Delitti contro la moralità pubblica e il buon costume: il reato degli atti osceni, di cui all’art. 527 c.p.
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Articolo del 27/05/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Delitti contro la moralità pubblica e il buon costume: il reato degli atti osceni, di cui all’art. 527 c.p.

In via preliminare, si osserva che il reato degli  “Atti osceni”  è stato inserito dal legislatore penale del 1930 nel libro II (Dei delitti in particolare), titolo IX (Dei delitti contro la moralità pubblica e il buon costume), Capo II (Delle offese al pudore e all’onore sessuale) del codice penale.
Pertanto, il testo dell’art. 527 c.p. è il seguente: “Chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni.
Se il fatto avviene per colpa, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 51 a € 309”.
Si osserva, in via preliminare, che il decreto legislativo 30.12.1999, n. 507, ha trasformato in illecito amministrativo il delitto colposo di atti osceni.
Il bene-interesse giuridico tutelato dalla fattispecie penale incriminatrice di cui in oggetto è il pubblico pudore, che deve essere inteso come quel sentimento comune ai singoli componenti della collettività e che deve essere valutato in relazione all’homo eiusdem professionis et condicionis (ossia all’uomo medio).
L’elemento materiale del reato di cui in oggetto consiste nel compiere atti osceni, ossia nel tenere un comportamento relativo alla sfera sessuale che è idoneo ad offendere il comune sentimento del pudore nella generalità dei consociati.
La condotta per essere penalmente rilevante deve essere realizzata in un luogo pubblico, in un luogo aperto al pubblico oppure in un luogo esposto al pubblico. Quest’ultimo deve essere inteso come un luogo non accessibile a tutti, ma visibile da un numero indeterminato di soggetti. Pertanto, il luogo pubblico è quello aperto a tutti senza alcuna limitazione (es.: piazze, giardini pubblici) mentre, invece, il luogo aperto al pubblico è quello in cui ognuno può accedervi a determinate condizioni (es. musei, biblioteche).
Nel corso degli anni la giurisprudenza ha delineato come luoghi pubblici o aperti al pubblico il bosco non recintato, il pianerottolo di un palazzo, i corridoi comuni a più abitazioni, le scale di un palazzo, i cinema, le carceri giudiziarie, le caserme, gli ospedali e persino un’autovettura(1) in movimento. In sintesi, si deve rilevare che la pubblicità del luogo costituisce un elemento essenziale che attiene alla materialità del delitto di atti osceni e che si estrinseca «in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico»
Si tratta di un reato comune, avente natura di pericolo concreto, di mera condotta, a forma vincolata e non di danno. Il momento consumativo del reato si realizza con il compimento degli atti osceni all’interno di un luogo che consenta l’astratta visibilità dell’atto a terzi.
L’elemento soggettivo del reato è rappresentato dal dolo generico, ossia dalla volontà cosciente di compiere l’atto obiettivamente idoneo ad offendere immediatamente la verecondia sessuale.
In riferimento ai rapporti con altri reati la distinzione tra gli atti osceni (art. 527 c.p.) e gli atti contrari alla pubblica decenza (art. 726 c.p.) va individuata nel fatto che i primi offendono, in modo intenso e grave, il pudore sessuale, provocando nell’osservatore esterno delle sensazioni di disgusto, mentre i secondi ledono il normale sentimento di costumatezza, generando fastidio e riprovazione.
Inoltre, si osserva che il tentativo(2) non è configurabile nel reato de quo, in quanto se si ha la possibilità dell’offesa al pubblico pudore, il delitto è consumato, mentre se la possibilità è da escludersi, mancando l’oggettività giuridica del reato, viene meno l’incriminabilità del fatto per il titolo suddetto.
Restano ancora da analizzare, per completezza espositiva, gli aspetti procedurali del reato di cui in oggetto. Pertanto, si tratta di un reato di competenza del Tribunale in composizione monocratica (art. 33-ter) che è procedibile d’ufficio (art. 50 c.p.p.) dove le misure precautelari dell’arresto e del fermo non sono consentite; per il delitto in oggetto l’azione penale si esercita mediante la citazione diretta a giudizio di cui agli artt. 550 e ss. c.p.p.
In conclusione, possono essere definiti come atti osceni tutti quegli atti che sono offensivi del comune sentimento del pudore, ossia solo quegli atti normalmente idonei a suscitare nell'osservatore esterno una lesione della pubblica decenza. Infine, si osserva  che in materia di atti osceni, la capacità di offendere il pudore è strutturalmente connessa al requisito della pubblicità, cioè della percepibilità, da parte di un numero indeterminato di persone, che è, per così dire, rappresentativo della comune sensibilità in materia sessuale. Conseguentemente, il giudice deve tenere presente che la misura dell'illiceità dell'osceno è data dalla capacità offensiva del fatto verso gli altri, capacità che deve ritenersi insussistente/3) nelle ipotesi in cui l'atto osceno possa raggiungere solo persone adulte che ne facciano richiesta. (Cassazione penale(4), sez. III, sentenza 17 dicembre 2004, n. 48532).


(1) Con riferimento all'ipotesi delittuosa di atti osceni l'abitacolo di una automobile, ferma in zona di campagna collegata con una pubblica via, deve considerarsi luogo esposto al pubblico in relazione alla possibilità in concreto di vedere all'esterno attraverso i vetri ciò che avviene nell'interno. Il reato esula soltanto, quando, per gli accorgimenti usati dagli occupanti, sia escluso, non aprendo gli sportelli, ogni pericolo di visibilità anche fugace dell'atto osceno. Cassazione  penale, sezione  III, sentenza 26 ottobre 1970, n. 1121

(2) Nel reato di atti osceni non è configurabile il tentativo poichè, escludendosi la possibilità dell'offesa al pubblico pudore - bene protetto dalla norma - verrebbe a mancare l'oggettività del reato. Cassazione  penale, sezione III, sentenza 18 febbra io 1971, n.  314

(3) Non è configurabile il reato di atti osceni e neppure quello di atti contrari alla pubblica decenza nel caso di esibizioni atte a produrre eccitazione erotica compiute nel corso di uno spettacolo svoltosi in un locale con accesso a pagamento, in presenza di un pubblico il quale abbia consapevolmente scelto di assistervi, sempre che di detto pubblico non facciano parte minorenni e le caratteristiche dello spettacolo siano state adeguatamente rese note in anticipo. Cassazione penale, sez. III, sentenza 9 febbraio 2005, n. 4701

(4) Non è configurabile il reato di atti osceni nel caso di uno spettacolo di lap dance consistente nell'esibizione di ballerine che in un locale pubblico, denudandosi, si toccano e mimano rapporti sessuali coinvolgendo anche gli  pettatori presenti, difettando in concreto l'offensività della condotta. (La Corte ha osservato che, nella specie, correttamente il giudice di merito aveva evidenziato il rispetto di particolari modalità di riservatezza e di cautela finalizzate ad assicurare l'accesso al locale ad un pubblico adulto informato). Cassazione  penale, sezione III, sentenza 17 dicembre 2004, n. 48532


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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