Il processo civile telematico
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Articolo del 09/06/2005 Autore Avv. Egle Spadavecchia Altri articoli dell'autore


Come noto, il d.lgs. 12.02.1993 ha introdotto, nell’ordinamento giuridico italiano, il principio in virtù del quale le pubbliche amministrazioni devono agire, di norma, per mezzo di “sistemi informativi automatizzati”.

Poco dopo l’entrata in vigore di questo principio sono intervenuti diversi provvedimenti legislativi, come ad esempio la L. 15.03.1997 n. 59 o il D.P.R. 10.11.1997 n.513 che si sono rivelati prodromici al D.P.R. 13.02.2001 n.123 per mezzo del quale è stato adottato il “Regolamento recante disciplina sull’uso di strumenti informatici e telematici nel processo civile, nel processo amministrativo e nel processo dinanzi alle sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti”.

Da quando il termine “processo civile telematico” ha iniziato a diffondersi e a presentarsi come un’eventualità concreta e possibile, molto è stato detto e confutato in merito alle novità che lo stesso processo dovrebbe portare.
I dubbi più significativi vertevano la possibilità che, per dare attuazione a questo progetto, si sarebbe dovuta realizzare una modifica corposa al codice di procedura civile.
Il timore più diffuso tra gli operatori del diritto era che l’udienza, come momento di contatto umano proficuo ai fini del chiarimento delle proprie ragioni e per giungere a una conclusione equa, sarebbe andata persa a favore di un processo virtuale.

Sappiamo ormai bene che la realtà appare molto diversa.

L’udienza è un momento che non viene toccato dal processo telematico, mentre la vera innovazione risiede nella possibilità di accedere alle cancellerie direttamente tramite il proprio pc, evitando inutili uscite e giri nei corridoi dei Tribunali.
Le segretarie, quindi, avranno la possibilità di evitare di trascorrere la mattina da una cancelleria all’altra, laddove potrà accedere al “fascicolo virtuale” direttamente dallo studio.
Cambia quindi il modo di relazionarsi con gli uffici, non cambia invece il codice di procedura civile.

Riporto questo passo chiarificatore tratto da “Attualità forensi”, n.1 anno 2005, da “Processo civile telematico, il modello organizzativo interno della giustizia che si rinnova”:

“Con la realizzazione del processo civile telematico – PCT, si vuole dunque innovare il modello organizzativo interno al complesso apparato della giustizia, rendendolo più consono alle richieste degli Operatori del Diritto, mediante la consultazione di informazioni processuali non più statiche rispetto alle attività delle parti, ma dinamiche e consultabili per via telematica. A tal fine il processo telematico deve essere correttamente inteso come un tentativo di modernizzare la comunicazione all’interno del processo civile accelerando da una parte l’accesso alle informazioni e dall’altra diminuendo per quanto possibile la durata temporale dei processi.
In pratica poi l’avvio a regime del PCT consentirà ad avvocati, magistrati, cancellieri e ufficiali giudiziari di reperire informazioni inerenti un giudizio in corso, non più recandosi esclusivamente presso il competente ufficio giudiziario, ma basterà che si colleghino per via telematica al server di competenza per accedere, grazie a un sistema di autenticazione sicura, alle informazioni richieste”.

Premesso questo, viene da chiedersi se gli studi legali italiani siano pronti a questo passaggio.

Prima di essere in grado di accedere al processo telematico, devono essere portate a termine due fasi di informatizzazione: la prima fase consiste nell’avere a disposizione un elaboratore elettronico dotato di un software gestionale per la tenuta efficiente della contabilità e delle pratiche, per l’organizzazione dell’attività di udienza, ancora meglio se coadiuva nel calcolo dell’efficienza del lavoro svolto e nella fatturazione.
L’elaboratore viene poi utilizzato dall’avvocato per la redazione degli atti che vengono allegati alle pratiche.
Inoltre tramite il pc è possibile la consultazione sia in locale che in rete pubblica delle banche dati giuridiche.
La seconda fase è chiamata della “digitalizzazione delle informazioni” ed è iniziata da tempo, anche se, pure in questo caso, sarebbe interessante vedere quanti studi legali in Italia sono aggiornati in tal senso.
Si tratta di quella fase che, una volta terminata, permetterà di interagire con centri di informazione pubblici e privati tramite internet evitando così dispendiose trasferte per accedere agli uffici che detengono le informazioni.
Ancora una volta da “Attualità forensi” leggiamo:

“L’evoluzione di questa fase permetterà la veicolazione rapida delle informazioni digitali con notevole risparmio di tempo per il professionista forense – e dunque del cittadino che se ne serve – il quale potrà meglio impiegare le proprie risorse nell’attività di studio, evitando contestualmente lunghe attese e onerosi spostamenti. Potrà infine, depositare, consultare,accedere alle informazioni per via telematica dal proprio studio professionale, avendo accesso al fascicolo d’ufficio ormai reso non più cartaceo, ma informatico”.

Possiamo quindi concludere che la vera novità del PCT è data dalla veicolazione di tutti i dati e atti su di un supporto digitale.
Sarà quindi proprio il legame tra il settore della Giustizia e il cartaceo a venire meno, insieme a tutti i problemi che questo legame ha portato con sé sino ad oggi.

Tuttavia non siamo ingenui: se molti problemi saranno risolti (spostamenti onerosi, perdite di tempo di attesa etc.) di nuovi ne compariranno prima di giungere a una fase di stabilità.
Possiamo solo immaginare cosa potrebbe accadere se un hacker riuscisse a violare i sistemi di protezione e ad accedere a dati riservati quali quelli dei fascicoli.
Una volta avuto l’accesso potrebbe persino modificarli.

Questa è una delle ragioni per cui è attualmente in atto la fase di sperimentazione del PCT: “si tratta in breve di gruppi di lavoro che hanno il compito di supportare la progettazione, di valutare e realizzare l’esperienza di primo utilizzo, di studiare e proporre le soluzioni migliori da esportare successivamente presso gli altri tribunali” .



Alcuni brani di questo intervento tra virgolette sono tratti da "Attualità Forensi - Anno 2005 - n. 1 Il Processo Civile Telematico, il modello organizzativo interno della Giustizia si rinnova".



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Avv. Egle Spadavecchia
Avvocato
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