Nuova riforma della procedura civile: un puzzle di norme
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Articolo del 23/07/2009 Autore Avv. Prof. Ravelli Altri articoli dell'autore


In sociologia si discute di eterogenesi dei fini quando un’azione raggiunge obiettivi diversi, se non contrapposti, a quelli che si era prefissata. Ma forse il concetto andrebbe tradotto anche nel campo del diritto. Perché dal civile al penale, dal fallimentare al societario, sono tante le riforme di sistema che si sono, alla prova dei fatti, rivelate sorde al test dell’efficacia.

Dal 6 Luglio scorso è operativo l’ultimo, solo in ordine di tempo naturalmente, perché altri ne sono all’orizzonte, intervento di ristrutturazione del codice di procedura civile. È stato un progetto che ha nelle intenzioni quello di recuperare margini di efficienza e tagliare i tempi di durata delle controversie.

Obiettivi ambiziosi. E per una volta ricercati senza pregiudizi, visto che la nuova legge di riforma cancella quel rito societario che doveva costituire la bussola solo pochi anni fa, per volontà di questa stessa maggioranza, di un nuovo codice.

Nell’immediato, però, il progetto che si propone anche sfoltire in maniera drastica la quantità di riti e di regole processuali oggi applicate nelle aule dei tribunali potrebbe avere l’effetto, paradossalmente appunto, di condurre a ulteriori complicazioni. Si obietterà che è naturale quando le riforme sono di ampio respiro e incidono su quella parte del diritto che è la procedura, per la quale non esiste una regola generale a disciplinare la fase transitoria come il favor rei nel diritto penale, però la realtà che si prospetterà, e già si prospetta, davanti ai giudici italiani è singolare, e obbligherà sia i magistrati sia gli avvocati a un continuo sforzo di aggiornamento e memoria. Aggiornamento per essere pronti e preparati ad applicare tutte le novità della riforma, memoria perché, a seconda della data di introduzione della causa, il processo sarà disciplinato da regole diverse.

Facciamo qualche esempio, che deve tener conto di una realtà in cui le controversie arrivano a sentenza in tempi mediamente assai lunghi e molto spesso ampiamente oltre quei sei anni che il Governo si è dato come obiettivo.

Nel settore della procedura civile, infatti, solo tre anni fa, nel marzo del 2006, è entrata in vigore un’altra revisione di larghe parti del codice, investendo, per esempio, la disciplina della prima udienza, le misure cautelari, le esecuzioni mobiliari e immobiliari, ma anche l’arbitrato e le modalità del ricorso in Cassazione. Temi, come quest’ultimo, che sono stati di nuovo soggetti a cambiamenti, anche profondi, per effetto della legge n. 69 del 2009.

In pratica gli operatori dovranno tenere d’occhio una pluralità di norme da attuare a seconda della finestra temporale di riferimento.

Prendiamo un aspetto cruciale come il ricorso in Cassazione. Prima del 2006 andava redatto in un certo odo, successivamente è divenuta indispensabile l’indicazione del quesito di diritto da risolvere, ora si dà spazio a un meccanismo di selezione che comporterà anche nuovi vincoli di redazione per scongiurare il verdetto di inammissibilità.

Ma a problemi analoghi daranno luogo le modifiche dei termini processuali, come il dimezzamento da un anno a sei mesi del termine lungo per impugnare una sentenza o per il giudizio in appello e il divieto di produrre nuovi documenti. O ancora l’innesto del procedimento sommario di cognizione nel rito ordinario oppure le modalità di effettuazione delle notifiche.

A volere tacere poi del cambiamento relativo alle competenze, dove l’attribuzione al giudice di pace di una quota delle liti in materia previdenziale avrà come effetto un doppio passaggio, provocato dall’etto di trascinamento della vecchia disciplina, da gestire in tribunale: dal giudice del lavoro a quello ordinario a quello onorario.

Ma i presidenti dei tribunali dovranno valutare con attenzione la possibilità di fornire istruzioni agli uffici in merito al calendario dei processi, una sorta di programmazione delle udienze che dovrebbe permettere di dare scadenze più rigide e prevedibili ai giudizi, oppure per quanto riguarda la possibilità di incrementare, magari valutandole opportune per le cause di minor valore soggette al giudice unico, le occasioni in cui le sentenze potranno essere emesse in forma sintetica, con accenni alle sole questioni decisive di fatto o di diritto.

La stessa Cassazione dovrà poi attrezzarsi per far fronti alla nuova disciplina sul filtro: andrà predisposta una sezione specifica senza cristallizzarne i componenti, ma dando invece il massimo spazio alla rotazione di tutti i magistrati della Corte.


Avv. Prof. Ravelli
AVVOCATO

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