Diritto penale circolazione stradale: divieto di gareggiare in velocità con veicoli a motore.
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Articolo del 23/10/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Agente di Polizia Locale presso il Comune di Recanati (Provincia di Macerata)

Diritto penale della circolazione stradale: il divieto di gareggiare in velocità con veicoli a motore, di cui all’art. 9 ter codice della strada

 

L’art. 9 ter codice della strada è stato inserito dall’art. 3, comma 1, lett. b), del Decreto Legge 27 giugno 2003, n. 151, convertito, con modificazioni, nella Legge 1 agosto 2003, n. 214.

Il legislatore ha, quindi, colmato una lacuna all’interno dell’ordinamento giuridico al fine di reprimere più severamente quei comportamenti, quelle condotte che mettono in pericolo la sicurezza della persone , quindi, la vita umana durante le varie fasi della circolazione stradale.

In via preliminare, osservo che si tratta di un reato comune, avente natura di pericolo, istantaneo ed a forma vincolata. Inoltre, l’elemento soggettivo (psicologico) per questa fattispecie incriminatrice viene rappresentato dal dolo generico ed il tentativo non è configurabile.

A questo punto della trattazione dell’argomento si rende necessario di analizzare gli aspetti procedurali del delitto de quo. Pertanto, si deve rilevare che l’autorità giudiziaria competente è, per l’ipotesi di cui al primo comma ed all’ultimo periodo del secondo comma dell’art. 9 ter cds, il Tribunale in composizione monocratica (art. 33-ter c.p.p.). Invece, l’autorità giudiziaria competente per l’ipotesi di cui al primo periodo del secondo comma dell’art. 9 ter cds è la Corte d’assise (art. 5 c.p.p.). Si tratta di un reato procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.) dove l’arresto è facoltativo in flagranza (art. 381 c.p.p.) per entrambe le ipotesi previste dal secondo comma dell’art. 9 ter cds mentre, invece, l’altra misura pre-cautelare del fermo di indiziato di delitto (art. 384 c.p.p.) viene consentita soltanto nell’ipotesi del comma 2, 1° periodo. Infine, possono essere applicabili anche le misure cautelari personali (coercitive ed interdittive), così come il sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) che viene finalizzato alla successiva confisca (1) dei veicoli.

In ultima analisi, per quel che concerne gli aspetti procedurali, dalla lettura del predetto testo normativo si evince che non si tratta di un reato oblabile né ex art. 162 c.p. (cd. oblazione semplice) e né ex art. 162-bis c.p. (cd. oblazione discrezionale) in quanto il delitto di cui all’art. 9 ter viene punito con la reclusione e con la multa.

Il bene giuridico tutelato dalla fattispecie penale incriminatrice, di cui all’art. 9 ter (Divieto di gareggiare in velocità con veicoli a motore), viene rappresentato dalla sicurezza delle persone nella circolazione stradale, così come dagli interessi generali dello Stato per la tutela dell’ordine pubblico e sociale.

In conclusione, all’interno di questo contesto, merita di essere qui riportata la seguente massima della Corte di Cassazione Penale, sez. IV, 15 ottobre 2007, n. 37859 che ha enucleato il seguente principio di diritto: “In materia di circolazione stradale, ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 9 ter del codice della strada (divieto di gareggiare in velocità con veicoli a motore) è sufficiente il solo fatto di porre in essere la condotta relativa alla fattispecie vietata, senza necessità alcuna di un previo accordo organizzativo tra i partecipanti: tale seconda ipotesi è invero autonomamente prevista dall’art. 9 bis stesso codice (nella fattispecie le due automobili gareggiavano tra loro superandosi a vicenda). Cassazione penale, sezione IV, sentenza 15 ottobre 2007, n. 37859

 Per una migliore completezza espositiva si riporta il testo integrale dell’art. 9 ter Decreto Legislativo 30 aprile 1992 n. 285

 9 ter. Divieto di gareggiare in velocità con veicoli a motore. 1. Fuori dei casi previsti dall’articolo 9 bis, chiunque gareggia in velocità con veicoli a motore è punito con la reclusione da sei mesi ad un anno e con la multa da euro 5.000 a euro 20.000.

2. Se dallo svolgimento della competizione deriva, comunque, la morte di una o più persone, si applica la pena della reclusione da sei a dieci anni; se ne deriva una lesione personale la pena è della reclusione da due a cinque anni.

3. All’accertamento del reato consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a tre anni ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI. La patente è sempre revocata se dallo svolgimento della competizione sono derivate lesioni personali gravi o gravissime o la morte di una o più persone. Con la sentenza di condanna è sempre disposta la confisca dei veicoli dei partecipanti, salvo che appartengano a persona estranea al reato e che questa non li abbia affidati a questo scopo.

 

 

(1) Al reato di partecipazione a gare di velocità con veicoli a motore, previsto prima come contravvenzione dall’art. 141, nono comma, D.L.vo n. 285 del 1992, disposizione incriminatrice abrogata ma reintrodotta nell’art. 9 ter dello stesso testo legislativo che qualifica il fatto come delitto, segue la confisca obbligatoria del veicolo utilizzato per la gara, secondo la previsione contenuta in entrambe le normative che si sono succedute nel tempo. Cassazione penale, sez. IV, sentenza 20 novembre 2006, n. 38017


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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