Detenzione abusiva di armi, art. 697 c.p.
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Articolo del 10/06/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Delle  contravvenzioni di polizia: la detenzione abusiva di armi, di cui  all’art. 697 c.p.

 

Il codice penale, ai sensi e per gli effetti dell’art. 697 c.p., punisce con l’arresto da tre a dodici mesi o con l’ammenda fino a € 371 la condotta di  “Chiunque detiene(1) armi(2)   o munizioni(3)  senza averne fatto denuncia all’Autorità, quando la denuncia è richiesta”.  Inoltre, il testo normativo del secondo comma del predetto articolo è il seguente: “Chiunque, avendo notizia che in un luogo da lui abitato si trovano armi o munizioni, omette di farne denuncia alle autorità, è punito con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda fino a  € 258”.
Quindi, dalla lettura del testo normativo si evince che per tale fattispecie incriminatrice è sempre ammissibile l’oblazione discrezionale, di cui all’art. 162 bis c.p., in quanto il predetto reato viene punito alternativamente con l’arresto o l’ammenda. Pertanto, nel reato contravvenzionale in esame il soggetto agente è ammesso ex lege ad estinguere il reato pagando una somma di denaro pari alla metà del massimo dell’ammenda prevista oltre alle spese del procedimento.
In via preliminare, si osserva che detenere significa esercitare un potere di fatto sull’arma, mediato o immediato, unito alla consapevole volontà di tenerla contra legem per un tempo apprezzabile ed al di fuori dell’immediata vigilanza altrui o di chi abbia sull’arma un potere giuridico maggiore.
L’elemento psicologico del reato è rappresentato dal dolo generico(4) per l’ipotesi di cui al primo comma dell’art. 697 c.p. ed, invece, sia dal dolo che dalla colpa per l’ipotesi di cui al secondo comma. Inoltre, è un reato omissivo, comune, di pericolo, in quanto richiede l’offesa in senso giuridico del bene protetto, a forma vincolata e permanente, perché la consumazione è destinata a perdurare nel tempo. Più in particolare, sul concetto di  permanenza  intendo  precisare che, nel reato de quo, esiste una situazione antigiuridica (contra legem) destinata a protrarsi fintanto che non viene interrotta dalla presentazione della denuncia. Da ciò ne consegue che il tempo necessario a prescrivere il reato va computato non già dal giorno in cui la detenzione è iniziata, bensì da quello in cui è cessata la permanenza.
Il  bene  giuridico tutelato per il predetto reato è l’ordine pubblico, così come tutti gli interessi generali dello Stato che sono rivolti a garantire la pace sociale fra i consociati. Proprio su quest’ultimo punto la Suprema Corte ha enucleato in modo lineare e completo il seguente principio di diritto: “L’imposizione dell’obbligo(5)  di denunciare le armi detenute nella propria abitazione è soprattutto finalizzato a rendere possibile quel controllo che l’autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di eseguire a norma dell’art. 38, ultimo comma, Testo Unico leggi di Pubblica Sicurezza. A tal fine, la denuncia deve essere necessariamente ripetuta ogni qual volta il detentore si trasferisce in una diversa abitazione ivi trasportando le sue armi, a nulla rilevando se il trasferimento sia  avvenuto  nell’ambito della stessa circoscrizione di pubblica sicurezza”. (Cassazione  penale,  sezione  I,  sentenza 26   aprile  1995,  n. 4483)
La condotta incriminata (l’elemento materiale)   del reato, previsto e punito dall’art. 697 comma 1 c.p., consiste nella detenzione di un arma che non viene accompagnata dall’immediata denuncia all’autorità di Pubblica Sicurezza. Più in particolare, l’obbligo di denuncia immediata, ex art. 38  testo unico leggi pubblica sicurezza,  sorge non appena ha inizio l’autonoma detenzione dell’arma, quale che ne sia la causa. Pertanto, sono  tenuti  alla denuncia anche tutti coloro  i quali abbiano ricevuto l’arma solamente in prestito, in consegna, in conservazione o custodia, in comodato. Inoltre, nell’ipotesi di trasferimento dell’arma, la denuncia deve essere effettuata dal precedente possessore, ma ciò non esime il nuovo possessore dall’effettuare una seconda ulteriore denuncia.
Invece, la condotta incriminata dal secondo comma dell’articolo 697 c.p. consiste nell’omettere di denunciare alle autorità di essere a conoscenza che in un luogo abitato si trovano depositate delle armi o munizioni.  
