Misure contro la violenza nelle relazioni familiari: la legge 154/2001
Condividi su Facebook | Discuti nel forum | Consiglia | Scrivi all'autore | Errore |

Articolo del 02/03/2008 Autore Avv. Rosalia Conforti Altri articoli dell'autore


La legge n. 154/2001 rubricata “misure contro le violenze nelle relazioni familiari” si pone come valido strumento volto a reprimere le condotte antigiuridiche che espongono a rischio l’integrità fisica o morale del coniuge o di altro convivente.1 Con tale norma, infatti, il legislatore è voluto intervenire in tutte quelle situazioni di grave pregiudizio dell’integrità fisica o morale oppure della libertà di un componente qualsiasi del nucleo familiare causata da un altro componente della famiglia, legittima o naturale che sia2.

Le disposizioni della legge 154 prevedono una duplice tipologia di interventi operanti sia in ambito penale sia in ambito civile, finendo col perseguire risultati molto simili in entrambi i campi3.

Le misure penali, introdotte dall'art. 1, comma 2 della presente legge, sono contenute negli artt. 282 bis e 291, comma 2 bis, c.p.p.. L’art. 291, comma 2 bis c.p.p., prevede che, nel corso delle indagini preliminari o del dibattimento, il pubblico ministero può chiedere al giudice incaricato “in caso di necessità o di urgenza” l’adozione delle misure patrimoniali provvisorie di cui all’art. 282 bis c.p.p.4. Il giudice, pertanto, ai sensi dell’art. 282 bis c.p.p., potrà prescrivere all’imputato: a) di lasciare subito la casa familiare o di non farvi ritorno senza autorizzazione giudiziaria per un certo periodo di tempo (sei mesi); b) di non avvicinarsi a luoghi determinati frequentati dalla famiglia; c) di pagare un assegno periodico in favore delle persone conviventi “che per effetto del provvedimento rimangano prive di mezzi adeguati”, eventualmente con obbligo di versamento diretto al datore di lavoro.

Il comma 4 precisa poi che l'ordine di pagamento ha efficacia fintanto che permane la misura dell'allontanamento disposto dal giudice, stabilendo così una connessione causale e funzionale fra le due previsioni.L'ordine di pagamento viene altresì meno quando sopravvenga l'ordinanza di cui al 708 c.c. con la quale il Presidente del Tribunale in sede di separazione emette i provvedimenti urgenti nell'interesse dei coniugi.

La misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare viene applicata non solo quando si proceda per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni ma anche nei casi in cui si proceda per specifiche categorie di delitti, a prescindere dalla considerazione dell’entità della pena prevista per la loro commissione dalla legge.

Il contenuto degli articoli suddetti mostra chiaramente come, in ambito penale, la legge 154 non abbia prodotto grandi innovazioni.

Ed invero.

Lungi dall’introdurre nuovi reati la legge 154, nella prospettiva di repressione degli abusi familiari, ha introdotto nel codice di procedura penale una specifica misura cautelare di tipo coercitivo che nella previsione della misura principale5 e di quella accessoria6 sembra aver stigmatizzato una prassi già esistente. Ed infatti, in passato, alle esigenze sottese alla nuova misura si faceva fronte ricorrendo alle misure coercitive del divieto e dell'obbligo di dimora di cui all'art. 283 del codice di procedura penale. Va detto, tuttavia, che l'esigenza cautelare e di esecuzione della nuova misura sono senz'altro più adeguate a raggiungere lo scopo rispetto alla misura dell'art. 283 c.p.p. 7.

Importanti novità sono invece state apportate, dalla legge 154, sia all’interno del codice civile che in quello di procedura civile8: è infatti previsto che il giudice civile possa adottare misure cautelari provvisorie a tutela delle vittime di violenze familiari.

