, infatti, si può osservare quanto segue.

L’indennizzo diretto si deve considerare una procedura alternativa esclusivamente rispetto alla generale azione di risarcimento prevista dall’art. 2054 c.c., che prevede quali soggetti passivi il proprietario e/o il conducente del veicolo antagonista, e non anche rispetto alla azione diretta prescritta dall’art. 144 C.d.a. che prevede quali litisconsorti necessari il responsabile civile e la propria compagnia di assicurazioni.

In altri termini, nella ipotesi in cui ricorrano i presupposti applicativi di cui all’art. 149 C.d.a., pur ammettendo il carattere facoltativo dell’indennizzo diretto, il danneggiato non potrà proporre domanda giudiziale ex art. 144 C.d.a poiché, in siffatta ipotesi, si arriverebbe ad una sorta di interpretatio abrogans della procedura medesima.

Peraltro, si violerebbero i principi di interpretazione sistematica in quanto il legislatore, a fronte di fattispecie differenti, ha previsto due diversi e distinti percorsi risarcitori.

Tale opinione si palesa confermata dalla seguente sentenza:

“In tema di assicurazione della responsabilità civile, il danneggiato non può agire direttamente nei confronti dell’assicuratore del responsabile del danno atteso che egli è estraneo al rapporto tra il danneggiante e l’assicuratore stesso, né può trarre alcun vantaggio da una pronuncia che estenda all’assicuratore gli effetti dell’accertamento della responsabilità…” (Cass., n. 28834/2008). 

Tuttavia, qualora il danneggiato decida di ricorrere all’indennizzo diretto, sarebbe opportuno proporre la domanda giudiziale anche nei confronti del responsabile civile ed eventualmente del conducente del veicolo antagonista.

I predetti soggetti, invero, non possono essere considerati litisconsorti necessari atteso che, stricto iure, unico legittimato passivo è l’assicurazione del danneggiato, eppure la partecipazione dei medesimi al giudizio, in qualità di litisconsorti facoltativi, potrebbe essere conveniente per il danneggiato - attore.

Infatti, tale soggetto sarebbe favorito sul piano istruttorio in quanto potrebbe deferire ai convenuti l’interrogatorio formale al fine di provocare una eventuale confessione giudiziale in ordine alla responsabilità del sinistro.

Peraltro, nella ipotesi prospettata, una eventuale sentenza favorevole al danneggiato sarebbe idonea ad acquisire l’autorità di giudicato anche nei confronti del responsabile civile ponendo fine ad eventuali contestazioni circa il tema della responsabilità per l’evento sinistro.

Alla luce di quanto detto, la strada indicata potrebbe essere utile soprattutto nelle ipotesi in cui sia controversa le responsabilità del fatto.

Viceversa, nei casi in cui tale responsabilità appare pacifica, come nel caso in cui sia stato sottoscritto modello CID a firma congiunta, potrebbe essere utile e opportuno convenire in giudizio esclusivamente la propria assicurazione.

Tali riflessioni non hanno la pretesa di essere esaustive sul tema esaminato, anche perché il Codice delle Assicurazioni non appare idoneo a garantire la certezza del diritto in quanto si presta ad ogni possibile interpretazione.

Pertanto, sarebbe opportuno un intervento chiarificatore e di interpretazione autentica da parte del legislatore per garantire al danneggiato l’effettività e la certezza della tutela giudiziaria.


Dott. Vito Meltonese ^ Vai all' inizio


Articoli correlati

Articoli su Overlex per l'argomento: circolazione stradale

» Tutti gli articoli su overlex in tema di circolazione stradale

Siti di interesse per l'argomento: circolazione stradale





Concorso miglior articolo giuridico pubblicato su Overlex
Clicca qui
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading