La misura precautelare dell’arresto obbligatorio in flagranza di reato di cui all’art 380 cpp
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Articolo del 02/11/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


La misura precautelare dell’arresto obbligatorio in flagranza di reato, di cui all’art. 380 c.p.p.

In via preliminare, si osserva che l’arresto obbligatorio in flagranza di reato viene definito in dottrina come una misura precautelare, poiché consiste in un anticipo della tutela giurisdizionale che viene predisposta mediante le misure cautelari. Il predetto istituto giuridico si giustifica per far fronte ad esigenze di difesa sociale della collettività dal crimine, per perseguire gli interessi generali dello Stato e per l’ordinato esercizio dell’azione penale.

L’arresto obbligatorio in flagranza di reato, di cui all’art. 380 c.p.p., è un provvedimento temporaneo (cd. precautelare) che implica una restrizione della libertà personale e che viene espletato dalla Polizia Giudiziaria nell’esercizio delle proprie funzioni di repressione dei reati, così come anche dal privato cittadino a condizione che si tratti di delitti che sono perseguibili d’ufficio. Tale provvedimento non può essere espletato in maniera arbitraria, ma soltanto in presenza di alcune specifiche ipotesi previste dalla legge. Si deve precisare, inoltre, che in caso di esecuzione dell’arresto da parte di Agenti di Polizia Giudiziaria, questi devono darne immediata notizia all’Ufficiale di Polizia Giudiziaria dal quale dipendono in base all’art. 120 Disposizioni Attuative al codice di procedura penale (Decreto Legislativo 28 luglio 1989, n. 271).

L’arresto obbligatorio è, inoltre, un provvedimento soggetto a convalida da parte dell’Autorità Giudiziaria che deve sempre controllarne e verificarne tutti i presupposti di legge.

Inoltre, si osserva che lo stato di flagranza è la situazione in cui una persona si trova mentre viene colta nell’atto di commettere un reato ovvero di chi, subito dopo il reato, viene inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero viene sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima.

Oltre allo stato di fragranza esiste anche quello di quasi flagranza che si configura allorquando il reo, subito dopo aver commesso il reato, viene inseguito(1) dalla forza pubblica o dalla persona offesa, da altre persone ovvero quando viene sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che abbia immediatamente prima commesso il reato. Pertanto, esiste una differenza sottile, ma essenziale e rilevante fra lo stato di flagranza e quello di quasi flagranza. Proprio sul punto, la Suprema Corte ha stabilito che: “Lo stato di quasi-flagranza implica che la polizia giudiziaria abbia avuto immediata e contestuale percezione della commissione del reato e che, in forza di tale diretta percezione, abbia posto in essere una tempestiva attività di localizzazione ed apprensione degli autori del reato”. (Cassazione penale, sezione III, sentenza 24 settembre 2007, n. 35458) Si osserva, altresì, che la percezione nello stato di quasi flagranza, oltre che di tipo visivo e diretto, può essere anche di tipo uditivo e quindi indiretto, a condizione che sussista il rapporto di immediatezza, nelle ipotesi in cui il fatto reato sia commesso col mezzo del telefono o di altro sistema di comunicazione fonica. Secondo la più giurisprudenza di legittimità, l’inseguimento del reo, necessario per definire il concetto di quasi flagranza, va inteso in senso più ampio di quello strettamente etimologico, ricomprendendo esso anche l’azione di ricerca, immediatamente posta in atto, anche se non immediatamente conclusa, a condizione che si sia protratta senza soluzione di continuità.

Inoltre, in estrema sintesi, si deve rilevare che i presupposti dell’arresto obbligatorio in flagranza di reato sono i seguenti:

- la natura di delitto non colposo del fatto commesso;

- la flagranza di esso;

- la gravità del delitto. Tale condizione è correlata alternativamente alla misura della pena edittale (art. 380, comma 1, c.p.p.) ovvero alla specificità del delitto e, pertanto, alla sua inclusione in un elenco nominativo e tassativo (art. 380, comma 2, c.p.p.).

Quindi, il testo di legge dell’articolo 380 (arresto obbligatorio in flagranza) c.p.p. è il seguente:

1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all’arresto di chiunque colto in flagranza di un delitto non colposo consumato o tentato per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni.

2. Anche fuori dei casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all’arresto di chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti non colposi, consumati o tentati:

a) delitti contro la personalità dello Stato previsti nel titolo I del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;

b) delitti di devastazione e saccheggio previsto dall’articolo 419 del codice penale;

c) delitti contro l’incolumità pubblica previsti nel titolo VI del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni o nel massimo a dieci anni;

d) delitto di riduzione in schiavitù previsto dall’articolo 600, delitto di prostituzione minrile previsto dall’articolo 600bis, primo comma, delitto di pornografia minorile previsto dall’articolo 600ter, commi primo e secondo, anche se relativo al materiale pornografico di cui all’articolo 600quater 1, e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall’articolo 600quinquies del codice penale;

e) delitto di furto, quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’articolo 4 della legge 8 agosto 1977 n. 533 o quella prevista dall’articolo 625, primo comma, numero 2), prima ipotesi, del codice penale, salvo che, in quest’ultimo caso, ricorra la circostanza attenuante di cui all’articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale;

