L’interrogatorio di garanzia
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Articolo del 20/05/2009 Autore Dott.ssa Giuliana Carboni Altri articoli dell'autore


Il cd. interrogatorio di garanzia, previsto e disciplinato dall'art. 294 del c.p.p., è uno strumento predisposto dal legislatore al fine di assicurare un più ampio diritto di difesa al soggetto nei confronti del quale sia stata adottata una misura cautelare.

La disposizione in esame stabilisce che fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento, il giudice che ha deciso in ordine all'applicazione della misura cautelare, se non vi ha provveduto nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto o del fermo di indiziato di delitto, procede all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione della custodia, a meno che la persona stessa sia assolutamente impedita. Se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare, invece, l'interrogatorio deve avvenire non oltre dieci giorni dall'esecuzione del provvedimento o dalla sua notificazione.

L'interrogatorio si svolge secondo le modalità indicate negli artt. 64 e 65 c.p.p. e ad esso possono intervenire il pubblico ministero e il difensore, ai quali va dato avviso della data del compimento dell'atto.

Mediante l'interrogatorio il giudice valuta la sussistenza e la permanenza elle condizioni di applicabilità e delle esigenze cautelari e ove queste risultino inesistenti o modificate provvede alla revoca o alla sostituzione della misura.

L'art. 302 c.p.p. stabilisce, inoltre, che la misura della custodia cautelare e degli arresti domiciliari, disposta nel corso delle indagini preliminari, perde immediatamente efficacia se il giudice non procede all'interrogatorio nei termini indicati dall'art. 294.

L'art. 294 stabilisce, anche la regola secondo cui l'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare da parte del PM non può mai precedere l'interrogatorio del giudice: il PM che abbia urgenza di interrogare l'indagato può, tuttavia, richiedere che l'interrogatorio da parte del giudice avvenga entro il termine di quarantotto ore anziché entro il termine ordinario di cinque giorni.

La disciplina sull'interrogatorio di garanzia è stata oggetto di una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Sentenza n. 18190 del 22 gennaio 2009 - depositata il 4 maggio 2009) con la quale le Sezioni Unite hanno escluso che, nel caso in cui la custodia cautelare venga disposta per la prima volta dopo la pronuncia della sentenza di condanna, sia necessario procedere all’interrogatorio di garanzia.

In questo modo le SS.UU. hanno recepito quanto stabilito recentemente dalla Corte Costituzionale (intervenuta sul punto con le ordinanze n. 267 e n. 359 del 2008).

Con ordinanza del 23 aprile 2008, il Tribunale del riesame rigettava l’appello ex articolo 310 c.p.p. presentato da un imputato, nei confronti del quale era stata, con la sentenza di condanna, applicata la misura della custodia cautelare in carcere. L'imputato chiedeva la rimessione in libertà asserendo che la misura era inefficace per omesso interrogatorio di garanzia.

L'istanza veniva rigettata affermando che “pur trattandosi di misura cautelare nuova, l’interrogatorio di garanzia costituiva adempimento non dovuto, essendo l’ordinanza impositiva stata emessa dopo la conclusione del giudizio di primo grado”. Proponeva, pertanto, ricorso per Cassazione l'imputato.

La VI Sezione della Corte di Cassazione, assegnataria del ricorso, sollecitava, a questo punto, l’intervento delle SS.UU., con ordinanza ex articolo 618 c.p.p. del 6 novembre 2008, ritenendo, evidentemente, che la questione sottoposta al suo esame avrebbe potuto dar  luogo all'insorgenza di un contrasto giurisprudenziale.

In sostanza le Sezioni Unite sono state chiamate a rispondere al seguente quesito: “Se sia necessario procedere all’interrogatorio di garanzia dell’imputato nel caso in cui la custodia cautelare sia disposta per la prima volta dopo la sentenza di condanna”.

Al quesito di diritto posto dalla sesta Sezione Penale, le SS.UU. hanno dato risposta negativa affermando, appunto, che “non è necessario procedere all’interrogatorio di garanzia di cui all’articolo 294, comma I, c.p.p., dell’imputato nel caso in cui la custodia cautelare venga disposta per la prima volta dopo la sentenza di condanna”.

Per risolvere la questione le Sezioni Unite si sono soffermate sulle finalità dell’istituto dell’interrogatorio di garanzia e sulle vicende relative all’articolo 294.

