Esame avvocato - parere svolto: "tentato omicidio preterintenzionale"
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Articolo del 13/03/2008 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia e soluzione di Diritto Penale tratti dal Corso di preparazione per l'esame forense tenuto dall'avv. Luigi Viola su Overlex
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Tizio è arrabbiato con Caia, a causa della rottura del loro rapporto sentimentale.
Tizio è fermamente deciso a voler cagionare lesioni personali nei confronti di Caia, per punirla in virtù del comportamento poco serio.
Tizio si recava in casa di Caia, urlando ed agitando le mani con fare minaccioso.
Tizio alzava i pugni gridando “io ti picchio con queste mani”; Caia, cardiopatica, si spaventava e moriva, a causa di un infarto fulminante.
Tizio si recava da un legale al quale esponeva la vicenda, precisando di non aver in concreto toccato Caia, ma di essersi limitato a gesticolare ed urlare.
Il candidato affronti la questione giuridica posta, sotto il profilo della possibile configurabilità del reato di tentato omicidio preterintenzionale.

SVOLGIMENTO DELLA DOTT.SSA CATALFAMO CATERINA

Tizio si reca in casa di Caia con l’intenzione di cagionarle lesioni personali.
Caia, cardiopatica, vedendo Tizio nella propria abitazione che agitava in maniera alterata le mani e che urlava frasi come “io ti picchio con queste mie mani”, si spaventa e muore a causa di un infarto fulminante.
Ci si chiede se e a che titolo possa essere ritenuto responsabile Tizio per la morte di Caia, sebbene non l’abbia nemmeno sfiorata ed in particolare se Tizio possa essere chiamato a rispondere di tentato omicidio preterintenzionale, ex artt. 56 c.p. e 584 c.p.
A tal proposito è bene chiarire se nell’ambito dell’art. 584 c.p., le percorse e le lesioni personali devono necessariamente essere state integrate ovvero può essere sufficiente il tentativo.
Secondo una prima impostazione deve necessariamente integrarsi il reato meno grave (lesioni e percosse), stante il rinvio dell’art. 584 c.p. agli artt. 581 e 582 c.p. e non anche all’art. 52 c.p.
Secondo altra impostazione prevalente, invece, il delitto preterintenzionale sarebbe perfettamente compatibile con il delitto tentato, perché l’art. 584 c.p., alla lettera, si riferisce ad “atti diretti a”, richiamando così il dato letterale dell’art. 56 c.p..
Ne consegue che, ai fini della punibilità per omicidio preterintenzionale sarà sufficiente l’integrazione delle tentate lesioni o percosse.
In quest’ultimo caso, inoltre, accogliendo la tesi che considera necessaria la colpa del reato più grave ( omicidio) ai fini della integrazione della preterintenzione in capo a Tizio, basta dimostrare che questi poteva prevedere che Caia avesse potuto avere un infarto ( provare il contrario sarebbe alquanto arduo dal momento che essendone stato il fidanzato non poteva non sapere che Caia era cardiopatica).
Si tratta ora di vedere se, nell’ipotesi di specie, il comportamento tenuto da Tizio possa rientrare nell’art 56 c.p., possa cioè, questi aver compiuto” atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto” ( quali quello di lesioni o percosse).
Valutando con giudizio ex ante ed in concreto non si può dire che Tizio abbia posto in essere atti diretti in modo non equivoco a cagionare lesioni personali dal momento che si è limitato a gesticolare con i pugni alzati e ad urlare.
Tizio non ha commesso, dunque, alcun tentativo di lesioni o percosse, bensì ha commesso delitto di minaccia ex art. 612 c.p. ( per aver prospettato a Caia lesioni personali) in concorso , da quanto si deduce dalla traccia, con la violazione di domicilio ex art. 614 c.p. ( per essersi introdotto nell’abitazione di Caia senza il suo consenso).
La morte di Caia sarebbe dunque imputabile a Tizio in base all’art. 586 c.p. rubricato “ morte o lesioni come conseguenza di altro delitto”.
Anche in tale ipotesi, secondo giurisprudenza prevalente, deve ritenersi sussistere la responsabilità
ex art. 586 c.p. non sulla base del mero rapporto di causalità materiale fra la precedente condotta e l’evento diverso ed ulteriore, ma solo allorquando si accerti la sussistenza di un coefficiente di “prevedibilità” della morte o delle lesioni, sì da potersene dedurre una forma di “responsabilità per colpa”.


Redazione
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