L'obbligazione alimentare - diritto agli alimenti
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Articolo del 19/02/2008 Autore Avv. Rosalia Conforti Altri articoli dell'autore


Il diritto alla prestazione alimentare nasce dalla legge e, storicamente, trova il suo fondamento nel principio di solidarietà familiare1. Esso consiste, infatti, nella prestazione di assistenza materiale in favore di colui che versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento.

Le fonti normative della fattispecie possono essere rinvenute, oltre che negli art. 433 e segg. c.c., anche nella Convenzione de l’Aja del 2 ottobre 19732 che amplia la portata delle convenzioni precedenti (del 24 ottobre 1956 e del 15 aprile 1958) relative solo ai minori, ad ogni obbligazione alimentare.

Essendo finalizzato ad assicurare i mezzi necessari alla esistenza della persona, il diritto agli alimenti appare strettamente collegato al diritto alla vita e, dunque, si configura quale diritto della persona. Non va comunque negato il suo carattere patrimoniale e, dal momento che per la sua particolare finalità si presenta quale diritto strettamente inerente alla persona è un diritto patrimoniale speciale, in quanto indisponibile e incedibile, come espressamente previsto all’art. 447 c.c.. Ne consegue che, proprio perchè diretto al sostentamento della persona, il diritto agli alimenti realizza altresì finalità di pubblico interesse sicché non può formare oggetto di rinunzia né di transazione.D’altra parte, il credito alimentare, per la sua natura personale ed indisponibile, non è soggetto a prescrizione3. Sempre dalla sua natura strettamente personale discende che tale diritto non può essere esercitato in via surrogatoria senza che ne venga alterata la sua funzione. Il diritto agli alimenti è irripetibile tant’è che il mancato esercizio del diritto a percepire gli alimenti non determina la perdita del diritto stesso, né chi ha ricevuto per un determinato periodo le prestazioni alimentari che poi dovessero risultare non dovute, è tenuto a restituirle4.

Il credito alimentare è altresì impignorabile: il terzo creditore dell’alimentando non può, infatti, impedire la finalità essenziale di sostentamento della persona insita nell’istituto. In via eccezionale, è ammesso il pignoramento del credito alimentare per causa di alimenti dovuti dal pignorato a favore di terzi; in tal caso, il pignoramento è ammesso con l’autorizzazione del pretore e per la parte dallo stesso determinata mediante decreto (art. 545 c.p.c.).

Gli elementi costitutivi della fattispecie sono ravvisabili nello stato di bisogno dell’alimentando e nella incapacità di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento, nelle capacità economiche dell’obbligato e nella sussistenza, tra gli stessi, di una determinata relazione stabilita dalla legge.

La funzione dell’obbligazione alimentare è, quindi, quella di assicurare a colui che versi in stato di bisogno, una prestazione continuativa o periodica di tutto quello che è necessario per vivere, ma nello stesso tempo dal carattere condizionato e variabile poichè strettamente legata alle condizioni economiche dell’obbligato. Per tali caratteristiche, dunque, il diritto agli alimenti si distingue dal diritto al mantenimento non solo sotto il profilo quantitativo ma anche sotto il profilo della condizione fondamentale di esistenza dell’obbligazione alimentare e, cioè, lo stato di bisogno5. Il diritto al mantenimento, infatti, ha un contenuto molto più ampio di quello agli alimenti: l’obbligato deve provvedere a tutte le occorrenze di vita in proporzione alle sue sostanze e alle sue possibilità, indipendentemente dall’esistenza di uno stato di bisogno.

Al contrario, lo stato di bisogno dell’avente diritto, unitamente alle possibilità economiche dell’obbligato e al vincolo sussistente tra i due soggetti coinvolti, è uno dei presupposti indefettibili della obbligazione alimentare, tant’è che, se il debitore non si trova nelle condizioni di sopportare l’onere economico, il diritto agli alimenti non può sorgere6.

Il presupposto dello stato di bisogno consiste nella mancanza o insufficienza delle risorse o di mezzi necessari al soddisfacimento delle esigenze fondamentali di vita7. Nel valutare l’esistenza di tale elemento è comunque necessario avere riguardo alle condizioni soggettive dell’avente diritto, con particolare riferimento all’età, alla salute e alle attitudini (rectius concrete possibilità) lavorative.

Altro presupposto indefettibile della fattispecie in esame è la capacità economica dell’obbligato che deve essere valutata tenendo conto non tanto dei suoi redditi, quanto delle concrete possibilità patrimoniali, intese come possibili fonti di reddito. Generalmente, tale elemento va determinato tenendo conto di quanto necessario all’onerato per soddisfare in modo adeguato le fondamentali esigenze di vita proprie e della sua famiglia. Si può ritenere, dunque, che la disponibilità economica sufficiente sussista solo allorquando l’obbligato abbia una capacità di reddito che superi il soddisfacimento di tali esigenze, non essendo richiesto, infatti, alcuno sforzo economico al fine di poter sostenere l’obbligazione in esame.

Il contenuto della obbligazione alimentare è determinato sia dalla situazione di bisogno dell’avente diritto che dalle condizioni economiche dell’onerato: sia l’an che il quantum, dunque, sono determinati sulla base di un’analisi comparativa delle condizioni economiche dei due soggetti coinvolti, al fine di creare un sostanziale equilibrio tra le due situazioni, cosicché la portata della prestazione sarà tanto più ampia quanto maggiori saranno le possibilità economiche dell’obbligato. Quest’ultimo, poi, ha perfetta autonomia nella scelta del tipo di obbligazione da adempiere: può, infatti, decidere di adempiere l’obbligazione in natura, accogliendo l’alimentando nella propria abitazione e fornendogli l’occorrente per soddisfare le sue esigenze di vita, oppure di corrispondergli una somma periodica di denaro8. La forma normale e più usuale è quella della corresponsione dell’assegno mensile, dal momento che l’accoglimento nella casa dell’alimentando potrebbe essere causa di disturbo per le due parti, determinando privazioni delle libertà e delle loro abitudini di vita; tale decisione potrebbe, alcune volte, essere addirittura determinata da motivi di ripicca, di rivalsa o di rancore. Per ovviare a tanto, quindi, l’art. 443., comma 2, c.c. attribuisce all’autorità giudiziaria, in caso di divergenza tra le parti, il potere discrezionale di decidere il modo di somministrare gli alimenti in difformità dei criteri stabiliti dal codice.

Altra principio fondamentale della prestazione in esame è quello della variabilità della prestazione alimentare nel tempo, in relazione al possibile mutamento delle circostanze e, in particolare, del mutamento delle condizioni economiche dell’alimentando e dell’alimentato. In tal caso, pertanto, l’autorità giudiziaria può stabilire la cessazione, la riduzione o l’aumento dell’assegno (art. 440 c.c.).

Obbligati alla prestazione alimentare sono, a norma di legge le persone legate da vincolo di parentela o adozione, o affinità con l’alimentando secondo un vero e proprio ordine gerarchico, a seconda dell’intensità del vincolo: tale ordine è stabilito dall’art. 433 c.c.9.

L’elencazione delle persone obbligate a prestare gli alimenti è tassativa. Tuttavia, qualora l’obbligato più prossimo si trovi nell’impossibilità di adempiere l’intera prestazione, l’art. 441, comma 2, c.c. prevede che per la parte residua siano tenuti gli obbligati di grado più remoto. Quando nello stesso grado si trovino più persone, l’obbligazione viene suddivisa fra tutti in proporzione alle rispettive, attuali capacità economiche10, ciascuno per la propria quota e senza vincolo di solidarietà.Qualora, invece, vi siano più aventi diritto agli alimenti, è l’obbligato più prossimo che è tenuto a provvedervi e, solo nel caso in cui egli non possa adempiere per l’intero, devono chiamarsi gli obbligati di grado ulteriore.

Nel novero dei soggetti obbligati alla prestazione alimentare non va dimenticato il donatario. In tale obbligazione la legge ha voluto proteggere più che il donante, i familiari di esso, addossando il relativo obbligo, non già ad essi, ma il beneficiario di un atto gratuito e di liberalità che non può sottrarsi all’obbligo di prestare soccorso al proprio benefattore che versi in stato di bisogno11.

La particolare ratio sottesa all’obbligo del donatario fa sì che l’ammontare della prestazione dovuta da quest’ultimo, a differenza di quanto accade per gli altri soggetti obbligati, non è proporzionata alle sue capacità economiche ma va commisurata al valore della donazione ancora esistente nel suo patrimonio12.

La cause di estinzione dell’obbligazione alimentare sono da rinvenirsi nel venir meno del presupposto dello stato di bisogno dell’alimentando o della possibilità economica dell’alimentante. Tuttavia, qualora le rispettive condizioni dovessero mutare, nulla osta a che si abbia una riviviscenza del diritto estinto.

Particolari casi di estinzione sono poi previsti in ordine agli alimenti dovuti dagli affini allorché, l’alimentando, in seguito a morte del coniuge o divorzio, passi a nuove nozze o quando il coniuge, da cui deriva l’affinità, e i figli nati dalla sua unione con l’altro coniuge siano morti.

Altro caso di estinzione è quello della morte dell’alimentando o dell’alimentante, in forza dell’intrasmissibilità iure hereditario, sia dal lato attivo sia dal lato passivo, della obbligazione alimentare.

La perdita del diritto agli alimenti, infine, è prevista dall’art. 541, comma 2, c.p. quale pena accessoria per i delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume.

Occorre precisare, infine, che la violazione dell’obbligazione alimentare nei confronti dei parenti più stretti (discendenti e ascendenti) e del coniuge è penalmente sanzionata dall’art. 570 c.p.13.

Avv. Rosalia Conforti


1 V’è tuttavia da sottolineare che, poichè la legge pone l’obbligo di corrispondere gli alimenti, oltre che a carico dei familiari e prima ancora che ad essi, anche a carico del donatario, la causa dell’obbligazione alimentare può altresì essere rinvenuta nel vincolo di gratitudine che lega il donatario al donante.

2 Tale Convenzione, resa esecutiva con legge 24 ottobre 1980 n. 745, disciplina le sole obbligazioni derivanti da rapporti familiari escludendo, quindi, quelle derivanti dalla donazione che sono disciplinate dalla Convenzione di Roma del 19 giugno 1980, eseguita con legge 18 dicembre 1984, n. 975.

3 Va però precisato che ai sensi del secondo comma dell’art.2948 c.c., si prescrivono in cinque anni le prestazioni alimentari scadute che dovevano essere pagate periodicamente e non tempestivamente richieste dal creditore.

4 Cfr. Cassazione 5 novembre 1996, n. 9641 inFam. Diritto, 1997, p. 115.

5 Sulla base di tale distinzione, va precisato che i genitori, da un lato sono tenuti a prestare gli alimenti figli di qualsiasi età, mentre dall’altro sono tenuti al mantenimento degli stessi fino a quando i figli non sono posti in grado di provvedere a se stessi autonomamente.

6 Cfr Cassazione 8 luglio 1977, n. 556, inGiur. Italiana, I, 1, c. 830.

7 Tale presupposto, dunque, può dipendere da una transitoria situazione di malattia (cfr. Cassazione 14 febbraio 1977, n. 656) o può essere riscontrata ogni qual volta la persona non abbia i mezzi e le capacità di condurre un’esistenza dignitosa, anche se tale situazione è stata determinata da scelte di vita o dalla sua condotta disordinata (cfr. App. Roma 18 gennaio 1961).

8 La scelta dell’una o dell’altra forma di obbligazione non ha carattere irreversibile: è ben possibile, infatti, che l’obbligato che inizialmente scelga di corrispondere una somma di denaro, decida, in seguito, di adempiere la propria prestazione in natura.

9 Art. 433 c.c.: All'obbligo di prestare gli alimenti   sono tenutinell'ordine: 1) il coniuge; 2) i figli legittimi o illegittimi o naturali o adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi anche naturali; 3) i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi, anche naturali; gli adottanti; 4) i generi e le nuore; 5) il suocero e la suocera; 6) i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali.

10 Cassazione 11 novembre 1994, n. 9432 inMassimario Giurisprudenza Italiana, 1994.

11 Il rifiuto di corrispondere gli alimenti da parte del donatario può dar luogo, ai sensi dell’art. 801 c..c., alla revoca della donazione per ingratitudine.

12 Sebbene la norma faccia riferimento alla “donazione” è pacificamente ritenuto che tale locuzione sia da intendersi in senso lato, sino a ricomprendervi anche le liberalità atipiche, fatta eccezione per le donazioni obnuziali e remuneratorie.

13 Cfr. La violazione degli obblighi di assistenza familiare, Avv. Rosalia Conforti, pubb. su www.overlex.com


Avv. Rosalia Conforti
Avvocato
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