Delitti contro l’amministrazione della giustizia: la simulazione di reato, di cui all’art. 367 c.p.
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Articolo del 27/05/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Delitti contro l’amministrazione della giustizia: la simulazione di reato, di cui all’art. 367 c.p.

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 367 c.p.  “Chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, afferma falsamente essere avvenuto un reato, ovvero simula le tracce di un reato, in modo che si possa iniziare un procedimento penale per accertarlo, è punito con la reclusione da uno a tre anni”.
In via preliminare, si deve affermare che il bene giuridico tutelato nel reato di cui in oggetto è il normale funzionamento della giustizia, che viene protetto anche dal pericolo di essere promosso per un reato immaginario. Più in particolare, la ratio legis dell’articolo 367 è quella di impedire che l’attività giudiziaria venga espletata in relazione a reati immaginari.
Il presupposto obiettivo del reato di simulazione è la possibilità che dal fatto falsamente denunciato (cd. falsa notitia criminis) scaturisca un’azione penale.
Si tratta di un reato comune, a forma vincolata e di danno avente natura di pericolo dove il tentativo non è configurabile. Il predetto reato si perfeziona nel momento e nel luogo in cui la denuncia viene presentata oppure nel momento in cui l’Autorità giudiziaria sia venuta a conoscenza delle tracce simulate di reato. Queste ultime sono gli indizi materiali di un reato, come le impronte, la presenza di alcune macchie di sangue, lo scasso di una finestra etc…
Inoltre, la simulazione di reato, di cui all’art. 367(1) c.p., è anche un reato istantaneo che si perfeziona con la semplice denunzia idonea a provocare anche soltanto delle investigazioni e degli accertamenti da parte della polizia giudiziaria.
Secondo il mio modesto parere, si deve rilevare che la simulazione di reato è un reato plurioffensivo, in quanto gli interessi tutelati dalla norma sono oltre che il normale svolgimento dell’attività giudiziaria anche l’interesse a che non vengano coinvolte in un procedimento penale delle persone che non hanno nulla a che fare con i fatti che il reo ha simulato. In estrema sintesi, nella predetta fattispecie incriminatrice i soggetti passivi sono due ossia la Stato e le persone che vengono coinvolte nel procedimento penale.
L’elemento psicologico del reato è rappresentato dal dolo generico, consistente nella coscienza e volontà delle condotte tipiche. Infatti, l’agente deve avere la consapevolezza e la reale volontà di presentare una denuncia non veritiera o di creare artificiosamente le tracce di un reato mai venuto ad esistenza. In particolare, il soggetto agente deve avere la consapevolezza che la simulazione può dar luogo all’instaurazione di un procedimento penale.
L’elemento materiale del reato si può manifestare sotto la forma di due condotte alternative. Nella simulazione c.d. reale o indiretta la condotta consiste nel simulare le tracce di un reato mentre, invece, nella seconda c.d. formale o diretta la condotta consiste nella falsa affermazione che è avvenuto un reato. Tuttavia, è necessario che la falsa affermazione dell’esistenza del reato sia contenuta in una denuncia, querela, richiesta o istanza, diretta all’Autorità giudiziaria oppure ad un’altra Autorità che a quella abbia l’obbligo di riferirne.
Restano ancora da analizzare, per completezza espositiva, gli aspetti procedurali del reato di cui in oggetto. Pertanto, si tratta di un reato di competenza del Tribunale in composizione monocratica (art. 33-ter) che è procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.) dove le misure precautelari dell’arresto e del fermo non sono consentite; per il delitto della simulazione di reato l’azione penale si esercita con la citazione diretta a giudizio di cui agli artt. 550 e ss. c.p.p.
In riferimento ai rapporti con altri reati si deve rilevare che la differenza tra il delitto di simulazione di reato e quello di calunnia consiste nel fatto che nel primo e non anche nel secondo manca l’accusa a carico di taluno. Infatti, nella simulazione di reato non si incolpa, come nella calunnia (art. 368 c.p.), taluno di un reato che si sa essere innocente o si simulano a suo carico le tracce di un  reato. In sintesi, si tratti di un reato di minore gravità rispetto alla calunnia tanto che è punito con delle pene di gran lunga più basse.
Di particolare importanza è specificare che, ai sensi e per gli effetti dell’art. 370 c.p., la pena viene diminuita se la simulazione di reato concerne un fatto preveduto dalla legge come contravvenzione.
In conclusione, la simulazione di reato, pacificamente riconosciuta come un reato di pericolo, richiede che con la denuncia all’Autorità venga falsamente affermato che un reato è avvenuto, in modo che possa iniziare un procedimento penale per accertarlo.


(1) In tema di simulazione di reato  (art. 367 c.p.), la denuncia all’Autorità nella quale si affermi falsamente un delitto mai avvenuto costituisce corpo di reato che, in quanto tale, deve essere sottoposto a sequestro ed acquisito agli atti del procedimento; ne consegue che le affermazioni ivi contenute debbono essere valutate nel loro complesso e sono interamente utilizzabili ai fini della prova degli elementi costitutivi del delitto in questione; mentre del tutto in conferente, al riguardo, è il richiamo al disposto di cui all’art. 63 c.p.p. che sanziona con l’inutilizzabilità le dichiarazioni autoindizianti rese dalla persona indagata o imputata senza le garanzie previste dalla legge. Cassazione  penale, sezione  V,  sentenza  14  dicembre  2005, n. 45291

Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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