Invalidità e possesso della carta di soggiorno
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Articolo del 20/06/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore



N.B. L’argomento di discussione si trova su http://www.anvag.it/consulenza associati.htm

Appare di attualissimo interesse segnalare il quesito denso di variegate implicazioni giuridiche che l’Avv. Massimiliano Strampelli prospetta intorno alla condizione di un cittadino extracomunitario, da anni residente in Italia con lavoro regolare, affetto da inabilità totale a causa di lesioni provocate in un incidente di auto ed al quale viene negato il riconoscimento del diritto all’indennità di accompagno per mancato possesso della carta di soggiorno.
Il caso che ci prospetta l’Avv. Strampelli prende le mosse dall’ordinanza del Tribunale di Milano del 15 marzo 2004 che rimette gli atti alla Corte Costituzionale per il relativo giudizio sull’art. 80, comma 19 della Legge n. 388/2000, in combinato disposto con l’art. 9 della Legge n. 189/02 modificatrice della Legge n. 286/98 sulla immigrazione, in relazione all’art. 12 Legge n. 118/71 in favore dei mutilati ed invalidi civili, per contrasto con gli artt. 3, 10, 32, 35, 38, 117 comma 1° della Costituzione, “nella parte in cui prevedono la necessità del possesso della carta di soggiorno e della relativa condizione reddituale perché gli stranieri inabili civili, tali riconosciuti dalla pubblica amministrazione possano fruire (o quantomeno continuare a fruire) della pensione di inabilità”.
Come è noto, la nostra Costituzione tutela la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (art. 32) e riconosce ad ogni inabile al lavoro, sprovvisto dei mezzi necessari per vivere, il “diritto al mantenimento ed all’assistenza sociale” (art. 38).
Solenne è inoltre il riconoscimento che anche l’art. 94 della Costituzione europea, all’interno del Titolo IV- Solidarietà, riserva alla sicurezza ed assistenza sociale, statuendo che “l’Unione riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le modalità stabilite dal diritto dell’Unione e le legislazioni e prassi nazionali”.
Per la lettura del quesito, volutamente proposto in formula aperta e problematica, si rimanda dunque al sito dell’associazione http://www.anvag.it/consulenza associati.htm, con l’auspicio che numerosi saranno i suggerimenti e le riflessioni di quanti, tra i lettori, vorranno contribuire a dar vita ad un interessante dibattito, certi di aver al contempo contribuito a sensibilizzare l’attenzione dei più sulle controverse ed anguste sfumature di uno spaccato di realtà, non certo trascurabile.

(a cura del Comitato per la legislazione e ricerca A.N.V.A.G.-6/06)

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