Totalizzazione e ricongiunzione
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Articolo del 18/05/2009 Autore Avv. Giampaolo Cervelli Altri articoli dell'autore


Totalizzazione e ricongiunzione - dalla sentenza n. 61 del 1999 della Corte Costituzionale all'art. 3 del D.Lgs. n. 42/2006

Totalizzazione e ricongiunzione sono istituti analogamente diretti alla valorizzazione di percorsi contributivi frammentati e che si distinguono:
quanto al meccansimo di produzione degli effetti (in quanto la ricongiunzione realizza l'accentramento della posizione assicurativa presso un unico ente mentre la totalizzazione pone a carico di ciascun ente assicuratore la quota pensionistica riferibile all'anzianità contributiva maturata dal lavoratore);
quanto ai costi dell'operazione (in quanto la ricongiunzione è essenzialmente onerosa mentre la totalizzazione è sempre gratuita);
quanto agli effetti in termini pensionistici in quanto i trattamenti derivanti da totalizzazione o da ricongiunzione spesso sono d'importo sostanzialmente diverso.
In effetti, l'istituto della totalizzazione, in Italia, nasce in chiave alternativa alla ricongiunzione come necessario ed opzionale meccanismo di cumulo gratuito dei contributi e, più in particolare, origina danella pronuncia della Corte Costituzionale n. 61 del 1999 che ha dichiarato costituzionalmente illegittimi gli articoli 1 e 2 della Legge n. 45/90, "nella parte in cui non prevedono, in favore dell'assicurato che non abbia maturato il diritto a un trattamento pensionistico in alcuna delle gestioni nelle quali è o è stato iscritto, in alternativa alla ricongiunzione" onerosa un meccanismo di cumulo "gratuito" dei periodi di iscrizione e contribuzione presso le varie gestioni."

Un particolare aspetto problematico attiene ai rapporti, oggi disciplinati dall'art. 3 del D.Lgs. n. 42 del 2006, tra ricongiunzione e totalizzazione.
Il richiamato art.3 prevede, al riguardo, che: “la domanda di ricongiunzione dei periodi assicurativi, perfezionata mediante accettazione da parte dell'interessato, ai sensi delle vigenti disposizioni di legge, preclude il conseguimento dei trattamenti pensionistici da totalizzazione di cui al presente decreto legislativo. Per i casi di esercizio della facoltà di ricongiunzione da parte del lavoratore, titolare di più periodi assicurativi, che consentono l'accesso alla totalizzazione, la cui domanda sia stata presentata anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo e il cui procedimento non sia stato ancora concluso, a seguito del pagamento integrale delle rate, è consentito, su richiesta dell'interessato, il recesso e la restituzione degli importi eventualmente versati a titolo di ricongiunzione, maggiorati degli interessi legali . Il recesso di cui sopra non può, comunque, essere esercitato oltre il termine di due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo".
Alla luce del tenore testuale della richimata disposizione, il Legislatore parrebbe essersi riferito alla domanda di ricongiunzione, perfezionata con l’accettazione dell’interessato ai sensi della vigente normativa, quale elemento, di per sé, preclusivo della facoltà di accedere alla totalizzazione.
E, tuttavia, una tale interpretazione condurrebbe ad escludere (a parer mio illegittimamente) dal novero dei soggetti ammessi a poter beneficiare della totalizzazione, coloro che abbiano proceduto a ricongiungere precedenti periodi contributivi (sostenendo verosimilmente un onere) senza percepire tuttavia il relativo trattamento pensionistico. Tale esclusione realizzerebbe, tra l'altro, un'ingiustizia tanto più grave in relazione a procedimenti di ricongiunzione risalenti nel tempo con riferimento ai quali il lavoratore non avrebbe potuto, neppure all'epoca dell'entrata in vigore del D.Lgs. n. 42 del 2006, esercitare alcuno ius poenitendi.
Ragioni di carattere sistematico e costituzionale inducono, quindi, a ritenere preferibile una diversa interpretazione della normativa che sia idonea a scongiurare gli altrimenti ineludibili vizi di costituzionalità dell’art. 3 del D.Lgs. n. 42 del 2006, sia sotto il profilo della violazione del parametro d’eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3 Cost., sia sotto il profilo, già vagliato dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 61 del 1999, della violazione dell’art. 38 secondo comma della Costituzione, per la mancata garanzia, per il lavoratore, di un effettivo diritto alla prestazione previdenziale.
Secondo quanto chiarito dalla Consulta con la richiamata pronuncia, il ricorso alla totalizzazione avrebbe dovuto essere sempre consentito al lavoratore, in alternativa alla ricongiunzione, qualora e sino al momento in cui non avesse maturato il diritto ad autonoma pensione presso alcuna delle gestioni pensionistiche d’attuale o precedente iscrizione.
La logica della pronuncia della Corte (che, lo si rammenta, costituisce il presupposto dell’introduzione dell’istituto della totalizzazione in Italia e che deve necessariamente costituire il riferimento primario per una corretta interpretazione delle norme di cui al D.Lgs. n. 42 del 2006) era quella di evitare che il cospicuo onere della ricongiunzione si rivelasse, di fatto, preclusivo della possibilità d’accedere a qualsivoglia trattamento pensionistico nei confronti di lavoratori con percorsi contributivi frazionati, che fossero, per ragioni economiche, esposti al rischio di non ricevere alcuna copertura previdenziale, con la compromissione del proprio diritto alla tutela sancito dall’art. 38 Cost.
Secondo la Consulta, era proprio la sussistenza di un meccanismo di cumulo gratuito dei periodi contributivi alternativo alla ricongiunzione onerosa, che legittimava la persistenza, nell’ambito dell’ordinamento previdenziale, dell’istituto della ricongiunzione onerosa.
Secondo l'articolata motivazione della Consulta, ove al lavoratore non fosse stata sempre consentita l’alternativa della totalizzazione, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, neppure il meccanismo della ricongiunzione onerosa poteva ritenersi legittimo, pena, in difetto, la violazione del precetto costituzionale di cui all’art. 38 Cost (in tal senso Corte Cost n. 61 del 1999 ha avuto modo di chiarire che: “la ricongiunzione così come disciplinata dalle disposizioni censurate può rimanere nell’ordinamento senza vulnerare i princìpi costituzionali invocati dai rimettenti solo se ridotta a mera opzione - più vantaggiosa, ma anche più costosa per l’assicurato - alternativa alla totalizzazione dei periodi assicurativi, il ricorso alla quale il legislatore deve rendere sempre possibile fino a quando in una delle gestioni dove é iscritto l’interessato non abbia maturato i requisiti di età e di anzianità contributiva, e dal momento che l’onere di ricongiunzione potrebbe risultare talmente elevato da precludere l’esercizio del diritto di cui agli artt. 1 e 2 della legge n. 45 del 1990. L’istituto di cui si tratta, contrariamente all’avviso dei giudici a quibus, può comportare costi aggiuntivi per le gestioni interessate...é, d’altra parte, imposto dai principi costituzionali evocati nelle ordinanze di rimessione, ed in particolare dall’art. 38, secondo comma, della Costituzione, al fine di garantire al lavoratore il diritto alla prestazione previdenziale”).
E’ evidente che, in tutte le ipotesi in cui l’esercizio della ricongiunzione in via anticipata non abbia consentito l’accesso immediato ad un trattamento previdenziale, l’esclusione della successiva facoltà d’accedere alla totalizzazione in alternativa alla ricnongiunzione onerosa, sempre consentita ai sensi del già richiamato art. 3 della L. n. 45/1990, creerebbe una situazione analoga a quella già scrutinata dalla Corte Costituzionale in quanto il lavoratore si troverebbe, pur sempre, di fronte alla sola possibilità di procedere alla ricongiunzione onerosa, ex art. 3 della L. n. 45 del 1990, senza poter optare, in alternativa, per la totalizzazione gratuita.
Ne conseguirebbe necessariamente la violazione del precetto costituzionale di cui all’art. 38, secondo comma della Carta già posta in luce dalla sentenza n. 61 del 1999 della Corte Costituzionale.
Ma un’interpretazione restrittiva della norma di cui all’art. 3 del D.Lgs. n. 42 del 2006, a mente della quale il perfezionamento della domanda di ricongiunzione, a prescindere dall’accesso al trattamento pensionistico, sarebbe, di per sé, preclusivo della successiva possibilità di accedere alla totalizzazione, si presterebbe ad ulteriori insormontabili dubbi di costituzionalità anche sotto il profilo dell’ingiustificata disparità di trattamento tra situazioni analoghe con la conseguente violazione del precetto di cui all’art. 3 Cost.
Mette infatti conto sottolineare come, in ogni ipotesi in cui la ricongiunzione non abbia consentito l’accesso ad un trattamento di pensione, il mancato riconoscimento della facoltà di totalizzare in favore dei lavoratori che si siano avvalsi della ricongiunzione (sostenendo, peraltro, verosimilmente un onere), conduca inevitabilmente ad un’irragionevole disparità di trattamento rispetto a lavoratori che abbiano un identico percorso contributivo e che, tuttavia, della ricongiunzione non si siano concretamente avvalsi.
Alla luce dei rilievi sopra esposti, onde addivenire ad un’interpretazione della normativa rispettosa degli enunciati parametri costituzionali, il comma 2° dell’art. 3 del D.Lgs. n. 42 del 2006 dovrà necessariamente intendersi come riferito esclusivamente ai casi nei quali, per effetto della ricongiunzione, il lavoratore abbia avuto accesso al trattamento pensionistico dell’istituto accentrante.
Tale interpretazione potrebbe, peraltro, ricevere indiretta conferma dal disposto di cui all’art. 3 3° comma del D.Lgs. n. 42 del 2006 che disciplina, in via transitoria, il diritto di recesso in favore dei soggetti che, al momento dell’entrata in vigore del decreto, avessero presentato domanda ma non avessero ancora integralmente versato l’onere a fronte della restituzione dell’onere medesimo maggiorato degli interessi legali .
La concessione dello ius poenitendi solo in favore dei soggetti il cui procedimento di totalizzazione non fosse stato ancora concluso e l’esclusione di analogo ius poenitendi in favore dei soggetti il cui procedimento fosse, invece, già stato concluso costituirebbe un ulteriore evidente vulnus al principio d’eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3 Cost, ove non s’accedesse all’interpretazione, sopra suggerita, secondo cui il riferimento dell’art. 3 comma 2° sia da intendersi come esclusivamente diretto alle domande di ricongiunzione il cui esito immediato sia l’accesso al trattamento pensionistico, con l’esclusione di quei procedimenti di ricongiunzione anticipati che non abbiano, invece, dato luogo alla percezione di alcuna pensione.

Per consultare la sentenza n 61 del 1999 della Corte Costituzionale http://www.previdenza-professionisti.it/Corte-Costituzionale-sentenza-n-61-del-1999

Per ulteriori approfondimenti in merito alla totalizzazione dei periodi contributivi http://www.previdenza-professionisti.it/Totalizzazione/

 

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Avv Giampaolo Cervelli

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