Diritto penale delle armi: l'omessa custodia delle armi, art. 20 bis legge 18 aprile 1975, n. 110
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Articolo del 12/02/2010 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


In via preliminare, osservo che il reato dell'omessa custodia delle armi trovava la sua fonte normativa nell'art. 702 c.p. che è stato, poi, abrogato ex decreto legge 13.05.1991, n. 152 (Provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata) (Art. 9), convertito in legge 12.7.1991, n. 203, il quale ha regolato la materia introducendo l'art. 20bis nella legge 18.04.1975, n. 110 1 (Gazzetta Ufficiale n. 105 del 21 aprile 1975).

Tutto ciò premesso, il testo normativo dell'art. 20 bis. (Omessa custodia di armi) è il seguente: “Chiunque consegna a minori degli anni diciotto, che, non siano in possesso della licenza dell'autorità, ovvero a persone anche parzialmente incapaci, a tossicodipendenti o a persone imperite nel maneggio, un'arma fra quelle indicate nel primo e secondo comma dell'art. 2, munizioni o esplosivi diversi dai giocattoli pirici è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con l'arresto fino a due anni”.

Al secondo comma il legislatore penale ha stabilito che: “Chiunque trascura di adoperare, nella custodia delle armi, munizioni ed esplosivi di cui al comma 1 le cautele necessarie per impedire che alcuna delle persone indicate nel medesimo comma 1 giunga ad impossessarsene agevolmente, è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda fino a euro 1.032”.

Dalla lettura dei primi due commi si evince che si tratta di due distinti reati contravvenzionali diretti alla realizzazione dello stesso «scopo» - la prevenzione di più gravi reati contro la sicurezza pubblica in generale - , ma che si caratterizzano tra loro per un rapporto di specialità, nel senso che il reato di cui all'articolo 20-bis, comma 1, pone un dovere generalizzato di diligenza nei confronti di tutti i «possessori» delle armi, diretto a impedire che «chiunque» possa impossessarsene. Invece, la disposizione di cui all'articolo 20-bis, comma 2, è diretta a impedire che giungano a impossessarsi delle armi e delle munizioni quelle categorie di persone con riferimento alle quali, proprio per la maggiore pericolosità che può derivare dal maneggio da parte loro di tali strumenti, il legislatore richiede l'adozione di «cautele necessarie», ovvero di cautele dirette proprio a evitare che possa verificarsi quel particolare tipo di evento.

In sintesi, sulla base delle precedenti considerazioni e riflessioni, osservo che esiste una differenza ontologica fra la fattispecie incriminatrice del primo comma con quella del secondo comma. Infatti, la prima esige una condotta attiva (consegnare) mentre, invece, la seconda esige una condotta passiva di natura omissiva (un non facere).

Nell'ipotesi cui all'articolo 20-bis, comma 2, della legge n. 110/1975 non è sufficiente il solo possesso dell'arma (al quale consegue soltanto il dovere di custodire lo strumento con ogni diligenza) ma è necessario che, sulla base di circostanze specifiche, l'agente possa e debba rappresentarsi l'esistenza di una situazione tale da richiedere da parte sua l'adozione di cautele specificamente necessarie per impedire l'impossessamento delle armi, non da parte di chiunque, ma da parte di una persona appartenente a una delle categorie indicate dalla legge, ossia nel comma 1 dello stesso articolo 20-bis.

Il successivo comma prevede che: “Si applica la pena dell'ammenda da euro 154 a euro 516 quando il fatto di cui al primo comma è commesso:

a) nei luoghi predisposti per il tiro, sempre che non si tratti dell'esercizio consentito di attività sportiva;

b) nei luoghi in cui può svolgersi l'attività venatoria”.

Infine, l'ultima comma afferma che: “Quando i fatti di cui ai commi precedenti riguardano le armi, le munizioni o gli esplosivi indicati nell'art. 1 o armi clandestine, la pena è della reclusione da uno a tre anni 2”.

In generale, le armi 3 possono essere definite come qualsiasi cosa che serve all'uomo per difendersi o per offendere. Le armi si distinguono in due principali categorie:

•  proprie che sono quelle da sparo e quelle idonee, per destinazione naturale, ad offendere le persone;

•  improprie che sono quelle atte ad offendere, la cui detenzione è proibita dalla legge o è permessa soltanto per giustificati motivi (es. mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere, tubi, catene , bulloni , sfere metalliche, tirapugni , martelli ).

Il bene giuridico tutelato dalla norma penale in esame è l'incolumità pubblica contro tutti quei comportamenti che sono considerati pericolosi in quanto concernenti la custodia delle armi.

Si tratta di un reato comune, perché può essere commesso da chiunque, di pericolo 4, perché richiede l'offesa in senso giuridico del bene protetto, di mera condotta (nelle sole ipotesi, di cui ai commi 1 e 3) ed a forma vincolata dove il tentativo non è configurabile.

