Incidente veicolo concesso in leasing - analisi del caso
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Articolo del 14/10/2009 Autore Avv. Salvatore Magra Altri articoli dell'autore


IL CASO

NOZIONE DI LEASING

TESI DELLA RESPONSABILITA’ DEL CONCEDENTE

TESI DELLA RESPONSABILITA’ DELL’UTILIZZATORE

TESI DELLA GIURISPRUDENZA PIU’ RECENTE

PERSISTENTE INCERTEZZA NELL’INDIVIDUAZIONE DELLA LEGITTIMAZIONE PASSIVA

AVV. FRANCESCO MAGRA

AVV. SALVATORE MAGRA

 

IL CASO

In data … un’autovettura si trovava parcheggiata e veniva investita da altra autovettura, della quale veniva rilevato solamente il numero di targa.

Per l’identificazione del proprietario del mezzo investitore, si procedeva a visura presso il “PRA” e all’inoltro di una lettera raccomandata, con avviso di ricevimento alla Società intestataria del veicolo investitore, nella quale si esponeva la dinamica del sinistro e si rivolgeva l’invito a rendere noti i dati assicurativi del mezzo investitore.

La Società, intestataria del veicolo investitore, con raccomandata, comunicava che l’autoveicolo era stato affidato in leasing ad altra Società … (alla quale per conoscenza era inviata anche la citata raccomandata), con invito all’utilizzatore in leasing a comunicare il nominativo dell’Impresa di assicurazione, r.c. del veicolo investitore, dalla stessa liberamente scelta, in sede di stipulazione del contratto di locazione finanziaria. Poiché la Società, concessionaria in leasing, nonostante i ripetuti solleciti scritti, non comunicava né i dati assicurativi del mezzo investitore, né il nominativo del conducente, il danneggiato era costretto a promuovere azione giudiziaria.

NOZIONE DI LEASING

Il leasing è, in concreto, la messa a disposizione di beni, acquistati o fatti costruire dal locatore (concedente in leasing), su scelta e indicazione del conduttore, con facoltà, per quest’ultimo, di divenirne proprietario alla scadenza del contratto, attraverso il pagamento di una somma, ulteriore, rispetto ai canoni stabiliti, per l’attribuzione del godimento del bene.

Il canone, versato dall’utilizzatore al concedente, oltre a fungere da corrispettivo per l’attribuzione della disponibilità del bene, assolve anche, e soprattutto, la funzione di restituire un finanziamento, attribuito dal concedente al locatario.

In conseguenza, il concedente si spoglia della disponibilità materiale dell’oggetto; da ciò il giudizio di non congruenza, formulato in dottrina, in relazione alla configurazione di responsabilità del concedente in locazione finanziaria, a proposito d’incidenti, provocati dal veicolo.

Secondo una certa impostazione, la situazione dell’utilizzatore è affine a quella dell’usufruttuario o dell’acquirente con patto di riservato dominio, in quanto il proprietario non può esercitare alcuna ingerenza nella disponibilità e circolazione del veicolo.

Ci si esprime in termini di “leasing traslativo” allorché le parti concludono il contratto, in modo che il bene, oggetto del medesimo, conservi un valore residuo apprezzabile; in tale ipotesi, i canoni, versati dall’utilizzatore al concedente, costituiscono non solo il corrispettivo per il godimento del bene, ma anche un’anticipazione sul prezzo.

Si ha leasing “di godimento”, quando ci si accorda, in modo che il bene, oggetto del contratto, non conservi un valore residuo, apprezzabile alla scadenza, con conseguente assenza, per l’utilizzatore, dello scopo di acquistare il bene.

Si pone il problema di stabilire se il concedente in leasing un autoveicolo risponda solidalmente con il conducente del medesimo (fatta salva la possibilità di ripetere quanto risarcito nei confronti dell’utilizzatore-concessionario, obbligato sul piano contrattuale nei rapporti con il concedente alla copertura assicurativa) in ipotesi d’incidente stradale, in cui lo stesso veicolo resti coinvolto, determinando un’ipotesi di litisconsorzio necessario nel giudizio di responsabilità del sinistro, o se la responsabilità ricada sul soggetto concessionario in leasing, il quale materialmente utilizza il bene o, in ogni caso, ne controlla l’utilizzazione, ancorché essa sia effettuata da altro soggetto.

Sulla rilevante questione, si sono formulate entrambe le posizioni (attribuzione della responsabilità solidale al concedente o al concessionario-utilizzatore)(1). La responsabilità del concessionario o, secondo l’opinione che si prescelga, dell’utilizzatore, dovrà esser coperta dall’assicurazione obbligatoria contro la responsabilità civile per incidenti stradali, ai sensi degli artt. 1 e 4, lett. a) della legge 990-1969.

