Esame avvocato - parere svolto: "contratto a favore di terzo e divieto di patti successori"
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Articolo del 07/11/2008 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia e soluzione di Diritto Civile tratti dal Corso di preparazione per l'esame forense tenuto dall'avv. Luigi Viola su Overlex (III sessione 2008, IV edizione)


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CONTRATTO A FAVORE DI TERZO (CON PRESTAZIONE DA ESEGUIRSI ALLA MORTE DELLO STIPULANTE) E DIVIETO DI PATTI SUCCESSORI

Marco è celibe e senza figli; gli eredi legittimi di Marco sono due fratelli (celibi): Marcellino e Michelino.
Marco si reca con il suo amico Francesco dal notaio; Marco e Francesco si accordano, con atto notarile, nel senso che il secondo trasferirà l’immobile XY a quello dei fratelli (Marcellino o Michelino) del primo che lo avrà assistito maggiormente negli ultimi anni di vita. Tale trasferimento avverrà alla morte di Marco.
Lo scaltro Marcellino viene a sapere del contratto suddetto e si rivolge ad un legale, per avere informazioni circa la sua validità, per poi decidere, in caso positivo, di assistere Marco negli ultimi anni di vita.
Il candidato rediga motivato parere sulla questione giuridica prospettata.

Svolgimento della dott.ssa ANTONELLA VARANO

La vicenda in esame riguarda l’accordo con cui Marco - celibe e senza figli, dispone che a seguito della sua morte - il suo amico Francesco trasferirà un immobile a favore del solo fratello che lo abbia assistito sino alla fine dei suoi giorni.
Per comprendere se tale statuizione sia valida e produttrice di effetti giuridici soprattutto per il Marcellino uno dei due fratelli, eredi di Marco, già consapevole di tale accordo stipulato dinanzi ad un notaio, è necessario preliminarmente accennare alla disciplina che regola i rapporti patrimoniali trasmissibili.
Invero il nostro ordinamento sancisce nella disposizione normativa dell’ 457 c.c. che l’eredità si devolve per legge o per testamento.
A causa della sua revocabilità, il negozio testamentario non è idoneo a realizzare effetti patrimoniali stabili prima della morte del disponente: ciò significa che, durante la vita del testatore, nei soggetti beneficiari delle disposizioni non può nascere alcun affidamento ragionevole e, quindi, essi non saranno incentivati a compiere investimenti per preparare l’utilizzo ottimale delle risorse oggetto della successione. Inoltre, il testamento può risultare inefficiente quando la particolare natura dei beni successori o i bisogni dei soggetti beneficiari richiedono un regolamento plurilaterale della vicenda successoria. È per questi motivi che si ricorre spesso a strumenti diversi rispetto al testamento, incontrando però alcuni problemi. Innanzitutto, l’ambito di validità degli istituti alternativi al testamento è delimitato, nel nostro sistema, dal divieto dei patti successori.
Tali convenzioni disciplinate dall’art 458 c.c. possono avere per oggetto una vera istituzione di erede nella forma contrattuale nonché la costituzione, trasmissione o estinzione di diritti relativi ad una successione non ancora aperta; in tutti i casi, poiché in grado di far sorgere un “vincolum iuris” di cui la disposizione ereditaria rappresenti un adempimento, sono affette da nullità.
Per di più tali patti ponendosi in contrasto con il principio fondamentale - di ordine pubblico – del nostro ordinamento della piena libertà del testatore di disporre dei propri beni fino al momento della sua morte, sono per definizione insuscettibili della conversione in tipologie contrattuali di cui abbiano requisiti di sostanza e di forma ex art. 1424 c.c.
La giurisprudenza, tuttavia, ha precisato che per la comminatoria di nullità è necessario accertare cosa in concreto il patto successorio voglia realizzare, quale sia la specifica finalità che il vincolo giuridico voglia creare, se i beni siano compresi o meno nella successione, a che titolo avverrà il trasferimento del diritto oggetto del patto (legato, mortis causa, eredità).
In particolare, ha ritenuto che contenuto del patto deve essere quello di provvedere alla successione o di fare acquistare diritti su una futura eredità a titolo di erede o di legatario e che, nella sua estrinsecazione, abbia tali requisiti da costituire, se non esistesse il divieto di legge, una valida ed irrevocabile fonte di obbligazione (Cass. 2372/51).
Ed inoltre che è necessario che la convenzione sia stipulata prima dell'apertura della successione di cui si tratta; che il bene oggetto del contratto sia considerato dai contraenti come entità della futura successione; che il promittente abbia inteso provvedere in tutto o in parte alla propria successione, che, infine, l'acquisto avvenga per successione a causa di morte e non ad altro titolo (Cass. 6230/80; Cass. 228/79; Cass. 2404/71).
