La capacita’ giuridica e la tutela del concepito
Condividi su Facebook | Discuti nel forum | Consiglia | Scrivi all'autore | Errore |

Articolo del 23/04/2008 Autore Avv. Rosalia Conforti Altri articoli dell'autore


Ai sensi dell’art. 1 del c.c. la capacità giuridica, ossia l’idoneità di essere titolari di poteri e doveri giuridici, si acquista al momento della nascita. Solo a seguito di tale evento, dunque, il soggetto diventa titolare di tutti quei diritti connessi al suo essere persona. Tuttavia, l’ordinamento giuridico riconosce che anche il concepito può essere titolare di alcuni diritti, subordinando tale riconoscimento alla condicio juris della nascita

Tale disposizione è stata interpretata dalla dottrina, nel senso che la nascita rappresenterebbe una condizione sospensiva della fattispecie acquisitiva1. Secondo tale orientamento, dunque, subordinati all’evento della nascita sono i diritti che la legge riconosce al concepito e non già la soggettività dello stesso2. Il che significa che il concepito non è titolare di una mera aspettativa di diritti ma è già, in quanto concepito, titolare di alcuni diritti specificatamente riconosciuti dalla legge anche se sottoposti alla condizione sospensiva della nascita3.

Lo stesso impianto codicistico, poi, conferma la interpretazione suddetta evidenziando come vi sia una diversa situazione tra il concepito e il concepturus ossi colui che si spera possa venire ad esistenza.

Procedendo per ordine cronologico, viene in evidenza in primo luogo l’art. 462 c.c. relativo alla capacità di succedere. secondo tale norma sono capaci di succedere tutti coloro i quali sono nati o concepiti al tempo dell’apertura della successione. È evidente, dunque, come la norma attribuisca la capacità di succedere al concepito in quanto tale, equiparandolo, a tal fine, a coloro i quali sono già nati al tempo dell’apertura della successione.Una particolare forma di capacità è riconosciuta anche a favore dei non concepititi, i quali possono ricevere per testamento (art. 462, III comma c.c.). In tale caso l’unica condizione prevista dal legislatore è che si tratti di figli di una determinata persona vivente al tempo del testamento4.

Anche per la donazione il legislatore ha previsto una particolare forma di tutela per i nascituri. Ed infatti, all’art. 784 c.c. è previsto che la donazione può essere fatta a favore di chi è stato soltanto concepito ovvero a favore di figli di una determinata persona vivente al tempo della donazione, benché concepiti5. L’unica differenza tra il concepito (il cui acquisto è attuale) e il non concepito (il cui acquisto viene differito al momento della nascita) la si rinviene nella disciplina dei frutti del bene donato: il concepito li acquista sin dal momento della donazione, mentre il non concepito li acquista dal momento della nascita.

Nell’impianto del codice civile possono rinvenirsi altre norme che sono ispirate alla tutela dei nascituri concepiti o non ancora concepiti. L’art. 320 c.c. ad esempio, prevede che la rappresentanza in tutti gli atti civili e nell’amministrazione dei beni è attribuita al padre ma solo per i figli nati e nascituri e non anche per i nascituri non concepiti.

Ulteriori forme di tutela a favore del nascituro possono trarsi, altresì, nel disposto dell’art. 85 D.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124 “Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali” e successive modifiche che, nell’elencare le categorie degli aventi diritto alla rendita nel caso in cui l’infortunio abbia come conseguenza la morte del lavoratore, al n. 2 ricomprende “tra i superstiti di cui al presente numero, dal giorno della nascita, i figli concepiti alla data dell’infortunio” presumendo concepiti a detta data i nati entro 300 giorni dall’evento.

Dal punto di vista patrimoniale, dunque, si riconosce al concepito una “personalità anticipata” (una persona in senso giuridico che scompare, ove la nascita non segua) ovvero un’anticipazione della capacità giuridica sin dal momento del concepimento (la c.d. “capacità giuridica prenatale” per la tutela di interessi già oggettivamente determinati in capo ad una “oggettività anticipata6”): in entrambi i casi gli viene attribuita la titolarità potenziale di diritti7.