La denuncia dell’arma o delle armi, prescritta dall’art. 38  t.u.l.p.s. (Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773), deve, ai sensi e per gli effetti del combinato disposto degli artt. 58 e 15 del relativo regolamento (Regio Decreto  6  maggio 1940, n. 635), essere fatta per iscritto e deve anche includere, contenere tutte le indicazioni precise riguardanti le caratteristiche dell’arma denunciata. Si osserva, altresì, che nessuna efficacia deve essere riconosciuta, ai fini della esclusione della responsabilità penale a titolo di detenzione illegale, alla denuncia presentata in forma orale e non trascritta all’interno di un apposito verbale.
Tuttavia, il requisito essenziale, affinché l’arma sia soggetta a denuncia, è l’idoneità all’impiego, cosicché la giurisprudenza esclude la configurabilità del reato in presenza di armi inservibili o prive di parti essenziali. Invece, non si escludono le armi smontate ma ricostruibili in modo agevole, o delle quali è facilmente ripristinabile l’originaria funzionalità.
Inoltre, sono estranee alla predetta previsione normativa del reato di cui all’art. 697 c.p. le armi improprie, che sono rappresentate dagli strumenti idonei all’offesa dei quali, ai sensi dell’art. 4 della legge n. 110/1975, viene vietato il porto mentre, invece, non vi sono limiti alla detenzione.
All’interno di questa breve trattazione dell’argomento si ritiene opportuno segnalare una recente pronuncia della Suprema Corte, e precisamente la n. 4353/2006 sezione I del 2 febbraio. La  predetta sentenza è di particolare interesse giacché ha escluso che la detenzione di più armi in un unico contesto possa costituire un reato continuato (art. 81 c.p.). Infatti, la Cassazione ha stabilito che il numero delle armi può avere rilevanza soltanto ai fini della determinazione della pena (circostanza aggravante).
A questo punto della trattazione si ritiene opportuno affermare che la fattispecie penale dell’art. 697 c.p. prevede la possibilità del concorso di persone nel reato ogni volta che vi sia una qualche disponibilità dell’arma da parte di più soggetti o comunque venga in qualche modo consapevolmente agevolata l’altrui detenzione (cd. contributo causale all’azione tipica). Proprio su quest’ultimo punto la Suprema Corte ha affermato che:  “Il  concorso  di  persone nel porto o nella detenzione di un’arma non può essere escluso dalla appartenenza di questa ad uno solo dei concorrenti, ma sussiste quando l’arma si trovi nella disponibilità di tutti, o l’uso di essa sia stato previsto dai concorrenti per commettere un reato, o quando i soggetti partecipino consapevolmente al porto dell’arma stessa, viaggiando nella stessa autovettura, perché una tale condotta realizza un apporto all’azione criminosa”. (Cassazione   penale,  sezione  I,  sentenza  20   giugno   1987, n. 7524)
Infine, restano ancora da analizzare, per completezza espositiva, gli aspetti procedurali del reato di cui in oggetto. Pertanto, si tratta di un reato di competenza del Tribunale in composizione monocratica (art. 33-ter) che è procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.) e dove le misure precautelari dell’arresto, del fermo e tutte le altre misure personali cautelari non sono consentite mentre, invece, viene consentita la misura cautelare reale del sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) e probatorio (art. 354 c.p.p.) anche finalizzati alla confisca. Proprio su quest’ultimo punto la Suprema Corte ha stabilito che: “E’  obbligatoria la confisca dell’arma comune da sparo legittimamente detenuta, del cui trasferimento dal luogo di detenzione in altro luogo non sia stata fatta regolare denuncia all’autorità di Pubblica Sicurezza” (Cassazione  penale,  sezione  I,  sentenza  15  ottobre  1992 n. 339  Per il delitto in oggetto l’azione penale si esercita mediante la citazione diretta a giudizio di cui agli artt. 550 e ss. c.p.p. o col decreto penale di condanna qualora ne ricorrano i presupposti.
In conclusione, si osserva che la fattispecie incriminatrice  di  cui all’art. 697 c.p. si prefigge la precipua finalità di assicurare all’autorità di polizia un efficace ed un costante controllo in merito al possesso delle armi, al fine di prevenire un utilizzo delle medesime in eventuali attività delittuose.

Si  riporta in allegato l’art. 38 - Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773

Art. 38 – Chiunque detiene armi, munizioni, o materie esplodenti di qualsiasi genere e in qualsiasi quantità deve farne immediata denuncia all’ufficio locale di pubblica sicurezza o, se questo manchi, al comando dei carabinieri.
Sono esenti dall’obbligo di denuncia:
a) i corpi armati, le società di tiro a segno e le altre istituzioni autorizzate, per gli oggetti detenuti nei luoghi espressamente destinati allo scopo;
b) i possessori di raccolte autorizzate di armi artistiche, rare o antiche;
c) le persone che per la loro qualità permanente hanno diritto di andare armate, limitatamente però al numero ed alla specie delle armi consentite.
L’autorità di pubblica sicurezza ha facoltà di eseguire, quando lo ritenga necessario, verifiche di controllo anche nei casi contemplati dal capoverso precedente, e di prescrivere quelle misure cautelari che ritenga indispensabili per la tutela dell’ordine pubblico.

Regolamento  del testo  unico  delle  leggi  di   Pubblica  Sicurezza  - Regio Decreto  6  maggio 1940, n. 635
Art. 15 – Quando la legge prescrive, per determinati atti, l’obbligo dell’avviso o della dichiarazione, questi debbono essere presentati per iscritto in doppio esemplare, di cui uno conforme alla legge sul bollo se prescritto.
L’autorità competente rilascia l’esemplare in bollo alla parte con l’annotazione del provvedimento, e conserva l’altro negli atti di ufficio.

Art. 58  -  La denuncia  è  fatta nelle forme indicate  dall’articolo 15 del presente regolamento e deve contenere indicazioni precise circa le  caratteristiche delle armi, delle munizioni e delle materie esplodenti; con le stesse forme deve essere denunciata qualsiasi modificazione nella specie e nella quantità.
Non è ammessa detenzione di bombe cariche.
In caso di trasferimento del detto materiale da una località all’altra dello Stato, salvo l’obbligo di cui all’articolo 34, secondo comma, della legge, il possessore deve ripetere la denuncia di cui all’articolo 38 della legge nella località dove il materiale stesso è stato trasportato.
Chi denuncia un’arma deve anche indicare tutte le armi di cui è in possesso e il luogo dove si trovano, anche se sono state precedentemente denunciate.

(1) Gli  appartenenti alle forze dell’ordine possono detenere liberamente solo le armi in loro dotazione, mentre le guardie giurate non sono esonerate dall’obbligo della denuncia.

(2) Poiché  la  spada  è  naturalmente  destinata  all’offesa alla persona, essa rientra  tra  le  armi  per la cui detenzione è necessaria la preventiva denuncia all’autorità. Cassazione  penale,  sezione  III,  sentenza  16  febbraio  1983 n. 1367

(3) Le munizioni sono gli strumenti indispensabili al caricamento ed all’impiego delle armi comuni da sparo.

(4) Per la sussistenza dell’elemento psicologico dei reati di detenzione e porto illegale di un’arma, è sufficiente il dolo generico, che consiste nella coscienza e volontà di avere materialmente a disposizione e di portare l’arma medesima, rispetto alla quale non siano state osservate le prescrizioni di legge, senza che occorra l’antigiuridicità della condotta, attesa l’irrilevanza dell’errore su legge penale stabilita dall’art. 5 c.p. Cassazione  penale,  sezione  I,  sentenza   17  marzo  1983   n. 2116

(5) L’obbligo della denuncia della detenzione di armi comuni da sparo trova la sua ratio nella finalità di mettere l’autorità di polizia in condizioni di conoscere il luogo in cui le armi si trovano e le persone che ne hanno la disponibilità in modo da rendere agevoli gli opportuni controlli facilitare l’esecuzione di ordini di consegna per ragioni di sicurezza. Cassazione   penale,   sezione  I,  sentenza  11  febbraio  1984  n. 1218


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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