e-bis) delitti di furto previsti dall’articolo 624bis del codice penale, salvo che ricorra la circostanza attenuante di cui all’articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale;

f) delitto di rapina previsto dall’articolo 628 del codice penale e di estorsione previsto dall’articolo 629 del codice penale;

g) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine, nonché di più armi comuni da sparo, escluse quelle previste dall’articolo 2, comma terzo, della legge 18 aprile 1975, n. 110;

h) delitti concernenti sostanze stupefacenti(2) o psicotrope puniti a norma dell’articolo 73 comma 4 del Testo Unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, salvo che ricorra la circostanza prevista dal comma 5 del medesimo articolo;

i) delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a quattro anni o nel massimo a dieci anni. Si osserva che la lettera i) dell’articolo in oggetto è stata di recente modificata dal legislatore penale, ex Decreto Legge n. 144/2005, convertito in Legge n. 155/2005, per intensificare e rendere maggiormente efficace la repressione degli atti di terrorismo (la soglia di pena è ora nel minimo di quattro anni).

l) delitti di promozione, costituzione, direzione e organizzazione delle associazioni segrete previste dall’articolo 1 della legge 25 gennaio 1982 n. 17, delle associazioni di carattere militare previste dall’articolo 1 della legge 17 aprile 1956 n. 561, delle associazioni, dei movimenti o dei gruppi previsti dagli articoli 1 e 2 della legge 20 giugno 1952, n. 645, delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3 comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654;

l-bis) delitti di partecipazione, promozione, direzione ed organizzazione della associazione di tipo mafioso prevista dall’articolo 416bis del codice penale;

m) delitti di promozione, direzione, costituzione e organizzazione della associazione per delinquere prevista dall’articolo 416 commi 1 e 3 del codice penale, se l’associazione è diretta alla commissione di più delitti fra quelli previsti dal comma 1 o dalle lettere a), b), c), d), f), g), i) del presente comma.

3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l’arresto in flagranza è eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all’ufficiale o all’agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l’avente diritto dichiara di rimettere la querela, l’arrestato è posto immediatamente in libertà.

In sintesi, tutte le predette ipotesi rappresentano dei delitti che si connotano e si caratterizzano per la loro particolare gravità ed offensività nei confronti dei beni tutelati dal nostro ordinamento giuridico.

Pertanto, in tutti i casi sopra indicati dall’articolo 380 c.p.p. la polizia giudiziaria ha l’obbligo, a condizione che si ravvisi lo stato di flagranza, di procedere all’arresto dell’indagato.

In conclusione, si deve affermare che l’arresto obbligatorio in flagranza di reato è un provvedimento adottato d’iniziativa dalla Polizia Giudiziaria nell’esercizio delle funzioni ad essa attribuite dall’art. 55 c.p.p. e finalizzato ad assicurare e garantire alla giustizia penale la persona colta nell’atto di commettere un reato.

Infine, per completezza espositiva, si precisa che l’arresto in flagranza di reato, di cui all’art. 380 c.p.p., non è di per sé reso illegittimo dalla circostanza che ad ordinarlo sia stato il pubblico ministero e che la polizia giudiziaria si sia limitata ad eseguire tale ordine. Infatti, l’ordine del pubblico ministero è in grado di rappresentare una reale garanzia per l’imputato, il quale non ha, quindi, alcun interesse a dolersene (in tal senso, Cassazione penale, sezione VI, sentenza 23 agosto 1993, n. 2000).

 

Si riporta in allegato l’art. 120 c.p.p Decreto Legislativo 28 luglio 1989, n. 271 – Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale

120 Adempimenti conseguenti all’arresto o al fermo

1. Agli adempimenti previsti dall’articolo 386 del codice possono provvedere anche ufficiali e agenti di polizia giudiziaria diversi da quelli che hanno eseguito l’arresto o il fermo. Se l’arresto o il fermo è stato eseguito da agenti di polizia giudiziaria, questi provvedono a darne immediata notizia all’ufficiale di polizia giudiziaria competente ad adottare il provvedimento di liberazione previsto dall’articolo 389 comma 2 del codice.

(1) In tema di arresto in flagranza, il concetto di “inseguimento” ad opera della forza pubblica, comprende ogni attività di indagine e ricerca finalizzata alla cattura dell’indiziato di reità, purché detta attività non subisca interruzioni dopo la commissione del reato, ed anche nel caso che si protragga per più tempo. Cassazione penale, sezione IV, sentenza 12 settembre 2006, n. 29980

(2) Il reato di detenzione illecita di stupefacente è di natura permanente: ne consegue che la flagranza di esso perdura, secondo quanto prevede l’art. 382 comma terzo c.p.p., fino alla cessione della permanenza e, quindi, in caso di sequestro della sostanza stupefacente, fino al compimento di esso. L’arresto operato contestualmente o immediato dopo il sequestro deve, pertanto, considerarsi avvenuto nella flagranza del reato. Cassazione penale, sezione VI, sentenza 6 maggio 1995, n. 751


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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