Appalti pubblici: discrezionalità amministrativa e ius excludendi
Condividi su Facebook | Discuti nel forum | Consiglia | Scrivi all'autore | Errore |

Articolo del 25/06/2008 Autore Avv. Emanuele Traversa Altri articoli dell'autore


Appalti pubblici: discrezionalità amministrativa e ius excludendi

L’Ente aggiudicatore, nell’esercitare lo ius excludendi dalla partecipazione ad una gara pubblica, effettua una valutazione tecnica complessa, la quale è di sua esclusiva spettanza, non potendo il privato sostituirsi all’amministrazione nella valutazione di situazioni pregresse quali elementi determinanti un’esclusione automatica dalla procedura di gara.

Questo è il principio di riferimento fatto proprio dal Consiglio di Stato con la recente Sentenza 14 aprile 2008, n. 1716.

La nozione di discrezionalità amministrativa è uno dei temi più affascinanti e complessi del diritto amministrativo. L’evoluzione in senso paritario dell’agere pubblico ha condotto ad una rivisitazione dell’essenza stessa della discrezionalità: da muro invalicabile, dietro il quale l’amministrazione pubblica era posta al riparo da qualsiasi ingerenza, a modalità di esercizio del potere amministrativo nel tracciato dei principi di legalità e trasparenza, al fine di garantire il miglior perseguimento dell’interesse pubblico.

Andremo ora ad analizzare un singolare caso di valutazione tecnica amministrativa, il quale ha richiesto l’esperimento del rimedio giurisdizionale della revocazione per la sua definizione. Dopo aver analizzato la soluzione che la giurisprudenza ha fornito nel caso di specie, nell’esercizio della iurisdictio, si procederà a tratteggiare i caratteri essenziali dell’attività amministrativa discrezionale.

1. Il fatto
Il caso sottoposto all’attenzione del Supremo Collegio della Giustizia Amministrativa, riguardava l’aggiudicazione della concessione dell’Ippodromo delle Capannelle, disposta dal Comune di Roma a favore della concessionaria storica dell’ippodromo capitolino: la Gestione Capannelle S.p.A.

Un’altra società partecipante alla selezione - la Ippodromi & Città S.p.A. -proponeva ricorso al T.A.R. del Lazio chiedendo:

1- l’annullamento della determinazione dirigenziale di approvazione della graduatoria definitiva e di aggiudicazione della concessione, del verbale della commissione per la verifica dell’ammissibilità dei soggetti partecipanti, nonché di tutti i verbali e relativi allegati delle sedute della Commissione stessa;

  1. la condanna dell’amministrazione comunale al risarcimento dei danni.

 

Le richieste della ricorrente si fondavano sull’asserita presenza di una causa di esclusione dalla gara e, in particolare, si faceva rinvio alle norme di cui all’art. 3, comma 3, del R.D. n. 2240 del 1923, all’art. 68, comma 1, del R.D. n. 827 del 1924 e all’art. 12 del D.Lgs. n. 157 del 1995, nella parte in cui imporrebbero l’esclusione dalle gare delle ditte che si siano rese responsabili, nell’eseguire altre imprese, di negligenza e malafede.

Il Giudice Amministrativo di primo grado accoglieva parzialmente le richieste della ricorrente, rilevando come la pregressa pendenza di una lite devoluta ad arbitrato tra la concessionaria uscente ed il Comune di Roma fosse valida causa di esclusione dalla gara, venendo nel caso di specie a mancare uno dei requisiti previsti dal bando con il quale veniva indetta la prefata licitazione privata.

Avverso la Decisione del Giudice di prime cure, proponevano appello la vincitrice dell’appalto e il Comune di Roma. Il Consiglio di Stato, con la Sentenza 17 febbraio 2006, n. 641, accoglieva l’appello, affermando che:

«l’assenza di un contenzioso pendente, quale presupposto per la partecipazione ad una gara indetta dalla pubblica amministrazione, non può essere negata nell’ipotesi in cui vi sia già stato il deposito del lodo arbitrale che definisca la controversia, ma siano ancora pendenti i termini per le impugnazioni di cui all’art. 827 e seguenti del codice di procedura civile».