Quanto alle finalità dell'istituto va rilevato che l'interrogatorio di garanzia è sempre stato visto come strumento di difesa e come momento di verifica della legittimità della misura cautelare: come istituto, cioè, diretto a verificare la permanenza delle condizioni di applicabilità della misura cautelare, ed in particolare la gravità indiziaria (che potrebbe venire scalfita dalle dichiarazioni difensive della persona sottoposta alle indagini o imputata, se è già stata esercitata l’azione penale) e le esigenze cautelari (che potrebbero venire meno in seguito alle prospettazioni difensive).

Si tratta, quindi, di un adempimento che consente alla persona sottoposta alla misura cautelare di prospettare immediatamente le ragioni difensive in merito a tutti i presupposti per l’applicazione ed il mantenimento della stessa.

Quanto alle vicende relative all'art. 294 sono state effettuate delle considerazioni essenzialmente formali, fondate sulla lettera della norma, partendo dalla direttiva n. 60 della legge delega n. 81 del 1987 (per l’approvazione del nuovo codice di procedura penale), la quale prevedeva l’interrogatorio di garanzia nella fase delle indagini preliminari, che ha portato all'introduzione nel primo comma dell’articolo 294 c.p.p., della disposizione secondo cui nel corso delle indagini preliminari il giudice dovesse procedere all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere, e dell’articolo 302 c.p.p., che prevedeva, e prevede ancora oggi, la perdita di efficacia della misura se il giudice non procede immediatamente all’interrogatorio nei termini previsti dall’articolo 294 citato, ovvero non oltre cinque giorni dall’inizio della esecuzione della custodia.

In seguito alle dichiarazioni di illegittimità operate dalla Corte Costituzionale (n. 32 del 17 febbraio 1999 e n. 77 del 3 aprile 1997) è stato necessario l’intervento del legislatore, che (con l’articolo 2 del decreto legge n. 29 del 1999, convertito nella legge n. 109 del 1999) sostituì le parole iniziali dell’articolo 294 c.p.p. con le parole “fino alla dichiarazione

di apertura del dibattimento”. La sentenza n. 32 del 17 febbraio 1999, infatti, aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale dell’articolo 294, comma I, nella parte in cui lo stesso non prevedeva che fino all’apertura del dibattimento il giudice procedesse all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere, e ciò in ragione del lungo lasso di tempo intercorrente tra la trasmissione degli atti e l’inizio del dibattimento, situazione del tutto analoga all’intervallo di tempo tra richiesta di rinvio a giudizio ed udienza preliminare, oggetto già della pronuncia di incostituzionalità della Corte Costituzionale (n. 77 del 3 aprile 1997 ).

In linea con queste pronunce si è posta anche la Corte Costituzionale con le due citate ordinanze, nelle quali, dopo avere ribadito la ragionevolezza della scelta operata dal legislatore del 1999, ha precisato che il limite della obbligatorietà dell’interrogatorio di garanzia, non può che trovare applicazione per l’intero corso del processo, essendo irrilevante che la celebrazione del dibattimento sia diluita nel tempo, ovvero che si versi in una delle possibili situazioni di sospensione, o, ancora, come nel caso in esame, in una delle fasi di passaggio tra i diversi gradi di giudizio.Da tutto quanto premesso le SS.UU. hanno ricavato che la disposizione legislativa prevede in modo inequivocabile che dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento non è previsto l’interrogatorio di garanzia, e questo anche dopo la sentenza di condanna in primo grado.

A fondamento della pronuncia le SS.UU. hanno posto anche ragioni sistematiche discendenti dalla inutilità  dell’interrogatorio di garanzia nella fase dibattimentale.

Con la pronuncia in esame le SS.UU. hanno risolto, pertanto, anche il problema, più generale, della necessità o meno dell’interrogatorio di garanzia nella fase successiva alla dichiarazione di apertura del dibattimento.

La superfluità dell'interrogatorio di garanzia dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento risulta, infatti, evidente se si considera che tutte le esigenze difensive dell'imputato possono essere pienamente soddisfatte con la celebrazione del dibattimento, fase processuale che consente all’imputato, nella pienezza del contraddittorio, di prospettare al giudice tutte le sue ragioni, anche attraverso l’esame o le dichiarazioni spontanee di cui all’articolo 494 c.p.p. e non è certo possibile sostenere che abbia una maggiore valenza difensiva l’interrogatorio di garanzia rispetto all’istruttoria dibattimentale; anzi, affermano le SS.UU., è vero esattamente il contrario, nel senso che soltanto la fase dibattimentale consente all’imputato (che può richiedere l’assunzione di prove sia in ordine alle specifiche questioni di merito, sia in ordine ai profili attinenti alle esigenze cautelari) di dispiegare nella misura massima possibile la sua difesa.

 


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