Animali randagi danni alle persone responsabilita’ Asl o Comune
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Articolo del 09/07/2008 Autore Avv. Paolo Capezzuto Altri articoli dell'autore


Legittimazione per i danni da animali che ledono: ASL o Comune?...questo è il dilemma!


Sebbene si nutra un profondo rispetto e amore per gli animali talvolta questi, come gli umani, è possibile che provochino danni all’uomo ed il codice civile prevede l’ipotesi del danno prodotto da animali altrui.  Può capitare però di trovarsi in difficoltà laddove gli stessi animali siano randagi o rappresentino fauna selvatica locale. Se per un verso non può essere negata la responsabilità della Pubblica Amministrazione, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2043 c.c. (c.d. responsabilità aquiliana) secondo il principio del neminem laedere, allo stesso modo non può essere sottaciuto che, al fine di imputare alla P.A. l’antigiuridicità della relativa condotta, è necessaria la sussistenza, in capo alla stessa P.A., del presupposto della colpa. Il principio dell’alterum non laedere, non può essere interpretato come un obbligo, generale e senza condizioni, di attivarsi allo scopo di proteggere i diritti dei terzi eventualmente minacciati da un pericolo avente scaturigine da cause insorte all’esterno della sfera giuridica del soggetto al quale si vorrebbe ascrivere il fatto omissivo. In tal caso è necessario porre a carico del soggetto un vero e proprio obbligo legale di impedire l’evento. Al fine di ritenere sussistente il suddetto obbligo - la cui violazione, ex art. 40 comma 2, c.p., “equivale” a cagionare l’evento - non basta richiamare il principio dell’alterum non laedere, ex art. 2043 c.c., quale obbligo di legge indeterminato - ma deve essere necessariamente sussistente il presupposto dell’esistenza di una norma di legge che preveda specificamente tale obbligo. La III sezione della Corte di Cassazione penale, con la sentenza 19 ottobre 2004 n. 40618 ha affermato a tal proposito che secondo il principio di responsabilità penale personale, la condizione di "garante" rispetto a un bene da tutelare presuppone in capo al soggetto il potere giuridico di impedire la lesione del bene, ovverosia quell'evento (reato) evocato dal capoverso dell'art. 40 c.p.. Quando questa norma precisa che "non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo" fonda la responsabilità penale dell'omittente non solo sull'obbligo, ma anche sul connesso potere giuridico di questi di impedire l'evento. Responsabilizzare un soggetto per non aver impedito un evento, anche quando egli non aveva alcun potere giuridico (oltre che materiale) per impedirlo, significherebbe vulnerare palesemente il principio di cui all'art. 27 Cost.. Onde evitare eventi dannosi - talvolta con conseguenze veramente gravi - sarebbe auspicabile un intervento del legislatore al fine di individuare limpidamente, su tutto il territorio nazionale, il soggetto giuridico in capo al quale ritenere preesistente e sussistente l’obbligo legale di impedire l’evento dannoso, ed allo scopo di individuare e porre in essere coerente attività di prevenzione, caratterizzata da maggiore efficacia. Una sorta di bussola per la risoluzione del problema circa la legittimazione passiva delle parti da evocare in un potenziale giudizio per danni causati da animali è data dai precedenti e radicati orientamenti secondo i quali, nel caso di danni subiti da un cittadino, a seguito dell’aggressione di un randagio, deve ritenersi sussistente la responsabilità solidale dell’ente locale nel cui territorio si è verificato il fatto dannoso, e della AUSL competente (cfr. Cass. Civ., Sez.III, 20 luglio 2002 n.10638, Giudice di Pace di Pozzuoli, 28 giugno 2004, Giudice di Pace di Manduria, 22 ottobre 2003 n. 478). Eccezione parziale è stata data a partire dalla sentenza 07.12.2005 n° 27001 della Cassazione, sez. III civile. Il Supremo Consesso civile ha divisato la responsabilità dell’AUSL, sia con riferimento a quelle fattispecie in cui vi sia stata un’effettiva e diretta aggressione da parte del randagio, sia nel caso in cui i danni siano stati occasionati, quale conseguenza diretta ed immediata, dell’azione compiuta dalla vittima a causa del timore di essere aggredita dall’animale.
La vis innovativa di quest’ultima sentenza richiamata è data dalla capacità di affermare, per un verso, il difetto di legittimazione passiva degli enti locali rispetto a giudizi civili di risarcimento danni intrapresi per danni subiti da animali che vagano liberi, avendo perso, per i motivi più svariati, un originario detentore, e, dall’altro, l’esclusione della configurabilità della responsabilità dell’ente locale, ex art. 2043 c.c., per omessa vigilanza e controllo del fenomeno del randagismo, ovverosia per non aver eliminato, con opportuni provvedimenti e/o cautele, il potenziale pericolo rappresentato dai randagi.
 Ha quindi motivato la sussistenza del difetto di legittimazione passiva dei comuni, affermando che le AUSL sono dotate di autonomia amministrativa, con legittimazione sostanziale e processuale, nonché inserite nell’organizzazione sanitaria regionale e nazionale, e devono essere considerate soggetti giuridici autonomi rispetto agli enti locali, con la conseguenza che, per un verso, non è legittimamente possibile far ricadere sull’ente locale il giudizio di imputazione dei danni subiti dal soggetto aggredito da un randagio, e, per altro verso, nei giudizi di risarcimento danni intrapresi nei confronti degli enti locali, va dichiarato il difetto di legittimazione passiva degli stessi. La pronuncia è condivisibile anche alla luce della considerazione delle oggettiva difficoltà concrete per gli enti locali - già istituzionalmente oberati di competenze - di controllare il complesso fenomeno degli animali selvatici e randagi. Le Ausl devono essere considerate soggetti dotati di autonomia giuridica rispetto allo stesso ente locale; ne discende che non può ricadere sul comune il giudizio di imputazione dei danni subiti da un soggetto in conseguenza dell’aggressione di cani randagi. Tuttavia al fine di non scontare in sede di merito il prezzo di una sentenza insieme innovativa e rigorosa, sarebbe consigliabile citare in giudizio il Comune con la locale ASL a risarcire in solido tra loro i danni materiali e personali riportati dal cittadino aggredito da un animale randagio o selvatico. Pertanto, il problema da risolvere, piuttosto, è quello della posizione delle unità sanitarie locali o delle aziende sanitarie locali verso i Comuni. Dopo la soppressione delle USL, operata dal d. lgs n. 502 del 1992, istitutivo delle AUSL, i soggetti obbligati ad assumere a proprio carico i debiti degli organismi soppressi mediante apposite gestioni a stralcio (di pertinenza delle Regioni anche dopo la trasformazione in gestioni liquidatorie affidate ai direttori generali delle nuove aziende) sono le stesse Regioni: articoli 6, primo comma, della legge n.724 del 1994 e 2, quattordicesimo comma, della legge n.549 del 1985. Prima di queste trasformazioni, le unità sanitarie locali erano costituite come organi d’ufficio del comune ed erano munite di autonoma soggettività nella gestione del servizio presidi ed istituti sanitari.


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