TESI DELLA RESPONSABILITA’ DEL CONCEDENTE

Assume importanza l’interpretazione dell’art. 196 c.d.s., il quale prevede, che, in caso di violazione delle norme sulla circolazione stradale, da parte del conducente di un autoveicolo, concesso in locazione finanziaria, è responsabile l’utilizzatore del veicolo, sia per le sanzioni pecuniarie, derivanti da violazione di norme del codice della strada, sia per i danni, provocati dalla circolazione del mezzo. Secondo un’opinione, l’art. 196 può essere interpretato estensivamente, ritenendo ampliato il novero dei soggetti responsabili del risarcimento del danno del veicolo incidentato, in modo da coinvolgere utilizzatore, conducente (ove sia soggetto diverso dall’utilizzatore) e società di leasing, la cui persistente responsabilità, non potrebbe essere negata.

L’art. 196, secondo tale indirizzo, non esclude espressamente la responsabilità del concedente in leasing e questo dovrebbe portare a ritenere l’attuale sussistenza della medesima perché, di regola, si sono stabilite tassativamente le ipotesi, in cui si è inteso escludere la responsabilità del proprietario di un bene.

 La ratio dell’art. 196. cod. stradale indurrebbe a ritenere che esso abbia “sostituito” alla responsabilità solidale del concedente quella del concessionario, non mantenendo la prima, riguardo alla problematica delle sanzioni amministrative, per violazione del codice stradale.

Parte di giurisprudenza e dottrina ha sostenuto, prima della riforma del codice stradale, l’opinione, secondo cui, in caso di sinistro provocato da veicolo in leasing, il proprietario-concedente e non l’utilizzatore è responsabile in solido con il conducente dei danni prodotti, a nulla rilevando l’eventuale clausola, inserita nel contratto di leasing, in base alla quale si stabilisca che “dal momento della consegna del veicolo e fino a quello dell’eventuale acquisto, gravano sull’utilizzatore tutte le conseguenze, connesse alla circolazione e all’impiego del veicolo locato” (2).

In ipotesi d’irrogazione di sanzione, per violazione di norme del codice della strada, nel relativo giudizio di opposizione, l’effettiva titolarità del diritto di proprietà va accertata, in conformità alle comuni regole civilistiche, per le quali l’effetto traslativo della medesima si verifica con il mero consenso delle parti, ai sensi dell’art 1376 c. civ., mentre la trascrizione della vendita nel pubblico registro automobilistico ha il solo fine di regolare i conflitti fra le pretese contrastanti sullo stesso veicolo e, pertanto, le risultanze di detto registro hanno valore meramente presuntivo, la cui effettività può esser confutata con ogni mezzo di prova (Cass. civ. 29 Luglio 1995, n. 8366).

Occorre ragionare sul significato dell’art. 91, codice della strada e dell’art. 2054 c. civ.. Il senso della disposizione, di cui all’art. 91 c. stradale, e quello dell’art. 2054, 3° c., apparentemente in contrasto fra di essi, sono stati interpretati dalla pronuncia della Cass. n. 11006-2003, secondo cui l’art. 2054 comma 3 c. civ(3)., che prevede una figura di responsabilità oggettiva non collegata alla colpa, è norma eccezionale, come tale insuscettibile di applicazione analogica, nei confronti di soggetti, diversi, da quelli, tassativamente indicati. La funzione dell’art. 2054, 3° c. è di garantire in maniera più intensa il danneggiato, al fine di non sottoporlo a eventuale insolvenza dell’autore del danno.

 Pertanto, è stato reputato tassativo l’elenco, di cui all’art. 2054 c.civ. e, quindi, necessario il riconoscimento di responsabilità della società concedente, anche perché, prima dell’entrata in vigore del nuovo codice della strada, essa risultava al PRA, come unico soggetto collegato al veicolo, concesso in locazione finanziaria (tale normativa è stata modificata con l’entrata in vigore dell’art. 91, cod. strad.).

Nel caso di contratto di leasing, automobilistico, il soggetto, la cui responsabilità dev’essere coperta dall’assicurazione obbligatoria, non sarebbe l’utilizzatore del veicolo, il quale, sul piano della situazione di fatto, è reputato mero detentore (ancorché qualificato) e non possessore, ma il proprietario concedente, non rilevando l’effettiva disponibilità del veicolo, con la conseguenza che soltanto il proprietario concedente dovrebbe essere considerato quale responsabile in solido con il conduttore del veicolo, dato in leasing, e soggetto all’onere probatorio, di cui al terzo comma dell’art. 2054, per sottrarsi dall’addebito di responsabilità, senza che le eventuali clausole del contratto di leasing automobilistico, più favorevoli al concedente, perché limitative della responsabilità di quest’ultimo, possano assumere validità nei confronti dei terzi, avendo esse rilievo meramente obbligatorio, ossia valendo esclusivamente nei rapporti interni fra i contraenti, stante l’interesse pubblico, che presiede la disciplina in esame (Cass. 9 Dicembre 1992, n. 130115).

