Circolazione stradale: potere accertamento violazioni amministrative Polizia Municipale
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Articolo del 11/06/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Il potere di accertamento delle violazioni amministrative in materia di circolazione stradale per la Polizia Municipale

 Corte di Cassazione  Civile, sezione  II,  sentenza  3  marzo  2008, n. 5771

 In via preliminare, si osserva che la sentenza n. 5771 emanata in data 3 marzo 2008 dalla sezione II della Cassazione Civile risulta di estremo interesse ed importanza in quanto delinea, con sufficiente chiarezza,  l’esatto potere di accertamento delle violazione amministrative in materia di circolazione stradale che viene conferito dalla legge agli agenti della Polizia Municipale.
Il caso prendeva origine da un’opposizione nei confronti di un verbale di contestazione elevato dalla Polizia Municipale e notificato all’opponente quale proprietaria del veicolo, per la violazione amministrativa prevista nell’articolo 158 codice della strada (Divieto di fermata e di sosta dei veicoli).
Tutto ciò premesso, la ricorrente eccepiva innanzi al Giudice di Pace adito che l’infrazione non le era stata immediatamente contestata (art. 200 C.D.S.) e che l’agente accertatore si trovava, al momento dell’accertamento, proprio a bordo della propria autovettura in abiti civili. Inoltre, sempre innanzi al Giudice di Pace la parte resistente  (Polizia Municipale – Comune) si costituiva e chiedeva il rigetto dell’opposizione sul presupposto della sua infondatezza.
In primo grado il Giudice di Pace adito accoglieva l’opposizione ed annullava il verbale impugnato sulla base delle seguenti motivazioni. Infatti, il predetto Giudice osservava che, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 183 del regolamento di esecuzione al codice della strada, gli agenti preposti alla regolazione del traffico, così come gli organi di Polizia Stradale (art. 12 C.D.S.), allorquando operano  sulla strada, devono essere visibili a distanza con l’uso della specifica uniforme. Il secondo motivo che aveva portato all’accoglimento del ricorso, invece, era incentrato sull’obbligatorietà, ai sensi e per gli effetti della legge quadro n. 65/1986, da parte dei Comuni di adottare un preciso regolamento che disciplini il servizio e l’attività della Polizia Municipale. Più in particolare, il predetto regolamento doveva contenere tutte le disposizioni intese a stabilire che le attività venissero espletate in uniforme oppure in abito civile soltanto se ciò era necessario per la natura del servizio e sotto previa autorizzazione scritta.
Pertanto, proprio sulla base delle precedenti argomentazioni giuridiche, il Giudice di Pace decideva per l’illegittimità della contravvenzione che era stata elevata alla ricorrente in palese violazione di tutte le sopraccitate norme.
Quindi, il Comune esperiva il ricorso per cassazione avverso la sentenza del Giudice di Pace con due specifici ed autonomi motivi mentre, invece, l’intimata decideva di non svolgere alcuna attività difensiva.
Pertanto, il Comune ricorrente adduceva che in virtù del combinato disposto degli articoli 13 della legge n. 689 del 1981 e 1 della legge n. 65/1986  l’agente di polizia municipale, nel caso de quo,  era da ritenere come pienamente legittimato ad accertare la suddetta violazione amministrativa al codice della strada.
Tuttavia, la Suprema Corte rigettava il ricorso esperito dalla Polizia Municipale senza provvedere sulle spese processuali in quanto l’intimata non aveva svolto alcuna attività difensiva. Più in particolare, la Cassazione civile rigettava il ricorso in quanto l’agente di Polizia Municipale, al momento dell’accertamento dell’infrazione contestata alla ricorrente, non rivestiva la qualifica di agente di Polizia Giudiziaria (art. 57 c.p.p.) come, invece, al contrario  sosteneva il Comune negli autonomi motivi di ricorso esperiti innanzi al Giudice delle leggi. Infatti, gli agenti di Polizia Municipale, a differenza di altri corpi  (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato etc..) i cui appartenenti possono operare legittimamente su tutto il territorio nazionale e sono sempre in servizio, rivestono la qualifica soggettiva pubblicistica di agenti di Polizia  Giudiziaria soltanto all’interno del territorio comunale e limitatamente al tempo del proprio orario di lavoro.
Infatti, nel caso de quo l’agente accertatore della polizia municipale era in abiti civili e soprattutto fuori dall’espletamento del proprio servizio di vigilanza, tanto che si trovava a bordo della propria autovettura all’interno del flusso del traffico veicolare.
In conclusione, la predetta sentenza ha enucleato il seguente principio di diritto: “Gli agenti di polizia municipale possono legittimamente contestare le violazioni del codice della strada esclusivamente all’interno del territorio comunale ed a condizione che siano effettivamente in servizio”. Infine, si osserva come gli agenti della Polizia Municipale (Locale) siano da considerare come dei pubblici ufficiali sui generis a  differenza degli altri corpi di polizia. Tuttavia, si deve rilevare che il ruolo e le funzioni della Polizia Municipale (Locale) devono ritenersi tutt’altro che minori rispetto agli altri corpi in quanto la polizia locale opera in primo piano sul territorio urbano ed extraurbano dei singoli Comuni ed è anche la più vicina alle esigenze ed istanze dei cittadini (cd. polizia di prossimità).

Si  riporta  in  allegato  il    comma  dell’art. 183  D.P.R.  16   dicembre  1992, n. 495   (Regolamento  di  esecuzione  e  di attuazione  del   nuovo   codice  della   strada)

Art. 183  (Visibilità   degli  agenti  del  traffico). Gli agenti preposti alla regolazione del traffico e gli organi di polizia stradale di cui all’art. 12 del codice, durante i servizi previsti dall’art. 11, commi 1 e 2, del codice, quando operano sulla strada devono essere visibili a distanza, sia di giorno che di notte, mediante l’uso di appositi capi di vestiario o dell’uniforme confezionati con tessuto rinfrangente di colore bianco o grigio argento a luce riflessa bianca.
(……omissis…..)


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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