Esame avvocato. Parere svolto: "contratto a favore di terzo, art. 1411 c.c."
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Articolo del 03/06/2008 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia e soluzione di Diritto Civile tratti dal Corso di preparazione per l'esame forense tenuto dall'avv. Luigi Viola su Overlex (II sessione 2008, IV edizione)
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TRACCIA DI DIRITTO CIVILE

Tizio riceveva da Caio una telefonata, con la quale quest’ultimo, residente in America da diversi anni, gli chiedeva di acquistare con urgenza l’immobile Alfa (al prezzo di euro 250000,oo) di proprietà di Semeraro. Caio, qualche anno prima aveva prestato 250000,oo euro a Tizio.
Semeraro non voleva attendere la procura, perché preferiva chiudere l’affare in tempi rapidissimi.
Tizio pensava di comprare Alfa da Semeraro, con i soldi che avrebbe dovuto restituire a Caio; Tizio pensava di realizzare un contratto a favore di terzo.
Il candidato prenda in esame la questione giuridica posta alla sua attenzione, chiarendo in particolare:
-il profilo della trascrizione del contratto a favore di terzo;
-le differenze intercorrenti tra contratto a favore di terzo e contratto per persona da nominare;
-l’ammissibilità o meno di un contratto a favore di terzo con effetti reali.


Svolgimento del dott. Fabrizio Mazzoli 

Caio telefonava a Tizio per chiedergli di acquistare, con urgenza, l’immobile Alfa posto in vendita da Semeraro al prezzo di € 250.000,00. Lo stesso Caio, qualche anno prima, aveva prestato a Tizio la somma di € 250.000,00. Semeraro aveva fretta di concludere l’acquisto e Tizio, pertanto, decideva di porre in essere un contratto di compravendita a favore di Caio.