Alla luce di quanto sopra detto ne consegue che non tutte le disposizioni per la futura distribuzione di ricchezza ad un soggetto rappresentino u n patto successorio.
Infatti solo una dettagliata analisi concreta, consentirà di stabilire la validità o meno della singola pattuizione per non caducarla automaticamente per effetto del divieto di legge.
In particolare, la dottrina ha elaborato la categoria dei negozi post
mortem, figure alternative al testamento in quanto solamente ''connesse'' alla morte di un soggetto; in tali casi l'atto post mortem è un atto in cui lo stesso evento - morte rappresenta solo la condizione o il termine di efficacia dell'attribuzione, la quale è attuale nella sua consistenza patrimoniale e non è limitata ai beni rimasti nel patrimonio del disponente al momento della morte.
Ed invero, sussistono congegni alternativi di tipo contrattuale nel nostro ordinamento a causa di una pratica testamentaria desueta.
Il fondamentale principio dell’autonomia contrattuale ex art 1322 c.c. consente alla parti di stipulare nei limiti imposti dalla legge tutte quelle intese negoziali riconosciute dall’ordinamento giuridico che vengano ritenute idonee alla tutela dei rapporti in continua evoluzione.
Orbene appare chiaro che l’accordo intercorso tra Marco e Francesco in quest’ottica, possa configurare un contratto ammesso dal nostro ordinamento e nello specifico un contratto a favore di terzo. Bisogna tuttavia evidenziare nel caso positivo se lo stesso possa avere effetti traslativi della proprietà.
Il contratto a favore di terzo consiste in una pattuizione in virtù della quale l’effetto acquisitivo si produce in via diretta nel patrimonio di un terzo estraneo alla conclusione del contratto, non assumendo il ruolo di parte né formale né sostanziale a fronte, però, di un interesse in capo allo soggetto stipulante (art. 1411 c.c ); nel caso de quo, Francesco (stipulante) è amico di Marco (promittente) e seppur per un legame affettivo, concorda nell’attribuzione dell’immobile a favore di uno dei fratelli.
Peraltro l’art. 1412 c.c disciplina la previsione di un contratto a favore di terzo con prestazione post mortem, dunque una figura tipizzata dal legislatore mai potrebbe qualificarsi contra legem.
Per di più è ben possibile ammettere un contratto a favore di terzo con effetti reali atteso che l’adesione del terzo al contratto costituisce una mera condicio iuris di carattere sospensivo dell’acquisizione di un diritto.
In effetti nella fattispecie in analisi rileva in primo luogo che il trasferimento dell’immobile avverrà dopo la morte di Marco; in secondo luogo che questi potrà sempre revocarlo con disposizione testamentaria (ex art 1412 comma 1); in tal modo si rispetterà il principio generale di libertà di disporre per il de cuius e in applicazione di un’interpretazione conservativa e costituzionalmente tutelata del contratto ex art. 1367 c.c.; ed infine si evince che il beneficiario ovvero uno dei due fratelli rimane comunque estraneo estraneo alla pattuizione in virtù della quale sarà Francesco preposto al trasferimento dell’immobile.
Marco, quindi, potrà far salva la sua volontà sino alla fine dei suoi giorni rendendo inoperabile il congegno negoziale posto in essere mediante una revoca anche testamentaria.
Per di più il nostro ordinamento ammette il cd. contratto di mantenimento con cui una parte si obbliga a prestare ad un’altra per tutta la durata della vita, servizi, assistenza, in corrispettivo della cessione di un bene immobile; tale contratto atipico, è affine ad un altro contratto aleatorio tipizzato dal legislatore ovvero la rendita vitalizia (art. 1872c.c.) ma differisce per la prestazione non meramente patrimoniale potendo essere anche di natura assistenziale o morale.
Da questa angolazione prospettica l’attribuzione patrimoniale di Marco verrà effettuata proprio in funzione di corrispettivo ed in adempimento di un’obbligazione nascente dalle comuni norme morali e sociali a fronte dell’assistenza prestatagli.
Pertanto, alla luce di quanto su esposto, la pattuizione intercorsa tra Marco e Francesco potrà ritenersi valida, meritevole di tutela, lecita e dunque non affetta da nullità.
Marcellino, più avveduto dell’altro fratello e maggiormente incentivato, sulla base di quanto affermato se fornirà l’assistenza dovuta al fratello maggiore, potrà beneficiare dell’immobile.


Redazione
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