L’art. 2 della legge 154/2001 ha introdotto, nel libro I del Codice Civile, il Titolo IX-bis rubricato “Ordini di protezione contro gli abusi familiari” e contenente i nuovi artt. 342-bis e 342-ter.9

Tali articoli prevedono che qualora la condotta del coniuge o di altro convivente sia gravemente pregiudizievole all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente, il giudice ordinario, su istanza di parte10, qualora il fatto non costituisce reato perseguibile d’ufficio, con decreto può: ordinare la cessazione della condotta antigiuridica; disporre l’allontanamento dalla casa coniugale del coniuge o convivente che abbiano tenuto le condotte lesive, prescrivendo di nonavvicinarsi ai luoghi frequentati dall’istante; disporre l’intervento dei servizi sociali o di enti privati che abbiano finalità statutarie adatte allo scopo; disporre un’ingiunzione di mantenimento, mediante corresponsione periodica di una somma di denaro, in favore dei componenti del nucleo familiare che rimangano sprovvisti di mezzi adeguati.

La norma prevede quindi una molteplicità di espressioni della violenza familiare (fisica, morale, psicologica, economica, sessuale). Ai fini dell’adozione delle misure di cui all’art. 342 ter c.c. il giudice dovrà, quindi, accertare in via preliminare se la condotta pregiudizievole abbia comportato la lesione di un diritto della personalità, della salute, dell’onore, della reputazione o della libertà personale, valutando, altresì, la gravità del pregiudizio in relazione sia alla gravità e pericolosità della condotta tenuta sia dell’eventuale comportamento reiterato11.

L’ordine di cessazione della condotta antigiuridica è il contenuto minimo e necessario degli ordini di protezione; tutte le altre misure sono soltanto eventuali. La misura patrimoniale è condizionata allo stato di indigenza economica conseguente all’estromissione dell’autore della condotta antigiuridica dall’abitazione familiare12.

I soggetti attivi e passivi della condotta pregiudizievole sono il coniuge o il convivente13 oppure, secondo l’art. 5 della legge 154, “altro componente del nucleo familiare diverso dal coniuge e dal convivente”. Sulla base di tale ultima statuizione, quindi, è possibile considerare quale soggetto attivo o passivo della condotta lesiva anche il minore. In ordine a quest’ultimo, però, sussistono non pochi problemi interpretativi sia in riferimento alla sua legittimazione attiva sia a quella passiva.

Ed invero.

Per quanto riguarda la legittimazione attiva – benché la disciplina processuale, regolata dall’art.736 bis c.p.c., prevede che l’istanza possa essere proposta anche dalla parte personalmente – non sembra si possa invocare una legittimazione attiva diretta del minore né tanto meno si ritiene possibile nominare un commissario ad acta, in quanto contrastante con il carattere d’urgenza proprio del provvedimento in esame. Altrettanto indefinita appare, altresì, la legittimazione passiva del minore qualora questi sia responsabile della condotta pregiudizievole nei confronti di altri membri della famiglia. Non è ancora chiaro, infatti se il genitore o l'avo possano adire il Tribunale ordinario per chiedere che il giudice emetta un ordine di protezione nei confronti di un minore violento.

Oltre alla durata14 delle misure in esame (che non può essere superiore a sei mesi) il giudice stabilisce, altresì, le modalità di attuazione delle stesse e, ove sorgano difficoltà o contestazioni in ordine all'esecuzione, provvede con decreto a emanare i provvedimenti più opportuni per l'attuazione, ivi compreso l'ausilio della forza pubblica e dell'ufficiale sanitario.

Dal punto di vista processuale, l’istanza – che, come già detto, può essere proposta dalla parte personalmente e, quindi, senza l’assistenza del difensore -deve avere la forma del ricorso e deve essere depositata presso il Tribunale del luogo diresidenza o del domicilio dell’istante; il Tribunale decide in camera di consiglio in composizione monocratica15.

Il giudice cui, a seguito di designazione del Presidente del Tribunale, è affidata la trattazione del ricorso, sente le parti e procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione necessari, disponendo, ove occorra, anche per mezzo della polizia tributaria, indagini sui redditi, sul tenore di vita e sul patrimonio personale e comune delle parti, e provvedendo, infine, con decreto motivato immediatamente esecutivo.

Nei casi di urgenza, il giudice, assunte ove occorra sommarie informazioni, può adottare immediatamente l'ordine di protezione inaudita altera parte fissando l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé entro un termine non superiore a quindici giorni ed assegnando all'istante un termine non superiore a otto giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. All'udienza il giudice ai sensi dell’art. 736-bis comma 3 può confermare, modificare o revocare l'ordine di protezione.

Contro il decreto con cui il giudice adotta l'ordine di protezione o rigetta il ricorso, ai sensi del secondo comma, ovvero conferma, modifica o revoca l'ordine di protezione precedentemente adottato nel caso di cui al terzo comma, è ammesso reclamo al tribunale entro i termini previsti dal secondo comma dell'articolo 739 c.p.c.. Il reclamo non sospende l'esecutività dell'ordine di protezione e sullo stesso provvede il tribunale in camera di consiglio, in composizione collegiale16, sentite le parti, con decreto motivato non impugnabile.

Le misure introdotte dagli articoli 2 e 3 della legge 154 non si applicano allorquando la condotta pregiudizievole è tenuta dal coniuge che ha proposto o nei confronti del quale è stata proposta domanda di separazione personale ovvero di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio se nel relativo procedimento si è svolta l'udienza di comparizione dei coniugi davanti al presidente prevista dall'articolo 706 del codice di procedura civile ovvero, rispettivamente, dall'articolo 4 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni. In tal caso si applicano le disposizioni contenute, rispettivamente, negli articoli 706 e seguenti del codice di procedura civile e nella legge 1º dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, e nei relativi procedimenti possono essere assunti provvedimenti previsti in via ordinaria per i procedimenti di separazione e di divorzio17.

Gli ordini di protezione, pertanto, potranno essere chiesti ed emessi anche durante il tempo intercorrente tra il deposito del ricorso per separazione o divorzio e l'udienza presidenziale: essi, però, una volta adottati i provvedimenti presidenziali, sono destinati a perdere automaticamente efficacia.

L'art. 8 della legge n. 154/2001 prevede, tuttavia, che gli ordini di protezione possano essere assunti anche nel corso dei procedimenti di separazione o di divorzio. Pertanto, al giudice istruttore, durante il giudizio di separazione o divorzio, potrà essere richiesta l'adozione di un ordine di protezione18.

L’art. 6 della legge 154 prevede infine l’applicabilità di una sanzione penale per chiunqueeluda l'ordine di protezione previsto dall'articolo 342 ter del codice civile, ovvero un provvedimento di eguale contenuto assunto nel procedimento di separazione personale dei coniugi o nel procedimento di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio19.

In conclusione, può dirsi dunque che la ratio legis degli ordini di protezione introdotti dalla legge 154 è quella di offrire forme di intervento articolate ed incisive in tutte quelle situazioni patologiche di conflitto o di sopruso familiare che non hanno trovato una loro composizione in un procedimento di separazione personale o di divorzio. Con tali misure, infatti, il legislatore ha inteso tutelare quei soggetti che, per non ricorrere a misure estreme ed a volte eccessivamente penalizzanti (come la separazione o la denuncia penale) preferivano il silenzio; ora, invece, con la previsione di queste misure, si può approntare una provvisoria soluzione della situazione di emergenza, restando libero il soggetto, in un momento successivo, di scegliere se proseguire il rapporto familiare ovvero chiedere la separazione o avviare un procedimento penale.

Va tuttavia precisato che, stante la natura temporanea di tale misura, la stessa non può dirsi curativa del fenomeno, ma è utile in quanto si pone come un monito da parte dell'autorità giudiziaria ad interrompere la violenza. Per far questo però è necessario che accanto all’autorità giudiziaria e alla vittima si crei un sistema di forze sociali capaci di monitorare e bloccare definitivamente il fenomeno.La legge n. 154/2001, pur avendo inserito dei riferimenti ai centri di mediazione familiare o ai centri antiviolenza, non ha però munito di sufficiente obbligatorietà questa indicazione: questo è forse uno dei punti di maggiore debolezza della legge. Dovendo agire all'interno di un ambito così delicato come la famiglia, è auspicabile, dunque, che venga creato un sistema di supporto intorno alla vittima, a spese dello Stato, per accompagnarla nelle fasi successive all'irrogazione della misura, per seguire le sue decisioni e sostenerla dal punto di vista psicologico, materiale e di assistenza legale.

