Cultura d’ impresa e fallimento L. 80/05 e succ.mod.
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Articolo del 15/02/2010 Autore Dott. Roberto Pelagalli Altri articoli dell'autore


E’ impressionante il n. di interventi della Corte Costituzionale in materia di fallimenti. Ciò significa che la cultura d’ impresa non è radicata in questo Paese.

In un mondo competitivo, il fallimento d’ impresa, per quanto spiacevole, rientra perfettamente nella natura delle cose. Lo scorso anno nell’ UE, 15 ve ne sono stati 140.000. Stiamo parlando del progetto Best ristrutturazioni, fallimenti e nuovo inizio. Nella relazione finale viene posto l’ accento sull’ importanza del precoce riconoscimento delle difficoltà, sulla necessità che i sistemi giuridici includano la possibilità di ristrutturazione e sull’ esistenza di una distinzione netta tra fallimenti senza colpa e truffe finanziarie, ecc.

L’ Italia deve muoversi in questa direzione.

Comunque, i concordati preventivi sono stati un vero fallimento in questo scorcio di applicazione della norma. Se ne citano alcuni:

  1. caso Diadora, sconto del 65% sui prestiti bancari in attesa di passare a Geox. Come riportato dalla stampa, in dieci mesi (2009) 724 fascicoli. Debiti coperti solo al 10%.

Tornando al fallimento, praticamente qualcuno ha detto che grazie alla legge fallimentare non fallisce più nessuno. Basti pensare che tra Milano, Roma, Napoli, Catania e Palermo nei primi 4 mesi del 2007 sono stati dichiarati in tutto meno di 230 fallimenti, contro i quasi mille dello stesso periodo del 2006. Restano a bocca asciutta fornitori, lavoratori, fisco, … Infatti da una società in liquidazione, alla corte di Appello di Potenza arriva la prima eccezione di incostituzionalità sulla nuova legge, praticamente conti svuotati.

Nonostante tutto ciò, sopravvive alla riforma un complicatissimo e irrazionale sistema di privilegi, preferenze, collocazioni sussidiarie. E’ rimasta sostanzialmente intatta la distinzione tra creditori forti e creditori deboli. Per chiudere questo breve inciso diciamo che la Corte Costituzionale è intervenuta 34 volte nel vecchio procedimento, nonché il 22.5.87 n. 181: amministrazione straordinaria.

Obbligo del Commissario di sentire l’ imprenditore o gli amministratori della società, con rif. Alla formazione dell’ elenco previsto dall’ art. 209. Ed infine, 30.5.2008 n. 181: ha ritenuto costituzionalmente illegittimo l’ art. 143 introdotto dalla riforma il quale non prevede che il ricorso per l’ esdebitazione debba essere comunicato ai creditori concorrenti non integralmente soddisfatti.

Per completezza, a similitudine dei Paesi anglosassoni, giace al Senato il disegno di legge n. 307 a iniziativa del senatore Centaro che agli artt. 7 ss prevede una PROCEDURA DI CONCORDATO riservata alle persone fisiche insolventi.

Per concludere, è prevedibile che la riforma de qua indurrà a sottoporre alla Corte Costituzionale, oltre alla questione della conformità delle nuove norme al sistema costituzionale (e, in particolare all’ art. 41), anche i problemi di conformità delle norme ai principi e criteri direttivi della legge delega (art. 76 Cost.), come infatti è già accaduto per le norme della riforma che attribuiscono particolari poteri al comitato dei creditori (Amedeo Bassi).


Dott. Roberto Pelagalli
Dottore Commercialista
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