Secondo tale opinione, il concedente non è esente da responsabilità, anche perché l’art. 2054 non collega al medesimo il potere-dovere di custodia (al contrario, rispetto alle ipotesi, contemplate negli artt. 2051-2052 cod. civ., in cui si sanziona il pregiudizio, causato da animali o da cose in custodia) e, sotto altro aspetto, non è configurabile un’assenza di consenso, da parte del concedente, per quanto attiene l’attribuzione del bene in godimento ad altro soggetto, tramite la conclusione della locazione finanziaria, in quanto è intuibile come la medesima attribuzione in godimento di un bene presupponga un implicito consenso a un suo successivo utilizzo, da parte del concessionario, o di altro soggetto.

Per escludere la responsabilità del proprietario-concedente, sempre secondo tale impostazione, occorrerebbe che il medesimo adottasse specifiche cautele, finalizzate a precludere l’utilizzo del mezzo da parte di altre persone (cfr. anche Trib. Trani 18 aprile 2004).

Non sarebbe ipotizzabile, a favore della società concedente, alcuna esenzione e attenuazione del regime normativo della responsabilità, in quanto tali imprese, pur trasferendo l’utilizzazione di un bene, destinato per sua natura alla circolazione, ne conserverebbero tutti gli oneri e le responsabilità (art. 2054), riservate a chi riveste una determinata posizione, quale quella del titolare del diritto di proprietà.

Ai fini dell’esenzione da responsabilità, non rileverebbe la disponibilità del bene, ma la circostanza, per la quale la circolazione del veicolo sia avvenuta contro la volontà dei soggetti, tassativamente elencati nell’art. 2054, 3° c. e ciò non può affermarsi, quando si conceda ad altri il godimento del bene, come nel leasing (cfr. Cass. 10968-1998).

Da quanto riferito, deriva l’ulteriore conseguenza, per la quale non sarebbe ammissibile porre in alternativa la responsabilità dell’utilizzatore, con quella dell’impresa di leasing.

Con sentenza 1-12-1988, il Tribunale di Bologna in “RTL”, 1989, 415, ha ritenuto che vada rigettata l’eccezione di carenza di legittimazione passiva, sollevata dal proprietario del veicolo, concesso in leasing, perché la concessione di un bene in leasing presupporrebbe l’utilizzazione da parte di altri e, pertanto, non sarebbe sufficiente per escludere la legittimazione passiva processuale del proprietario-concedente.

Secondo il Pretore di Torino 12-3-1991 in “A.C.S”, 1991, 269, l’impresa che, in forza di un contratto di leasing, cede il godimento di un autoveicolo, dev’essere considerata responsabile (oggettivamente), in caso di sinistro di r.c.a., ai sensi dell’art. 2054 c.civ. e dell’art. 23, l. n. 9990-1969: infatti, l’art. 2054, 3° c. stabilisce l’esenzione di responsabilità per il proprietario, l’usufruttuario e l’acquirente con patto di riservato dominio dell’autoveicolo, la cui circolazione è avvenuta contro la sua volontà, mentre, con il contratto di leasing, la concessione e, quindi, la circolazione del veicolo avvengono dietro pagamento di corrispettivo, con il consenso della proprietaria società di leasing e non invito domino (in senso conforme Appello Milano 6-10-1989, RCP, 1989, 1183, Pretura Bolzano 7-6-1986, RCP, 1986, 521).

TESI DELLA RESPONSABILITA’ DELL’UTILIZZATORE

E’ datoriscontrare fra gli interpreti un diverso indirizzo: l’utilizzatore in leasing sarebbe corresponsabile con il conducente, ove sia soggetto diverso dal primo, per i danni provocati, nel caso d’incidente, in cui sia coinvolto il veicolo in locazione finanziaria.

Nel contratto di leasing, sul piano del regolamento pattizio, il rischio, collegato alla circolazione del veicolo, grava sull’utilizzatore, in quanto questi ne ha la disponibilità.

Ove la responsabilità dell’incidente sia da addossare al conducente di altro veicolo, l’utilizzatore avrebbe anche legittimazione attiva, per domandare il risarcimento dei danni. La Cass., Sez III, 6-7-2006, n. 15356 afferma che, in materia di risarcimento del danno da responsabilità civile, nella circolazione automobilistica, ne costituisce principio informatore quello, secondo cui chiunque eserciti sul veicolo un potere, anche solo materiale, è legittimato ad agire, in relazione al danno che il suo patrimonio o la sua persona subisca, per il fatto della circolazione. L’utilizzatore, pertanto, dispone sia della legittimazione passiva, ove l’incidente stradale sia cagionato dal veicolo, di cui ha la disponibilità materiale, sia della legittimazione attiva, al fine di domandare il risarcimento a terzi, ove la responsabilità dell’incidente sia, in tutto o in parte, da addossare al conducente di altro veicolo(4).

La Cassazione 29 Ottobre 1999, n. 12192 contiene rilevanti riflessioni sulla formulazione dell’art. 196 e 91 c. stradale. La Corte ha escluso ogni responsabilità della società concedente in leasing in entrambe le ipotesi, sia civile, sia amministrativa.