Se non sussistono particolari problemi in ordine al riconoscimento dei diritti patrimoniali a favore del concepito più difficoltoso è il riconoscimento degli interessi non patrimoniali a favore dello stesso e tanto perchè questi ultimi non trovano una disciplina organica e necessitano di una trattazione in relazione a principi generali dell’ordinamento.

Sebbene l’ordinamento giuridico riconosca, in particolari sfere, che esistono situazioni giuridiche meritevoli di tutela prima e indipendentemente dall’acquisto di quella capacità giuridica su cui si radica ordinariamente la titolarità di specifici diritti soggettivi (si veda ad esempio l’art. 254 c.c. in tema di riconoscimento dei figli naturali), inizialmente si riteneva non potesse essere riconosciuto alcun diritto non patrimoniale al concepito.

Tale argomentazione è stata successivamente superata anche in considerazione di quanto statuito all’art. 2 della Costituzione che fa riferimento esplicito ai “diritti dell’uomo” e non ai diritti “attribuiti alla persona” dall’ordinamento giuridico. Con il significativo riferimento “all’uomo” il legislatore costituente ha voluto ancorare quelli che sono i diritti inviolabili dell’uomo alla posizione di chiunque sia portatore della qualità e della dignità di essere umano e quindi anche al concepito.

La stessa dichiarazione dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite del 1948, solennemente proclama che l’individuo ha dei diritti anche prima del suo riconoscimento da parte dell’ordinamento giuridico e ha come primo diritto quello del “riconoscimento della sua personalità giuridica”8.

In tal senso, dunque, si è parlato di “diritto a nascere sano” che, trovando il suo fondamento negli artt. 2 e 32 della Costituzione, integra un vero e proprio diritto del nascituro inteso a tutelare l’integrità psico – fisica dello stesso e quindi la salute dello stesso9.

Anche la normativa interna ha contribuito al riconoscimento di diritti per il nascituro. Da segnalare in tal senso è la legge 194/78 sull’interruzione della gravidanza che all’art. 1 proclama solennemente che lo Stato tutela la vita umana sin dal suo inizio o ancora la legge 19 febbraio 2004 n. 40 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita” la quale all’art. 1 10 afferma di assicurare i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito11, segnando un’importante pagina in materia di status giuridico dello stesso.

Un riferimento esclusivo al concepito in quanto tale hanno poi le norme contenute nella legge 30 dicembre 1971, n. 1204 “ Tutela delle lavoratrici madri” la quale, nel predisporre una serie di cautele in merito alle modalità di svolgimento del lavoro, nonché un periodo di astensione obbligatoria per un dato periodo antecedente alla data presunta del parto, individua quali titolari di interessi cui la tutela è finalizzata, la lavoratrice gestante e il concepito, predisponendo così, all’uopo, un apparato normativo volto a garantire la salute di entrambi12.

Il diretto riferimento al concepito autonomamente considerato si rinviene, altresì, in tutta una serie di provvedimenti successivi che hanno integrato e puntualizzato la disciplina delle lavoratrici gestanti, quali il D. Lgsl. 15 agosto 1991 n. 27713 che all’art. 12 prevede un obbligo di informazione a carico del datore di lavoro sui rischi per la salute dovuti all’esposizione al piombo, “compresi i rischi per il nascituro”.

Ancora il D.M. 15 settembre 1975 n. 57850014, recante “istruzioni per l’esercizio della professione delle ostetriche” che all’art. 5 statuisce che l’ostetrica “deve concorrere a combattere eventuali pregiudizi e abitudini dannose della gestante e indurla a seguire, per il benessere proprio e del nascituro, le norme igieniche più appropriate per il suo stato al fine di assicurare il buon andamento della gravidanza, le migliori condizioni per il normale sviluppo del feto…”.

Sulla medesima linea e con lo specifico riferimento alla necessità di evitare pregiudizi al nascituro, possono ricordarsi, infine, l’art. 69 del D. Lgsl. 17 marzo 1995 n. 23015 e l’art. 10 del D. Lgsl. 26 maggio 2000, n. 18716, entrambi volti, in particolari ipotesi di rischio, a informare, prevenire ed attenuare attentati alla salute ed integrità del concepito.

Avv. Rosalia Conforti

1 P. Rescigno, Capacità giuridica, in D. Disc. Priv. Sez. civ., vol. II, Torino, 1988, 221.

2 Cfr. F. Santoro Passarelli, “Su un nuovo profilo dell’istituzione dei nascituri” in saggi di diritto civile, vol. II, Napoli,747.

Contra Gazzoni, secondo cui il concepito non ha capacità giuridica, nemmeno provvisoria, anticipata o condizionata; può solo parlarsi di “tutela conservativa affidata ai genitori, di taluni diritti patrimoniali”.

3 Una conferma a tale impostazione la si può rinvenire nella Relazione del Guardasigilli che accompagna il testo definitivo del codice civile secondo cui “quanto al concepito ho conservato nella sostanza la norma del progetto evitando l’espressione ‘riserva di diritti’ che mi è sembrata vaga ed imprecisa. In realtà al concepito sono stati riconosciuti, già nella legge vigente, veri diritti: salvo che la loro attribuzione è subordinata al verificarsi della nascita”.

4 Il riferimento ai non concepiti è posto nell’ottica del cogitare de futuro tipica del testamento.

5 Cfr. C. Scognamiglio, “La capacità di ricevere per donazione” in Successioni e donazioni, (a cura di) Rescigno, vol. II, Padova, 1994, 317.

6 È questa l’espressione utilizzata dalla Corte di Appello di Messina, 26 aprile 1967, inRepertorio Foro Italiano, 1968, voce Persona giuridica, 1865, n. 9.

7 In alcuni casi tali diritti sono sottoposti alla condizione della nascita, in altri è la stessa nascita che costituisce elemento essenziale di efficacia e non requisito che attiene alla perfezione del negozio.

8 Articolo 6. Ogni individuo ha diritto in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

9 Si veda “Il diritto alla salute del concepito” a cura di Avv. Rosalia Conforti su www.overlex.com.

10ART. 1 : “Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”.

11 Sul tema cfr. L. Balestra “La legge sulla procreazione medicalmente assistita alla luce dell’esperienza francese” in Famiglia , 2004, 109; C. Casini-M. L. Di Pietro, “La legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita” in Diritto famiglia, 2004, II, 489.

12 In tal senso Corte Costituzionale 26 luglio 2000 n. 360, in Lavoro nella giurisprudenza, 2000, II, 1029.

13 Decreto di attuazione delle direttive 80/1107/CE, 82/605/CE, 83/477/CE, 86/188/CE, 88/642/CE in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizioni ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell’art. 7 legge 30 luglio 1990, n. 212.

14 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 272 del 13 ottobre 1975.

15 Decreto di attuazione delle direttive 89/618/EURATOM , 90/641/EURATOM, 92/3/EURATOM, 96/29/EURATOM in materia di radiazioni ionizzanti.

16 Decreto di attuazione della direttiva 97/43/EURATOM in materia di protezione sanitaria delle persone contro i pericoli delle radiazioni ionizzanti connesse a esposizioni mediche.


Avv. Rosalia Conforti
Avvocato
^ Vai all' inizio


Articoli correlati

Articoli su Overlex per l'argomento: famiglia

» Tutti gli articoli su overlex in tema di famiglia

Siti di interesse per l'argomento: famiglia

» Master in Mediazione Familiare - Centro Studi Bruner






Concorso miglior articolo giuridico pubblicato su Overlex
Clicca qui
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading