M. ASCIONE: ABUSO DEI MEZZI DI CORREZIONE
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Articolo del 08/06/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore



Il presente parere si caratterizza per la buona tecnica argomentativa utilizzata, basata sul tentativo di riportare il fatto concreto nell’ambito di tutte le fattispecie giuridiche astrattamente ipotizzabili, ragionando in termini di esclusione: è una tecnica utilissima nell’argomentazione penale.
Avv. Luigi Viola.




Parere di Diritto Penale per la preparazione all’esercizio della professione forense (corso on-line, avv. L.Viola), redatto dal dott. M. Ascione.


Ho esaminato la questione sottoposta, in relazione alla quale si riassumono di seguito i termini essenziali della vicenda.

Sempronio, figlio minorenne di Tizio e Caia, a seguito della separazione dei genitori veniva affidato al padre, col quale all’epoca dei fatti viveva stabilmente.

Lo stesso Sempronio, a seguito di una serata trascorsa con alcuni amici, rincasava completamente ubriaco mentre il padre Tizio lo stava aspettando sveglio.

Tizio, con l’intenzione di impartire una severa lezione al figlio Sempronio, decideva di punirlo legandolo ad una sedia, ritenendo che in tal modo avrebbe impartito una severa lezione allo stesso Sempronio.

La madre Caia, prontamente informata dell’accaduto, si rivolgeva ad un legale al fine di sentire il parere di un professionista al riguardo e per verificare se il comportamento di Tizio integrasse gli estremi di un reato.

Prima di esaminare gli aspetti peculiari della vicenda in esame, appare opportuno svolgere alcune considerazioni di inquadramento preliminare con riferimento alle figure di reato che vengono in considerazione nel caso di specie, per passare successivamente a verificare come la giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, abbia statuito in ipotesi analoghe.

Innanzitutto, è necessario porre l’attenzione sulle disposizioni di cui agli att. 571 e 572 c.p., entrambe contenute nel Codice Penale nella sezione dedicata ai “Delitti contro l’assistenza familiare”.

La prima delle citate disposizioni, disciplina l’ipotesi di abuso nei mezzi di correzione e di disciplina attuati nei confronti di soggetti sottoposti all’autorità dell’agente. Tale norma è composta di due commi, di cui il primo disciplina un reato di pericolo, realizzabile ponendo in essere una condotta idonea a turbare il soggetto passivo del reato, provocando ad esso una “malattia del corpo e della mente”.

La prescrizione successiva prevista all’art. 572 c.p., rubricata “Maltrattamenti in famiglia e verso fanciulli”, invece, pur potendo apparire inizialmente aderente al caso chi ci occupa, ad un più attento esame si mostra non pienamente confacente.

Gli elementi peculiari di tale disposizione, infatti, ne impediscono una sua corretta applicazione nell’ipotesi in oggetto, richiedendo per la sua consumazione che la condotta lesiva del soggetto agente abbia carattere “abituale”.

Dalla traccia appare evidente che Tizio ha legato alla sedia il figlio Sempronio in un’unica occasione, sebbene giustificava la propria condotta evidenziandone le finalità educative, della quale non si rinvengono precedenti né episodi successivi. Con ciò si intende dire che nel caso in esame non potrà riconoscersi il carattere dell’abitualità che assurge a componente essenziale per la realizzazione dell’elemento oggettivo del reato.

D’altro canto, per quel che concerne l’elemento soggettivo che ha accompagnato la condotta di Tizio, deve essere a tal riguardo evidenziato che la norma in commento richiede per la sua consumazione un dolo di tipo generico, con ciò scostandosi di molto se si rammenta l’intento educativo che ha sorretto la condotta di Tizio.

Alla seguito delle suesposte considerazioni, è possibile sgomberare il campo da qualsivoglia dubbio interpretativo in ordine all’applicabilità della fattispecie di cui all’art. 572 c.p..

Considerazioni del tutto diverse, invece, devono essere svolte con riferimento del reato di “abuso dei mezzi di correzione o di disciplina”, contenuto all’art. 571 c.p..

Tale fattispecie criminosa, dal canto suo, appare maggiormente confacente al caso descritto in quanto per la sua realizzazione richiede, innanzitutto, che il soggetto attivo del reato abusi dei propri poteri educativi o di correzione e, in secondo luogo, che abbia la precisa volontà e coscienza di agire al fine di esercitare il proprio ius corrigendi nei confronti del soggetto passivo.

La giurisprudenza maggiormente accreditata in materia è concorde nel ritenere che l’abuso richiesto dalla norma debba consistere in un uso arbitrario dei mezzi di correzione o nell’eccesso di applicazione degli stessi.

La Suprema Corte ha in più occasioni statuito che il concetto di abuso, come sopra definito, possa essere efficacemente desunto avuto riguardo alle regole della comune esperienza, senza che sia necessario darne specifica prova attraverso specifici mezzi quali la perizia medica.



Così delineato l’elemento oggettivo del reato di cui all’art. 571 c.p. è opportuno analizzare se considerazioni altrettanto convincenti possano essere svolte anche sul piano della colpevolezza, e, quindi, se possano rintracciarsi elementi idonei a riconoscerne la concreta applicazione.

Con riferimento a tale aspetto, la norma richiede espressamente che la condotta del soggetto attivo del reato sia finalizzata, seppur arbitrariamente, al raggiungimento delle finalità richieste.

Recentemente la Cassazione ha statuito che il termine “correzione”, così come contenuto all’art. 571 c.p., esclude l’uso della violenza psichica o fisica, ritenendo che si verifichi un’ipotesi di abuso dei mezzi correttivi quando la condotta si realizzi in modo violento, del tutto in contrasto con principi di pace, tolleranza e convivenza (Cass. Civ. 16491/2005).

Un’ultima considerazione deve essere svolta con riferimento alla possibilità che Tizio venga imputato anche del reato di sequestro di persona di cui all’art. 605 c.p., avendo esso di fatto inflitto una illecita, seppur limitata nel tempo, restrizione della libertà personale del figlio Sempronio.

Tale ultima figura criminosa, propriamente annoverata tra i reati permanenti a consumazione anticipata, è astrattamente applicabile nel nostro caso. Tale delitto richiede espressamente che sia stata illegittimamente ristretta la libertà personale di un soggetto. Alcuni dubbi interpretativi potranno delinearsi in ordine all’elemento soggettivo richiesto: dolo generico, inteso quale coscienza e volontà di infliggere alla vittima una restrizione forzata della propria libertà di muoversi.

È per tale ordine di ragioni che Tizio non potrà essere imputato di tale reato, in quanto la sua condotta, pur essendo diretta a limitare la libertà di movimento per esclusivi scopi educativi, ha di fatto realizzato una illegittima privazione di libertà che, nonostante tutto, non era mossa dall’intento di limitare la libertà del figlio Sempronio, ma solo impartire ad esso una dura lezione.

Concludendo, Tizio potrà essere astrattamente imputato del reato di abuso dei mezzi di disciplina o di correzione che, per la sensibilità che il nostro Legislatore ha in simili ipotesi, è procedibile d’ufficio, sebbene non potrà ad esso essere contestato il più grave e diverso delitto di sequestro di persona previsto all’art. 605 c.p., in quanto del tutto estraneo alla sua volontà era l’intento costrittivo richiesto da tale disposizione, ritenendosi sussistente solo una finalità correttiva.


dott. Maurizio Ascione

Redazione
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