L’art. 91, comma 2 cod. dispone che “ai fini del risarcimento dei danni prodotti a persone o cose dalla circolazione di veicoli, il locatario è responsabile in solido con il conducente, ai sensi dell’art. 2054, 3° c. cod. civ”.

Sono state affermate la responsabilità risarcitoria e la legittimazione passiva, in capo all’utilizzatore del veicolo, oggetto del leasing, con esclusione di addebiti al proprietario concedente, in quanto quest’ultimo non ha la disponibilità materiale del veicolo, utilizzato dal concessionario in leasing (5).

Secondo il Trib. Bari, 19 Febbraio 1987, Trib. Milano 15 Maggio 1986, la responsabilità solidale, di cui all’art. 2054, 3° c. cod. civ., ricadrebbe sul concessionario-utilizzatore in “leasing”, nell’ipotesi d’incidente stradale, che coinvolga il veicolo, oggetto del contratto, in quanto sembrerebbe corretto estendere l’applicazione della citata disposizione (art. 2054), inserendo nell’elenco esplicito della medesima, anche quest’ultimo, ancorché non espressamente menzionato, accanto alle indicate figure del proprietario, dell’usufruttuario e dell’acquirente con patto di riservato dominio.

 Secondo tale giurisprudenza, l’impresa concedente, una volta consegnato il veicolo all’utilizzatore, perde totalmente disponibilità e facoltà d’uso del medesimo e non può esercitare su di esso alcun controllo (si ripudia, pertanto, l’idea, per la quale vi sia un “consenso tacito” alla circolazione del bene, da parte del concedente). La medesima giurisprudenza tende a equiparare l’utilizzatore all’acquirente nella vendita con riserva della proprietà. Può, per inciso, ricordarsi che la dottrina applica al leasing, talvolta, la disciplina della vendita con riserva della proprietà, talaltra, quella della locazione, secondo come venga percepita la funzione del contratto in questione, da reputarsi atipico.

La responsabilità risarcitoria e la legittimazione passiva dell’utilizzatore del veicolo, concesso in locazione finanziaria, sono state ribadite da una recente pronuncia della Cassazione 8-5-2007, n. 10424, secondo cui, nel caso di danno, cagionato da veicolo in leasing, ai sensi degli artt. 196 e 91 cod. strad., ricorrerebbe un’ipotesi di responsabilità alternativa e non concorrente, perché solo l’utilizzatore avrebbe la disponibilità giuridica e materiale del bene e, quindi, la possibilità di vietarne la circolazione; in tale situazione non si troverebbe il concedente proprietario (in senso conforme le sentenze della medesima Cassazione, n. 10034-2004, 12192-1999).

La Cassazione del 2007 pone una distinzione fra gli incidenti stradali, verificatisi, prima dell’entrata in vigore dell’art. 91, 2° c. nuovo codice della strada e quelli, verificatisi, dopo l’entrata in vigore della medesima disposizione, alla quale viene attribuita forza precettiva, nel senso dell’attribuzione all’utilizzatore della corresponsabilità in parola, in senso opposto alla normativa previgente, imperniata sul solo art. 2054 c. civ., da cui derivava la responsabilità del proprietario-concedente. Tale disposizione attribuisce rilevanza alla distinzione fra proprietà formale e disponibilità materiale del bene, mettendo in luce come l’usufruttuario, l’acquirente o l’utilizzatore in leasing hanno il possesso (o, in ogni caso, la disponibilità) del veicolo e sono in grado di “gestirne” la circolazione.

Pertanto, sarebbe corresponsabile, con il conducente del veicolo danneggiante, l’utilizzatore dello stesso e non il conducente proprietario, con l’ulteriore implicazione della legittimazione passiva, solo in capo allo stesso utilizzatore del veicolo in leasing.

 L’art. 91, 2° c. nuovo codice stradale avrebbe sostituito alla previgente responsabilità del concedente quella del concessionario.

Il Trib. Milano, con sentenza 19 novembre 1981, in “Giur. it.”, 1982, 743 e sgg., ha proposto, in contrasto con l’opinione in quel periodo prevalente in giurisprudenza, la tesi della responsabilità dell’utilizzatore, nell’ipotesi di locazione finanziaria automobilistica, sostenendo l’applicabilità, in via analogica, dell’elenco, di cui all’art. 2054, 3° c.. Già in questa fase, taluni interpreti avvertono come poco equo configurare una responsabilità del concedente, con tutti gli inconvenienti, derivanti da tale attribuzione.   

In contrapposizione con il sopra illustrato orientamento, un’altra parte della giurisprudenza ritiene che l’art. 2054 c. civ., 3° c. preveda una figura di responsabilità oggettiva, non collegata alla colpa, e che sia norma eccezionale, come tale non suscettibile di applicazione analogica, nei confronti di soggetti, diversi da quelli tassativamente indicati; ne consegue che, in caso di autovettura oggetto di un contratto di leasing, è il proprietario concedente e non l’utilizzatore del veicolo, dato in leasing, che è responsabile in solido con il conducente(6).

Interpretazione dell’art. 2054, 3° c. cod. civ., dell’art. 91, 2° c. e dell’art. 196, nuovo cod. strad.

Il terzo comma dell’art. 2054 c. civ. stabilisce che “il proprietario del veicolo o, in sua vece, l’usufruttuario o l’acquirente con patto di riservato dominio è responsabile in solido con il conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà”.

Una parte della dottrina e giurisprudenza ritiene che, l’elenco di cui all’art. 2054 è tassativo (ove s’includa all’interno dell’art. 2054, 3° c. anche l’utilizzatore, l’elenco dovrà, per contro, esser ritenuto meramente esemplificativo); tale problema è divenuto rilevante proprio per la diffusione del leasing automobilistico, in quanto, in un primo momento, si è sostenuto che tra i soggetti, di cui all’art. 2054 c 3°, non potesse rientrare l’utilizzatore in leasing, perché non espressamente previsto (Cass. 9-12-1992, n. 13015). Un’interpretazione analogica dell’art. 2054, 3° c. non è sembrata sostenibile, mancando in esso un qualsiasi riferimento a una generica figura di “detentore”.

Peraltro, l’art. 91 c. stradale, introdotto con d. legs., n. 285-1992, ha stabilito, come già rilevato, che “ai fini del risarcimento dei danni prodotti a persone o cose dalla circolazione dei veicoli, è il locatario il responsabile in solido con il conducente”.

La norma predetta è ispirata alla stessa ratio, di cui all’art. 196, comma 1, che stabilisce che per le violazioni, punibili con la sanzione amministrativa pecuniaria, il proprietario del veicolo e, in sua vece, l’usufruttuario, l’acquirente con patto di riservato dominio o l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria, è obbligato in solido con l’autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà.

Esiste una relazione qualificata fra il soggetto e la cosa, la quale si atteggia nel senso che solo l’usufruttuario, l’acquirente o l’utilizzatore hanno la disponibilità del veicolo e sono in grado di controllarne la circolazione.

Ne deriva che, sia per i danni, conseguenti alla circolazione, in base agli artt. 2054, 3 c. e 91, comma 2°, sia per le sanzioni pecuniarie, collegate alla violazione delle norme del codice della strada, sono responsabili solidali con il conducente, in tali casi, l’usufruttuario, l’acquirente o l’utilizzatore in locazione finanziaria del veicolo, e non anche il proprietario, che è del tutto estraneo alla disponibilità giuridica, relativa alla modalità di circolazione del veicolo (cfr. Cass. 12193-1999).

La mancata menzione del proprietario, all’interno dell’art. 91, cod. strad., indurrebbe a ritenere che l’azione ordinaria di risarcimento, indicata dall’art. 2054, possa essere esperita indifferentemente contro il proprietario, o il conducente, o il locatario o contro tutti e tre i debitori, in quanto solidalmente responsabili.

In caso di concessione in leasing, secondo la Cass. 10424-2007, è corresponsabile, con il conducente, anche l’utilizzatore del veicolo e non il concedente in leasing. Solo l’utilizzatore ha la disponibilità materiale del bene e il suo godimento e, quindi, può vietarne l’utilizzazione.

 La responsabilità sarà alternativa e non concorrente. La nozione di alternatività non significa che il danneggiato, nell’ipotesi di usufrutto, acquisito con patto di riservato dominio, possa indifferentemente convenire in giudizio uno di questi soggetti (usufruttuario o proprietario), purché non convenga l’altro, ma significa che la responsabilità grava solo sul soggetto, che ha la disponibilità giuridica del godimento del bene, con esclusione in radice della responsabilità dell’altro, proprio perché la prova liberatoria, indicata dalla legge, consiste nel fatto che “la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà (nel senso di: “volontà di chi dispone del bene”)” e una prova di tale tipo può essere, appunto, fornita solo da chi dispone di un certo bene.

Pertanto, usufruttuario, acquirente con patto di riservato dominio e utilizzatore in leasing non rispondono, nei confronti del danneggiato, per un debito altrui (vale a dire del proprietario), ma per un debito proprio per fatto altrui (vale a dire del conducente); donde, poi, il contenuto della prova liberatoria, di cui al c. 3 dell’art. 2054, che ha per oggetto la contraria volontà alla circolazione del bene, da parte del proprietario e anche dell’usufruttuario, dell’acquirente con riservato dominio o dell’utilizzatore in leasing del conducente (su questi aspetti cfr. Cass. 25 Maggio 2004, n. 10034).

Anche l’utilizzatore in leasing sarebbe un corresponsabile per fatto altrui, vale a dire del conducente, e potrebbe liberarsi dalla medesima responsabilità, fornendo la prova, per la quale la circolazione è avvenuta contro la sua volontà.

In caso di danni da circolazione di un veicolo, concesso in leasing, ai sensi dell’art. 23 l. 990-1969, il responsabile, litisconsorte necessario nell’azione diretta contro l’assicuratore, a norma dell’art. 18 della stessa legge, è l’utilizzatore e non il concedente (cfr. Cass. civ. 10034-2004).

Anche la Cassazione 29 Ottobre 1999 n. 12192 sostiene che la responsabilità solidale, alternativa del proprietario, usufruttuario, acquirente con patto di riservato dominio o dell’utilizzatore in leasing consegue dalla circostanza, per la quale tali soggetti sono in grado di vigilare sulla circolazione del bene.

Ciò implicherebbe che, per i danni derivanti dalla circolazione, (art. 2054, comma 3 cod. civ., e 91, comma 2, cod. strada), responsabili solidali col conducente o con l’autore della violazione sarebbero l’usufruttuario, l’acquirente e anche l’utilizzatore in locazione finanziaria del veicolo, in quanto tali soggetti controllano la circolazione del medesimo veicolo, avendone il godimento.

 Lo stesso art. 91 cod. strad. statuisce che, nell’ipotesi di vendita con patto di riservato dominio, il veicolo viene indicato con il nome dell’acquirente, ma con contestuale indicazione del nome del venditore. Tale indicazione si riporta anche nell’iscrizione al P.R.A.. La medesima disposizione prevede che, per quanto riguarda le sanzioni amministrative, responsabile è il proprietario del veicolo, o, in sua vece, l’usufruttuario, l’acquirente con patto di riservato dominio o il locatario-utilizzatore in locazione finanziaria: si tratta di una riscrittura dell’art. 2054, 3° c., come integrato dall’art. 91 nuovo cod. strad..

Vi è stata una prima fase, in cui si tendeva a escludere la società concedente dalla responsabilità per danni, provocati dal veicolo, concesso in leasing, con conseguente estromissione della concedente medesima dalle liti, aventi tale oggetto. Peraltro, si è formato un ulteriore indirizzo, il quale, reputando tassativo l’elenco, di cui all’art. 2054 c.civ., ha ritenuto necessario il riconoscimento di responsabilità della società concedente, anche perché, prima dell’entrata in vigore del nuovo codice della strada, quest’ultima risultava al “PRA”, come unico soggetto collegato al veicolo, concesso in locazione finanziaria.

L’unico modo, per attribuire efficacia retroattiva all’art. 91 cit., sarebbe di considerare tale disposizione, provvista del carattere di “interpretazione autentica” dell’art. 2054, 3° c., ma non sussistono i presupposti per siffatta esegesi, in quanto nell’art. 91 in esame non è contenuto alcun appiglio testuale, che consenta di formulare siffatta conclusione.

Si è ritenuto che, attraverso la formulazione dell’art. 91, 2° c., nuovo codice della strada il Legislatore abbia inserito il “locatario” nella categoria dei responsabili solidali, indicati nel 3° c. dell’art. 2054(7); inoltre, si è precisato che l’art. 91, 2° c. cod. strad. abbia la funzione di interpretare l’art. 2054, 3° c..

Anche ove si rifiuti tale idea, la nuova disposizione può ugualmente considerarsi come argomento normativo, nel senso di considerare solidalmente responsabile l’utilizzatore, anche per i sinistri, verificatisi, prima dell’entrata in vigore del nuovo codice stradale.

De iure condendo, si è ritenuto opportuno modificare la disciplina in commento, già prima dell’entrata in vigore del nuovo codice stradale(8). L’assunzione di esclusiva responsabilità del conduttore, precedentemente valida nei rapporti interni fra il medesimo e il locatore, è estesa ai rapporti esterni con i danneggiati, ai sensi del combinato disposto dell’art. 2054, 3° c. cod. civ. e dell’art. 91, 2° c. cod. strad., con esclusione della responsabilità sussidiaria della società di leasing.

La giurisprudenza citata attribuisce rilevanza alla distinzione fra proprietà formale e disponibilità materiale del bene, mettendo in luce come l’usufruttuario, l’acquirente o l’utilizzatore in leasing hanno il possesso (o, in ogni caso, il godimento) del veicolo e sono in grado di controllarne la circolazione.

TESI DELLA GIURISPRUDENZA PIU’ RECENTE

Con la già citata sentenza 8 maggio 2007, n. 10424, la Cassazione afferma che, nel caso di danni, cagionati da un veicolo, concesso in locazione finanziaria (leasing), ai sensi dell’art. 91 del nuovo codice stradale, e 196 del medesimo, ricorre un’ipotesi di responsabilità alternativa e non concorrente, poiché solo l’utilizzatore ha la disponibilità giuridica del godimento del bene e, quindi, la possibilità di vietarne la circolazione; in tale situazione non si trova, invece, il concedente-proprietario.

Viene rigettata l’idea, per la quale il concedente in leasing, nella qualità di proprietario del veicolo concesso in locazione all’utilizzatore, è solidalmente obbligato al risarcimento dei danni da circolazione stradale, a norma dell’art 2054, 3° comma.

Secondo la citata pronuncia, in caso di danni, provocati dalla circolazione di autoveicoli, concessi in leasing, sarebbe corresponsabile con il conducente, ex art 2054 c. civ., comma 3°, esclusivamente l’utilizzatore del veicolo e non il concedente-proprietario, il quale, pertanto, non sarebbe litisconsorte necessario, nel giudizio di responsabilità, relativo al sinistro, occorso all’autoveicolo, oggetto del leasing automobilistico.

Va evidenziato come tale disciplina andrà applicata solo alla particolare ipotesi del leasing e non a qualsivoglia contratto di locazione, anche perché la rubrica dell’art. 91, cod. strad. si riferisce solo al leasing e la ratio dell’art. 2054, 3° c. suggerisce questa interpretazione restrittiva (in tal senso, Cass. 25 maggio 2004, n. 10034).

Questo percorso ermeneutico tende ad assimilare la locazione finanziaria automobilistica alla vendita a rate con riserva della proprietà, reputando applicabile al concessionario l’art. 2054, 3° c.. Per contro, si è sostenuto come la vendita a rate non sia assimilabile alla locazione finanziaria, in quanto nella prima il passaggio della proprietà avviene automaticamente con il pagamento dell’ultima rata, mentre nel leasing l’effetto traslativo è meramente eventuale e subordinato a una dichiarazione in tal senso del concessionario, alla scadenza del contratto (esercizio del diritto di opzione).

 

PERSISTENTE INCERTEZZA NELL’INDIVIDUAZIONE DELLA LEGITTIMAZIONE PASSIVA

 

Il protrarsi delle oscillazioni e contraddizioni della giurisprudenza (cfr. Cass. n. 12192-1999, 11006-2003, 10034-2004, 10424-2007, Giudice di Pace Palermo 20-5-2005) hanno complicato la questione della determinazione del legittimato passivo, resa ancora più complessa, in caso di condotta omissiva della Società, concedente in leasing e dell’utilizzatore dell’autovettura investitrice, allorché dette controparti non comunichino il nominativo della Compagnia assicurativa del veicolo investitore e quella del conducente, responsabile del sinistro, ove questi si rifiuti di fornire le proprie generalità e i dati assicurativi del veicolo.

Ne consegue la notevole difficoltà del danneggiato, relativamente all’individuazione dei legittimati passivi. In una vicenda giudiziaria, come quella prospettata, sorge un concreto interesse del danneggiato al superamento dell’oggettiva incertezza sull’attribuzione della legittimazione passiva e della conseguente responsabilità risarcitoria, in capo o al concedente o al concessionario in leasing, senza che tale incertezza possa ritenersi esclusa dall’esperimento di azioni alternative (Cass. 486-1998, 5321-2002), proponibili nello stesso giudizio.

Si deve tener conto dell’ammissibilità di due o più domande in forma cumulativa, subordinata, alternativa ed eventuale, anche se concettualmente incompatibili(9).

L’impossibilità d’identificare il responsabile e l’ente assicuratore, in caso di mancata collaborazione del concedente e dell’utilizzatore (anche per effetto della possibile collusione fraudolenta di questi ultimi) pone ostacoli, difficilmente superabili e può, in concreto, vanificare l’azione risarcitoria del danneggiato, il quale (al fine di non incorrere nell’eccezione di carenza di legittimazione passiva, proponibile da parte del concedente o dell’utilizzatore) ha interesse a sollevare, dinanzi al Giudice di merito, la questione preliminare dell’individuazione del legittimato passivo, in capo a uno dei due soggetti anzidetti, prima dell’esame del merito della domanda risarcitoria, anche al fine di evitare un’eventuale condanna alle spese giudiziali, essendo possibile accertare la soccombenza, con riferimento a ogni singola domanda, sia per il cumulo soggettivo, sia per quello oggettivo (Cass. 7908-2001).

La configurabilità dell’interesse del danneggiato all’individuazione del legittimato passivo, nell’ipotesi prospettata, è confermata dal fatto che la concretezza e l’attualità dell’interesse non devono essere necessariamente considerate come immediata utilità finale del provvedimento richiesto, ben potendo consistere in una semplice utilità strumentale.

Nella nostra ipotesi, l’attribuzione della responsabilità risarcitoria presuppone logicamente e cronologicamente l’individuazione del legittimato passivo (Cass, 560-2003). L’accertamento preliminare dell’interesse ex art. 100 c.p.c., con riguardo all’utilità del provvedimento giudiziale richiesto, rispetto alla lesione denunciata, indipendentemente dalla fondatezza delle allegazioni e argomentazioni addotte a sostegno della domanda giudiziale (Trib. Bologna 1-10-2003).

Sino a quando le Sezioni Unite della Cassazione, con apposita pronunzia, non avranno eliminato la rilevata contraddittorietà, fra gli antitetici sovraesposti orientamenti giurisprudenziali, deve ritenersi fondato l’interesse del danneggiato a rimettere al Giudice di merito la soluzione della questione preliminare dell’individuazione della legittimazione passiva, o in capo al concedente, o in capo al concessionario del veicolo.