Il giudice di legittimità ha specificato, inoltre, che: “Il reato di omessa custodia di armi (art. 20 bis L. n. 110 del 1975) è un reato di mera condotta e di pericolo che si perfeziona per il solo fatto che l'agente non abbia adottato le cautele necessarie, sulla base di circostanze da lui conosciute o conoscibili con l'ordinaria diligenza, indipendentemente dal fatto che una delle persone indicate dalla norma incriminatrice – minori, soggetti incapaci, inesperti o tossicodipendenti – sia giunta a impossessarsi dell'arma o delle munizioni, in quanto è necessario che, sulla base di circostanze specifiche, l'agente possa e debba rappresentarsi l'esistenza di una situazione tale da richiedere l'adozione di cautele specifiche e necessarie per impedire l'impossessamento delle armi da parte di uno dei soggetti indicati. ( Cassazione penale, sezione V, sentenza 7 dicembre 2007, n. 45964)

La norma penale in oggetto, al secondo comma, impone un dovere specifico, gravante su qualsiasi detentore, di custodire le armi con ogni diligenza nell'interesse della sicurezza pubblica. In sintesi, il legislatore penale ha voluto imporre al detentore di armi un particolare onere di cautela, affermando, implicitamente, l'insufficienza di una normale ed ordinaria cura prestata nella custodia.

Più in dettaglio, la diligenza che la legge esige deve essere valutata sulla scorta della pericolosità dell'arma, del luogo in cui la stessa viene custodita, nonché delle altre circostanze concrete.

Ai fini della configurabilità 5 del reato previsto dall'art. 20 bis, comma secondo, della legge 18 aprile 1975, n. 110 (omessa adozione delle cautele necessarie nella custodia di armi, munizioni ed esplosivi) è sufficiente 6 la semplice omissione delle cautele necessarie ad impedire l'impossessamento dell'arma da parte dei soggetti indicati nel comma primo della citata disposizione, a nulla rilevando la mancata effettiva apprensione della stessa, tanto evincendosi dalla lettera e della ratio della norma incriminatrice, diretta a realizzare una tutela anticipata del bene protetto. (Cassazione penale, sezione I, sentenza 4 maggio 2004, n. 20950)

Infatti, a tal proposito, il giudice nomofilattico ha stabilito che: “In tema di delitti in materia di armi, integra gli elementi costitutivi del reato di cui all'art. 20 bis della legge n. 110 del 1975 la custodia, in una stanza di soggiorno frequentata da bambini, di alcune armi all'interno di un mobile con le ante di vetro, che rendono ben visibile il contenuto, e con la chiave del mobile posta sullo stesso in posizione ben visibile e accessibile. (Cassazione penale, sezione V, sentenza 1 marzo 2005, n. 7573)

Ai fini dell'esclusione della responsabilità è sufficiente la prova dell'adozione delle cautele commisurate alla diligenza dell'uomo medio e proporzionate al pericolo che la norma intende scongiurare, quale si presenta nel caso concreto.

Osservo, inoltre, che non sono comprese nella disciplina sanzionatoria de qua tutte quelle condotte aventi ad oggetto mere parti d'arma.

L'elemento soggettivo per i reati contravvenzionali di cui all'art. 20-bis, commi 1, 2 e 3 viene rappresentato sia dal dolo che dalla colpa. Invece, il reato di cui all'art. 20-bis, comma 4, ha natura delittuosa e, pertanto, è punibile esclusivamente a titolo di dolo (quantomeno nella forma del dolo eventuale) restando estranea all'area della punibilità la condotta meramente colposa.

Poiché l'art. 20-bis, comma 2, L.18 aprile 1975 n. 10, fa riferimento ad un impossessamento agevole non sussisterà il reato in questione qualora il soggetto, pur avendo adottato le normali cautele, abbia omesso di attuare degli accorgimenti straordinari e l'altra persona sia venuta in possesso dell'arma con mezzi anomali, come lo scasso.

In sintesi, osservo che la fattispecie incriminatrice in esame è un reato avente natura di pericolo che si perfeziona per il semplice fatto che l'agente non abbia adottato tutte quelle doverose cautele che, sulla base delle circostanze di fatto da lui conosciute o conoscibili con l'ordinaria diligenza, era necessario che adottasse.

Tuttavia, secondo il mio modesto parere, esclude la sussistenza del reato, di cui all'art. 20-bis, comma 2, Legge 18 aprile 1975 n. 10, l'adozione di particolari cautele, nella custodia di armi o munizioni, che possano essere superate non agevolmente. Di conseguenza, l'omessa custodia sarà penalmente rilevante solo 7 quale violazione di una regola cautelare che abbia portato ad un determinato evento dannoso o pericoloso.

