Dott. Giuseppe Debenedetto: il 'palpeggiamento' nel diritto penale
Condividi su Facebook | Discuti nel forum | Consiglia | Scrivi all'autore | Errore |

Articolo del 06/06/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Si segnala il seguente parere svolto dal dott. Giuseppe Debenedetto per la particolare lucidità argomentativa dimostrata, nonché per il contenuto completo.
I passaggi logici risultano tutti ben strutturati ed agevolmente comprensibili.
Avv. Luigi Viola


I sessione: CORSO ON-LINE DELL’AVV. LUIGI VIOLA (TENUTO SUL PORTALE GIURIDICO WWW.OVERLEX.COM) PER LA PREPARAZIONE ALL’ESAME DI ABILITAZIONE ALL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE FORENSE 2005.

PARERE N. 6 bis (DIRITTO PENALE)


Tizio lavora presso una banca importante della città.
Una sera si trova a cena con colleghe di lavoro, che conosceva da tanto tempo; decide di uscire dal locale per fumare una sigaretta con la collega Caia, che indossava un vestito molto aderente e seducente.
Così, mentre i due parlano di lavoro, Tizio tocca il sedere alla collega, palpeggiandolo per pochi secondi; Caia, infastidita, urla e schiaffeggia pubblicamente Tizio, facendogli presente che procederà ad una denuncia.
Tizio è spaventato e si reca da un legale.
Il candidato assunte le vesti del legale di Tizio rediga motivato parere.


SVOLGIMENTO

Nel comportamento di Tizio - che tocca il sedere alla collega, palpeggiandolo per pochi secondi - appaiono astrattamente ipotizzabili i delitti di “violenza sessuale” ex art. 609-bis c.p. e quello di “atti osceni” ex art. 527 c.p.
Quanto al primo (violenza sessuale), va detto che l’art. 609-bis c.p., introdotto dalla legge n. 66/1996, ha concentrato in una fattispecie unitaria le previgenti ipotesi criminose previste dagli artt. 519 e 521, individuando quale unica condotta composita, idonea a ledere il bene giuridico della libertà sessuale, in luogo della "congiunzione carnale" e degli "atti di libidine violenti", il fatto di chi con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità "costringe" taluno a compiere o a subire "atti sessuali".
La giurisprudenza è orientata nel senso che il concetto attuale di "atti sessuali" è semplicemente la somma dei concetti previgenti di congiunzione carnale e atti di libidine. Punto focale è la disponibilità della sfera sessuale da parte della persona che ne è titolare e la condotta vietata dall'art. 609-bis c.p. ricomprende - se connotata da costrizione (violenza, minaccia o abuso di autorità), sostituzione ingannevole di persona ovvero abuso di condizioni di inferiorità fisica o psichica - oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo tra soggetto attivo e soggetto passivo, ancorché fugace ed estemporaneo, o comunque coinvolgendo la corporeità sessuale di quest'ultimo, sia finalizzato e normalmente idoneo a porre in pericolo la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale.
Di conseguenza, il delitto di violenza sessuale è configurabile non solo nei casi in cui avvenga un contatto fisico diretto tra soggetto attivo e soggetto passivo, ma anche quando il soggetto attivo costringa soggetti diversi, da considerare soggetti passivi, a compiere atti di autoerotismo ovvero a compiere o subire atti sessuali tra loro.
Anche i palpeggiamenti ed i toccamenti possono costituire una indebita intrusione nella sfera sessuale ed il riferimento al sesso non deve limitarsi alle zone genitali, ma comprende pure quelle ritenute "erogene" (stimolanti dell'istinto sessuale) dalla scienza medica, psicologica ed antropologico-sociologica.
Appare opportuno ricordare, inoltre, che - secondo parte della dottrina - il concetto di violenza è ben diverso da quelli della sorpresa e dell'insidia, sicché non realizzerebbero violenza sessuale gli atti non violenti ma attuati di sorpresa, pure essendo manifestazioni di immoralità e spesso di degenerazione, riconducibili eventualmente ad altre ipotesi di reato.
La giurisprudenza è invece orientata nel senso che la violenza richiesta per l'integrazione del reato non è soltanto quella che pone il soggetto passivo nell'impossibilità di opporre tutta la resistenza voluta, tanto da realizzare un vero e proprio costringimento fisico, ma anche quella che si manifesta nel compimento insidiosamente rapido dell'azione criminosa, così venendosi a superare la contraria volontà del soggetto passivo.
In ordine alla configurabilità del diverso delitto di “atti osceni” (art. 527 c.p.), pur ammettendo che esso può concorrere con il delitto di violenza sessuale, la giurisprudenza ha escluso che le pacche sul sedere potessero integrare il delitto di atti osceni, poiché le condotte poste in essere non possono considerarsi oggettivamente offensive pure dell'attuale comune sentimento del pudore.
Chi avesse assistito a tali atti, infatti, non avrebbe provato alcuna azione erotica e li avrebbe valutati sotto il profilo della correttezza del contegno (piuttosto che della pubblica decenza) ma non avrebbe potuto immediatamente ricondurli a quei "comportamenti sessuali che, per ancestrale istintività, continuità pedagogica, stratificazione di costumi ed esigenze morali, tendono a svolgersi nell'intimità e nel riserbo".
Pertanto, escludendo la configurabilità del delitto di atti osceni ex art. 527 c.p., Tizio potrebbe rispondere del delitto di violenza sessuale ex art. 609-bis c.p..
Ed invero, la giurisprudenza più recente ritiene che il palpeggiamento libidinoso del sedere di un soggetto integra gli estremi della violenza sessuale; inoltre, ai fini della consumazione del reato, non rileva il fatto che l’atto sessuale sia di breve durata e che non abbia determinato la soddisfazione erotica del soggetto attivo. In sostanza, qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo tra soggetto attivo e soggetto passivo, ancorché fugace ed estemporaneo, o comunque coinvolgendo la corporeità sessuale di quest'ultimo, sia finalizzato e normalmente idoneo a porre in pericolo la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale integra il delitto di violenza sessuale.
Nondimeno, in chiave difensiva si potrebbe sostenere che Tizio, seppure abbia palpeggiato per pochi secondi il sedere della collega - e quindi in modo isolato e repentino -, non intendeva assolutamente compiere un vero e proprio atto di libidine sulla donna, non essendovi elementi per ritenere che il gesto, e cioè quel toccamento, fosse rappresentativo di un gesto di concupiscenza di natura sessuale.
Ed infatti, non è da ritenersi trascurabile la valenza dell’intero “contesto” in cui il contatto si è realizzato, prendendo come riferimento i seguenti elementi fattuali: Tizio e Caia erano colleghi di lavoro, si conoscevano da diverso tempo, stavano parlando di lavoro, Caia indossava un vestito molto aderente e seducente. Ebbene, in tale contesto il comportamento di Tizio appare lontano dal concetto di violenza sessuale, trattandosi di un atto (palpeggiamento) non violento ma attuato di sorpresa.
In tal senso - anche se il gesto di Tizio risulta pur sempre avere un'obiettiva incidenza sulla sfera della riservatezza sessuale - l’assoluta mancanza di prova di un intento propriamente libidinoso consente di ritenere non punibile il fatto addebitato a Tizio, e quindi chiederne l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

Dott. Giuseppe Debenedetto




Redazione
www.overlex.com
^ Vai all' inizio


Articoli correlati

Articoli su Overlex per l'argomento: penale

» Tutti gli articoli su overlex in tema di penale

Siti di interesse per l'argomento: penale





Concorso miglior articolo giuridico pubblicato su Overlex
Clicca qui
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading