Irreperibilita’ dell’imputato - la liquidazione degli onorari dei difensori
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Articolo del 24/09/2008 Autore Dott.ssa Daria Perrone Altri articoli dell'autore


La nozione di irreperibilita’ dell’imputato e la procedura di liquidazione degli onorari dei difensori

Sommario: 1. Sulla nozione di irreperibilità dell’imputato; 2. I riflessi sulla procedura di liquidazione degli onorari dei difensori; 3. Sull’equiparazione tra irreperibilità formale e irreperibilità di fatto.

1. Sulla nozione di irreperibilità dell’imputato

In base all’159 c.p.p., “notificazioni all’imputato in caso di irreperibilità”, il legislatore chiarisce che “se non è possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti dall’art. 157, l’autorità giudiziaria dispone nuove ricerche dell’imputato, particolarmente nel luogo di nascita, dell’ultima residenza (43 c.c.) anagrafica, dell’ultima dimora, in quello dove egli abitualmente esercita la sua attività lavorativa e presso l`amministrazione carceraria centrale (156 61 att.). Qualora le ricerche non diano esito positivo, l`autorità giudiziaria emette decreto di irreperibilità (4604) con il quale, dopo avere designato un difensore all`imputato che ne sia privo, ordina che la notificazione sia eseguita mediante consegna di copia al difensore. Le notificazioni in tal modo eseguite sono valide a ogni effetto. L`irreperibile è rappresentato dal difensore”.
In base all’art.161 c.p.p., “domicilio dichiarato, eletto o determinato per le notificazioni”, si stabilisce che “se la notificazione nel domicilio determinato a norma del comma 2 diviene impossibile, le notificazioni sono eseguite mediante consegna al difensore. Nello stesso modo si procede quando, nei casi previsti dai commi 1 e 3, la dichiarazione o l`elezione di domicilio mancano o sono insufficienti o inidonee. Tuttavia, quando risulta che, per caso fortuito o forza maggiore, l`imputato non Ë stato nella condizione di comunicare il mutamento del luogo dichiarato o eletto, si applicano le disposizioni degli artt. 157 e 159”.

2. I riflessi sulla procedura di liquidazione degli onorari dei difensori
La remunerazione del difensore di ufficio dell'imputato era regolata dagli artt. 32 e 32 bis disp. att. c.p.p., nel testo sostituito dagli artt. 17 e 18 della l. n. 60 del 2001, la cui disciplina è stata trasfusa, senza modificazioni sostanziali, negli artt. 116 e 117 del d.P.R. n. 115 del 2002. L'art. 116 primo comma D.P.R. cit. dispone che l'onorario e le spese spettanti al difensore di ufficio dell'imputato sono liquidati dal magistrato, nella misura e con le modalità previste per il patrocinio a spese dello Stato (art. 82 del d.P.R. n. 115 del 2002), quando il difensore dimostra di avere esperito inutilmente le procedure per il recupero dei crediti professionali. Dalla disposizione traspare che il difensore di ufficio ha l'onere di attivare le azioni occorrenti per ottenere il pagamento del credito sorto in dipendenza del rapporto di prestazione d’opera professionale e che, soltanto a seguito dell’infruttuoso tentativo di conseguire l’adempimento dell’obbligazione gravante sull’imputato, diventa operativa la responsabilità suddidiaria dello Stato per il pagamento delle spese e dell’onorario.

La ratio della disciplina deriva dall’esigenza di assicurare concretezza ed effettività della difesa di ufficio, che, per essere tale, non può prescindere dalla garanzia per il difensore della percezione della retribuzione per l’opera professionale prestata a favore dell’imputato, sicché tale garanzia è data proprio dall’intervento dello Stato, il quale, in via sussidiaria, provvede al pagamento dell’onorario e delle spese, quando il difensore non sia riuscito ad ottenerlo dall’obbligato principale, in stretta correlazione col precetto costituzionale che, definendo la difesa come "diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento" (art. 24 Cost.), si specifica nel processo penale quale diritto dovere di difesa dell'imputato.

Tuttavia, in base all’ art. 117 del D.P.R. n. 115 del 2002 (liquidazione dell'onorario e delle spese al difensore di ufficio di persona irreperibile), si stabilisce che “l'onorario e le spese spettanti al difensore di ufficio della persona sottoposta alle indagini, dell'imputato o del condannato irreperibile sono liquidati dal magistrato nella misura e con le modalità previste dall'articolo 82 ed è ammessa opposizione ai sensi dell'articolo 84. Lo Stato ha diritto di ripetere le somme anticipate nei confronti di chi si è reso successivamente reperibile”. L'onere della previa escussione del debitore è quindi escluso nel caso in cui l'assistenza risulti prestata a favore di un soggetto irreperibile, ritenendosi, in tal caso, inutile esperire un tentativo di recupero del credito nei confronti di un soggetto di cui è stata accertata l'irreperibilità.

A tale ultimo riguardo, nel fare riferimento alla irreperibilità, l'art. 32 bis disp. att. c.p.p. ed ora l'art. 117 D.P.R. cit. non precisano di quale nozione si tratti, se cioè ci si riferisca soltanto al soggetto che sia stato dichiarato irreperibile nel procedimento penale ovvero se è anche colui che, pur essendo stato inizialmente rintracciato nel procedimento, venga successivamente a trovarsi in una situazione di sostanziale irreperibilità.

