Delitti - stupefacenti: condotte penalmente irrilevanti dell’agente provocatore - art. 97 D.P.R. 309/1990
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Articolo del 26/03/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


In materia di repressione delle attività illecite concernenti gli stupefacenti, il legislatore penale, con l’art. 97 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 3091, ha introdotto, nei confronti degli ufficiali di polizia giudiziaria addetti alle unità speciali antidroga, la speciale causa di giustificazione (esimente) dell’acquisto simulato di droga.

Sulla base della precedente premessa, si deve affermare che l’articolo 97 del D.P.R. n. 309 del 1990 (attività sotto copertura) rappresenta, all’interno dell’ordinamento giuridico, una scriminante, una vera e propria causa di esclusione dell’antigiuridicità (causa di giustificazione) che si riferisce alle condotte di ufficiali di Polizia Giudiziaria i quali, durante l’espletamento di specifiche operazioni investigative antidroga, operano acquisti simulati di sostanze stupefacenti.

Le cause di esclusione dell’antigiuridicità (esimenti, scriminanti) sono delle situazioni in presenza dellequali una condotta che, viceversa, dovrebbe essere considerata penalmente rilevante, diviene lecita giacché una norma dell’ordinamento giuridico penale la facoltizza o la impone, come in questo caso

In sintesi, la norma di cui in oggetto contempla l’adempimento di uno specifico dovere di polizia giudiziaria, che è finalizzato esclusivamente alla ricerca delle prove, alla individuazione dei responsabili ed al contenimento di una attività illecita, nota alla polizia ed in corso di svolgimento.

Il sopraccitato articolo (attività sotto copertura) è una norma speciale che può essere applicata unicamente nei confronti del personale addetto alle unità specializzate antidroga e non per qualunque altro ufficiale di Polizia Giudiziaria.

Di recente, la giurisprudenza della Suprema Corte ha precisato che: “In tema di reati concernenti le sostanze stupefacenti, gli agenti che svolgono attività investigative da infiltrati, secondo quanto previsto dall’art. 97 del D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, non agiscono, nell’ambito dell’operazione svolta, come ufficiali di polizia giudiziaria con i poteri autoritativi e certificatori connessi alla qualifica, ma come soggetti che partecipano all’azione, con la conseguenza che non trova applicazione il divieto di testimonianza sulle dichiarazioni dell’imputato di cui all’art. 62 del codice di rito, per cui le deposizioni da tali soggetti rese su quanto appreso dall’imputato nel corso dell’investigazione sotto copertura, sono utilizzabili in dibattimento (Cassazione penale, sezioneIV, sentenza 22 febbraio 2005, n. 6702).

A questo punto della trattazione bisogna specificare quando, o meglio in presenza di quali elementi, la condotta dell’agente provocatore può essere penalmente rilevante2. Secondo il mio modesto parere, l’agente provocatore è, in astratto, punibile quando la sua condotta si inserisce con una precisa rilevanza causale rispetto al fatto commesso dal soggetto provocato. In questo caso, al fine di affermare la penale responsabilità dell’agente provocatore, si deve verificare di volta in volta se l’evento delittuoso che si produce sia o meno riferibile anche (almeno in parte) alla condotta posta in essere dall’agente provocatore. In caso positivo l’agente provocatore risponderà del reato a titolo di concorso (art. 110 e seguenti c.p.). Più in particolare, la condotta dell’agente provocatore, per assumere rilevanza penale, deve concretarsi in un’attività di istigazione nell’ideazione del reato, di progettazione e commissione del reato.

In conclusione, la disposizione di cui all’art. 97 del D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 va interpretata nel senso che è esclusa la punibilità della condotta dell’agente non soltanto con riferimento all’acquisto della droga, ma anche in relazione a tutte quelle altre attività connesse (condotte), indirizzate all’accertamento dei destinatari e dei successivi ricettori dello stupefacente. Più in dettaglio alcune fra le altre attività connesse (condotte), ove può essere esclusa la punibilità dell’agente provocatore, possono essere rappresentate dal ricevimento, dalla sostituzione e dall’occultamento delle sostanze stupefacenti o psicotrope.Pertanto, si tratta di un breve elenco esemplificativo, ma non esaustivo, di tutte le attività specifiche che possono realizzare gli agenti provocatori nell’espletamento delle loro funzioni di polizia giudiziaria.

Per completezza espositiva si riporta in allegato il testo integrale dell’art. 97 D.P.R. 9 ottobre1990, n. 309

Art. 97 (Attività sotto copertura). 1. Fermo il disposto dell’articolo 51 del codice penale, non sono punibili gli ufficiali di polizia giudiziaria addetti alle unità specializzate antidroga, i quali, al solo fine di acquisire elementi di prova in ordine ai delitti previsti dal presente testo unico ed in esecuzione di operazioni anticrimine specificamente disposte dalla Direzione centrale per i servizi antidroga o, sempre, d’intesa con questa, dal questore o dal comandante provinciale dei Carabinieri o della Guardia di finanza o dal comandante del nucleo di polizia tributaria o dal direttore della Direzione investigativa antimafia di cui all’articolo 3 del decreto legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410, anche per interposta persona, acquistano, ricevono, sostituiscono od occultano sostanze stupefacenti o psicotrope o compiono attività prodromiche e strumentali.

2. Per le stesse indagini di cui al comma 1, gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria possono utilizzare documenti, identità o indicazioni di copertura anche per attivare o entrare in contatto con soggetti e siti nelle reti di comunicazione, informandone il pubblico ministero al più presto e comunque entro le quarantotto ore successive all’inizio delle attività.

3. Dell’esecuzione delle operazioni di cui al comma 1 è data immediata e dettagliata comunicazione alla Direzione centrale per i servizi antidroga ed all’autorità giudiziaria, indicando, se necessario o se richiesto, anche il nominativo dell’ufficiale di polizia giudiziaria responsabile dell’operazione, nonché il nominativo delle eventuali interposte persone impiegate.

4. Gli ufficiali di polizia giudiziaria possono avvalersi di ausiliari ed interposte persone, ai quali si estende la causa di non punibilità di cui al presente articolo. Per l’esecuzione delle operazioni può essere autorizzata l’utilizzazione temporanea di beni mobili ed immobili, nonché di documenti di copertura secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della giustizia e con gli altri Ministri interessati.

5. Chiunque, nel corso delle operazioni sotto copertura di cui al comma 1, indebitamente rivela ovvero divulga i nomi degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria che effettuano le operazioni stesse, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da due a sei anni.

1 L’art. 97 D.P.R. 309/90 è stato riscritto nell’ambito di un complesso di correttivi concernenti la disciplina degli stupefacenti, operati dal Decreto Legge n. 272 del 30 dicembre 2005, convertito in Legge 21 febbraio 2006, n. 49.

2 In tema di acquisto simulato di sostanze stupefacenti, eventuali anomalie dell’attività investigativa svolta“sotto copertura” ed eventuali abusi commessi nell’espletamento della stessa, in violazione delle procedure previste dall’art. 97 D.P.R. n. 309 del 1990, non hanno alcun riverbero negativo sull’esercizio dell’azione penale, ma possono assumere rilievo sul piano disciplinare o anche su quello penale per coloro che a tali anomalie dettero causa o che tali abusi commisero. Cassazione penale, sezione VI, sentenza 2 agosto 2000, n. 8722


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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