Il Supremo Collegio giunge a tale conclusione accogliendo una nozione sostanziale di contenzioso pendente, il quale va considerato come «lite non ancora composta tra le parti con gli strumenti posti a disposizione dall’ordinamento giuridico». In particolare, i Giudici di Palazzo Spada, dopo aver chiarito che l’arbitrato trova la sua fonte in un negozio giuridico di natura privata, precisano che l’impugnazione ex art. 827 e ss. del Cod. proc. civ. costituisce una mera eventualità.

2. Il giudizio revocatorio
Avverso la Sentenza del Consiglio di Stato, la Società Ippodromi proponeva ricorso per revocazione(1) ex art. 395, comma 1, n. 4 del C.p.c.

Dopo aver svolto la fase rescindente ed aver disposto l’acquisizione della documentazione - in possesso del Comune di Roma - relativa agli inadempimenti accertati in riferimento alla precedente gestione concessoria da parte della Capannelle S.p.A., il processo transitava alla fase rescissoria.

In questa seconda fase, il collegio dichiarava inammissibile la censura con la quale si contestava la mancata esclusione della società in parola dalla gara, osservando che:

« (…) il mancato esercizio di tale potere(del potere di esclusione dalla gara, n.d.a.) è frutto di una valutazione tecnica complessa – intrisa di elementi di discrezionalità amministrativa, concernenti le modalità di cura dell’interesse pubblico da soddisfare con l’affidamento del compendio per cui è causa – delle clausole della lex specialis, che pertiene in via esclusiva alla stazione concedente e che può essere sindacata dal giudice amministrativo in sede di legittimità solo in presenza di macroscopiche aberrazioni che non si riscontrano nel caso di specie».

Il Collegio di secondo grado spiega come il soggetto privato non possa sostituirsi all’Amministrazione Pubblica nella valutazione relativa alla presenza di gravi inadempienze, negligenza e malafede suscettibili di esclusione dalla procedura di selezione pubblica.

Costituisce oramai patrimonio acquisito alla giurisprudenza del Consiglio di Stato, la constatazione che lo ius excludendi non ha valenza sanzionatoria delle inadempienze pregresse nei confronti della stazione appaltante, bensì rappresenta una garanzia posta a tutela rapporto fiduciario, quale momento connotativo dei rapporti contrattuali di appalto pubblico.

In sintesi, non sussiste un obbligo di esclusione conseguente a precedenti inadempimenti, per il quale l’Ente pubblico debba meccanicamente verificare l’esistenza del presupposto cui far conseguire un provvedimento di esclusione.

Al contrario, si tratta di valutazione ben più complessa, la quale attiene alla sussistenza e permanenza di una relazione di fiducia, quale insopprimibile requisito per accedere ad un rapporto contrattuale di natura pubblica.

La dottrina ha evidenziato come nei casi di questo tipo, il presupposto per l’emanazione del provvedimento (di esclusione) consista in un fatto storico indicato dalla normativa d’azione e mediato dalla valutazione amministrativa(2).

In merito, l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici (dal 1° luglio 2006, Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture), con Determinazione 5 dicembre 2001, n. 16/23(3) ha stabilito che:

«l’esclusione dalle gare può aver luogo soltanto in presenza di un accertamento, in sede amministrativa o giurisdizionale, circa la ricorrenza di una negligenza che sia qualificata come “grave”, ovvero che implichi un atteggiamento psicologico di mala fede nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto con la medesima stazione appaltante».

L’Authority precisava inoltre come, ai fini dell’integrazione dell’ipotesi de qua, non fosse sufficiente la mancata esecuzione dei lavori a regola d’arte, occorrendo all’uopo una negligenza tale da rendere l’opera appaltata non utilizzabile. Sostanzialmente, lo ius excludendi, quale potere derogatorio del principio generale di accesso alle pubbliche gare, può essere esercitato qualora si riscontrino inadempienze tali da evidenziare profili di colpa grave.

Anche il D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici) accoglie tale soluzione. Infatti, l’art. 38, comma 1, lett. f), dispone:

«Sono esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, né possono essere affidatari di subappalti, e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti:

-omissis-

f) che, secondo motivata valutazione della stazione appaltante, hanno commesso grave negligenza o malafede nell'esecuzione delle prestazioni affidate dalla stazione appaltante che bandisce la gara; o che hanno commesso un errore grave nell'esercizio della loro attività professionale, accertato con qualsiasi mezzo di prova da parte della stazione appaltante».