3. Sull’equiparazione tra irreperibilità formale e irreperibilità di fatto

Appare allora opportuno procedere ad un breve excursus del quadro normativo al fine di evidenziare i termini della questione, oggetto di contrastanti indirizzi giurisprudenziali (Cass. sez. IV 11 febbraio 2003 n. 6519 rv. 224329 cui ha aderito Cass. sez. I 31 luglio 2003 n. 32284 nel senso di ammettere l'equiparazione tra irreperibilità formale e di fatto, contra Cass. sez. IV 10 marzo 2003 n. 10804 rv. 224011) e di differenti tesi dottrinali.
Il tema relativo ai rapporti tra dette due norme ha fatto registrare difformità di posizioni nella giurisprudenza. Deve darsi atto che, con riguardo all’interpretazione dell’art. 117 cit. risulta l’esistenza di divergenze nell’ambito della giurisprudenza della Corte di Cassazione.
Secondo un primo indirizzo (Cassazione, sez. IV, 10804/02, Battistella, rv 224011), la normativa ex art. 117 ha carattere eccezionale, in quanto costituisce deroga alla regola generale posta dall'art. 116, sicché la norma relativa all'imputato irreperibile non è applicabile, per via analogica, oltre il caso tassativamente previsto. In tale prospettiva interpretativa, l'applicabilità del principio secondo cui il difensore d'ufficio dell'indagato, dell'imputato e del condannato irreperibile è retribuito in base alle norme relative al patrocinio a spese dello Stato, presuppone sempre un previo provvedimento di irreperibilità reso dall'autorità giudiziaria nella fase delle indagini preliminari, del giudizio o, in sede di esecuzione, dopo la condanna, senza che possa avere rilevanza la condizione della mera irreperibilità di fatto, non accertata con le forme prescritte dall'art. 159 c.p.p. Secondo tale orientamento, si afferma dunque che la liquidazione del compenso al difensore d’ufficio dell’imputato irreperibile richiede sempre l’avvenuta pronuncia della formale declaratoria di irreperibilità.
Secondo l'altro indirizzo (Cassazione, sez. IV, 6519/02, Abate Azaro,) detta liquidazione può aver luogo (senza onere, per il difensore, di dimostrare il previo, inutile esperimento delle procedure per il recupero del suo credito), anche “nel caso in cui, pur non essendo stato emesso decreto di irreperibilità, possa ritenersi accertata l’esistenza di una situazione di irreperibilità di fatto del soggetto”. In altre parole, l’art 117 non deve essere catalogato tra le norme eccezionali e derogatorie, affermando che «l’errore risulta palese quando si considera che, se è vero che la regola generale dettata dall'art. 116 subordina l'obbligo diretto dello Stato alla condizione del previo esperimento delle procedure di recupero del credito professionale, è parimenti certo che non avrebbe alcun senso pretendere l'esistenza di tale condizione quando l'imputato è irreperibile e contro di lui non possono utilmente azionarsi quelle procedure. La previsione dell'art. 117 non rappresenta, perciò, una deroga o un’eccezione alla regola generale, ma ne costituisce uno sviluppo razionale e una lineare applicazione, onde inconfutabili ragioni di coerenza logica impongono di riconoscere che l'obbligo diretto dello Stato opera in tutti i casi nei quali il difensore di ufficio si trova nell'impossibilità di rintracciare l'imputato per esercitare le azioni di recupero» (Cass. sez. I 4 marzo 2004 n. 10367 rv. 227647). Tale procedura può essere utilizzata sia nell'ipotesi di equiparazione della posizione del difeso dichiarato formalmente irreperibile a quello di fatto oppure nell’altra del difensore del latitante, tanto più che, in questo caso, risulterebbe del tutto contrario al canone della ragionevolezza richiedere che l'intervento dello Stato, nel pagamento delle spese e dell'onorario, sia subordinato al previo esperimento infruttuoso delle procedure di recupero del credito nei confronti di una persona che neppure la polizia giudiziaria è riuscita a rintracciare attraverso le ricerche eseguite (cfr. anche Cass. sez. IV 5 gennaio 2006 n. 115 rv. 232865).
Al fine di operare una scelta fra l’uno o l’altro di tali orientamenti, occorre previamente considerare che, mentre nella disciplina dettata dal codice di rito previdente, la formale declaratoria di irreperibilità costituiva condizione necessaria per l’adozione della particolare modalità di notifica degli atti prevista appunto per gli imputati irreperibili; nella disciplina vigente, quale risulta, in particolare, dagli articoli 159 e 161 c.p.p., è prevista la notifica mediante consegna al difensore non solo per il caso in cui, non essendovi mai stata dichiarazione o elezione di domicilio ed essendo risultata impossibile la notifica nei modi previsti dall’articolo 157 c.p.p., debba darsi luogo, ai sensi dell’articolo 159 c.p.p., all’emissione del formale decreto di irreperibilità, ma anche per il caso in cui, essendovi stata dichiarazione, elezione o determinazione di domicilio ed essendo risultata successivamente impossibili le notifiche a tale domicilio, la pronuncia del decreto di irreperibilità non sia richiesta (v. Cass. pen., sez. I, 3-31 luglio 2003 n. 32284).
Pertanto, attesa la totale equiparabilità, quoad effectum, tra l’irreperibilità formalmente dichiarata ai sensi dell’art. 159 c.p.p. ed irreperibilità non dichiarata ma presunta ex lege ex art. 161 c.p.p., risulterebbe illogico limitare solo al caso in cui si verifichi la prima di dette ipotesi la sfera di operatività dell’art. 32 bis disp. att. c.p.p. e, attualmente, dell’art. 117 dovendosi al contrario ritenere che sia da considerare “irreperibile” tanto l’imputato formalmente dichiarato tale quanto quello nei cui confronti sia stata ugualmente disposta la notifica degli atti mediante consegna al difensore ai sensi dell’art. 161, comma 4 c.p.p. con l’unica eccezione, tuttavia, che tale ultima disposizione abbia trovato applicazione per la riscontrata impossibilità di notifica degli atti al domicilio che era stato eletto presso lo stesso difensore d’ufficio che poi avanza richiesta di liquidazione del compenso a carico dello Stato; e ciò per l’evidente ragione che il difensore d’ufficio, non essendo in alcun modo tenuto ad accettare di assumere anche la veste di domiciliatario dell’imputato, qualora a ciò liberamente acconsenta, non può poi pretendere di fare ricadere sic et simpliciter a carico dell’Erario le conseguenze economicamente negative derivanti da tale scelta, ma deve soggiacere all’onere di fornire dimostrazione del previo, infruttuoso esperimento delle procedure di recupero del credito (v. Cass. pen., sez. I, 3-31 luglio 2003 n. 32284).
Tuttavia, secondo una recente pronuncia (Cass.pen., IV sez., n. 28142/07) una simile argomentazione non può valere da sola ad ammettere tout court l'equiparazione tra difensore dell'irreperibile ex art. 159 c.p.p. e quello di fatto ex art. 161 quarto comma c.p.p., tanto è vero che le pronunce favorevoli prevedono alcune eccezioni: l'insussistenza dell'elezione di domicilio presso il difensore di ufficio poiché potrebbe rinunciarvi (Cass. sez. I n. 32284 del 2003) oppure, in via generale, ove possa ritenersi accertata l'esistenza di una situazione di irreperibilità del soggetto, desunta, in quella fattispecie, dalla notifica dell'atto di integrazione del contraddittorio nei confronti dell'irreperibile di fatto con consegna al pubblico ministero ai sensi dell'art. 143 c.p.c..

