Contratti di licenza software libero e open-source
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Articolo del 10/04/2009 Autore Dott. Roberto Alma Altri articoli dell'autore


I contratti di licenza di software libero e open-source

 

Una breve premessa sulle origini del software libero

 

Storicamente la nascita del software libero si può collocare intorno agli anni sessanta. In quegli anni la circolazione del software fra i pochissimi elaboratori elettronici esistenti avveniva tramite lo scambio di codice, la condivisione di nastri e schede perforate.

 

 

Uno dei risultati più interessanti di quel periodo fu la creazione di un sistema operativo denominato UNIX, nato nel 1969 da una collaborazione tra i laboratori Bell di AT&T, General Electric e il Massachusetts Institute of Technology (MIT). Questo sistema operativo presentava l’innovativa caratteristica della portabilità, infatti, diversamente dagli altri sistemi operativi disponibili sul mercato che erano utilizzabili esclusivamente su specifici elaboratori, il sistema UNIX poteva essere adattato per poter funzionare su macchine differenti. Inizialmente UNIX fu reso disponibile alle comunità di ricercatori che volessero studiarlo e migliorarlo, ciò comportò il susseguirsi di modifiche e correzioni di errori che furono incorporate nelle successive versioni del sistema.  Ben presto però il progetto UNIX si arenò, causa le difficoltà finanziarie e legali che avevano colpito la AT&T, e fu posto quindi un freno alla sua libera distribuzione.

 

 

A questo punto entra in gioco Richard Stallman, un giovane programmatore proveniente dalla comunità hacker del MIT, il quale prese la decisione di sviluppare un nuovo sistema operativo libero basato su UNIX, che chiamò GNU . L’intento di Stallman era  quello di creare un sistema operativo <<libero>>, ossia liberamente eseguibile, modificabile, distribuibile. Per raggiungere questo risultato fondò nel 1985 la Free Software Foundation, un'associazione senza  fini di lucro per lo sviluppo del software libero.

 

Nell'ambito di questa associazione nasce la licenza GNU-GPL (General Public License), ossia il contratto di licenza d'uso ideato appositamente per proteggere il software libero e che racchiude  gli ideali propugnati da Stallmann e dalla FSF.

 

 La licenza GNU-GPL

 

La licenza GNU-GPL, attualmente la licenza di Software libero più diffusa sul pianeta, si presenta come lo strumento necessario per tutelare le quattro libertà fondamentali riconosciute dal manifesto GNU all'utente:

 

 

Come si può vedere le libertà fondamentali dell'utente riconosciute e garantite dalla licenza GNU-GPL sono esattamente  il reciproco contrario dei diritti esclusivi riconosciuti al titolare dei diritti d'autore sul software dalle varie legislazioni nazionali (v. per l'Italia gli artt. 64-bis, 64-ter e 64-quater della L. 633/1941, intrdotti dal D.lgs. 518/92).

 

Gli strumenti attraverso i quali sono effettivamente tutelate e garantite queste quattro libertà fondamentali sono:

 

 

La licenza LGPL

 

La rigida applicazione della clausola virale ha comportato tuttavia delle rilevanti problematiche nella prassi negoziale degli operatori del settore.

 

Una delle questioni più delicate era quella relativa alle librerie: ossia dei <<microsoftware>> necessari per il  corretto funzionamento di altri programmi in cui erano incorporati e che venivano generalmente rilasciate con la licenza GNU-GPL.

 

La clausola virale contenuta nella licenza GPL portava tuttavia al seguente paradosso: il titolare dei diritti su un programma non libero che necessitasse per il corretto funzionamento  dello stesso ad es. dell'implementazione di librerie grafiche rilasciate sotto la licenza GPL avrebbe dovuto, stante la viralità della clausola di cui si tratta, rilasciare l'intero programma alle stesse condizioni di licenza delle librerie stesse ( praticamente avrebbe dovuto rilasciare il codice sorgente del programma intero e garantire il rispetto delle libertà fondamentali dell'utente )

 

Per ovviare a questi paradossi è stata elaborata la licenza LGPL (Lesser GPL), una sorta di GPL “attenutata”. Si prevede infatti che nel caso in cui parti di programmi liberi siano incorporate in programmi non liberi (quale è il caso appunto di cui si trattava sopra) è necessario distribuire il codice sorgente e garantire il rispetto delle libertà fondamentali GNU solo con riferimento alle parti di programmi liberi. In poche parole il programmatore di cui sopra dovrebbe rilasciare il codice sorgente delle librerie ma potrebbe continuare a distribuire il programma intero in forma proprietaria.

 

La licenza BSD

 

Un'altra licenza molto diffusa nella prassi è la BSD (acronimo per Berkeley Software Distribution). Anch'essa come la LGPL pone condizioni meno restrittive della GNU-GPL.

 

In particolar modo la BSD consente la redistribuzione del programma sia in forma sorgente ed eseguibile sia in forma esclusivamente eseguibile. Consente quindi quell'attività che gli informatici chiamano “chiusura del codice sorgente”.

 

In secondo luogo consente di combinare porzioni di codice libero con porzioni di codice proprietario per realizzare un unico programma da distribuire integralmente in forma proprietaria.

 

Le licenze creative commons

 

Nel 2001 si sono sviluppate ulteriori tipologie di contratti di licenza di software libero, le licenze Creative Commons, definite «il frutto maturo delle idee della Free Software Foundation».

 

 

Si parla di licenze «modulari» perché il programmatore è libero di opzionare i diritti che intende riservarsi e quelli che intende non esercitare nei confronti dell’utente. La scelta essenzialmente concerne quattro clausole:

 

 

 

Un’altra particolarità di queste licenze, inoltre, è quella di essere applicabili anche ad opere dell’ingegno diverse dal software. Come è stato sostenuto  [G.Sanseverino, le licenze free e open source. Ed. Scientifiche italiane, 2007] rappresentano «il tentativo di integrare una nuova sostenibilità dei diritti esclusivi garantiti attraverso l’offerta di un ampio spettro di licenze».

 

Conclusioni

 

Questa breve rassegna, non esaustiva, ha lo scopo di introdurre alla poliedricità delle licenze free e open-source. In base alle esigenze specifiche di ciascun operatore economico è compito del giurista suggerire gli strumenti più confacenti agli interessi da soddisfare.

 

Es. il creatore di un videogioco distribuito con licenza proprietaria ma che necessita di librerie grafiche rilasciate sotto licenza libera avrà necessità di ricorrere a licenze di tipo LGPL.

 

Altro es. il creatore di un programma libero di videoscrittura che voglia comunque riservarsi il diritto di impedire utilizzazioni del programma per finalità commerciali potrà ricorrere alla licenza creative commons e scegliere la clausola “non commercial”.

 

La prassi corrente conosce molteplici versioni di licenze libere, è stata fornita una rapida panoramica dei tratti fondamentali di alcune di esse.

 

 


Dott. Roberto Alma
Praticante
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