 

Alla luce di quanto sopra, è palese come il sindacato sul pregresso comportamento del privato partecipante alla gara spetta esclusivamente all’Amministrazione Pubblica.

Si osserva inoltre come non ogni inadempimento dia luogo all’esclusione, infatti dovrà trattarsi di una grave mancanza nell’attuazione del rapporto contrattuale, la cui valutazione, rientra nella sfera di azione della P.A.

Possiamo tuttavia rilevare come, trattandosi di contratti di diritto pubblico, l’importanza dell’inadempimento dovrà essere vagliata in base ad elementi oggettivi. In dottrina si fa riferimento alla teoria dell’oggettività del contratto, alla stregua della quale occorre considerare la rilevanza dell’inadempimento ai fini dell’economia del contratto, e alla stregua del principio di buona fede.

Sul punto, la Corte di Cassazione ha osservato che l’inadempimento di una parte va valutato in relazione all’attitudine dello stesso a turbare l’equilibrio contrattuale, in relazione alla funzione economico – sociale del contratto/4).

3. Considerazioni sulla discrezionalità amministrativa pura e tecnica
La discrezionalità amministrativa, intesa come ponderazione di interessi in conflitto, comporta il rischio di declinare il potere in arbitrio, ragion per cui occorre che lo svolgimento del giudizio valutativo de quo sia veicolato dal limite esterno rappresentato dal principio di legalità.

In merito, la dottrina(5) ha definito la discrezionalità come necessario modo d’essere del potere amministrativo, nel senso che oltre al rispetto dei limiti cui si accennava poc’anzi, quest’ultimo deve essere sempre esercitato con discrezione, id est con razionalità e moderazione, nella logica di una ragione non avulsa dal concreto atteggiarsi del fatto.

Interessanti appaiono anche le osservazioni di alcuni autori sull’essenza dell’atto discrezionale, nel senso di atto che «pone un precetto concreto ad integrazione di una norma giuridica astratta non precisa ed elastica»(6).

Del resto, la facoltà di scelta dell’Amministrazione è collegata all’esistenza di zone di mobilità che consentono alla stessa di ottimizzare le soluzioni del caso concreto, al fine del perseguimento dell’interesse pubblico. Quest’ultimo, costituisce il limite supremo della discrezionalità amministrativa cui fa da contraltare il principio del minor sacrificio possibile.

Sul punto, il Consiglio di Stato, con la Sentenza 5 agosto 2005, n. 4165, in riferimento alla motivazione del provvedimento amministrativo nelle diverse ipotesi di discrezionalità amministrativa pura e tecnica, ha rilevato che:

«la motivazione è vicenda che trova applicazione in ogni caso in cui l’Amministrazione deve decidere in base a discrezionalità amministrativa, per dare conto di come ha deciso di ottimizzare l’interesse pubblico sottostante a tale scelta, mentre non vi è alcun bisogno di motivazione allorquando l’Amministrazione esprime un giudizio di valore e si versa, pertanto, nell’ambito della cosiddetta «discrezionalità tecnica», non essendovi in tal caso da spiegare il perché di una scelta rispetto ad un’altra, ma soltanto da attribuire un giudizio, frutto di valutazioni discendenti da scienze o tecniche».

Con riguardo invece alla discrezionalità tecnica, occorre prender l’abbrivio dalla fondamentale opera di Massimo Severo Giannini, il quale, contrapponendosi a Costantino Mortati(7), osservava come: «(…) la discrezionalità tecnica si riferisce ad un momento conoscitivo, e implica solo giudizio: ciò che attiene alla volizione viene dopo, e può coinvolgere o non coinvolgere una separata valutazione discrezionale»(8). L’illustre amministrativista individuava il criterio discretivo tra le due specie di discrezionalità in quel quid pluris rappresentato dal momento volitivo della discrezionalità amministrativa.

LA DISCREZIONALITA’  AMMINISTRATIVA DI M.S. GIANNINI

 

momento del giudizio

individuazione e analisi dei fatti e degli interessi sulla base di un’attività istruttoria prodromica alla decisione

momento della volontà

scelta degli interessi prioritari.

