Errore sul fatto art. 47 c.p. - ignoranza penale - reati - punibilita'
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Articolo del 01/06/2008 Autore Dott.ssa Daria Perrone Altri articoli dell'autore


L’“errore” sul fatto quale causa di esclusione della colpevolezza ai sensi dell’art. 47 c.p.

SOMMARIO: 1. Inquadramento normativo dell’errore sul fatto; 2. Il rapporto tra l’errore sul fatto e l’errore sul divieto; 3. L’errore sulla legge extrapenale ai sensi del terzo comma dell’art. 47 c.p.
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  1. Inquadramento normativo dell’errore sul fatto

Il legislatore ha previsto due norme chiave per disciplinare l’”errore” nel diritto penale: gli artt. 5 e 47 c.p. In base all’art. 5 c.p., si prevede che “nessuno può invocare a propria scusa l'ignoranza della legge penale”. La Corte costituzionale, con la famosa sentenza 24 marzo 1988, n. 364, ha dichiarato l'illegittimità di questo articolo nella parte in cui non esclude dall'inescusabilità dell'ignoranza della legge penale l'ignoranza inevitabile. In base all’art. 47 c.p. si prevede che “l'errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilità dell'agente. Nondimeno, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non e' esclusa, quando il fatto e' preveduto dalla legge come delitto colposo.
-L'errore sul fatto che costituisce un determinato reato non esclude la punibilità per un reato diverso.
-L'errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilità, quando ha cagionato un errore sul fatto che costituisce reato”.

L’art. 47 c.p. è una delle principali cause di esclusione della colpevolezza, tipicizzate dal legislatore, idonee ad esclude nel nostro ordinamento l’elemento soggettivo della “rimproverabilità” soggettiva. Si tratta di ipotesi in cui l'ordinamento si trova nell'impossibilità di pretendere un comportamento diverso da quello tenuto, sebbene esso rimanga caratterizzato dagli elementi della tipicità e dell’antigiuridicità obiettiva. L’errore costituisce dunque una causa di esclusione dell’elemento psicologico del reato, a meno che tuttavia, come precisato dalla norma, l’errore sul fatto non derivi da colpa ed il reato sia punito a titolo colposo.

  1. Il rapporto tra l’errore sul fatto e l’errore sul divieto

Mentre l'errore sul fatto è l'errore su di uno degli elementi del fatto tipico (art. 47 c.p.), l'errore sul divieto è l'errore sulla legge penale (art. 5 c.p.) e non esclude la colpevolezza, a meno che non derivi a sua volta da un' ignoranza inevitabile (a seguito dell’intervento della Corte Cost. sent. 364/88, ut supra).

In altre parole, nell'errore sul fatto, l’agente sa che cosa è lecito e che cosa è vietato dalla legge penale, semplicemente si sbaglia su di dato materiale della fattispecie, cioè ha una falsa rappresentazione della realtà fattuale (io so che, se rubo una valigia commetto un reato e, per sbaglio, scambio la mia valigia con quella di un altro e la prendo). Un ulteriore classico esempio di tale tipo di errore è il caso dell’agente che, per errore, scambia la propria autovettura per un’altra del medesimo modello e colore, tentando di utilizzarla. È evidente, anche in questo caso, come l’errore cada su di una circostanza materiale del fatto tipico, su cioè di una falsa rappresentazione della realtà esistente dato che, nell’erronea convinzione che l’autovettura sia realmente di sua proprietà, l’agente non si rappresenta di commettere il reato di furto.

Ed ancora, con recente sentenza della Cassazione (n. 36225/2005), si è ritenuto applicabile l’art. 47 c.p. anche al soggetto che aveva inviato alcuni messaggi telefonici a contenuto pornografico ad un minore, nelll’errorea convinzione di inviarli ad una persona di propria conoscenza, avendo sbagliato nel memorizzare il numero di cellulare dei destinatario dei messaggi. Anche in tale ipotesi, infatti, l’agente agisce in mancanza dell'elemento soggettivo del reato de quo, profilandosi la necessità di escludere l’elemento della colpevolezza.

Nello stesso senso, anche in giurisprudenza si ritiene che “l’errore sul fatto che ai sensi dell’art. 47 c.p. esime dalla punibilità è quello che cade su di un elemento materiale del reato e deve consistere in una difettosa percezione che alteri il presupposto del processo volitivo, determinandolo a condotta viziata alla base”.

Nell'errore sul divieto, invece, l’agente si sbaglia su cosa sia reato e su cosa no, cioè pensa di porre in essere un comportamento lecito, mentre invece è vietato dalla legge penale (es. straniero musulmano che viene in Italia e sposa due donne, pensando che sia consentito nel nostro paese, in realtà commette il reato di bigamia). In questi casi, l’agente percepisce la realtà fattuale nel suo concreto essere, senza alcun errore sulla rappresentazione del fatto, semplicemente compie un errore sull’interpretazione tecnica della normativa penale. In tale ipotesi, in applicazione dell’art. 5 c.p., vale il principio secondo cui ignorantia legis non excusat.

La distinzione tra errore sul fatto ed errore sul diritto è fondamentale perchè, come visto, nel primo caso la colpevolezza viene esclusa, mentre nel secondo rimane.

  1. L’errore sulla legge extrapenale ai sensi del terzo comma dell’art. 47 c.p.

Ora, l'errore sul fatto può derivare a sua volta sia da un errore di fatto (scambio valigie) che da un errore di diritto (l’agente crede, sbagliando, di essere proprietario di un bene mobile e se ne impossessa). In entrambi i casi, comunque, rimane ferma la disciplina dell'art. 47 c.p. In altre parole, l'errore sul fatto, sia che derivi da un errore di diritto, sia che derivi da un errore di fatto, esclude sempre la colpevolezza.

Ciò premesso, occorre individuare con esattezza il contenuto dell’errore di diritto. In particolare, l'errore di diritto ricorre quando un soggetto sbaglia su di una legge diversa dalla legge penale (vedi il terzo comma dell'art. 47 c.p.). A titolo esemplificativo, tale errore ricorre allorquando un soggetto ritiene di essere proprietario di un bene mobile errando nell’interpretazione della normativa civile ed, in conseguenza di ciò, se ne imposessa. Quindi il soggetto ha una falsa rappresentazione della vicenda, ma il suo errore ricade sull’interpretazione della legge civile, non della realtà fattuale, per cui se si appropria del bene mobile si deve escludere la colpevolezza perchè ricorre l'errore sul fatto, derivante da un errore di diritto. Per quanto riguarda un caso particolare, si è ritenuto in giurisprudenza che costituisca errore su legge extrapenale, rilevante sempre ai sensi dell’art. 47, terzo comma, c.p., l’errore che verte su di una convenzione internazionale disciplinante la cessazione degli effetti civili del matrimonio in ordine al delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare, in quanto norma destinata originariamente a disciplinare rapporti non penali ed in alcun modo integratrici della fattispecie penale.

Quindi se l'errore di diritto sulla legge extrapenale determina un errrore sul fatto tipico, vale il terzo comma dell'art. 47 c.p., viceversa se l'errore di diritto sulla legge extrapenale cagiona un errore sul diritto (penale), allora si applicherà l'art. 5 c.p. Per comprendere quando un errore di diritto cagiona un errore sul diritto, si veda la cd. "teoria dell'incorporazione". È stato sostenuto infatti che l'errore sulla legge extrapenale escluderebbe la colpevolezza solo se non ricada su di alcun elemento del divieto penale.


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