E’ auspicabile un definitivo superamento del problema, anche con un opportuno intervento del Legislatore, volto a evitare la tentazione dei Giudici di “far le veci” del medesimo Legislatore, creando “di fatto” norme giurisprudenziali, che vengano ad affiancarsi (e a contraddire) alle disposizioni legislative.

Suscita stupore che ancora non sia stata affrontata in modo esplicito e univoco la questione in oggetto, in occasione della pluralità d’interventi legislativi, modificativi e innovativi del codice stradale e dell’assicurazione R.C.A., non potendosi reputare totalmente soddisfacente l’attuale assetto della disciplina in esame.

E’ evidente che il Legislatore e i Giudici dovrebbero perseguire il premesso fine sociale della salvaguardia dei diritti risarcitori dei danneggiati; il primo, con norme chiare e intelligibili, i secondi con provvedimenti, ispirati alla certezza del diritto, al fine di risolvere situazioni ambigue e aleatorie, per chi subisca il pregiudizio.       

La non univocità della giurisprudenza, rende opportuno un intervento delle Sezioni Unite della Cassazione, per eliminare la contraddittorietà fra i due orientamenti commentati, al fine di uniformare le decisioni dei Giudici di merito e di legittimità.

(1) Ritiene la responsabilità della società concedente, in solido con il conducente, per es. Cass. civ. 9 Dicembre 1992, n. 13015, in Resp. civ. prev., 1993, 953. Cfr., anche, DE MARZO, Osservazioni a Cass., 9 Dicembre 1992, n. 13015, in Foro it., 1994, I, 556; PRISCO, “Leasing automobilistico e responsabilità civile”, in “Corr. giur.”, 1993, 843.

/2) Cfr. Cass, 9-12-1992, n. 13015, “ACS 1993, 429”; Cass. 27-10-1998, n. 10688, Cass. 14-7-2003, n. 11006, Giudice di Pace di Palermo 20-5-2005; In senso conforme la dottrina: BELLUSSI, “Il leasing e la responsabilità civile”, in “Giur. di merito” 1983.

 

(3) “Il proprietario del veicolo o, in sua vece, l’usufruttuario o l’acquirente con patto di riservato dominio, è responsabile in solido con il conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà”.

(4) Cfr. Cass. 8-6-97, n. 13531, Cass. 14-6-06, n.13756, Cass. 6-7-06, n. 15356

(5) Cfr. App. Trento, 20-5-89, RCP 1990, 409, Trib. Bari, 19-2-1987, RCP, 1988, 108, Trib. Macerata, 7-7-1987, RIL 1987, 438; Trib. Milano 19-11-1981, GL 1982, I, 744, Trib. Milano, 13-1-84, RCP, 1984, 101, Trib. Padova 6-10-1981, G.I: n 1982, 1982, I, 2, 574, Trib. Vicenza 17-7-1997, G.M. 1997, 953, secondo cui la responsabilità ex art. 2054, 3° c. ricade non sul proprietario concedente del veicolo in leasing, ma sull’utilizzatore del veicolo stesso, che, come concessionario in locazione finanziaria, ha la disponibilità giuridica del bene, ai sensi dell’art. 91 decr. legisl. 285-1992).

(6) Cfr. Cass. 14-7-2003, n. 11006, 27-10-1998, n. 10688, 912, 1992, 13015; Pret. Torino 12-3-1991, AGCS, 2005 978, secondo cui, con il contratto di leasing, la circolazione del veicolo avviene contro pagamento di corrispettivo, con il consenso della società concedente e non invito domino.

 

/7)              Cfr. GRISENTI BRUNA, “L’utilizzatore dell’autoveicolo in leasing nel rapporto assicurativo obbligatorio, fra vecchio e nuovo regime, l’interpretazione della Cassazione dell’art. 2054 e la modifica legislativa”, nota a Cass. 9 Dicembre 1992, n. 13015, in Resp. civ. prev., 1993, pag. 959.

(8)  Cfr. DE CUPIS, Locazione finanziaria di motoveicoli e mandato a vendere autoveicoli: riflessi sulla responsabilità civile e sull’assicurazione”, in Dir. e prat. ass., 1975Cfr. anche TENELLA Leasing automobilistico e responsabilità civile, in Rass. dir. civ., 1982pagg. 126 e sgg., la quale rilevava come fosse arbitrario argomentare, nel senso di un’applicazione analogica dell’art. 2054 c.civ. all’utilizzatore in leasing, in epoca anteriore alla riforma del codice stradale, ma auspicava una modifica della disciplina allora vigente, in una prospettiva de jure condendo 

(9) Cfr. Cass. 4082-1977, 1835-1978, 169-1982, 2089-1995

 

 


Avv. Salvatore Magra ^ Vai all' inizio


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