Scuola Italiana: la necessita’ del patto educativo di corresponsabilita’
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Articolo del 16/06/2009 Autore Fabio Mandato Altri articoli dell'autore


I recenti interventi sulla conformazione degli istituti secondari da parte del Ministro Gelmini inducono a ritenere che l’organizzazione del sistema scolastico italiano sia quanto meno argomento attuale, tanto per le componenti che gravitano attorno al mondo dell’insegnamento, quanto per lo studioso giuridico. L’art. 3 del dPr 235/2007 ha introdotto il cd. Patto Educativo di Corresponsabilità («Contestualmente all'iscrizione alla singola istituzione scolastica, e' richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori e degli studenti di un Patto educativo di corresponsabilità, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie»). Lo strumento, il cui obiettivo è la cooperazione, ovvero la sinergia nell’educazione degli allievi, tuttavia non ha avuto piena attuazione, anzi è scarsamente applicato nelle scuole, essendo concepito più come un’esortazione che non come un precetto. Ciò che, sicuramente, risulta essere un qualcosa di negativo, in quanto, come fanno sapere dal Ministero, «parlare di patto educativo significa mettere in stretta relazione gli adulti che educano e le nuove generazioni, sottolineando la valenza estremamente significativa della responsabilità che lega le generazioni passate a quelle future, ma mettendo anche in primo piano il valore delle comunità educative quali sono la scuola e la famiglia, in termini di contesti fondamentali di crescita, evoluzione e sviluppo nell’intento, da un lato, di sostenere percorsi di educazione e di crescita promozionali in senso evolutivo e, dall’altro, di affrontare concretamente le problematiche più significative che interessano l’ambiente scolastico (si pensi, in proposito, alle situazioni di bullismo)». La famiglia e la scuola hanno dunque il compito di rispettare e di farsi rispettare. La convivenza nella scuola di determinate componenti ha origine nel riconoscimento che si deve al valore della persona umana in ogni luogo in cui svolga la propria personalità ed ha un fine specifico nella capacità di concorrere al progresso materiale e spirituale della nazione e della società (art. 4 Cost.). Ai docenti, secondo quanto previsto dal Patto, si chiede innanzitutto la puntualità e l’attenzione alla sicurezza degli allievi (compreso l’intervallo tra una lezione e un’altra), nonché il rispetto di tutte le componenti scolastiche e familiari stesse. L’obiettivo è quello di realizzare un clima scolastico fondato sul dialogo e sull’incoraggiamento. I docenti hanno il dovere di perseguire la trasparenza dell’amministrazione nella quale sono in organico. Dalle verifiche che si compiono durante l’anno scaturiscono valutazioni che certamente risultano espressione di una decisione di natura amministrativa, da rendersi in condizione di imparzialità e di cui gli studenti devono avere piena contezza.

Le studentesse e gli studenti hanno diritti, quindi, ma non possono dimenticarsi di avere dei doveri. Anzitutto, aprirsi all’altro in un’ottica di responsabilità. Rispettare i compagni, il personale della scuola, le diversità personali e culturali, la sensibilità altrui; ed ancora, avere attenzione e cura per gli ambienti, gli spazi, gli arredi e i laboratori della scuola. La puntualità e la costanza sono elementi primari di ogni studente. Di poi, non si dimentichi l’intervento della famiglia, la quale è chiamata a collaborare al progetto formativo partecipando, con proposte e osservazioni migliorative, a riunioni, assemblee, consigli e colloqui. Troppo spesso oggi tra la scuola e la famiglia ci si scontra. L’obiettivo di educare, allora, quindi il rito di iniziazione dell’allievo nella società, deve avere come basi solide la prevenzione della dispersione scolastica, delle forme di dipendenza degli allievi, delle azioni e degli atti di bullismo. Si tratta di promuovere la salute scolastica. «Condizione fondamentale quest’ultima e ampiamente condivisa da tutti i soggetti impegnati nella scuola e che considerano il benessere, il bene-stare nella relazione educativa e nell’ambiente di apprendimento, l’essenza stessa del processo di crescita di ogni allievo. La “salute a scuola” come la salute di ogni persona, a qualsiasi età, non è un dato di fatto stabile, un esito che una volta conseguito rimane in modo definitivo. La salute, intesa nell’accezione più ampia, è uno status psicofisico-relazionale e ambientale in continuo divenire, tanto nella scuola quanto in tutti i contesti vitali in cui ogni persona si viene a trovare per le vicende della vita» (www.pubblica.istruzione.it).

Una piccola critica può essere mossa al Patto Educativo. In esso non è fatta menzione del merito scolastico, eppure ogni accesso e ogni progressione nelle pubbliche amministrazioni presuppone la meritevolezza dei soggetti. Molto probabilmente un programma educativo che sia completo non può essere scisso da una premiazione del lavoro, della cultura del lavoro. Del resto, non manca, leggendo il Patto, la dicitura per cui gli studenti e le studentesse si impegnano a svolgere con regolarità il lavoro assegnato a scuola e a casa. Una palese valutazione positiva dell’impegno e una palese valutazione negativa del non impegno da parte dei docenti costituisce veicolo, ossia forma di educazione, che poi può avere riflessi anche nel comportamento futuro dello studente.


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