Come si appalesa dalla descrizione dei fatti dianzi svolta, Tizio ha posto in essere, con Semeraro, un contratto a favore di terzo (Caio), ai sensi e per gli effetti dell’art. 1411 c.c.. Prima di verificare se tale tipologia contrattuale possa permettere anche il trasferimento di diritti reali oppure possa avere ad oggetto, unicamente, l’attribuzione di diritti obbligatori, pare utile ricostruirne, in termini essenziali, la relativa disciplina. Pare altresì importante sottolineare come la norma in parola rappresenti una eccezione al principio degli effetti relativi del contratto di cui all’art. 1372 c.c., primo comma; eccezione peraltro ammessa, nel solo caso di ipotesi tipiche, dal secondo comma dell’articolo da ultimo citato. Con tale tipologia contrattuale due soggetti, lo stipulante ed il promittente, concludono tra di loro un contratto i cui effetti, però, si andranno a produrre nella sfera giuridica di un soggetto che non è parte, né in senso sostanziale né in senso formale, del rapporto giuridico testé citato. Muovendo da tale ultima considerazione la dottrina, pressoché unanime, fa discendere la considerazione per cui non sarebbe ammissibile la stipulazione di un contratto i cui effetti andrebbero ad incidere, in senso sfavorevole, nella sfera patrimoniale/giuridica di un soggetto estraneo alla pattuizione contrattuale; in buona sostanza, si dice, può considerarsi validamente stipulato unicamente il contratto che produce, in capo al terzo, effetti a lui favorevoli. La considerazione dianzi svolta, ovverosia il fatto che il terzo beneficiato, anche dopo l’eventuale adesione al contratto concluso tra stipulante e promittente, non diventi mai parte di tale negozio permette altresì di distinguere, in termini strutturali, il contratto a favore di terzo dal contratto per persona da nominare di cui all’art. 1401 c.c.. Ed infatti, in tale tipologia contrattuale, dopo la nomina del terzo (c.d. electio amici), questi diventa, a tutti gli effetti, parte contrattuale determinando la fuoriuscita, dal negozio in questione, della parte che ha appunto effettuato la dichiarazione di nomina. Proseguendo con l’analisi del tipo “contratto a favore di terzo”, l’art. 1411 prevede, oltre all’accordo tra stipulante e promittente, anche un interesse dello stipulante medesimo a che gli effetti del contratto così concluso si producano in capo ad un soggetto estraneo al predetto rapporto contrattuale. In altri termini, il legislatore richiede, per l’efficacia del negozio in parola, la presenza di una duplice causa: una, variabile, che attiene al tipo contrattuale prescelto da promittente e stipulante (es. compravendita) una, costante, che attiene precipuamente allo schema contrattuale in parola e che permette di valutare la meritevolezza degli interessi a che gli effetti giuridici del contratto si producano nella sfera giuridica di un terzo (es. causa solvendi, causa donandi etc.). Arrivando quindi al caso che ci occupa, mentre la causa del contratto posto in essere tra Tizio e Semeraro è quella tipica del contratto di compravendita, la causa dell’attribuzione, a Caio, del diritto reale acquistato da Tizio risiede nella volontà del medesimo Tizio di estinguere un debito dallo stesso in precedenza contratto con Caio (causa solvendi). Continuando con l’esame della norma in parola, la medesima prevede che il terzo acquisti il diritto nascente dal contratto concluso tra stipulante e promittente immediatamente, per effetto della semplice pattuizione tra stipulante e promittente medesimi. In ogni caso, finché il terzo non abbia dichiarato di volerne profittare, lo stipulante può revocare o modificare la pattuizione; se, poi, il terzo dichiara di rifiutare il dritto attribuitogli da promittente e stipulante, lo stesso rimarrà a beneficio della parte stipulante. Trattasi, come evidente, di una previsione diretta a rafforzare l’autonomia della sfera giuridica del terzo tutelandola da indebite intromissioni di soggetti estranei che potrebbero, altresì, determinare un vulnus alla medesima.
Così riassunta, per sommi capi, la disciplina del contratto a favore di terzo si tratta ora di stabilire se con tale schema contrattuale sia possibile realizzarsi il trasferimento di diritti reali e, segnatamente, del diritto di proprietà. Sul punto la dottrina appare divisa; ed infatti, gli Autori che negano siffatta possibilità si basano principalmente su due ordini di considerazioni. Si rileva, anzitutto, che l’attribuzione al terzo del diritto di proprietà comporterebbe la nascita, nei confronti del terzo medesimo, di oneri di gestione, fiscali etc.; in buona sostanza, tale attribuzione potrebbe addirittura risolversi in un vulnus per il patrimonio del terzo estraneo. Tale corrente dottrinaria, inoltre, fa leva anche sul dato letterale dalla norma de qua; il legislatore, infatti, parla di promittente e non di alienante, di prestazione e non di diritto. Secondo altra parte della dottrina, incline ad ammettere la figura del contratto ad effetti reali a favore del terzo, tale secondo ordine di considerazioni potrebbero essere facilmente superato considerando che la terminologia utilizzata dal legislatore del ’42 era ancora influenzata dalla figura del contratto di compravendita ad effetti meramente obbligatori e non già reali. Per quanto riguarda, invece, il primo ordine di considerazioni più sopra svolte, le stesse potrebbero essere superate, sempre secondo tale diversa corrente dottrinaria, considerando gli effetti reali del contratto stipulato tra promittente e stipulante condizionalmente sospesi fino al momento di accettazione o di rifiuto da parte del terzo. In questo senso, peraltro, parrebbe muoversi la giurisprudenza che, tra l’altro, è incline ad ammettere la figura del contratto ad effetti reali a favore del terzo; ed infatti l’adesione del terzo al contratto base è qualificata come mera condicio iuris, di carattere sospensivo, dell'acquisizione del diritto a lui attribuito (in questo senso, Cass. Civ., Sez. I, 9 dicembre 1997, n. 12447).
Per quanto concerne, infine, la trascrizione, è noto come l’art. 2643, al punto 1, prescriva la trascrizione nei pubblici registri immobiliari dei contratti che trasferiscono il diritto di proprietà su beni immobili. Da ciò discende quindi che, anche il contratto ad effetti reali a favore di terzo, qualora abbia ad oggetto un bene immobile, dovrà essere sottoposto a pubblicità legale. Se, però, nulla quaestio in merito alla trascrizione di tale contratto, controversa è invece la necessità di trascrivere anche la dichiarazione del terzo di voler profittare di tale attribuzione. Sul punto, parrebbe preferibile l’opinione di chi prescrive tale onere pubblicitario in quanto, in tal modo, verrebbe assicurata la continuità delle trascrizioni di cui all’art. 2650 c.c. oltre che garantita la tutela dei terzi da una eventuale revoca dello stipulante o da un altrettanto eventuale rifiuto del terzo beneficiato.

In conclusione, quindi, da tutte le considerazioni sopra svolte parrebbe discendere l’affermazione per cui il contratto di compravendita, concluso tra Tizio e Semeraro, a favore di Caio debba ritenersi efficace. Gli effetti reali del medesimo, però, saranno sottoposti alla condicio iuris, di natura sospensiva, consistente nella dichiarazione di Caio di volerne profittare.


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