Ascolto del minore legge 8 febbraio 2006, n.54
Condividi su Facebook | Discuti nel forum | Consiglia | Scrivi all'autore | Errore |

Articolo del 13/06/2008 Autore Avv. Valter Marchetti Altri articoli dell'autore


 

L’ascolto del minore e la legge 8 febbraio 2006, n.54: dieci punti di riflessione.
1. Premessa.  2. L’età del minore: capacità di discernimento.  3. L’audizione di fatto come regola.  4. Sintonia tra gli addetti al lavoro. 5. L’interesse del minore. 6. L’accoglienza prima dell’ascolto. 7. Modalità dell’audizione. 8. Assistenza affettiva e psicologica del minore.  9. L’art.3 della Convenzione europea sui diritti dei minori.  10. L’ascolto del minore attraverso una  “relazione giocosa” con quest’ultimo.

1. All’interno del processo è necessario talvolta ricorrere allo strumento dell’audizione del minore il quale, se non viene condotto nelle forme e nelle modalità più adeguate,  può risultare invasivo e dannoso per il minore stesso;  gli strumenti legislativi per  “ascoltare” il minore all’interno del processo ci sono, occorre metterli in pratica in modo armonioso, attraverso gli sforzi professionali e la sensibilità di tutti gli operatori del diritto e non che ruotano attorno alla figura del minore, garantendo a quest’ultimo una costante assistenza affettiva e psicologica.
2. Ma a quale età il minore può e deve essere ascoltato dal Giudice? La questione della capacità di discernimento riguarda in particolare i minori degli anni dodici in quanto è difficile accertare la capacità di discernimento di tali soggetti senza prima sentirli, di modo che l’ascolto dovrebbe essere applicato sempre, proprio per “testare” la capacità di discernimento del minore; le scienze  psico- pedagogiche  hanno individuato nell’età intorno ai sei/sette anni il periodo in cui il bambino acquisisce certe categorie di  pensiero logico- razionale ed in particolare il c.d.  principio di realtà.
3. L’art.155 sexies (1) della recente  legge 8 febbraio 2006, n.54 ha trasformato di fatto in regola ( anche se il testo di legge non parla di “obbligo” del Giudice )  l’audizione del minore nei procedimenti di separazione, audizione che, in base all’art. 4, comma 2, della medesima novella, dovrebbe essere utilizzata anche nei procedimenti di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, nonché nei procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, tutti procedimenti  questi dove la conflittualità fra le parti è spesso molto elevata e la delicata figura del minore così come l’audizione di quest’ultimo rischia di essere strumentalizzata dagli stessi genitori .
4. E’ fondamentale che gli operatori del diritto di famiglia e dei minori in particolare, siano in piena sintonia  in ordine a quelli che devono essere  i criteri peculiari che guidano l’ascolto del minore in tutte le fasi processuali che lo riguardano, non solo in ambito “contenzioso” ma, talvolta, anche nei procedimenti di tipo consensuale quando,  ad esempio,  il giudice debba prendere una decisione in ordine all’affidamento o alle modalità dei figli: ascoltando il bambino, il ragazzo, l’adolescente, spesso e volentieri il Giudice è in grado di  “ascoltare”  in modo più approfondito l’intera vicenda processuale che riguarda genitori e figli insieme.
5. L’ascolto del minore segue la regola dell’interesse del minore stesso e quindi tale ascolto non dovrebbe essere disposto dal giudice nella misura in cui l’audizione contrasti con l’interesse del minore.
6. Sotto l’aspetto pratico – organizzativo è prioritario pensare allo strumento dell’audizione del minore al fine di tutelare quest’ultimo all’interno del conflitto coniugale ma, al contempo, occorre disporre l’ascolto anche al fine di evitare ulteriori appesantimenti della situazione conflittuale ed il Giudice ed i suoi ausiliari devono attrezzarsi in tal senso, rispettando tempi e modalità prefissati per l’udienza in cui è stabilita  l’audizione la quale deve svolgersi secondo i canoni della riservatezza e della tranquillità del minore: il minore prima di essere ascoltato ha bisogno di sentirsi accolto, da persone accoglienti, in un ambiente accogliente.
7. L’audizione del minore deve essere esperita,  in una apposita stanza atta ad accogliere il minore steso,  dal Giudice titolare del procedimento insieme al Giudice onorario dove previsto oppure , in mancanza, con la nomina di un ausiliario ex art.68 c.p.c. esperto in scienze psicologiche o pedagogiche,  tutto questo  con l’eventuale presenza del difensore o del curatore del minore; si ritiene inopportuna la presenza delle parti e dei difensori anche se questi ultimi possono sottoporre al giudice gli argomenti sui quali ritengono opportuno sentire il minore.
8. E’ importante ricordare come il minore possa chiedere espressamente al Giudice che all’audizione sia presente uno o entrambi i genitori o una persona anche estranea alla famiglia, richiesta che il Giudice dovrà vagliare attentamente alla luce dell’espresso diritto del minore ad una assistenza affettiva e psicologica per tutta la durata del processo.
9.  Il Giudice, prima di procedere all’audizione del minore, deve adeguatamente informare quest’ultimo che egli ha il diritto ad essere ascoltato all’interno del processo e deve altresì  illustrargli quelli che sono i motivi che stanno alla base del suo coinvolgimento, nonché i possibili esiti del procedimento; si richiama a tal proposito l’art.3 della Convenzione europea sui diritti dei minori,  il quale prevede che nei procedimenti che lo riguardano dinanzi a un’autorità giudiziaria, al minore, che è considerato dal diritto interno come avente una capacità di discernimento, vengono riconosciuti i ditti di ricevere ogni informazione pertinente, di essere consultato ed esprimere la propria opinione, di essere informato delle eventuali conseguenze che tale opinione comporterebbe nella pratica e delle eventuali conseguenze di qualunque decisione.
10. Un figlio che si trova ad essere  di fatto  lo “ spettatore – vittima “  della separazione dei suoi genitori, vive spesso in uno stato di profondo disagio, caratterizzato da una sofferenza psico-affettiva;  questa sofferenza certamente influisce su ogni tipo di relazione e quindi anche con l’eventuale comunicazione tra il minore ed il Giudice la quale andrebbe  forse sostituita con l’ascolto  da parte di professionisti che sappiano cogliere il linguaggio verbale e non verbale del minore stesso, attraverso  una relazione giocosa dove giochi, disegni, musica o danza divengono “ gli attrezzi” indispensabili per tradurre al Giudice  ciò che il bambino pensa, prova e desidera.


(1)Tale articolo prevede che  “ il giudice dispone l’audizione del minore che abbia compiuto i dodici anni e anche di età inferiore ove capace di discernimento”.

Avv. Valter Marchetti
avvocato abilitato al Patrocinio Legale
^ Vai all' inizio


Articoli correlati

Articoli su Overlex per l'argomento: famiglia

» Tutti gli articoli su overlex in tema di famiglia

Siti di interesse per l'argomento: famiglia

» Master in Mediazione Familiare - Centro Studi Bruner






Concorso miglior articolo giuridico pubblicato su Overlex
Clicca qui
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading