Delitti contro la fede pubblica: la falsita’ ideologica in certificati - art. 481 cp
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Articolo del 23/10/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Avv. Alessandro Amaolo

 

 

Delitti contro la fede pubblica: la falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità, di cui all’art. 481 c.p.

 

 

Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 481(1) codice penale “Chiunque, nell’esercizio di una professione sanitaria o forense, o di un altro servizio di pubblica necessità, attesta falsamente(2), in un certificato, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da € 51 a € 516.

Tali pene si applicano congiuntamente se il fatto è commesso a scopo di lucro”.

Si tratta di un reato proprio nonostante la norma parli di “chiunque”. Infatti, il soggetto attivo è necessariamente colui che esercita una professione sanitaria o forense o un altro servizio qualificabile come di pubblica necessità.

La fattispecie penale incriminatrice, di cui all’art. 481 c.p., non viene punita a titolo di colpa e, quindi, l’elemento psicologico (soggettivo) è rappresentato dal dolo generico. Quest’ultimo consiste nella coscienza e nella volontà di immutare il vero (cd. immutatio veri), attraverso la falsità nella certificazione.

Il delitto, di cui all’art. 481 c.p., ha natura istantanea e si perfeziona nel momento stesso in cui si realizza la falsa attestazione(3) e certificazione, a prescindere dall’utilizzo in futuro dell’atto stesso.

Inoltre, si tratta di un reato senza un evento in senso naturalistico, avente natura di pericolo concreto, a forma libera, di danno e che non ammette il tentativo

Il bene-interesse giuridico tutelato dalla norma in oggetto è la fede pubblica documentale, ossia la fiducia che la generalità dei consociati ripone nei certificati rilasciati dagli esercenti una professione sanitaria, forense o da coloro i quali svolgono un servizio di pubblica necessità e, più in dettaglio, la garanzia di veridicità che viene in essi contenuta e rappresentata. Pertanto, i predetti certificati(4) menzionati dall’art. 481 c.p., in quanto non provenienti né da pubblici ufficiali e né da impiegati incaricati di un pubblico servizio, hanno sicuramente la natura di scritture private e non quella di atti pubblici (art. 2699 e ss. codice civile).

Tuttavia, affinché un documento proveniente da un sanitario (medico) possa qualificarsi come certificato medico, ai sensi e per gli effetti dell’art. 481 c.p., è necessario che il suo contenuto rappresenti in tutto o in parte una “certificazione” (cd. dichiarazione di scienza). In estrema sintesi, il predetto documento deve essere in grado di attestare fatti dei quali l’atto è destinato a provarne la verità.

Sulla base di tutte le precedenti affermazioni e considerazioni, si deve osservare che il reato di falsità ideologica in certificazioni amministrative deve ritenersi sussistente, in tutti i suoi elementi costitutivi, solo allorquando il giudizio diagnostico espresso dal medico certificante si fonda su dei fatti che sono non rispondenti al vero e che sono esplicitamente dichiarati o implicitamente contenuti nel giudizio medesimo. Più in particolare, quanto riportato nei certificati rilasciati dall’esercente la professione sanitaria deve essere conosciuto dallo stesso come non rispondente al vero.

Pertanto, anche la falsa attestazione, da parte di un esercente la professione forense, dell’autenticità della firma apposta dal cliente in calce ad un atto giudiziario è sicuramente in grado di dare luogo alla configurabilità del reato di cui all’art. 481 c.p.

Per completezza espositiva restano ancora da analizzare gli aspetti procedurali del delitto in oggetto. Il delitto della falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità (art. 359 c.p.) è di competenza del Tribunale in composizione monocratica (art. 33 ter c.p.p.) ed è procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.). Inoltre, le misure precautelari personali dell’arresto, del fermo di indiziato di delitto e le altre misure cautelari personali coercitive ed interdittive non sono consentite (art. 280 e ss. c.p.p.). L’azione penale si esercita con il decreto di citazione diretta a giudizio, di cui all’art. 550 c.p.p., o con il decreto penale di condanna, qualora ne ricorrano in concreto le condizioni.

In conclusione, è importante rilevare che l’attività di assicurazione viene ritenuta come un servizio di pubblica necessità, tanto che anche gli atti giuridici delle compagnie assicurative rientrano all’interno del diritto privato. Di conseguenza, si osserva che il certificato di assicurazione obbligatorio ed il relativo contrassegno sono inclusi fra i documenti tutelati ai sensi e per gli effetti dell’art. 481 c.p.

 

ESEMPIO DI CAPO DI IMPUTAZIONE RELATIVO AL REATO IN OGGETTO

 

1) Del delitto di cui all’articolo 481 codice penale perché il Sig. Tizio, in qualità di esercente una professione sanitaria, attestava e dichiarava falsamente all’interno dei certificati medici, debitamente sottoscritti dallo stesso, la presenza di stati morbosi o di imperfezioni fisiche non reali per i pazienti e, inoltre, senza neppure compiere una specifica e accurata visita medico-legale nei loro confronti.

Fatti avvenuti in ……………..

(data e luogo)

(1) La falsa sottoscrizione di una procura ad litem e la falsa attestazione dell’autenticità di detta sottoscrizione comportano, a carico del difensore che se ne sia reso autore, la configurabilità rispettivamente del reato di falso in scrittura privata (art. 485 c.p.) e di quello di falsità ideologica commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità (art. 481 c.p.), dovendosi escludere, con riguardo alla seconda di dette falsità, che essa sia invece qualificabile come falsità ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale laddove essa si sostanzi, come di norma, nella mera declaratoria di genuinità della firma. Cassazione penale, sezione II, sentenza 22 gennaio 2003, n. 3135

(2)In latino: “Falsus est quid quid veritate non est, sed pro veritate adseveratur”, ossia il documento falso è un qualcosa di non veritiero, ma che viene asseverato come veritiero.

(3) Integra il reato di cui all’art. 481 c.p. la falsa attestazione, da parte di un esercente la professione legale, dell’autenticità della firma figurante in calce ad un atto di conferimento di procura speciale apparentemente proveniente dalla persona offesa di un reato, nulla rilevando, ai fini della pretesa innocuità del falso, il fatto che, per errore, l’atto anzidetto sia stato redatto su di un modulo predisposto per l’imputato. Cassazione penale, sezione V, sentenza 16 aprile 2007, n. 15150

(4) In tema di delitto di falsità ideologica dell’esercente un servizio di pubblica necessità, non rientrano nella nozione di “certificati” quegli atti che, nell’ambito di un procedimento amministrativo per il rilascio di un’autorizzazione, non hanno la funzione di dare all’Amministrazione un’esatta informazione su circostanze di fatto e, quindi, di provare la verità di quanto in essi affermato, ma sono espressivi di un giudizio, di valutazioni e convincimenti soggettivi, sia pure erronei, ma che non alterano i fatti. Cassazione penale, sezione II, sentenza 31 gennaio 2007, n. 3628


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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