Non è questo il luogo per indugiare sui limiti tra le diverse figure di discrezionalità, tuttavia si intende sottolineare come la complessità del fenomeno in parola abbia generato un’ampia produzione giurisprudenziale, tesa a delineare i caratteri propri della discrezionalità amministrativa pura e tecnica, in contrapposizione al cd. merito amministrativo.

Sul punto vi sono interessanti pronunce della Corte Costituzionale(9), soprattutto in materia di urbanistica e appalti, nelle quali la discrezionalità tecnica è stata rappresentata come una sottospecie della discrezionalità amministrativa, la quale si caratterizzerebbe per un più ridotto margine di scelta spettante alla Pubblica Amministrazione. In sintesi non si tratterebbe di una qualità diversa del potere de quo, bensì di profili che possiamo definire con una certa approssimazione quantitativi, giacché il potere discrezionale risulterebbe delimitato non solo dalle disposizioni di legge, ma anche, e soprattutto, dalla necessità di dover applicare e rispettare criteri o conoscenze tecniche(10).

Da ultimo, con riferimento al sindacato del Giudice Amministrativo sulle scelte tecniche, preme osservare come la dottrina si divida tra posizioni a favore e posizioni contrarie(11). Quelle contra-sindacato giurisdizionale(12) sono fondate sull’assimilazione della discrezionalità tecnica al merito, ragion per cui il giudice non potrebbe procedere ad una verifica sulla spettanza del relativo bene della vita, in quanto così facendo andrebbe a sovrapporsi all’amministrazione nell’esercizio di un potere che è di sua esclusiva spettanza.

L’opposta tesi, favorevole al sindacato giurisdizionale, parte dall’assunto che la discrezionalità tecnica sia un alcunché di distinto dal merito amministrativo, ergo il giudice potrebbe procedere ad una rivalutazione della questione sostituendosi all’amministrazione, anche avvalendosi dello strumento della consulenza tecnica.

Sul punto - con lo sguardo rivolto al formante giurisprudenziale - il Consiglio di Stato con la Decisione 27 novembre 2007, n. 6050 ha rilevato che:

«la discrezionalità tecnica (…) sfugge al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salvo che non sia inficiato da un macroscopico travisamento di fatto o da una evidente illogicità di quest’ultima e la incongruenza delle relative conclusioni fermo restando che, sotto il profilo della motivazione, la discrezionalità tecnica deve essere esercitata in modo che gli interessati possano comprendere in base a quali elementi siano state operate le valutazioni e le scelte».

Nello stesso senso, anche il T.A.R. Lazio, sede di Roma, il quale nel rendere la Sentenza 5 marzo 2007, n. 2059 (est. De Lise) osserva:

«(…) le questioni poste al Collegio fanno capo alla sensibilità dell’interprete, e, pertanto, rientrano naturalmente tra le scelte latamente discrezionali dell’autorità emanante. In altre parole, quello che nella specie si chiede al giudice amministrativo non è di verificare l’esistenza di vizi logici all’interno del ragionamento effettuato dall’Autorità, ma, sostanzialmente, di rifare il giudizio stesso, sovrapponendo, appunto, la propria sensibilità a quella dell’organo emanante. Trattasi, evidentemente, di un’indagine che è sottratta alla sfera di operatività della giurisdizione di legittimità, in considerazione anche della particolare sfera di discrezionalità decisoria, riservata all’Autorità».

Dagli arresti in parola si evince un principio di generale insindacabilità (salvi i casi di illogicità manifesta ) della discrezionalità tecnica, il quale però appare più un atto di reverenza nei confronti della Pubblica Amministrazione che una reale volontà di non andare oltre il “muro” della discrezionalità. Infatti, procedendo ad un’approfondita analisi della giurisprudenza formatasi sul punto, ci si avvede subito come, dopo aver riportato tralatiziamente formule ormai anacronistiche, l’attività di interpretazione ed applicazione del diritto si estrinsechi in un sindacato cd. forte sulle valutazioni amministrative di natura tecnica, il tutto sotto l’egida del’eccesso di potere e della ragionevolezza di cui si è già detto(13).

A mero titolo esemplificativo, risulta sufficiente porre in evidenza quanto sancito dal Consiglio di Stato, con la Sentenza 4 settembre 2007, n. 4621:

«Con riguardo al sindacato giurisdizionale sulla c.d. discrezionalità tecnica, va ricordato che, tramontata l'equazione discrezionalità tecnica - merito insindacabile a partire dalla sentenza n. 601/99 della IV Sezione del Consiglio di Stato, il sindacato giurisdizionale sugli apprezzamenti tecnici della p.a. può oggi svolgersi in base non al mero controllo formale ed estrinseco dell'iter logico seguito dall'autorità amministrativa, bensì alla verifica diretta dell'attendibilità delle operazioni tecniche sotto il profilo della loro correttezza quanto a criterio tecnico ed a procedimento applicativo. Alcun limite incontra il giudice amministrativo nell'esercitare tale sindacato e ben può avvalersi anche di CTU, purché tale strumento non sia utilizzato per supplire ad un onere probatorio non assolto dalla parte».

Nella consapevolezza di aver fornito una visione limitata della problematica in parola, si auspica che almeno una prima idea del complesso sistema dell’attività amministrativa discrezionale sia pervenuta a chi legge.
Questo breve intervento dottrinale è volto a dare contezza dell’inversione di prospettiva intervenuta in riferimento alla sindacabilità dell’attività posta in essere dalla Pubblica Amministrazione. Sia il formante dottrinale che quello giurisprudenziale, soprattutto dopo la riforma del processo amministrativo del 2000, sono orientati verso un sindacato penetrante del Giudice amministrativo sull’esercizio della discrezionalità tecnica. Tali orientamenti sono la diretta conseguenza della possibilità di risarcimento degli interessi legittimi statuita dal diritto vivente, infatti, l’insindacabilità dell’agire amministrativo era funzionalmente collegata all’irresponsabilità dell’Amministrazione Pubblica, per cui, venendo meno quest’ultima, occorre garantire il titolare di una posizione legittimante differenziata con un sindacato a 360°. Il tutto sempre secondo quel criterio logico-giuridico di ragionevolezza(14) di cui sopra, di modo che l’attività amministrativa non risulti paralizzata o disincentivata da un controllo troppo stringente, il quale non si fondi su ragionevoli presupposti di fatto.


(1)Sul quale, si vedano le sintetiche ma incisive osservazioni di E. CASETTA, Manuale di diritto amministrativo, Giuffrè, Milano, 2007, pag. 869 e ss. Cfr. anche per la questione relativa al termine di impugnazione Cons. Stato, Ad. Plen., 25 marzo 1996, n. 3

(2) Così, F. VOLPE, Discrezionalità tecnica e presupposti dell’atto amministrativo, intervento svolto in occasione dell’incontro di studi tenutosi in data 19 aprile 2008, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, relativo al tema Attualità e problemi delle valutazioni tecniche.

(3)Pubblicata in Gazz. Uff. 28 dicembre 2001, n. 300.

(4)Il principio è affermato da Cass. Civ. Sentenza 17 gennaio 2007, n. 987, in Guida al diritto, 2007, n. 13, p. 71.

(5) Si rinvia alla monografia di D. MASTRANGELO, La tecnica nell’amministrazione fra discrezionalità pareri e merito, Cacucci, Bari, 2003, pag. 56 e ss. L’autore, dopo aver passato in rassegna le principali tesi dottrinarie sulla discrezionalità, riconduce quest’ultima alla ragionevolezza nel senso di misura della giustizia e della razionalità storicamente raggiungibili. Questa ricostruzione è debitrice dell’approfondita opera di Franco Ledda, che riconosce nell’idea di ragionevolezza la miglior sintesi tra pretesa di giustizia e la pretesa di razionalità assoluta.

(6)Così N. DANIELE, Discrezionalità tecnica della pubblica amministrazione e giudice amministrativo, in Scritti in memoria di Antonino Giuffrè, vol. III, Milano, 1967.

(7)Sull’idea di Mortati, sulla quale non ci si sofferma per ragioni di economicità del presente lavoro, si veda C. MORTATI, voce Discrezionalità, in Nov. Dig. Ital., vol. V, Torino, 1960, pag. 1098. Sulla diatriba tra i due maestri, si rinvia a F. CINTIOLI, Giudice amministrativo, tecnica e mercato. Poteri tecnici e «giurisdizionalizzazione», Giuffrè, Milano, 2005, pag. 121 e ss.