In conclusione, restano ancora da analizzare gli aspetti procedurali. Si tratta di un reato procedibile d'ufficio, di competenza del Tribunale in composizione monocratica (art. 33 ter c.p.p.) dove le misure pre-cautelari dell'arresto e del fermo non sono consentite, così come tutte le altre misure cautelari personali. Tuttavia, lo scrivente ritiene applicabile la misura cautelare reale del sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) o probatorio (art. 354 c.p.p.). Nell'ipotesi, di cui ai commi 1 e 2 è ammissibile l'oblazione discrezionale (o speciale) ex art. 162 bis c.p. mentre, invece, nell'ipotesi di cui al comma 3 viene ammessa l'oblazione semplice, ex art. 162 c.p. In ultima analisi, osservo che l'ultimo comma dell'art. 20bis è un delitto in quanto viene punito con la reclusione e, pertanto, non può in alcun modo essere oblazionabile.

L. 18 aprile 1975 n.110

Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi (A1) (Gazzetta Ufficiale n. 105 del 21 aprile 1975).

1. (Armi da guerra, armi tipo guerra e munizioni da guerra) (1). Agli effetti delle leggi penali, di quelle di pubblica sicurezza e delle altre disposizioni legislative o regolamentari in materia sono armi da guerra le armi di ogni specie che, per la loro spiccata potenzialità di offesa, sono o possono essere destinate al moderno armamento delle truppe nazionali o estere per l'impiego bellico, nonché le bombe di qualsiasi tipo o parti di esse, gli aggressivi chimici, biologici, radioattivi (2), i congegni bellici micidiali di qualunque natura, le bottiglie e gli involucri esplosivi o incendiari.

Fatto salvo quanto stabilito nel secondo comma dell'articolo 2, sono armi tipo guerra quelle che, pur non rientrando tra le armi da guerra, possono utilizzare lo stesso munizionamento delle armi da guerra o sono predisposte al funzionamento automatico per l'esecuzione del tiro a raffica o presentano caratteristiche balistiche o di impiego comuni con le armi da guerra.

Sono munizioni da guerra le cartucce e i relativi bossoli, i proiettili o parti di essi destinati al caricamento delle armi da guerra.

(1) Le pene stabilite per i reati concernenti le armi e le munizioni di cui a questo articolo sono triplicate se ricorrono le condizioni di cui all'art. 9 della L. 31 maggio 1965, n. 575, contenente disposizioni contro la mafia, come sostituito dall'art. 6 del D.L. 13 maggio 1991, n. 152, recante provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata, convertito, con modificazioni, nella L. 12 luglio 1991, n. 203.

(2) Le parole: «biologici, radioattivi» sono state inserite dall'art. 1, comma 2, del D.L. 18 ottobre 2001, n. 374, convertito, con modificazioni, nella L. 15 dicembre 2001, n. 438.

(A1) A norma dell'art. 12 bis del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, in tema di criminalità mafiosa, convertito, con modificazioni, nella L. 7 agosto 1992, n. 356, per i reati concernenti le armi e gli esplosivi, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dagli artt. 449 e 558 c.p.p., salvo che siano necessarie speciali indagini.

Avv. Alessandro Amaolo
www.avvocatoamaolo.com

1 Questo articolo è stato aggiunto dall'art. 9 del D.L. 13 maggio 1991, n. 152, recante provvedimenti urgenti in materia di lotta alla criminalità organizzata, convertito, con modificazioni, nella L. 12 luglio 1991, n. 203.

2 A norma dell'art. 12 bis del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, in tema di criminalità mafiosa, convertito, con modificazioni, nella L. 7 agosto 1992, n. 356, per i reati concernenti le armi e gli esplosivi, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dagli artt. 449 e 558 c.p.p., salvo che siano necessarie speciali indagini.

3 La bottiglia incendiaria munita di stoppino deve qualificarsi come arma da guerra. (Cassazione penale, sezione I, sentenza 17 luglio 2008, n. 29943)

4 Il reato di cui all'art. 20 bis, comma secondo, L. 18 aprile 1975 n. 110 ha natura di reato di pericolo e , pertanto, per la sua configurazione non è necessario l'effettivo impossessamento delle armi, delle munizioni o degli esplosivi da parte di una delle persone indicate nel primo comma della stessa disposizione. (Cassazione penale, sezione I, sentenza 19 settembre 2007, n. 35096)

5 Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 20 bis, comma 2, Legge 18 aprile 1975 n. 110 è indispensabile che sussista la condizione di fatto costituita dalla presenza di taluno dei soggetti indicati al primo comma – circostanza che costituisce la fonte dello specifico obbligo di custodia posto in capo al detentore dell'arma – mentre invece non è richiesto l'effettivo impossessamento dell'arma da parte di detti soggetti trattandosi di reato di pericolo che si perfeziona per la sola mancata adozione delle necessarie cautele imposte dalla legge. Cassazione penale, sezione I, sentenza 20 luglio 2004, n. 31555

6 Ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 20 bis, comma secondo, legge 18 aprile 1975 n.110 è sufficiente la semplice omissione delle cautele e non è necessario l'effettivo impossessamento delle armi, munizioni o esplosivi da parte di una delle persone indicate nel primo comma della stessa norma. Cassazione penale, sezione I, sentenza 10 novembre 2004, n. 43889

7 Si ritiene che il deposito di un'arma nell'armeria di una sezione di Tiro a Segno costituisca un diligente adempimento dell'obbligo di custodia.


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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