Ed invero, se la condizione che il difensore d'ufficio «dimostri di aver esperito inutilmente le procedure per il recupero dei crediti professionali» riguarda pure l'ipotesi in cui il difensore si sia trovato nella impossibilità di esperire la procedura medesima, per essere appunto irreperibile la persona, occorre che di tale impossibilità abbia fornita adeguata e completa dimostrazione all'autorità adita. Infatti, nel caso di irreperibilità presunta ex lege ex art. 161 quarto comma c.p.p. la stessa presuppone una dichiarazione o elezione di domicilio risultata inidonea per impossibilità di procedere alle notificazioni a quell'indirizzo, sicché potrebbe non sussistere l'irreperibilità di fatto per le più svariate ragioni: trasferimento di residenza, comunicata o meno al Comune, erronea ricerca da parte dell'ufficiale giudiziario, detenzione in carcere oppure altre cause (detenzione domiciliare in altro luogo, allontanamento dall'Italia per ragioni di lavoro), sicché, in tutti questi casi, con la normale diligenza, il difensore potrebbe conoscere il nuovo recapito.

Pertanto, nonostante il termine "irreperibilità" nella sua genericità non si riferisca solo a quella formale, ma anche a quella di fatto, è necessario esaminare le singole fattispecie e rilevare se sussistono le condizioni di un'effettiva irreperibilità, che potrebbe, al limite, non configurarsi, neppure, per quella ex art. 159 c.p.p., poiché limitata alla singola fase procedimentale o processuale, incombendo al difensore l'onere di dimostrare la sussistenza di una tale situazione.

Di recente, anche il Tribunale di Cagliari ha aderito a tale impostazione, con ordinanza del 22 aprile 2008 (dep. 4 giugno 2008) conseguente ad impugnazione di provvedimento di rigetto dell'istanza di liquidazione dei compensi. Per la precisione, ha chiarito che la richiesta di liquidazione dei compensi professionali spettanti al difensore d'ufficio del cosiddetto "irreperibile di fatto" debba essere accolta anche nelle ipotesi in cui l'imputato – resosi successivamente irreperibile - abbia, in sede di udienza di convalida dell'arresto, eletto domicilio presso il difensore. Sarà, tuttavia, necessario che sussistano ulteriori elementi che evidenzino la non rintracciabilità dell'imputato e, quindi, la sua condizione di irreperibile di fatto (si pensi al caso in cui si tratti di straniero extracomunitario senza domicilio o dimora in Italia; che sia stato trovato in possesso di documenti falsi; che il giudice abbia dato il nulla osta per l'espulsione amministrativa, e così via). Anche il Tribunale di Cagliari, pertanto, accoglie l'orientamento "sostanziale" in relazione al concetto di irreperibilità adottato negli artt. 116 e 117 del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.


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