(8) M.S. GIANNINI, Il potere discrezionale della pubblica amministrazione. Concetto e problemi, Giuffrè, Milano, 1939, il quale considera l’utilizzo della locuzione “discrezionalità tecnica” un errore storico della dottrina.

(9)Ad exemplum, Corte Cost. Sentenza 8 luglio 1957, n.122 (Rel. Papaldo), relativa al potere di delimitazione dei bacini imbriferi montani da parte del Ministro competente.

(10)Si veda l’approfondita analisi svolta da D. DE PRETIS – B. MARCHETTI, La discrezionalità della pubblica amministrazione, in G. della Cananea – M. Dugato, (a cura di), Diritto amministrativo e Corte costituzionale, Esi, Napoli, 2006, pag. 341 e ss.

(11)Per approfondimenti, si rinvia a  F. CARINGELLA, Corso di diritto amministrativo,  Giuffrè, Milano, 2005. Per una ricostruzione più sintetica ma ricca di riferimenti di dottrina e giurisprudenza, si consiglia A. LIBERATI – M.I. MARGINESU, Il risarcimento del danno da provvedimento amministrativo, Maggioli, Rimini, 2007.

(12)Tra le tesi contrarie al sindacato giurisdizionale sulla discrezionalità tecnica, vi è quella di A.M. SANDULLI, Manuale di diritto amministrativo, XIV ed., Jovene, Napoli, 1984, pag. 574 e ss.

(13)Con riguardo al sindacato sui concetti giuridici indeterminati, si rinvia alla relazione di S. VENEZIANO, Il controllo giurisdizionale sui concetti giuridici a contenuto indeterminato e sulla discrezionalità tecnica in Italia, tenuta in occasione dell’XI Convegno di Diritto Amministrativo organizzato dall’Associazione dei giudici amministrativi tedeschi, italiani e francesi in Palermo, il giorno 14 ottobre 2005. Interessanti, anche i rilievi di G. MORBIDELLI, Funzione ed oggetto della giurisdizione amministrativa. Nuove e vecchie questioni, Giappichelli, Torino, 2000. Per un confronto di natura comparatistica, relativo al sindacato sulla  discrezionalità  tecnica  nel  sistema di diritto amministrativo  spagnolo, si veda           E. DESDENTADO DAROCA, Los problemas del control judicial de la discrecionalidad técnica. Un estudio critico de la jurisprudencia, Civitas, Madrid, 1997, la quale osserva come «entre la discrecionalidad política del legislador y la discrecionalidad jurídica de los tribunales, la discrecionalidad característica de la Administración se sitúa en una posición intermedia, (...), y por ello según la ocasión estará más cerca de la una o de la otra». Piu di recente, cfr. AA.VV., Discrecionalidad Administrativa: Control Judicial de la Administración, Instituto Andaluz de Administración Pública, 2003. Infine, si consiglia la lettura di R. de JESUS CHACIN FUENMANVOR, La discrecionalidad administrativa en el ordenamiento jurídico venezolano, in Cuestiones Políticas, vol. 20, n. 35, Maracaibo, 2005, pagg. 59 – 91. L’autore rileva che: «La discrecionalidad se consagra, pero al mismo tiempo se controla judicialmente y así mismo se encuentran cada día más limitadas los aspectos de la actuación de la Administración exentos del control judicial, a los fines de evitar la arbitrariedad, garantizar la actuación legal de la administración, en fin, mantener la preeminencia del Estado de Derecho».

/14)Cfr. G. ZAGREBELSKY, Il diritto mite. Legge, diritti, giustizia, Einaudi, Torino, 1992.


Avv. Emanuele Traversa
Praticante legale
^ Vai all' inizio


Articoli correlati

Articoli su Overlex per l'argomento: pubblica amministrazione

» Tutti gli articoli su overlex in tema di pubblica amministrazione

Siti di interesse per l'argomento: pubblica amministrazione

» Visure camerali on line
Visure, bilanci, protesti on line






Concorso miglior articolo giuridico pubblicato su Overlex
Clicca qui
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading