Barriere architettoniche: condomino invalido proprietario dell’immobile – competenza della spesa.
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Articolo del 21/11/2008 Autore Dott. Angelo Fanelli Altri articoli dell'autore


La legge n. 13 del 1989 – così come modificata ed integrata della legge n. 62 del 1989 – reca “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati” ed interviene, quindi, nella disciplina tendente ad assicurare l’utilizzazione degli spazi edificati, e dei relativi accessori, agli individui permanentemente o temporaneamente affetti da una ridotta capacità motoria o da patologie invalidanti irreversibili (disturbi cardiocircolatori, pneumopatie, ecc.). La normativa precedente – legge 118 del 1971 – era riferita essenzialmente agli edifici pubblici ed a quelli privati aperti al pubblico e, solo in maniera marginale, anche a quelli di edilizia residenziale pubblica. Pertanto, rimanevano quasi del tutto sprovvisti di apposita previsione normativa gli edifici privati e quelli destinati ad uso abitativo.

Con l’intervento legislativo del 1989, le modifiche alle parti comuni di un edificio residenziale privato con pluralità di proprietari (condominio), tendenti al superamento o all’eliminazione delle barriere architettoniche, possono essere adottate, a norma dell’art. 2 comma 1 della suddetta legge, dall’assemblea condominiale secondo le modalità previste dall’art. 1136 del codice civile. La richiesta al condominio può essere avanzata, in forma scritta, sia dallo stesso portatore di handicap (o da chi ne esercita la tutela o potestà) che da ogni altro condomino. Nel caso in cui l’assemblea condominiale approvi la modifica, la spesa sarà ripartita per quote millesimali tra i condomini. Se, invece, l’assemblea non delibera l’innovazione (o comunque non si pronuncia entro tre mesi in merito ad essa) potrà essere esercitato il diritto di cui all’art. 2 comma 2 e il portatore di handicap o chi ne esercita la potestà o la tutela, potrà procedere autonomamente ed a proprie spese alla messa in opera di particolari innovazioni sulle parti comuni o di uso comune dell’edificio, quali l’installazione di servoscala, o altre strutture mobili e facilmente rimovibili, e la modifica delle porte di accesso. Di tali diritti potrà goderne il soggetto affetto da handicap che non sia in grado di raggiungere la propria abitazione se non con l’aiuto di terze persone e mettendo a repentaglio la propria salute. Anche in giurisprudenza viene riconosciuto “il diritto del singolo condomino di installare -a proprie cure e spese -servoscala o strutture mobili facilmente amovibili, anche se in tal modo venga alterata la destinazione di talune parti comuni dell'edificio o venga impedito il diritto degli altri condomini di fare parimenti uso di dette parti comuni (in tal modo esentando dal rispetto dei limiti di cui all'art. 1102 c.c.), purché non sia pregiudicata la stabilità o la sicurezza o il decoro architettonico del fabbricato e non si rendano talune sue parti comuni inservibili all'uso o al godimento anche di un solo condomino” (Tribunale Firenze, 10 novembre 2004).

Le opere finalizzate al superamento delle barriere architettoniche incontrano gli unici limiti nel pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, nell’alterazione del decoro architettonico e nella inservibilità all’uso od al godimento anche di un solo condomino di parti comuni (art. 1120 comma 2 del codice civile). In tal senso la seconda sezione della Suprema Corte con la sentenza n. 12705 del 13 giugno 2005 ha affermato che “la menomazione nel godimento di una cosa materiale prevale sull'handicap fisico. Per meglio dire, una barriera architettonica condominiale -ad esempio la mancanza dell'ascensore che rende più difficile la vita ad un disabile -resta tale se la sua eliminazione impedirebbe l'uso di un bene comune da parte anche di un solo condomino”.

Per la realizzazione delle opere finalizzate al superamento delle barriere architettoniche possono essere richiesti dei contributi pubblici sia nel caso in cui le spese siano a carico del condominio che nel caso in cui gravino sul condomino.


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