Avv. Rosalia Conforti

1 La legge, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 98 del 28 aprile 2001, si pone a compimento di un iter legislativo iniziato nel 1997 (nella XIII legislatura) da Franca Prisco D'Alessandro ed altri, con il disegno di legge n. 72 "Norme per l'adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari", presentato dal Presidente del Consiglio Prodi e dal Ministro per le pari opportunità Finocchiaro Fidelbo il 18 luglio 1997.

2 La legge in esame parla, infatti, di conviventi e si pone, pertanto, come una delle poche norme che tutela la famiglia cd. di fatto.

3 R. Bricchetti, Commento alla legge n. 154/2001, "Guida al diritto", 12 maggio 2001, pag. 20.

4 Art. 282 c.p.p.:”Con il provvedimento che dispone l’allontanamento il giudice prescrive all’imputato di lasciare immediatamente la casa familiare, ovvero di non farvi rientro, e di non accedervi senza l’autorizzazione del giudice che procede. L’eventuale autorizzazione può prescrivere determinate modalità di visita. Il giudice, qualora sussistano esigenze di tutela dell’incolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti, può inoltre prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro. In tale ultimo caso il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni. Il giudice, su richiesta del pubblico ministero, può altresì ingiungere il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto della misura cautelare disposta, rimangano prive di mezzi adeguati. Il giudice determina la misura dell’assegno tenendo conto delle circostanze e dei redditi dell’obbligato e stabilisce le modalità ed i termini del versamento. Può ordinare, se necessario, che l’assegno sia versato direttamente al beneficiario da parte del datore di lavoro dell’obbligato, detraendolo dalla retribuzione a lui spettante. L’ordine di pagamento ha efficacia di titolo esecutivo. I provvedimenti di cui sopra possono essere assunti anche successivamente al provvedimento de quo, sempre che questo non sia stato revocato o non abbia comunque perduto efficacia. Essi, anche se assunti successivamente, perdono efficacia se è revocato o perde comunque efficacia il provvedimento di cui sopra. Il provvedimento di cui sopra, se a favore del coniuge o dei figli, perde efficacia, inoltre, qualora sopravvenga l’ordinanza prevista dall’articolo 708 del codice di procedura civile ovvero altro provvedimento del giudice civile in ordine ai rapporti economico-patrimoniali tra i coniugi ovvero al mantenimento dei figli. Il provvedimento di cui sopra può essere modificato se mutano le condizioni dell’obbligato o del beneficiario, e viene revocato se la convivenza riprende”.

5 Trattasi della prescrizione rivolta all'indiziato di lasciare immediatamente la casa familiare ovvero di non farvi rientro, nel caso in cui l'indagato si trovi in luogo (anche di detenzione) diverso dal domicilio domestico e della prescrizione di non accedervi senza l'autorizzazione del giudice che procede.

6 La prescrizione accessoria, prevista nel caso in cui esistano esigenze di tutela dell'incolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti: consistenell'obbligo di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa (segnatamente il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti), a meno che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro, nel qual caso il giudice dispone le relative modalità o limitazioni.

7 A.Figone, Commento alla legge 154/2001, "Famiglia e diritto", n. 4/2001, pag. 356.

8 La tecnica prescelta dal legislatore è, pertanto, quella della novellazione, effettuata attraverso l'introduzione di nuove disposizioni sia nel corpus del codice civile sia nel codice di procedura civile. È evidente, pertanto, che la ratio dello strumento utilizzato sta nella volontà del legislatore di collocare l'ordine di protezione tra le misure di tutela ordinaria e non tra quelle di settore.

9 Art. 342-bis. (Ordini di protezione contro gli abusi familiari). Quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all'integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell'altro coniuge o convivente, il giudice, qualora il fatto non costituisca reato perseguibile d'ufficio, su istanza di parte, può adottare con decreto uno o più dei provvedimenti di cui all'art. 342-ter.

