Reato di usura: il momento consumativo di cui all’art. 644 c.p.p. Usura tra istantaneità e permanenza della condotta
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Articolo del 12/03/2010 Autore Avv. David Di Meo Altri articoli dell'autore


Prima della riforma del 1996 il delitto di usura era considerato dalla dottrina come un reato istantaneo, che si consumava nel momento della conclusione della promessa o dalla dazione (in caso di mancanza della promessa)(1).

Qualora ci si fosse obbligati a prestare nel tempo tali interessi (usurari) si trattava comunque di un delitto istantaneo, ma ad effetti permanenti, poiché continuavano a restare in piedi le conseguenze del patto usurario.

L’art. 644 c. p., dopo la nuova normativa in tema di usura del 1996, stabilisce che la “prescrizione del reato di usura decorre dal giorno dell’ultima riscossione sia degli interessi che del capitale”(2).

Dal canto suo la Cassazione aveva già individuato il momento consumativo nella pattuizione degli interessi e parlava di reato istantaneo con effetti permanenti, ove l’indole duratura sarebbe inerente alle conseguenze(3).

Ciò era già contraddetto dalla dottrina in quanto la successiva dazione di interessi sarebbe stata un post – factum, non punibile autonomamente ma incidente sulla pena.

Con la nuova normativa e con la nuova disciplina della prescrizione invero si distinguono in dottrina varie interpretazioni. C’è anche chi ha parlato di reato “quasi permanente(4), e chi vi ha visto un reato con una situazione assimilabile alla permanenza(5).

Nonostante ciò alcuni autori hanno continuato a considerare tale reato come istantaneo, in quanto privo del perdurare tipico dei reati permanenti(6). Ma cosa succederebbe al concorrente intervenuto solo nella fase della dazione? Resterebbe per ciò escluso dalla punibilità? 

Ciò sarebbe un effetto aberrante. Si è ipotizzato allora la tipologia di reato istantaneo a “consumazione prolungata” o a “evento frazionato”. 

Qui si avrebbe la suddivisione del reato in due momenti: un primo momento si identificherebbe nella consumazione, mentre un secondo nella perfezione del reato che coinciderebbe col momento della sua massima gravità concreta(7). Tale tesi però in Italia non ha incontrato grandi entusiasmi(8).

La dottrina è poi giunta anche a fantasiose prospettive, che non hanno trovato seguito, come quella che individua l’unico momento consumativo nella promessa e che considera la dazione successiva meramente come una circostanza aggravante ex art. 61 n. 8 c.p.(9) Qui la dazione successiva è considerata come comportamento atipico. Così l’eventuale concorso successivo alla promessa sarebbe non concepibile e degraderebbe a mero favoreggiamento. Tale tesi però non sembra considerare che la dazione è un elemento costitutivo di tale reato.

Invero nel reato di usura lo stato dannoso o pericoloso sembra derivare dalla condotta volontaria del soggetto attivo e tale condotta pare avere carattere continuativo. Allora le condizioni proprie del reato permanente sembrano rispettate(10).

      La maggioranza della dottrina, tra cui autorevolmente Manna, parla di reato “eventualmente permanente(11).  Tale reato assumerebbe il carattere della permanenza quando c’è “compressione” del patrimonio del soggetto(12).

      Pertanto è da respingere l’obiezione proposta da Caperna e Lotti/13) per cui sorgerebbe difficoltà nell’individuare il momento in cui valutare la sproporzione che caratterizza l’usura, in quanto tale valutazione della sproporzione non va compiuta all’ultima riscossione ,ma considerando l’intero iter criminoso.

      Quid iuris quando il reato è costituito dalla mera promessa d’interessi senza un’ effettiva dazione ? 

      Questo disaccordo normativo è stato messo in luce anche dalla dottrina(14). In effetti il legislatore nel disciplinare la prescrizione non ha tenuto conto di tale aspetto. Occorre qui entrare nell’ottica del legislatore e comprendere la ratio dell’art. 644 ter. c.p., senza arrivare a connotarlo come interpretazione autentica. Esso ha la funzione di realizzare un’effettiva tutela della vittima che rischierebbe altrimenti di vedere il reato prescritto al momento della denunzia, la quale usualmente avviene a grande distanza dal momento della pattuizione.

      È da sottolineare poi l’effetto aberrante che si realizzerebbe nell’ipotesi in cui la prescrizione decorra dalla riscossione del capitale, qualora avvenga dopo la riscossione degli interessi, in quanto questo atto è da considerarsi del tutto lecito.

      È da segnalare anche una voce in dottrina, rimasta però solitaria, che qualifica l’usura come reato “eventualmente abituale(15), al fine di risolvere il problema del concorrente sopravvenuto.

        Dal punto di vista giurisprudenziale sembra che la Corte Suprema si sia dimostrata disponibile verso la tesi del reato istantaneo scomponibile in un momento consumativo e in uno successivo di perfezione (dove la lesione raggiunge il suo grado massimo)(16)

      La corte in tutti i modi non prende una decisione totalmente chiara nei confronti dell’usura. Essa sembra però restare indecisa fra la teoria del reato istantaneo a consumazione prolungata e tra il reato istantaneo a condotta alternativa. Nella permanenza si ritiene comunque che la condotta non subisca interruzioni, mentre nella consumazione prolungata si verifica tranquillamente il ripetersi delle azioni (per esempio una promessa, seguita poi da varie riscossioni). Nel reato permanente c’è una condotta tipica che comprime il bene giuridico, ciò che sembra tranquillamente riscontrabile anche nell’usura, soprattutto dopo che è assurto quale bene tutelato il mercato del credito(17).

      Non si può però da tali pronunce giurisprudenziali ricavare effettivamente una tesi unitaria sul punto in questione.

      Stante l’art. 158 c.p.(18) sembra che l’intenzione del legislatore, che ha legato l’inizio della prescrizione al momento dell’ultimo pagamento, sia quella di inquadrare l’usura tra i reati permanenti.

      Riteniamo pertanto che al reato in questione debba darsi la qualificazione della permanenza o per lo meno di reato eventualmente permanente, non rilevando se ciò emerga dalla fattispecie astratta ma dalla normativa in materia di prescrizione. Si tratterebbe insomma di una sorta di “usura sopravvenuta”, per i successivi effetti usurari prodottisi(19). Ciò in pratica realizza un’effettiva tutela tra i quali effetti positivi si deve anche menzionare, come ravvisato da parte della dottrina(20), la possibilità dell’arresto in flagranza non solo al momento della stipulazione ma anche quando l’autore venga sorpreso a riscuotere interessi o altri vantaggi usurari.

 

(1) Si veda Cass. 4 novembre 1997, in Guida dir., 97, 48, p. 87; Cass. 7 marzo 1997, in Rep. Foro it., 97, usura, n.27; in dottrina, per tutti, Antolisei, Diritto penale, pt. s. I, 10 ed., p. 320; per documentare la continuità nel tempo di tale impostazione si veda Altavilla, Il momento consumativo del reato di usura. Reati istantanei ad effetto permanente e reati esauriti, in Riv. It. Dir. pen., 1933, p.245 ss. e Cordova, voce Usura (diritto moderno), in N. Dig. It., XII, II, 1940, p. 805 ss. Invece erano contrari a tale ieda De Marsico, Delitti contro il patrimonio, p. 513 e Manzini, Trattato, vol. IX, ed. 1982, p. 896, codesti autori sostenevano trattarsi di reato eventualmente permanente. Invece Pisa, Lotta all’usura: giurisprudenza in difficoltà in attesa delle nuove norme, in Dir. pen. e proc., 1995, p.1287 s., parlava già di reato a consumazione prolungata con evento frazionato.

(2) È chiara l’ispirazione presa dalla legge francese per cui “La prescriptiom de l’action pubblique en ce qui concorre le délit visé au premier alinéa cidessus court à computer du four de la dernière perception, soit d’intéret, soit de capital”.

 (art. 6 , l. 66 – 1010 del 1966).

(3) Cass. Sez. II, 27 aprile 1990, Di Rocco, in Riv. Pen., 1991, 817 e anche Cass. Sez. II, 25 ottobre 1984, Perna, in ibid., 1985, 1040.

(4) Prosdocimi, La nuova disciplina del fenomeno usurario, in Studium iuris, 1996, p. 779.

(5) Pedrazzi, Sui tempi della nuova fattispecie di usura, in Riv. It. Dir. proc. Pen., 1997, p.663. egli considera la riscossione degli interessi come il naturale compimento lesivo della pattuizione usuraria. Tale dazione rileva penalmente anche se è preceduta da una promessa. Pedrazzi fa un paragone col delitto di corruzione, il quale, secondo l’autore, presenta analoga struttura.

(6) Antolisei, pt. s. I, 13 ed., p. 385 s.; Mucciarelli, in Leg. Pen., 97, p. 568 s., Severino Di Benedetto, Riflessi penali della giurisprudenza civile sulla riscossione dei interessi divenuti usurari successivamente all’entrata in vigore della l. 108 del 1996, in Banca, borsa, 1998, II, p. 552.; Manzione, Usura e mediazione creditizia, p. 78 s., Navazio, Usura, p. 176 ss.; Cristiani, Guida alle nuove norme sull’usura, p. 39, 112 e 163.

(7) Cfr. Mantovani, Diritto penale, parte generale, 1992, p. 427.; relativamente ai soli reati permanenti Pagliaro, Principi di diritto penale, parte generale, 2000, p. 501.

(8) Tale teoria della frazionabilità del momento consumativo si sviluppa eminentemente in Germania negli anni 70, ove si è cercato di ampliare il concetto di Beendigungsphase (fase estesa nel tempo del reato) e di introdurlo anche per altri reati diversi da quello permanente. Pertanto si distingue il momento del Vollendung (consumazione formale) da quello del Beendigung (consumazione sostanziale) ove il reato raggiunge i suoi massimi effetti lesivi. Si veda Hau, Die Beendigung der Straftat und ihre rechtlichen Wirkungen, Berlin, 1974, p. 24 ss.; Jescheck, Wesen und rechtliche Bedeutung der Beendigung der Straftat, in Festschrift fur Hans Welzel, Berlin – New York, 1974, p. 684 ss. Tale figura, in ogni, modo neanche in Germania ha raggiunto una vera e propria autonomia di parte generale. La chiama “sfortunata figura giuridica” Bitzilekis, Uber die strafrechtliche Bedeutung der Abgrenzung von Vollendung und Beendigung der Straftat, in ZStW, 1987, p. 749. La maggior parte della dottrina italiana respinge questa partizione del momento consumativo. Cfr. Prosdocimi, Profili penali del postfatto, Milano, 1982, p. 149 ss. egli sostiene che il momento consumativo del reato coincide esclusivamente con la realizzazione di tutti gli elementi costitutivi del fatto tipico, “da questo momento ha inizio il post – fatto, e non potranno quindi più prodursi quegli effetti che presuppongono sia in atto la violazione del comando (concorso di persone, concorso formale di reati, ecc.). Unica eccezione è data dal reato permanente, dove la consumazione si prolunga per un dato lasso temporale. Sulla stessa riga Rampioni, Momento consumativo del delitto di corruzione ed escamotage giurisprudenziali in tema di decorso del termine di prescrizione, in Cass. Pen., 1996, p. 2561. Del medesimo avviso anche Fiandaca – Musco, Diritto penale, parte generale, p. 405.

(9) Brunelli, Il reato portato a conseguenze ulteriori. Problemi di qualificazione giuridica, Torino, 2000, p. 150. per tale autore la prescrizione prevista dall’art. 644 c.p. sarebbe del tutto eccezionale per tale tipo di reato.

(10) Per reato permanente si intende quel fatto che “dà luogo  a una situazione dannosa o pericolosa, che si protrae nel tempo a causa del perdurare della condotta del reo” cfr. Antolisei, Manuale di Diritto Penale, pt. g., cit., 264. La teoria del Campus per cui l’oggetto di un reato permanente doveva essere necessariamente un bene immateriale capace di essere compresso e poi tornare integro – come la libertà personale – è oggi superata. Risulta attualmente possibile un reato permanente con oggetto beni materiali, come il reato di arbitraria invasione o occupazione di aziende agricole o industriali ( art. 508 c.p.) o nell’invasione di terreni o edifici (art. 633 c.p.).

(11) È questa una categoria che si distingue dai reati necessariamente permanenti ove è essenziale all’essenza dell’illecito il perdurare dello stato antigiuridico. Quelli eventualmente permanenti invece non hanno necessariamente un’antigiuridicità che perduri, ma se ciò avviene non si ha per questo una pluralità di reati ma un unico reato.

(12) Manna, voce Usura, La nuova normativa sull’, in Dig. Pen., App., p. 20 dell’estratto, ma già Id, Usura, La nuova normativa sull’, in Dig. Pen., App Id, La nuova legge sull’usura, 1997, p. 85 ss.; in senso del tutto analogo, Fiandaca –  Musco, Diritto penale, parte speciale, II, p. 216 e, seppure meno chiaramente, Seminara, in Pedrazzi  – Alessandrini – Foffani – Spagnolo, Manuale di diritto penale dell’impresa, p. 698 s.

(13) Caperna – Conti – Forlenza – Lotti – Sacchettini – Tricomi, Per una legge dalla struttura complessa: il percorso guidato all’applicazione, in Guida al Diritto, n. 12, 23 marzo 1996, 37.

(14) Fiandaca – Musco, Dir. pen., Parte speciale, Delitti contro il patrimonio, cit. 2, cit., 216.

(15) Marini, Delitti contro il patrimonio, p. 518 ss.

(16) Avvalorano tale tesi le sentenze: Cass., sez. VI 21 ottobre 1998, in F. it., Rep., 1999, voce Corruzione, n. 24; Cass., sez. VI, 03 febbraio 1998, in Riv. Pen.,1998, p. 582.; Cass., sez. II, 27 febbraio 1984, in Riv. Pen., 1985, p. 110.

(17) Afferma Brunelli, op. cit. p. 130 ss., che nel reato permanente tutti gli elementi che costituiscono il reato devono sempre essere presenti, in ogni momento e non è sufficiente la perdurante lesione del bene giuridico. v. De Francesco, Profili strutturali e processuali del reato permanente, in Riv. It. Dir. proc. Pen., 1977, p. 587 ss.; Romano, Commentario sistematico del codice penale, I, Milano, 1995, p. 321.

(18) Secondo l’art. 158 c.p. il termine della prescrizione decorre dal giorno della consumazione per il reato consumato, mentre per quello permanente dal giorno in cui è cessata la permanenza o la continuazione.

(19) Cfr. Fiorella, Appunti sulla struttura del delitto di usrua, op. cit., 2002, 236.

(20) Pisa, Lotta all’usura, in Dir. pen. e processo, 1995, 1288.


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