Art. 342-ter. (Contenuto degli ordini di protezione). Con il decreto di cui all'art. 342-bis il giudice ordina al coniuge o al convivente, che ha tenuto la condotta pregiudizievole, la cessazione della stessa condotta e dispone l'allontanamento dalla casa familiare del coniuge o del convivente che ha tenuto la condotta pregiudizievole prescrivendogli altresì, ove occorra, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall'istante, ed in particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia di origine, ovvero al domicilio di altri prossimi congiunti o di altre persone ed in prossimità dei luoghi di istruzione dei figli della coppia, salvo che questi non debba frequentare i medesimi luoghi per esigenze di lavoro. Il giudice può disporre, altresì, ove occorra l'intervento dei servizi sociali del territorio o di un centro di mediazione familiare, nonché delle associazioni che abbiano come fine statutario il sostegno e l'accoglienza di donne e minori o di altri soggetti vittime di abusi e maltrattati; il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto dei provvedimenti di cui al primo comma, rimangono privi di mezzi adeguati, fissando modalità e termini di versamento, e prescrivendo, se del caso, che la somma sia versata direttamente all'avente diritto dal datore di lavoro dell'obbligato, detraendola dalla retribuzione allo stesso spettante. Con il medesimo decreto il giudice, nei casi di cui ai precedenti commi, stabilisce la durata dell'ordine di protezione, che decorre dal giorno dell'avvenuta esecuzione dello stesso. Questa non può essere superiore a sei mesi e può essere prorogata, su istanza di parte, soltanto se ricorrano gravi motivi per il tempo strettamente necessario. Con il medesimo decreto il giudice determina le modalità di attuazione. Ove sorgano difficoltà o contestazioni in ordine all'esecuzione, lo stesso giudice provvede con decreto ad emanare i provvedimenti più opportuni per l'attuazione, ivi compreso l'ausilio della forza pubblica e dell'ufficiale sanitario."

10 L’istanza è di parte e nongià del pubblico ministero come previsto invece dalle misure introdotte, sempre dalla legge 154, in ambito penale di cui sopra (282-bis e 291, comma 2-bis, c.p.p)

11 É frequente, dunque, la riconducibilità della condotta pregiudizievole ai reati di ingiuria (art. 594 c.p.), di percosse (art. 581 c.p.) o ad altre fattispecie penali, quali la violazione degli obblighi familiari (art. 570 c.p.) e la minaccia (art. 612 c.p.), tutti procedibili a querela.

12 G. Auletta, “misure civili contro la violenza nelle relazioni familiari”. In Famiglia e diritto n.3/2003, 2017.

13 Per convivente deve intendersi colui che abbia una relazione familiare qualificata da un rapporto di comunanza di vita stabile ed abituale che può sussistere anche indipendentemente da un rapporto di parentela e di affinità.

14 Ètuttavia prevista, solo per gravi motivi e se strettamente necessario, una proroga della misura in cuii coniugi o i conviventi devono riuscire a risolvere la situazione conflittuale.

15 Per quanto compatibili al presente procedimento si applicano le norme di cui agli art. 737 c.p.c. e segg. Il procedimento, dunque, è caratterizzato da speditezza e urgenza della procedura, dalla revocabilità, dalla modificabilità della decisione del giudice, nonché dalla non idoneità della decisione stessa a dar luogo alla cosa giudicata.

16 Del collegio non fa parte il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato.

 Si tratta, in sostanza, degli stessi elementi dell'ordine di protezione, con la differenza che in fase di separazione o divorzio i provvedimenti sono volti a regolare in modo stabile la situazione dei coniugi.

17 Si tratta, in sostanza, degli stessi elementi dell'ordine di protezione, con la differenza che in fase di separazione o divorzio i provvedimenti sono volti a regolare in modo stabile la situazione dei coniugi.

18 Tale ordine potrà avere per oggetto anche l'allontanamento dalla casa coniugale, quando il presidente del Tribunale nulla abbia disposto circa l'assegnazione della casa medesima, in mancanza di prole minorenne.

19 La pena prevista è quella stabilita dall'articolo 388, primo comma, del codice penale (Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice).


Avv. Rosalia Conforti
Avvocato
^ Vai all' inizio


Articoli correlati

Articoli su Overlex per l'argomento: famiglia

» Tutti gli articoli su overlex in tema di famiglia

Siti di interesse per l'argomento: famiglia

» Master in Mediazione Familiare - Centro Studi Bruner






Concorso miglior articolo giuridico pubblicato su Overlex
Clicca qui
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading